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Saurus Barrel Fermented Malbec della Patagonia 2013 Bodega Familia Schroeder

Bodega Familia Schroeder

Avete presente dov’è la Patagonia? All’estremo sud dell’Argentina e comprende le ultime terre abitate prima di Capo Horn e dello stretto di Drake che la separa dall’Antartide. Il clima però è meno rigido di quanto non si pensi. Il versante orientale di questa regione andina è molto più caldo di quello occidentale, particolarmente in estate, con una temperatura media annuale di 11 °C (fra valori estremi di 25,5 °C per la massima e di -1,5 °C per  la minima) e addirittura di 15 °C sul litorale atlantico presso i confini settentrionali. I venti dominanti sono occidentali, le colline orientali ricevono circa 800 millimetri di pioggia l’anno e le ampie pianure a steppa anche di meno, circa 200 millimetri. Gli altopiani, che raggiungono ben oltre i 1.000 metri di quota, sono delle interminabili distese ciottolose prive di vegetazione. In seguito al recente surriscaldamento del pianeta si sta cercando sempre più di piantare vigneti in aree che erano addirittura impensabili qualche anno fa. La Patagonia argentina sarà dunque il prossimo paradiso della vitivinicoltura? A giudicare dagli investimenti internazionali in quell’area direi di sì.
vigneti Bodega Familia SchroederSolo per fare un esempio, Bodega Chacra, il progetto personale di Piero Incisa della Rocchetta nella provincia di Rio Negro che già nel 2004 aveva acquistato laggiù il primo dei suoi vigneti, un appezzamento piantato nel 1932 ma poi abbandonato per via della siccità, quindi un altro piantato nel 1955 e un altro ancora piantato nel 1967, è riuscito a riprendere a far vino, principalmente Pinot Noir, con il famoso enologo Hans Vinding Diers. Cos’è cambiato tra il 38° e il 47° parallelo di latitudine sud per attirare così tante aziende internazionali? Quella che fino a qualche anno fa era una ”viticoltura estrema” con l’attuale aumento del riscaldamento globale del clima ha smesso di esserlo e in queste terre ha assunto un ruolo di primo piano nel settore del vino mondiale. Le condizioni ideali per le viti si stanno spostando sempre più verso i poli, sia a nord che a sud, perché le temperature medie e il cosiddetto “effetto serra” hanno un impatto diretto sulla qualità dei vini, soprattutto in quattro terroir con ottimi risultati.
Nella Cordillerana ricca di piccole valli, fiumi, laghi e umidificata da precipitazioni tra 800 e 1200 mm l’anno anno, le estati sono miti, la maturazione delle uve è più lenta e si ottengono vini di grande acidità naturale e molto aromatici. Nella regione della Gran Altiplanicie Central il clima semi-desertico richiede vigneti a coltivazione biologica ma che hanno il vantaggio di non soffrire alcuna malattia né parassiti. Nella provincia costiera del Rio Negro le piogge più intense formano riserve di acqua che migliorano la disponibilità della risorsa nelle terre circostanti, come i laghi, il fiume, i corsi semipermanenti e le sorgenti naturali fra valli e altipiani modellati dall’azione delle acque e dall’accumulo progressivo di sedimenti. Nella provincia di Nequén, dove ci sono più di 3.700 ettari di vigneto, i suoli sono rocciosi e pietrosi, ideale per la vite.
vigna Bodega Familia SchroederGrazie all’amico Darek Sajdok conosco Wiktor Żelazny della Winiarnia Burgundia di Katowice da quasi 20 anni e passo regolarmente a trovarlo, perché ha un fiuto eccezionale per il buon vino e mi conosce così bene che sa perfettamente anche quali sono state le mie esperienze negative con certi vini, perciò se gli capita, mentre gira il mondo, di trovare qualcosa in grado di farmi cambiare idea… me la propone. Di amici in grado di fare quest’opera pia ne ho pochi, ma buoni, a cominciare da Elena Miano. Questa volta l’oggetto è stato un vino rosso che gli piace molto, il Malbec dell’Argentina. Anche a me piace molto il Malbec, specialmente quando i veneti sanno fare qualcosa in più dei miracoli con quest’uva. Ma in Argentina se ne trovano anche di buoni, alcuni ottimi, accanto anche a qualche ciofeca che sembra una spremuta di legno e non di uva.
Sull’uso dei legni, però, ci sono più sprovveduti nel nostro Paese che non laggiù. In Italia si trovano le migliori eccellenze del mondo in fatto di vini, ma alcuni sono rovinati senza pietà dall’uso improprio dei legni. Ci sono produttori che vorrebbero cambiare gusto al mosto naturale che fermenta dalle loro uve, spesso senza la dovuta esperienza e comunque al solo scopo meschino di rincorrere le mode abusando della falegnameria per forzare il vino ad assorbire dal rovere quegli aromi estranei che me lo fanno quasi sempre versare nel lavandino, con il portafoglio che piange. Non è un caso che Wiktor abbia aspettato qualche anno prima di propormi un vino maturato in quei legni piccoli che di solito io guardo in cagnesco, ma soltanto perché nel mio Paese qualcuno ne abusa senza criterio a piene mani esattamente come chi usa il ragù sui tortellini, l’aglio con l’amatriciana e la cipolla con la gricia.

Robert Schroeder
Robert Schroeder

Con il Saurus Barrel Fermented Malbec della Patagonia 2013 della Bodega Familia Schroeder il mio amico ha preso sicuramente due piccioni con una fava. Doveva guidare, perciò non lo ha degustato con me, però mentre gustava il suo buon caffè mi ha confessato candidamente che il Malbec è il vino rosso che gli piace di più e che finalmente ne aveva trovati almeno due in Argentina che sarebbero piaciuti anche a me malgrado la diffidenza per le botticelle. Già il primo che mi aveva versato nel calice era buono, ma si trattava forse di un timido approccio per saggiare la mia reazione. Visto che me lo ero bevuto tutto con soddisfazione, allora aveva sfoderato questo gioiellino che era già aperto da qualche ora prima che arrivassi. Già dal colore rubino focoso e luminoso ho intuito che era un vino di gran razza, di levatura, malgrado la dichiarata maturazione in piccoli barili. Chissà se lo si deve allo stile semplice e accessibile dei rossi tedeschi con grande attenzione al fruttato.
La famiglia Schroeder è infatti di origine tedesca ed è arrivata in questa terra che si estende tra i bacini dei fiumi Limay e Neuquén nel 1932. Il padre di Robert Schroeder, l’attuale proprietario, faceva il medico a San Patricio di Chañar, a 53 km dalla città di Neuquén che era già una zona viticola del paese, ma in certi posti era stata abbandonata per la siccità, mentre lui aveva capito subito di trovarsi in una provincia dalle caratteristiche incomparabili per la coltivazione di uve sane da un’ampia varietà di vitigni. Terreno sassoso, ampia differenza di temperatura tra giornate calde e notti fresche, venti frequenti, bassa umidità (solo 200 mm di pioggia l’anno) e l’abbondante acqua pura proveniente dalla fusione dei vicini ghiacciai per l’irrigazione attraverso il lago Mari Menuco costituiscono condizioni perfette per la viticoltura.
Bodega Familia SchroederQuesta è la cornice ideale per lo sviluppo dei vitigni da cui si ricavano mosti ad alta percentuale di acido malico e meno zuccheri, cosa che offre condizioni ottime per la coltivazione dei ceppi bordolesi. Gli Schroeder hanno piantumato 140 ettari con i rossi malbec, pinot noir, merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc e con i bianchi chardonnay, sauvignon blanc e torrontés. La Bodega Familia Schroeder è il frutto dell’infaticabile sforzo di una famiglia di pionieri che ha realizzato il suo sogno, un’oasi sul fianco di un altopiano dove oggi si coltivano vigneti per vini di alta qualità. La cantina ha delle caratteristiche architettoniche d’avanguardia. Si trova ai piedi di piccole colline moreniche ed è stata edificata su cinque diversi livelli allo scopo di sfruttare la gravità nel processo di vinificazione e ridurre di ben 5 volte l’uso delle pompe per trattare più delicatamente il vino.
Progettata e costruita con l’orientamento verso sud-ovest, da dove provengono i venti più intensi, ha un tetto aerodinamico a imitazione di un’ala d’aereo e ha un profilo studiato per mantenere sempre in ombra il settore del ricevimento e della selezione delle uve. Una cantina del futuro che è sorvegliata però da un grande sauro! Sì, perché durante gli scavi delle fondamenta sono stati ritrovati dei resti di quel gigantesco titanosauro che vagava per queste terre 75 milioni di anni fa e che è stato classificato come panamericansaurus Schroederi, come in poche altre decine di chilometri sono stati trovati resti di aeolosaurus rionegrinus, ankilosaurus, hadrosaurus e di alcuni dinosauri teropodi.
titanosauroIl clima fresco, molto asciutto, e la grande luminosità di giorno e di notte grazie ai cieli infinitamente sereni e alle meravigliose notti stellate, consentono il minimo di trattamenti in vigna e di praticare la biodinamica che assicurano rese molto basse. Il malbec è la varietà principale, ma è anche quella che produce i migliori risultati, secondo me. Se la profondità e la complessità dei Malbec da vecchie viti della confinante provincia di Río Negro costituiscono lo stile di punta per la Patagonia, i Malbec dei vigneti più giovani della provincia di Neuquén sono più ricchi e corposi, con un fruttato più fresco, tannini dolci e una buona acidità. E questa tenuta si trova proprio sul confine, perciò mi sembra che possa raccogliere le caratteristiche di entrambe. Il vino deriva dalle uve del vitigno malbec in purezza, clone Selecciόn Alto Valle, vendemmiato a mano il 22 marzo 2013 per una resa di 72 quintali per ettaro. I grappoli sono stati consegnati alla cantina in una camera mantenuta fredda a 0 °C fino al momento della cernita e della selezione degli acini interi su tavolo vibrante.
L’enologo Leonardo Puppato ha deciso di sviluppare il suo percorso di vinificazione a partire dalla pressa pneumatica per un periodo di macerazione e di fermentazione di 5 giorni a contatto delle bucce e dei semi in sospensione colloidale nei tini d’acciaio inox conici (centrati e decentrati) e in grandi serbatoi autosvuotanti con controllo di temperatura. Il 27 marzo il vino è stato svinato e versato in botti di rovere dove ha completato la malolattica e la maturazione per 8 mesi fino al 28 novembre a contatto con i lieviti in botticelle nuove di rovere (70% barriques francesi e 30% barrels americani) con tostatura appositamente delicata e precisamente calibrata dai bottai in esclusiva solo per quest’azienda vinicola. Il legno, infatti, non sovrasta le doti organolettiche dell’uva, come invece avviene purtroppo altrove.
Saurus barrel fermented Malbec della Patagonia 2013 Bodega Familia SchroederDi colore rosso sangue con riflessi violetti, questo Malbec è subito attraente con il suo attacco fine, pulito, ma netto di amarena, marasca, prugna e violetta. In bocca è succoso, piacevolmente vellutato, con aromi freschi di frutti rossi maturi e canditi ai quali aggiunge un soffio di cacao dolce e di buon sigaro di tabacco dolce. Al palato rimane intenso, emergono le confetture con sfumature balsamiche e di goudron. In fascia protetta preferisco fermarmi qui, ma tira baci. Finale prolungato, di buona acidità e piacevolezza per gli zuccheri residui di 3,4 g/l. Il vino ha un buon tenore alcolico del 14,5%, è stabilizzato naturalmente ed è imbottigliato senza filtrarlo. Migliora parecchio (provare per credere!) a bottiglia stappata anche da qualche giorno.
Wiktor in fatto di vino è una vecchia volpe e mi aveva perciò infilato nella borsa anche una ”culattona” (da ”culatta”, che in artiglieria definisce la parte posteriore della bocca da fuoco), come chiamano nell’albese quelle bottiglie che sono state stappate e consumate soltanto in parte e vengono conservate, ritappandole, per riservarle secondo tradizione agli amici. Questo capita frequentemente quando in degustazione si nota che l’ultimo calice è ancora più buono del primo, poiché quel vino ha dimostrato di aver bisogno di un po’ di calore e di ossigeno per sorprendere evolvendo ancora.  Il Saurus avanzato in quella ”culattona” (bottiglia numero 0055010, block 2) giaceva stappato sotto il bancone da qualche giorno, era di un rosso luminoso e sprigionava un sorprendente aroma di ciliegia dolce, oltre a sembrare maturato soltanto in acciaio oppure per pochissimi mesi in legni usati.

Mario Crosta

Bodega Familia Schroeder
Sede e cantina in Calle 7 Norte, 8305 San Patricio del Chañar, Neuquén, Patagonia, ARGENTINA
Tel. +54.(0)299.489.960-0 (anche -1 e -2), Fax: +54.(0)299.489.960-3
sito www.familiaschroeder.com
e-mail info@familiaschroeder.com e export@familiaschroeder.com

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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