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Imbottigliato all’origine? Sì, forse, non so, dipende…

Foto vignaioli

È pesante riuscire a interpretare i vari comma e paragrafi delle numerose norme legate al vino, soprattutto quando non si è esperti in materia, ma per una serie di ragioni ovvie, a chi come me scrive di vino nei suoi molteplici aspetti, è fatto obbligo quantomeno cercare di tenersi aggiornati sull’intricato mondo delle denominazioni di origine, tanto più oggi che la famosa OCM vino ha posto una serie di condizioni che non vanno proprio in sintonia con le norme a carattere nazionale.
Ma veniamo al punto. Già gli amici Fabio Rizzari ed Ernesto Gentili hanno dedicato un post sul loro blog sul tema dell’imbottigliamento dei vini che, a quanto sembra, ha subito una svolta quantomeno allarmante. In sintesi cosa sta accadendo (o accadrà, visto che le norme si applicano dalla data di pubblicazione in poi) nell’inevitabile processo di trasformazione e adattamento delle nostre norme a quelle europee? Molte, moltissime cose, non proprio piacevoli, grazie ad una facilità di “interpretazione” e quindi “adattamento ai propri interessi” di norme europee che, volontariamente o ingenuamente (ma si, perché pensare sempre male…) sono state scritte in modo un po’ vago.
Uno dei temi che sembra davvero scottante è quello relativo all’imbottigliamento dei vini “all’origine”.
A questo proposito il MIPAAF, nell’art. 3 del DM del 23 dicembre 2009, evidenzia tutte le voci previste nell’art. 56 del Regolamento CEE 607/09, attualmente in vigore; per massima chiarezza vi riporto il contenuto esatto dell’articolo:

Art. 3
Art. 56 del regolamento -Indicazioni dell’imbottigliatore, del produttore, importatore e venditore –
Qualificazioni dell’imbottigliatore.

1. Ai sensi dell’art. 56, par. 2, del regolamento, per tutte le categorie di prodotti vitivinicoli a DOP e a IGP:
a) sono stabilite le seguenti espressioni che possono completare il nome e l’indirizzo dell’imbottigliatore relative all’imbottigliamento nell’azienda del produttore o di un’associazione di produttori: “imbottigliato dall’azienda agricola…”, “imbottigliato dal viticoltore…”, “imbottigliato all’origine da…”, “imbottigliato all’origine dalla cantina sociale…”, “imbottigliato all’origine dai produttori riuniti…”, “imbottigliato all’origine dall’associazione dei produttori…” e altre espressioni similari; le predette menzioni possono essere altresì completate da altri termini riferiti all’azienda agricola;

b) sono ammesse le seguenti espressioni indicanti l’imbottigliamento nella zona di produzione:

– “imbottigliato nella zona di produzione”;

– “imbottigliato in…” seguita dal nome della DOP o IGP,
a condizione che l’imbottigliamento sia effettuato nella zona in questione o in stabilimenti situati nelle sue immediate vicinanze, conformemente alle disposizioni del relativo disciplinare di produzione;

c) le espressioni di cui alle lettere a) e b) possono essere completate dalla dicitura “integralmente prodotto“, a condizione che il vino sia ottenuto da uve raccolte
esclusivamente in vigneti di pertinenza dell’azienda e vinificate nella stessa.

Pressatura uva con i piedi

Sulla scia di questo decreto, lo stesso ministero il 10 maggio 2010 dirama una nota (della quale non si è accorto praticamente nessuno se non i diretti interessati…) che fornisce una sorprendente interpretazione di quanto appena scritto, ovvero che a partire da quest’anno è possibile utilizzare in etichetta l’espressione “imbottigliato all’origine” anche nel caso in cui l’imbottigliatore “si sia limitato a imbottigliare nella propria azienda agricola oltre ai propri vini anche vini acquistati da terzi, sempre ottenuti nell’ambito della zona di produzione, pur assicurando la prevalenza della produzione globale dell’azienda, così come previsto dalla specifica normativa in materia“.
Questo già allarmante presupposto, allarga ancora la maglia dell’interpretazione, infatti il termine “produzione globale dell’azienda” sancisce che il rapporto non è affatto riferito al quantitativo di vino imbottigliato ma, semplicemente prodotto nella sua globalità. Quindi, risulta attualmente possibile per un’azienda agricola imbottigliare e designare con la sopracitata espressione
anche partite di vino DO E IGT acquistata da terzi, per un quantitativo pari al 100%.

Se le cose stanno davvero così, siamo di fronte ad un fenomeno che ha veramente dello scandaloso, che vanifica qualsiasi tentativo di tracciabilità e di garanzia per i consumatori.
L’unica garanzia sarebbe data dalla dicitura “integralmente prodotto”, che secondo me non è neanche tanto rassicurante se non completato con ”e imbottigliato all’origine”.
Potete immaginare un fatto del genere quali ripercussioni potrà avere sui disciplinari: a cosa serve stabilire rese produttive, titoli alcolimetrici, acidità e quant’altro, se il vino che troveremo in bottiglia non sarà dell’azienda che lo firma?

A questo punto mi aspetterei delle precisazioni da parte del Ministero, qualcosa che dimostri che quanto riportiamo è inesatto. Mi piacerebbe anche che intervenisse qualche produttore, sia per segnalarci se è a conoscenza di tutto questo, sia per esprimere la sua opinione.

Riferimenti Normativi
Reg. Cee 607/09
DM 23/12/2009

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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