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Il Dioniso del Montello: Capo di Stato Conte Loredan Gasparini di Venegazzù

Vigneti Conte Loredan Gasparini

Un pranzo intimo, in un giovedì prenatalizio, nel salotto buono di Treviso, lo storico ristorante Le Beccherie, dove, checché se ne dica, è nato il tiramisù. Attorno al tavolo, 6 ospiti dell’amabile e cortese anfitrione Lorenzo Palla, proprietario dell’azienda agricola Conte Loredan Gasparini di Venegazzù (TV) ai piedi del Montello, la collina a nord di Treviso. Un’atmosfera serena ed accogliente adatta al racconto e all’ascolto, per presentare l’uscita dell’annata 2019 del Capo di Stato Doc Montello Venegazzù Superiore, celebre vino dal taglio bordolese, e per degustare altri vini dell’azienda come il Metodo Classico, il Venegazzù della Casa e l’Amaro Della Casa. Accanto a questi, generosamente, anche prodotti di altre realtà locali, come il Torchiato di Fregona DOCG Piera Dolza, un passito che sopravvive grazie dall’impegno di un gruppo di sette produttori storici, riuniti nella Cantina Produttori di Fregona e un liquore al ribes nero, il Farfalla Rossa, che nasce dalla reinterpretazione di una antica ricetta di Francesco Gera (1803-1867), medico e padre fondatore della Scuola Enologica di Conegliano, e oggi prodotto dal suo discendente Nicolò Gera.
È stata anche l’occasione per ricostruire, attraverso aneddoti e ricordi, la narrazione di tutto un territorio. Perché scorrono, nel rosso rubino intenso del Capo di Stato, tante appassionanti storie che si intrecciano in una trama fitta e talvolta misteriosa.
La prima storia, la più importante, è quella legata ai luoghi: a mezz’ora da Treviso e 50 minuti da Venezia, direzione nord, si trova il Montello. È l’alta Marca Trevigiana, “gioiosa et amorosa”, che faceva parte di quel vasto territorio chiamato “Le Venezie” sotto l’influenza economica e culturale della Repubblica di Venezia, padrona delle terre, trasformate in aziende agricole con la costruzione delle nobili ville di campagna palladiane, e dei suoi ricchi boschi, come quello del Montello, protetti e utilizzati per le strutture dei palazzi e delle chiese lagunari, ma anche per la celebre flotta. Sede di cruente battaglie del secolo scorso, il Piave mormora, ancora, lì a fianco. Il Montello, per tutti i trevigiani, è custode di tanti ricordi d’infanzia, di giornate conviviali, di feste e di mille avventure; da grandi, è l’occasione di una bella passeggiata in mezzo ai boschi a raccogliere funghi, gustando i colori delle stagioni, dove è ancora possibile seguire il profumo di carni alla brace e arrivare in, ormai rare, osterie semi-nascoste.

Lorenzo Palla
Lorenzo Palla

L’anima del Montello
La sua terra rossa, da sempre, permette di produrre vini rossi di grande profondità ed eleganza. Tra Venegazzù e Giavera del Montello, l’azienda agricola Conte Loredan Gasparini ha circa 60 ettari di vigneti dove produce, il Capo di Stato, un cru originario dello storico vigneto del 1946, detto delle “100 piante”, con Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Malbec in ordine di presenza, inserito in una pubblicazione francese dal titolo “100 Vins de Légende” ossia uno fra i 100 vini al mondo che, per storia e pregio, possono essere unanimemente considerati come leggendari. Si produce poi Spineda, una selezione di Merlot, e il Venegazzù Della Casa, uno dei primi esempi di taglio di Cabernet Sauvignon e Merlot realizzati in Italia nel dopo guerra al quale poi verranno integrati Cabernet Franc e Malbec. A questi si aggiungono il Falconera, un Merlot, e altri vini da vitigni del territorio, in purezza, come il Malbec e il bianco Incrocio Manzoni. I terreni di Giavera sono dedicati all’Asolo Prosecco Superiore DOCG, ma non è l’unico spumante dell’azienda: tra i primi in zona, dal 1979, l’azienda produce un interessante Metodo Classico da uve Chardonnay, 30 mesi di affinamento sui lieviti, arrivato a festeggiare i suoi primi splendidi 40 anni. Non poteva mancare la grande passione, tipica della zona, per i distillati, con la produzione di grappa e dell’Amaro della Casa, ai quali si dedica con passione Giancarlo Palla che acquistò l’azienda nel 1973 dal Conte Piero Loredan, diretto discendente del celebre Doge Leonardo Loredan (1436-1521).

Capo di Stato

Il rosso e il nero
Negli anni ’50, il Conte aveva già trasformato in azienda agricola i terreni della sua splendida dimora settecentesca, Villa Spineda a Venegazzù, piantando i primi vitigni adatti alle terre ricche di minerali del Montello. Fece arrivare le barbatelle direttamente da Bordeaux, ossia cloni originari francesi, adottati successivamente da molti produttori in zona, che rappresentano un bel patrimonio viticolo del primo ‘900. Il Conte aveva intuito, di fatto, di poter produrre dei grandi vini rossi. D’altronde, la godereccia e intellettuale Marca trevigiana, era allora, epicamente, ben presente a tavola e nel panorama gastronomico italiano: erano i tempi dei teneri salami con l’aglio, della sopressa, dei risotti con l’anguilla del Sile, delle tagliatelle con i fegatini, della zuppa di trippe, della sopa coada, della poénta e osèi, dei bolliti misti con il cren, della faraona con salsa pevarada e dell’oca rosta, della selvaggina e dei fasioi sofegài ma anche di cene memorabili alla presenza, solo per citarne alcuni, dello storico Giuseppe Mazzotti, del conte Nuvoletti, del soprano Toti Dal Monte, del gastronomo e attore Giuseppe Maffioli, del grande poeta Andrea Zanzotto e dello scrittore Goffredo Parise, magari riuniti “Da Lino” a Pieve di Soligo, “Da Gigetto” a Miane, o a “El Toulà” di Alfredo Beltrame. Nel 1966 il celebre film Signore & Signori diretto da Pietro Germi, girato a Treviso, ne descrisse la vita di provincia.

Cassetta Lui e Lei
Cassetta Lui e Lei

Nel 1967, De Gaulle e signora erano in visita a Venezia per la Biennale, ospiti dell’Hotel Gritti: venne servito loro un Venegazzù Rosso, che il Presidente, elogiandolo pubblicamente, credette essere uno straordinario Bordeaux. Il sommelier, orgoglioso di questo riconoscimento, ne svelò l’origine. Il Conte Loredan, allora, fece realizzare dal pittore padovano Tono Zancanaro (1960-1985) due etichette per delle bottiglie speciali da inviare in dono alla coppia, rappresentanti l’anima maschile e femminile dell’uva che si trasforma in vino: per la signora Yvonne una rappresentazione di Dioniso con la scritta “des roses pour madame”, ed al marito Presidente quella della Dea del vino con:” …et pour Monsieur la Bombe”. Nasceva così il Capo di Stato nelle due versioni, che tutt’ora, all’elezione di un nuovo presidente francese, vengono inviate all’Eliseo. La versione femminile viene prodotta, oggi, solo in occasioni speciali.
Arrivarono poi gli anni ’70 e, in Veneto, la presenza di Ordine Nuovo e del terrorismo nero aleggiava, opaca, anche nel trevigiano e, soprattutto, a Villa Spineda, che ospitò spesso Freda e Ventura. Il Conte, coinvolto in quelle vicende, vendette l’azienda alla famiglia Palla, dando così inizio a un nuovo corso per i vini che aveva contribuito a forgiare.
Oggi l’azienda, in mano a Lorenzo Palla, figlio di Giancarlo, presta molta attenzione al sistema di gestione del vigneto tenendo conto del suo benessere, con potature poco invasive e rispetto della vigna, salvaguardando la biodiversità. L’arrivo nel 2013 di Matteo Morona, agronomo e appassionato entomologo, ha segnato l’inizio di una battaglia “gentile” contro i patogeni grazie a insetti “buoni” evitando così utilizzo della chimica, spingendosi sempre più verso un approccio verso una viticoltura rispettosa del territorio e della sua storia.

Vini Conte Loredan Gasparini

Apollineo o dionisiaco?
Capo di Stato è la rappresentazione dell’unione tra vigneto e terra, tra vino e territorio. Dioniso vi è rappresentato in primo piano sull’etichetta a sfondo nero e disegnato a mano con tratti in bianco: un giovane moderno, con i capelli ricci e arruffati e foglie di vite che gli cingono il capo, i tratti addolciti dalla giovane età, una sciarpa al collo e delle rose ai lati. È figlio di Zeus e Semele, salvato dal padre che se lo cucì nella coscia per portarne a compimento la gestazione. Crebbe poi nella solitudine dei boschi, che frequenta ancora oggi, anche quello del Montello. Educato da Sileno, saggio e anziano figlio di Pan e di una ninfa, gli insegnò a piantare la vite e a fare il vino, un sapere che insegnò agli uomini per il mondo, su un carro trainato da pantere e un seguito di musicisti, danzatrici, baccanti. Venne detto infatti “colui che strepita”, a causa del rumore e delle grida che facevano i suoi seguaci. È il dio della vegetazione, della vite e della vendemmia, della fecondazione e della creatività ma anche del piacere dei sensi e del divertimento, ebbro.
L’annata 2019 promette bene e tanto: un naso ampio, intenso e persistente di frutti rossi e neri, marasca, e di spezie quali chiodo di garofano, pepe e cardamomo ma anche di fava tonca e tabacco. Arriva il Cabernet Sauvignon e il Franc a dare forza e struttura, poi il Merlot con la sua rotondità e, infine, il Malbec con i suoi tannini delicati e i frutti rossi. Al sorso è ricco ed elegante, con un futuro di grande fascino ancora tutto da scrivere.
Non è un vino di nerbo, ma sensuale. Apre a profondità di prospettive, verticali e orizzontali, e al coraggio di percorrerle. Ha in sé la lotta che riguarda, da vicino, tutte le faccende umane tra l’aspetto formale e razionale apollineo, fatto di ordine e di misura e l’istinto dionisiaco, ossia la passione per la vita nella sua interezza, l’apertura al mondo e la partecipazione al divenire.
Freschezza e morbidezza coesistono elegantemente sin da subito in equilibrio e, piano piano, senza mai abbandonare il sogno di gioventù, con il tempo, sarà la seconda a prendere sempre più spazio: il passaggio in rovere aiuta in questo percorso. L’affinamento in bottiglia, anche. La vita farà il resto.

Alessia Cipolla

Alessia Cipolla

Ha vissuto in 26 case e in 18 città, disseminando pezzetti di radici in Italia e all’estero: una Cipolla nomade più che viaggiatrice. Ma non più irrequieta. Non fugge e non sfugge al proprio destino, è solo che è fatta così: curiosa, emotiva e dinamica. Due passioni accendono la sua vita: l’architettura e il vino in un continuo rimando tra l’uno e l’altro. Nel 2003 fonda lo Studio Archipass, realizzando spazi residenziali e uffici, e, nel 2009, attiva La Costruzione del Gusto, l’anima gourmet dello studio, una rete di professionisti che realizzano spazi, eventi e design per il gusto e con gusto. È sommelier AIS dal 1992, Maestra Assaggiatrice salumi e appassionata di olio. È ideatrice e docente di corsi di Il Progetto della Tavola all’interno dei Master di scuole di design, corsi di hotel e restaurant management e alta cucina, tema sul quale ha pubblicato il libro “Il Progetto della Tavola. Costruire lo Spazio della Convivialità” edito da Francoangeli nel 2015. Non sa cucinare e, ormai senza speranza, neppure si applica più, ma ama tutto ciò che riguarda la Tavola.

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