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Il sogno vivente di Patrizia e Carlo nell’incantevole casa cantina della Tenuta Palatina

Tenuta Palatina

È vero che il vino è l’ambasciatore del suo territorio e quando il territorio è straordinariamente suggestivo merita vini che lo facciano anche sognare, come sa benissimo chi ha percorso i tratti montani della favolosa via Francigena che fin dal medioevo, a partire dalla Cattedrale di Canterbury, attraversava l’Europa occidentale per passare da Roma e proseguiva verso la Puglia, dove si trovavano i porti d’imbarco dei pellegrinaggi e delle crociate per la Terra Santa, attraverso una rete di sentieri e selciati che passavano per quei luoghi dove era possibile ricevere ospitalità e cibo, ma erano anche meno esposti al rischio di assalti, rapine o incidenti.
Nella zona più a nord della Toscana, a cavallo tra la Lunigiana e la Versilia, questi itinerari insoliti e nascosti dalle balze boscose abbarbicate sui primi contrafforti delle Alpi Apuane si sviluppano ancora fra il verde e il silenzio delle alture sullo sfondo di un panorama davvero incantevole con le cave di marmo bianco e il mare azzurro di una riviera a forte vocazione turistica rinomata nel mondo per le spiagge di sabbie molto fini e le famose località balneari di Montignoso, Forte dei Marmi, Marina di Pietrasanta, Lido di Camaiore e Viareggio.

Tenuta Palatina

Anche se si tratta di un paesaggio modellato da secoli che ha raggiunto un equilibrio perfetto tra boschi, frutteti, pievi, castelli e case coloniche, questo mondo rurale apuano non si presenta proprio come la tipica campagna toscana. È un territorio aspro di confine che è stato tribolato e conteso per secoli e durante l’ultima guerra è stato il fulcro occidentale della ”linea gotica” tra gli eserciti alleati e gli invasori nazisti. Il comune di Montignoso, liberato con l’assalto al Monte Folgorito dopo sette mesi di eroica resistenza armata agli eccidi feroci di Sant’Anna di Stazzema, Bardine di San Terenzo, Fosse del Frigido, Bergiola Foscarina, Forno di Massa, è medaglia d’oro al valore civile grazie alla sua popolazione combattiva sostenuta dai partigiani tra cui Balilla Grillotti, medaglia d’argento al valore militare, e Goffredo Giannini salito recentemente nel paradiso dei giusti.
Questa terra aspra e affascinante delle Alpi Apuane non è stata considerata una zona particolarmente vocata per la vitivinicoltura, soprattutto se si pensa alle prestigiose denominazioni toscane. Non ha mai goduto di una enorme notorietà al di fuori del suo luogo di produzione, eppure ha una storia centenaria di scambi commerciali di vino avvenuti già nel secondo secolo avanti Cristo e sono stati creati a sudore e fatica dei terrazzamenti per poter sfruttare al massimo ogni declivio fra i boschi perché i vigneti qui potessero godere dell’influenza delle dolci brezze del Mar Tirreno, dei moderati venti marini e del particolare substrato caratterizzato dalla presenza di arenarie e calcari dallo sfaldamento di rocce dolomitiche.

Carlo Del Freo e Patrizia Vercelli
Carlo Del Freo e Patrizia Vercelli

Oggi per questa piccola regione che è vitata soltanto per circa 300 ettari si può parlare di vini da viticultura eroica perché si fa esclusivamente a mano su questi ripidi clivi e sui gradoni scoscesi che richiedono faticose lavorazioni in campo e vendemmie durissime. Per farli bisogna avere un coraggio non comune, eppure negli ultimi anni anche in questa zona va crescendo una discreta produzione di vini bianchi e rossi perché, oltre a regalare un panorama mozzafiato sul Golfo dei Poeti, non può che donare una grande materia prima per vini perlomeno ottimi, quando non si rivelano eccellenti.
È da più di vent’anni anni che Carlo del Freo (che da queste parti tutti conoscono come Lallo), dopo aver fatto il funzionario nel settore sanitario, anche con esperienze nel privato nel controllo di gestione economico e qualitativo nel settore pubblico, si è dedicato anima e corpo a questo sogno, sospinto da una genuina attrattiva per le vigne e per l’olivo che per lui si è rivelata molto forte, quasi una cura interiore per amore del territorio e del paesaggio. La vite e l’olivo sono la storia della gente che vive in queste impervie colline di fronte al mare, storia di uomini e donne con cultura e rispetto di sé, dei patimenti e delle tribolazioni, come Negreto, un grande maestro di vite e di vita ormai scomparso, uno scalpellino che ha costruito sasso per sasso in 40 anni una casa stupenda, un uomo che la vite la chiamava ”la vita” e che nell’arte del vignaiolo era proprio straordinario.

Tenuta Palatina

Con la moglie Patrizia Vercelli, che era maestra, Carlo ha intrapreso un lavoro di rifacimento selezionato di vigne sulle balze qua e là terrazzate di una forra boscosa che scende dal Parco Naturale delle Alpi Apuane e domina tutta la via Palatina proprio sul confine della provincia di Massa-Carrara con quella di Lucca. Il cancello d’accesso si trova nel territorio amministrato dal comune di Montignoso (MS) sulla via per Metati Rossi Alti, che inizia però dall’ultimo lembo del comune di Pietrasanta (LU) sopra Strettoia, dov’è chiamata via degli Alpini, per rientrarci tortuosamente subito dopo le vigne nel salire verso la riserva protetta del parco… e i due comuni non hanno ancora deciso come accordarsi per chiamarla nello stesso modo.
Ormai entrambi pensionati, Carlo si è prestato all’agricoltura per passione, tanta passione, quella del “vignaiolo resiliente”, anzi “preparatore d’uva” (così come ama definirsi Lallo). Ė noto per la sua maniacale conduzione in vigna, perciò si occupa personalmente della sfemminellatura e della potatura dei vigneti, dirigendo il personale per le operazioni di supporto alla cura delle piante e durante il processo di vinificazione, riportando vigne dismesse, abbandonate, a una nuova vita produttiva con risultati sempre più mirati all’eccellenza. Patrizia lo compensa in cantina, gestisce la contabilità con i numerosi adempimenti burocratici e, insieme con il figlio Francesco (avvocato), i rapporti con la clientela. Alexia, la nuora, si occupa della comunicazione in attesa del giorno in cui passerà tutto nelle mani dei nipotini Livio e Anita.

vigneti Tenuta Palatina

Si tratta quindi di una bella azienda famigliare che è riuscita a lavorare fino a un anno fa anche 2,5 ettari vitati per una produzione limitata di vini da uve bianche di vermentino, viognier, albarola e rosse di vermentino nero, barsaglina (massaretta) e syrah apprezzati per la pulizia dei loro profumi delicati ma intensi. Oggi però ne è rimasto soltanto 1 coltivato a vite, che è già un bell’impegno per una coppia di pensionati con collaboratori ancora studenti.
Per coincidere con i loro obiettivi sia per la quantità che per la qualità, infatti, Carlo e Patrizia a un certo punto hanno abbandonato una parte di vigna che avevano fatto loro da 15 anni fa con vitigni bordolesi verso la Rinserrata, anche perché il proprietario non gli aveva mai fatto un contratto di affitto come si deve.
Non tutto il male viene per nuocere, anzi in questo caso la riduzione della superficie vitata toglierà maggiori fatiche a questa bella coppia della terza età con un pollice straordinariamente verde e permetterà loro di ingegnarsi maggiormente per estrarre il meglio dei vini da un 1 ettaro vitato (circa 4.000 bottiglie) e il meglio dell’olio da 1/2 ettaro della cultivar Quercetano (circa 250 bottiglie).

vigneti Tenuta Palatina

C’è da ricordare che noi protagonisti del ‘68 non siamo proprio vocati per fare soldi… ma ci piace sognare. E per fare vini emozionanti non basta la natura, ma ci vuole una perfetta simbiosi con il genio del vignaiolo. Due laici in materia, com’erano agli esordi Carlo e Patrizia, si erano impegnati fin da subito sulla strada giusta nell’usare le tecniche migliori possibili per creare vini (ma anche olio extravergine di oliva) di altissima qualità, utilizzando solamente prodotti compatibili con l’ambiente per salvaguardare i se stessi, i lavoranti, il territorio e i consumatori.
Le parcelle vitate si trovano a 300 metri sopra il livello del mare, a Metati Rossi e in prossimità del Castello Aghinolfi di Montignoso, uno dei più antichi castelli d’Italia, dalla particolare pianta ottagonale, frutto di vari interventi edilizi che nel corso dei secoli ne hanno modificato la struttura per via dell’eccezionale ruolo strategico. La vicinanza al mare in posizione elevata permetteva infatti il controllo di tutta la costa dal porto di La Spezia fino al porto di Livorno e il dominio sulla sottostante via Francigena da Massa a Lucca.
La ripidità drenante dei terreno (di medio impasto e tendenzialmente argillosi) e l’esposizione a sud-est con il beneficio del calore del sole durante l’intero arco della giornata e la ventilazione delle brezze marine rendono queste vigne naturalmente vigorose e sane. Il metodo di potatura Simonit & Sirch su tralcio nella parte distale permette di seguire gli influssi linfatici delle piante e le rende più longeve e resistenti alle avversità. La densità d’impianto è di 3.500 ceppi per ettaro allevati a Guyot.
In cantina si utilizza una pressa a spremitura soffice, si controlla la temperatura in fase di fermentazione e l’elevazione del Negreto avviene attraverso un moderato utilizzo di barriques in legno pregiato. Una nota di merito particolare, almeno da parte mia, va all’utilizzo di tappi Select Green 100 Nomacorc (zero carbon fotoprint impact 100% recyclable) e della bottiglia renana per il bianco Palatino. Ed è proprio questo il primo vino che intendo presentarvi perché, dopo le fantastiche esperienze con i Vermentino di Gallura, di Alghero, dei Colli di Luni e della Riviera Ligure di Ponente, sono rimasto sorpreso dalla gradevole finezza e dal fascino di questo Vermentino dell’Alta Versilia nella Costa Toscana.

Vermentino ”Palatino” 2020

Costa Toscana Bianco Igp Vermentino ”Palatino” 2020
Proviene in purezza da uve vermentino vendemmiate a mano a fine settembre, raccolte in cassette forate e pressate sofficemente nella diraspapigiatrice. La vinificazione è avvenuta in acciaio inox con macerazione sulle bucce per 12 ore a 3 °C e fermentazione del mosto per 10 giorni a temperatura controllata da 10 a 18 °C. Dopo lo svinamento il vino ha proseguito l’affinamento in acciaio inox.
Di colore paglierino chiaro e cristallino con lievi riflessi verdolini, all’attacco emana un bel profumo di semplice di zagare ed erbette aromatiche fresche della macchia mediterranea che apre un bouquet fine con gli aromi di scorze di agrumi. In bocca è delicato, morbido, gradevole al palato, molto pulito nel fruttato ben maturo di pera abate, mela renetta e ananas sullo sfondo di una finissima acidità di agrumi antichi come pomelo e melangolo. Il finale è molto piacevole con note salmastre di brezza marina e di scorza di cedro. Direi che si tratta della brillante freschezza in persona dei migliori Vermentini.
Dell’annata 2020 sono state prodotte soltanto1.500 bottiglie a causa della grandine. Acidità totale di 5,2 g/l, pH 3,5 e tenore alcolico del 13%. Per gustarlo meglio consiglierei di servirlo e mantenerlo freddo a 8 °C nella glacette e di versarlo in calici ampi. Si abbina a meraviglia con i piatti di pesce come zuppetta di telline con pane agliato, pesce al forno con erbette e al cartoccio con pomodorini, rombo e patate al forno, fritto misto di paranza, ma è perfetto con il pane appena sfornato e salumi a metà mattina o con formaggi caprini freschi all’olio extravergine di oliva alla sera.

Negreto Tenuta Palatina

Costa Toscana Rosso Igp Negreto 2007, 2009, 2017 e 2018
I produttori sanno che di solito sono i bianchi i vini più difficili da fare, perché non basta un ottimo lavoro in campo per consegnare alla cantina un’uva sanissima e matura al punto giusto, ma ci vuole anche un intervento tecnologico notevole. Carlo però, secondo il mio modesto parere, insegue il suo sogno con il rosso, il Negreto, che merita una premessa, anzi direi una sorpresina almeno per lui che l’apprenderà soltanto con la pubblicazione di queste note.
Su questo rosso di elevata qualità ho notato, infatti, un impegno eccezionale che prosegue imperterrito da un paio di decenni per trovare prima la giusta simbiosi fra le uve scelte per farlo e poi la migliore maturazione polifenolica possibile. Le prove in corso d’opera non sono mai terminate e per ciascuna vendemmia (nessuna uguale alle altre) si possono apprezzare diversi passi in avanti che prima o poi produrranno la cosiddetta ”bomba” (come si preannuncia l’annata 2019 ancora in lavorazione), ma, per quel poco che mi suggerisce l’istinto, ci sarà un’ulteriore svolta con quella ancora da fare fra un mese, cioè il 2021 e forse anche un po’ più in là.
Ricordo ancora i due Negreto che un amico diplomatico tedesco mi aveva omaggiato di ritorno dalle su ferie lì vicino qualche anno fa. Il 2007 era fatto da un taglio di syrah al 70% con i locali vermentino nero e barsaglina (massaretta) insieme al 30%. Di colore granato, era un picco di aromi fruttati di ciliegie e di more tra sfumature speziate, morbido al palato e di grande freschezza. Il 2009 era fatto da un taglio di syrah al 70% con gli internazionali cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot insieme al 30%.
Di colore rubino intenso, aveva una maggiore complessità di aromi, dalle viole appassite ai piccoli frutti neri di bosco tra sfumature erbacee e note di cuoio e tabacco, vellutato e caldo al palato. Così buoni e senza informazioni (allora) sulla cantina, perché ”a caval donato non si guarda in bocca”, c’è voluto qualche anno prima di recuperare le produzioni recenti  fare una chiacchierata illustrativa con Carlo.
I vini che ho degustato, 2017 e 2018, provengono da uve vendemmiate a mano ai primi di ottobre, selezionate e raccolte in cassette forate e pressate sofficemente nella diraspapigiatrice. La vinificazione è avvenuta in acciaio inox con fermentazione del mosto per 6 giorni alla temperatura di 29 °C e macerazione sulle bucce per 12 giorni. Completata la malolattica in barriques, il vino ha proseguito la maturazione in tonneaux di rovere di Allier per 12 mesi, quindi l’affinamento a lungo in bottiglia. Acidità totale di 5,2 g/l, pH 3,6 e tenore alcolico del 14%. Per gustarli meglio consiglierei di servirli a 18 °C in calici ampi. Si abbinano a meraviglia con la minestra di farro, il risotto al piccione, le pappardelle con sugo bianco d’anatra, la rosticciana di maiale, l‘agnello di Zeri all’issopo, i funghi trifolati, la torta di ceci ”calda calda”, la bruschetta di pane tostato con le olive denocciolate o con i tartufi.

vigneto Tenuta Palatina

Annata 2017
Colore rubino scuro con riflessi porpora. Profumo di violette, prugna e amarena mature. Poi ribes nero, ciliegia nera, mora selvatica. Morbido, accarezza il palato come il velluto, dona una sensazione avvolgente di calore come quei profumi e quei sapori sensuali ed eccitanti che ogni innamorato trova nell’intimità femminile della propria donna. Finale piacevole e persistente con sfumature di buona pelle conciata e manto equino.

Annata 2018
Colore rubino scuro con riflessi porpora. Anche qui profumo di violette, prugna e amarena mature all’attacco. Poi il bouquet esprime un fruttato di aronia, ribes nero, ciliegia di Vignola e mirtillo. Più morbido del precedente al primo sorso, i tannini saranno però ancora più levigati con un altro anno o due di affinamento. La sensazione avvolgente di calore è mitigata da una maggiore freschezza e quei profumi e sapori sensuali ed eccitanti dell’intimità femminile sono ancora in piena adolescenza, con un finale marascato piacevole.

Mario Crosta

Tenuta Palatina di Patrizia Vercelli
sede legale e abitazione in Via Roma 149 a 54038 Montignoso (MS), tel/fax 0585.348389
cantina e vigne in via degli Alpini 11 (per Metati Rossi Alti snc) tra Montignoso e Pietrasanta
coord. GPS: lat. 44.0056790 N, long. 10.1806090 E
Cellulare: 333.3103537
sito web www.tenutapalatina.it, e-mail info@tenutapalatina.it

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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