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Azienda Agricola L’armangia: Ignazio Giovine, il purista delle acidità

L'armangia vigneto

I terreni dove Ignazio Giovine coltiva i suoi vigneti sono adatti a tutte le sue sperimentazioni e lui, che nasce con i bianchi, può essere considerato un vero cultore delle acidità, in una zona di rossi. Siamo a Canelli, sinonimo di Moscato, in una terra che vive di calcari, gessi e argille, i bianchi e i rossi si spartiscono la fetta della produzione, circa 100mila bottiglie su 11 ettari, 15 etichette, e una di prossima uscita. Questi i numeri.

Ignazio e Giuliana
Ignazio e Giuliana

Insieme alla moglie Giuliana, Ignazio conduce l’azienda che è punto di riferimento di Canelli, ma anche oltre dove uno spirito audace lo ha spinto ad acquistare nuovi terreni. Dal 1993 produce le proprie etichette, applicando principi di ragionevolezza nella conduzione che è in gran parte biologica anche se non certificata, perché le sue convinzioni non sono mode ma capacità di interpretare il terreno e rispettarne tutta la ricchezza e biodiversità.

L'armangia cantina

Il primo vino che assaggiamo è Vizio di Famiglia Spumante Brut Metodo Charmat lungo, 7/9 mesi di autoclave, fatto con uve Barbera al 50%, Cortese 30%, Chardonnay 15%, Merlot 3% e Freisa 2%. Molto buono grazie a una spiccata acidità e una bocca che rimane succosa. Può accompagnare tutto il pasto.

Alta Langa LorenzoMariasole Dosaggio Zero 2020

Alta Langa LorenzoMariasole Dosaggio Zero 2020. Il dosaggio è davvero quasi pari a zero (0,5 gr/lt), da Pinot Nero al 65% e Chardonnay al 35%. I mesi sui lieviti sono 54. L’annata qui si esprime con morbidezza, ottimo vino da pasto ma non da aperitivo. L’acidità è protagonista.

Cantina di fermentazione dei vini bianchi
Cantina di fermentazione dei vini bianchi

Passiamo al Piemonte Doc Cortese Al Sole 2024, un vino molto estivo, le uve crescono su terreni limosi e calcarei. Un assaggio ricco di note agrumate, fruttato, glicerico, ma la dominante è una vena sapida piuttosto concentrata che esce sul finale. Un vino tradizionale che qui si veste di salinità e frutto citrino, fresco, facile, delicato che si accompagna a piatti leggeri.

Foto di famiglia

Lo Chardonnay di Ignazio è un vero capolavoro, opera di cesello in vigna e in cantina. Piemonte Doc Prato Rotondo 2024, il 15% fa fermentazione in legno almeno per 5/9 mesi a seconda dell’annata, col tempo il vino diviene complesso, mantenendo un’acidità ferma che lo rende adatto all’invecchiamento.

Piemonte Doc Chardonnay Robi&Robi 2023

Dalla stessa vigna che però presenta due caratteri del tutto diversi, nasce il Chardonnay Piemonte Doc Chardonnay Robi&Robi 2023, il fratello gemello del primo. Questo affina per nove mesi nel legno, con batonnage leggeri, poi tutto il vino finisce in acciaio, si blocca la malolattica e si mantiene forte l’acidità, andando a incentivare i polisaccaridi, gli zuccheri che escono dalle fecce e abbinati al cibo rimangono piacevoli. Il vino è salino, longevo, elegante.

Il Monferrato Bianco 2024, da uve Sauvignon, ha il carattere erbaceo, vegetale ma con un frutto sempre molto vivido. Fermenta a 17 gradi, il 20% in legno e il resto in acciaio, con i lieviti della barbera, che ricordiamo è una varietà dalla spiccata acidità. Molto buono. “Il nome richiama la territorialità oltre alla varietà”.

Monferrato Bianco EnneEnne 2024, Sauvignon, ha un colore poco limpido perché Ignazio chiarifica meno che può. I sentori sono meno fruttati, è ricco di un’acidità sferzante, connotato da una parte erbacea e volutamente lontano dai cliché del Friuli o della Nuova Zelanda. Viene fatto con le uve della stessa vigna del moscato, di natura limosa, anche questo viene vinificato con i lieviti della barbera.

Uva Tantum 2017

Uva Tantum 2017, Sauvignon, “vino con gli attributi”. Viene fatto da uve di una vigna in una zona molto calda e che presto sarà impiantata a Canelli ma l’idea a Ignazio giunse molto tempo fa, quando la prima volta comprò le uve di Bertelli. “Bertelli era il nostro mito, io volevo fare solo Chardonnay e Cortese ma dopo aver assaggiato i suoi Sauvignon ho convinto mio padre a farlo anche noi”. Fa 10 mesi in legno, senza parte in acciaio, poi 7 anni e mezzo in bottiglia e messo in commercio a novembre. Ignazio lascia che i profumi si esprimano al loro meglio. Questo è un vino bianco emozionante, dritto, complesso, inizia in sordina, la bocca è pulitissima, poi si apre e spazia dal miele, alla cenere, al cedro, note boschive, nocciola, di una ricchezza gustativa che spiazza e riempie la bocca a lungo. “Senza guardare alla Valle del Rodano, io ho un vino che può durare nel tempo e uso le uve che meglio si adattano al terreno, non aspetto che il clima mi dica che cosa impiantare”.

Rosato Vizio di Famiglia 2024

Passiamo al Rosato Vizio di Famiglia 2024 che ha una veste elegante e intensa, un colore che non si dimentica. “Non è un vino da piscina delle quattro di pomeriggio, ma un rosato gastronomico, fresco, fruttato, longevo, come piace a me”. Barbera in purezza nei primi anni, ma siccome da sola ossida e perde profumi, Ignazio ha aggiunto Albarossa e Freisa. Da una parte una spinta al colore, quasi pink, e dall’altra la nota di lampone e fragola. Fa macerazione e non pressatura, 18 ore per le due uve da taglio per smorzare il tannino. Vino da carni alla brace, cucina latino-americana o asiatica, e anche piatti con buona dose di grasso.

Il pezzo forte di Ignazio è la Barbera, la prima che assaggiamo è Barbera d’Asti Docg SopraBerruti 2023, da uve diradate con maturazione uniforme, in una vigna vicina a quella migliore del moscato ricca di limo. Il 30% fa botte grande, risulta molto facile e gustosa, da tutti i giorni. Barbera classica che gioca non sui muscoli ma sulla freschezza.

Nizza Titon 2022

Il Titon è la Barbera Nizza Docg 2022, annata difficile ma comunque dagli ottimi risultati. L’alcol non si percepisce, il frutto è integro, l’acidità onnipresente, una parte salina pervade il sorso. Affina in botte grande e barrique per 15 o 18 mesi, il marchio è sempre il frutto. Il terreno è ricco di argilla e calcare.

Nizza Vignali Riserva 2021, qui la differenza la fa il terreno, ricco di argilla e gesso, dal colore rosso scuro e conduttivo di calore, il suo ph basso dona un’acidità importante all’uva. Il tannino si fa più incisivo ma mai sgraziato, il vino non è mai marmellatoso, la dolcezza non cede il passo e il frutto è sostenuto dalla mineralità. Potente con cenni di note balsamiche grazie a un anno di barrique e un anno di botte grande. Non si produce tutti gli anni.

Macchiaferro, Pacifico e Vignali

Piemonte Doc Rosso Pacifico 2021 viene fatto con uve da vigne ricche di argilla intrisa di acqua, un blend di Nebbiolo, Barbera, Albarossa, Merlot, Freisa e Cabernet Sauvignon, con 12 mesi in barrique anche di quinto passaggio (come in questo caso) o botte grande.  Bel colore rubino, impronta tannica elegante, sfumature vegetali, tocchi fruttati vivaci. Vino molto piacevole e concreto. Va bene in Stati Uniti, Francia, Olanda, Africa (Gabon).

Il Piemonte Doc Macchiaferro 2019 è da uve Albarossa, ha una sua eleganza se abbinato con il cibo come la bagnacauda o pesce al forno all’olio di oliva. Il vitigno ha un acino piccolo, tanto colore e molto frutto. Il tannino non è mordace, l’acidità importante chiede almeno tre anni in bottiglia. Solo botte grande per esaltare la parte fruttata. In produzione limitata.

Moscato di Canelli Spaccavento 2025

Il Moscato chiude gli assaggi. Moscato di Canelli Spaccavento 2025, ha un gusto pieno che ci riporta alla caramella charms ma sorretto da viva mineralità, vena acida, un vero gioiello dell’azienda, mai stucchevole. Salino, dolce e fresco allo stesso tempo. Può invecchiare senza problemi come dimostrano alcuni assaggi della 2017 che evolve con caratteri molto diversi, idrocarburo, citronella, zenzero.

Ignazio e Giuliana sono due puri, fuori dagli schemi e dediti alla sperimentazione. Dicono “non ci prendiamo sul serio ma facciamo il vino seriamente”. E con alcune riflessioni di Ignazio chiudiamo, per adesso, la nostra lunga indagine sul mondo L’Armangia.

L'armangia uve

“Se vogliamo avere credibilità dobbiamo credere non in quello che è folkloristico, ma in quello che va bene qui, su questi terreni. Tante volte mi hanno chiesto di fare Timorasso, Nascetta e Arneis, ma io non lo faccio. Se devo fare un bianco piemontese che mi piace farei l’Erbaluce ma qui non posso. Verrebbe un vino fiacco, il Timorasso non è la mia passione, la Nascetta non mi convince, non è il mio vino”.

Integro, responsabile, contemporaneo. Questo è Ignazio Giovine, vignaiolo ed enologo. Ma sta a chi assaggia i suoi vini decidere come definirlo.

Susanna Schivardi

Susanna Schivardi

Amante della letteratura classica, consegue la Laurea in Lettere, indirizzo filologico, con una tesi sperimentale sull’uso degli avverbi nei testi arcaici della tradizione classica. Appassionata di viaggi e culture nel mondo, dai suoi studi impara che la tradizione è fondamentale per puntare all’innovazione, e si avvicina al mondo del vino dopo vari percorsi, facendone un motivo conduttore di tante esperienze. Conoscere le aziende da vicino, i territori e la visione da cui nasce una bottiglia, rimane una ricerca alimentata da una curiosità che si rinvigorisce viaggio dopo viaggio. Affianca al vino la pratica di uno sport come l’arrampicata, che richiede concentrazione, forza di volontà e perseguimento di obiettivi sempre più alti. In questo riconosce un’affinità forte con i produttori di vino, che investono vite intere per conseguire risultati appaganti, attraverso ricerca e impegno. Da quattro anni cura la rubrica Sulla Strada Del Vino finora online sulla testata giornalistica gliscomunicati.it, grazie alla collaborazione di Massimo Casali, sommelier da anni e studioso del vino. Attualmente lavora in Rai, ed è giornalista pubblicista dal 2005.

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