Sostenibilità, visione e rispetto: parole chiave del Consorzio Vini Sicilia DOC

Sostenibilità e rispetto, queste le parole chiave su cui fa leva il Consorzio di tutela vini Sicilia DOC, che prende vita nel 2012, un anno dopo il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata Sicilia, ufficialmente riconosciuta il 22 novembre 2011 con Decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali che ne approva allo stesso tempo anche il relativo disciplinare di produzione. L’obiettivo del Consorzio è quello di rappresentare il vino del territorio siciliano, valorizzando, tutelando e promuovendo la denominazione DOC Sicilia.
La Sicilia è un mosaico di territori, di cultura, di sapori e natura, è un’isola nel Mediterraneo che rappresenta un crocevia tra Europa, Africa e Medio Oriente. Si estende per 25.460 chilometri quadrati e per via della sua grandezza, della particolare posizione geografica e della ricca e lunga evoluzione storica, presenta una morfologia complessa e molto varia, dove ogni bottiglia offre un’esperienza veramente globale.
È la prima regione in Italia per l’area agricola dedicata alla produzione biologica, senza escludere da questo primato naturalmente il mondo del vino.
È in questo scenario, in cui la coltivazione della vite ha sin da epoche antichissime influito sulle tradizioni e lo sviluppo delle popolazioni, che rientra il discorso di erga omnes.

Come sottolineato da Giuseppe Bursi, Presidente di Cantine Settesoli e vicepresidente del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia: “Siamo stati il Primo consorzio a cui è stato riconosciuto il decreto Erga Omnes; questo riconoscimento, ottenuto nel 2014, fa sì che il Consorzio svolga attività di promozione, valorizzazione, tutela e vigilanza i cui benefici si riflettono su tutti i soci, ed anche su tutti gli altri produttori dei vini Sicilia Doc non associati. I Consorzi di tutela erga omnes sono infatti caratterizzati, secondo il dettato e lo spirito normativo, da un elevato livello di rappresentatività della loro base sociale rispetto alla totalità degli utilizzatori della denominazione stessa. Siamo tra le regioni con maggior parte di vigneti in biologico, e oggi il tema della sostenibilità non solo è importante, ma anche strategico da qui abbiamo le caratteristiche per essere sostenibili. Continuando la ricerca e concentrandosi sul lavoro nei vigneti con un’enfasi sulla sostenibilità e sulle condizioni climatiche naturali dell’isola, sono necessari meno trattamenti per preservare le piante dalle malattie, rendendo la Sicilia l’invidia del mondo del vino.
Grazie soprattutto al lavoro delle nuove generazioni di viticoltori, la produzione si sta spostando sempre di più verso la ricerca di una maggiore freschezza, pulizia e versatilità dei vini, capaci di abbinarsi con disinvoltura alla maggior parte delle cucine internazionali.

Con questa denominazione vediamo la nascita di un vero e proprio brand, che si vuole misurare a livello internazionale. Dalle terre calde e torride dell’interno, al clima mite e ventoso delle coste, fino al freddo dei rilievi, la Sicilia è un vero e proprio mix di terreni e caratteristiche ambientali diversificate, che inevitabilmente trovano espressione anche nella ricchissima produzione enologica dell’isola”.
Oggi, nell’isola vengono coltivate sia uve autoctone che varietà internazionali. I terreni dedicati alla coltivazione della vite presentano una diversa morfologia ed una struttura particolarmente articolata, a causa anche delle profonde evoluzioni geologiche e tettoniche che hanno interessato l’isola.
Ben 23.521 ettari rivendicati a Doc Sicilia con oltre 90 milioni di bottiglie prodotte nel 2020, questa Doc vanta una riduzione in rese rispetto la consuetudine per garantire un miglioramento in termini di qualità; nei primi cinque mesi del 2021 ha registrato un incremento del 6% di imbottigliato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con 41 milioni 138 mila 908 bottiglie prodotte.
Un focus interessante che ha visto porre l’accento su tre varietà legate a questa Regione: Il Grillo, il Nero d’Avola e il Catarratto (Lucido o extra Lucido).
Come illustrato in modo esaustivo dall’enologa Lorenza Scianna, il Grillo entra a far parte di numerose D.O. della Sicilia centro-occidentale e in questi ultimi anni, grazie alle sue caratteristiche qualitative, si sta diffondendo anche in altre aree della Regione per la produzione di vini bianchi. Presente anche in provincia di Agrigento e più limitatamente nelle provincie di Palermo, Caltanissetta e Siracusa. Si tratta di una varietà tradizionale della Sicilia, ma non è un vitigno di antica diffusione. Riscoperto e riadattato a partire dalla zona di Marsala – dove veniva originariamente impiegato solo per la produzione dell’omonimo vino – oggi se ne è riscoperta l’identità e la vocazione nel dare vini di natura diversa.

Come ricordato dalla dott. Scianna: ”È comunque certo che dalla fine del XIX secolo, con i reimpianti post fillosserici il vitigno assume una sempre più significativa presenza ed importanza nella viticoltura siciliana e in particolare nella provincia di Trapani. Studi molecolari hanno dimostrato che il Grillo è frutto di un incrocio tra Catarratto bianco e Zibibbo o Moscato di Alessandria (Di Vecchi Staraz et al., 2007, De Lorenzis et al., in litteris). L’origine di questo vitigno sembra debba essere attribuita al Mendola, che ha realizzato numerosi incroci”.
Per offrire una panoramica più o meno esaustiva, sono stati presentati 34 campioni in degustazione, tutti Grillo 2020 suddivisi per provincia di appartenenza e provenienti da diversi areali; dalle zone più alte in cui il grillo viene coltivato, fino alla zona orientale del Marsalese e del trapanese – sua zona natale – dove si evince un gusto più pieno e una sapidità importante. Il “fenomeno” Grillo entra a far parte di numerose D.O. della Sicilia centro-occidentale e in questi ultimi anni, grazie alle sue caratteristiche qualitative, si sta diffondendo anche in altre aree della Regione per la produzione di vini bianchi.
Discorso diverso per il Catarratto Bianco Comune o Bianco Lucido, coltivato da secoli in Sicilia, di cui nel 1970 il Pastena ne individuò quattro biotipi: Catarratto bianco comune, Catarratto Bianco lucido serrato, Catarratto bianco lucido spargolo e Catarratto bianco extralucido. Una insolita degustazione – svoltasi presso Tenuta Rapitalà, dove il Presidente Laurent ha fatto gli on ori di casa – che ha visto sia l’assaggio delle uve della vendemmia 2021, provenienti da aree diverse della regione, sia una decina di campioni.

Da qui l’idea dei produttori siciliani, vista la difficoltà di pronuncia e di conseguenza la difficoltà nella vendita, di riportare in etichetta il nome “Lucido”, termine già usato nel passato come sinonimo, in alternativa a Catarratto Bianco Comune o Catarratto Bianco Lucido. Possibilità raggiunta con il decreto ministeriale del 21 novembre 2018 che consente “Ai soli fini della designazione dei vini provenienti dalle uve raccolte nella regione Sicilia”
Il Nero d’Avola è sicuramente il vitigno a bacca rossa più importante della Sicilia. Se un tempo era intensamente coltivato soprattutto in provincia di Siracusa, oggi è presente in modo esteso in tutte le provincie siciliane e rappresenta il vitigno più coltivato nelle provincie di Agrigento e Caltanissetta. Ben tre i biotipi individuati per questa varietà, che si caratterizzano sia per aspetti morfologici, in special modo forma e dimensione del grappolo, sia per quelli agronomici ed enologici. Trentasette i campioni presentati che hanno rivelato una differenza tra stili e areali più importante.
Una panoramica interessante, che vede la Sicilia proiettata verso una crescita qualitativa e soprattutto verso una sempre maggiore attenzione all’ambiente, anche tramite la recente Fondazione SOStain Sicilia, che mira a far diventare la Sicilia una regione a viticoltura sostenibile nella sua interezza, attraverso la condivisione di best practices finalizzate al rispetto dell’ecosistema, stimolando la ricerca e l’alta formazione per sviluppare una cultura della sostenibilità a tutti i livelli, orientando i modelli di produzione e di consumo per incrementare, sul territorio siciliano ma non solo, la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e contribuire alla realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs – Sustainable Development Goals).
Fosca Tortorelli


