Statistiche web
Anteprime

Anteprime di Toscana 2014, per la prima volta uniti…


Pannello Anteprime di Toscana 2014

Giovanni BussiDopo un lungo e non facile cammino, confronto e dialogo, come sottolineato più volte dall’assessore all’agricoltura della Regione Toscana, Gianni Salvadori, e dal presidente del →Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi, nel febbraio di quest’anno per la prima volta buona parte delle denominazioni della Toscana si sono presentate insieme e unite al rinnovato evento Anteprime di Toscana.
Per un paio di giorni all’interno della Fortezza da Basso di Firenze, in concomitanza con la quarta edizione di Buy Wine, workshop internazionale rivolto a circa 300 buyer italiani e stranieri organizzato dall’→Agenzia regionale Toscana Promozione, i Consorzi del Valdarno di Sopra, Carmignano, Bolgheri, Terratico di Bibbona, Elba, Val di Cornia, Montecucco, Morellino di Scansano e Cortona hanno in questo modo diviso gli spazi con il Consorzio del Chianti e le sue sottozone Chianti Colli Senesi, Chianti Colli Fiorentini e Chianti Rufina.

Il salone dell'Anteprima

Al di là di qualche pecca organizzativa, facilmente risolvibile, personalmente ho molto apprezzato questa iniziativa, un chiaro esempio di cosa vuol dire “fare sistema”, un forte segnale dato alle centinaia di giornalisti e addetti ai lavori accolti in ampi e funzionali spazi, garantendo la possibilità di degustare e colloquiare con i produttori di Chianti presenti o con i referenti dei consorzi direttamente presso i loro stand oppure in tranquilla solitudine seduto a uno dei molti tavolini dislocati negli accoglienti e funzionali grandi spazi ricavati all’interno della Fortezza.
Molto eloquenti e interessanti i pannelli che delimitavano i vari spazi dove erano riportati chiaramente i dati salienti relativi al patrimonio vitivinicolo toscano (dimensione, conformazione terreni, produzione, numero e tipologie di aziende, ecc.).
A questa prima edizione di Anteprime di Toscana, a torto o a ragione non hanno aderito i Consorzi dei vini più blasonati di questa regione, vale a dire Brunello di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano, Vernaccia di San Gimignano e Chianti Classico, preferendo continuare ad allestire le anteprime delle loro ultime annate in commercio direttamente sul luogo di produzione con l’obiettivo di “vendere” in egual misura vini e territorio.

Ingresso Anteprime di Toscana

Le degustazioni

Chianti
Ampio spazio in questa prima edizione collegiale al Chianti, senza dubbio la Docg italiana più estesa con i suoi 15.500 ettari registrati e gli 800.000 ettolitri di vino prodotto da circa 3.600 produttori, tra cui quelli che nel lontano 1927 costituirono il Consorzio a cui aderirono aziende delle province di Firenze, Siena, Arezzo e Pistoia. Oggi la zona di produzione si è allargata anche alle province di Pisa e Prato, seppur la maggioranza della produzione è concentrata nelle province di Siena e Firenze, che detengono insieme il 59% degli ettari vitati.
Seppur il Chianti negli ultimi anni abbia recuperato mercato in Italia, dopo un decennio di crisi di identità che ne ha portato all’inevitabile calo di vendite e consumi, il 2013 ha confermato il trend che ha ormai investito l’intero comparto enologico italiano, raggiungendo il 70% di vendite del prodotto all’estero, in particolare negli Usa, Germania e Giappone, così come sono iniziate le vendite in Cina, dove tra l’altro la Toscana detiene il 24% delle quote dell’export italiano di vini rossi Dop e Igp.

Banco degustazione dei Chianti

Tra i vini che hanno destato maggior interesse il Chianti 2012 del →Podere Volpaio, frutto in larga parte di sangiovese con piccole percentuali di canaiolo, colorino e malvasia nera coltivati in forma biologica da una quindicina d’anni, vinificati e fermentati insieme in acciaio per circa 15 giorni e messo in commercio dopo oltre un anno di affinamento parte in acciaio e parte in cemento per garantire i sentori di marasca, frutta rossa, viola mammola e rendere avvolgente e piacevole tannino e fresca acidità.
Profumi e aromi di spezie, pepe in particolare, uniti a una fresca sapidità nel Chianti Nonno Nanni 2012 della →Tenuta di Morzano, con lo shiraz a completare il quadro aromatico di sangiovese e colorino.
Apporto di merlot e shiraz per circa il 15%, breve fermentazione di circa una settimana e quasi un anno di affinamento in barrique per ottenere una buona morbidezza e ricchezza di aromi speziati al Chianti Cerro del Masso 2011 di →Poggiotondo, azienda che grazie alle esperienze accumulate nel settore dal titolare Alberto Antonini ha pressoché completato il totale rinnovamento e conversione biologica dei vigneti. Dello stesso stampo internazionale il suadente Chianti Bell’Antonio 2011 di Terre di San Gorgone, con il sangiovese affiancato da piccole parti di cabernet e merlot per aumentarne calore e facilità di beva.
Incisività, avvolgenza e un pizzico di ruvida eleganza nel Chianti Superiore Cerretello 2011 dell’azienda pisana →Pieve de’ Pitti, prodotto con uve sangiovese (90%), canaiolo e malvasia nera provenienti da vigneti di 30 anni, grazie a una bassa resa e una fermentazione in vasca di cemento per esaltarne le componenti tanniche e il gusto terroso.
Note balsamiche e minerali nel Chianti 2012 della →Fattoria di Sammontana, sangiovese quasi in purezza con una minima parte di canaiolo, una massa unica che viene fermentata per un paio di settimane in vasche di cemento vetrificate.

Pannello Consorzio Chianti

Chianti Colli Fiorentini Riserva di Fattoria di FianoChianti Colli Fiorentini
Da tempo immemore il territorio fiorentino viaggia di pari passo con la viticoltura. Fin dall’epoca romana e medievale si trovano diverse testimonianze letterarie sul vino di Firenze e sui vitigni coltivati nella zona: sangiovese, trebbiano, malvasia, vernaccia, aleatico. In particolare nel Settecento però gli studi sull’antico metodo di unire i vitigni sangiovese ad altre uve per produrre vini di pregio si moltiplicarono, tanto che alla fine dell’Ottocento una ricerca del Ministero dell’Agricoltura indicava come composizione dei buoni vini chiantigiani “6-7 decimi di sangioveto, 4-3 decimi di canaiolo nero e una minima proporzione di malvagia e tribbiano fiorentino“.
La denominazione “Colli Fiorentini” è una delle sette identificate nel lontano 1930 da una commissione ministeriale guidata dall’agronomo Giovanni Dalmasso nell’ambito di un progetto “Per la tutela del vino Chianti e degli altri vini tipici Toscani“. I lavori diedero come risultato una prima delimitazione delle diverse aree di produzione (Chianti “Classico”, “Colli Fiorentini”, “Rufina”, “Montalbano”, “Colli Aretini”, “Colli Senesi” e “Colline Pisane”), regolamentata dal decreto legge del 31 luglio 1932, ribadite nel 1967 con Chianti Colli Fiorentini di San Michele a Torril’attribuzione della Denominazione di Origine Controllata “Chianti” e il 2 luglio 1984 con il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita, con l’aggiornamento del disciplinare con l’introduzione di caratteristiche produttive più restrittive e il simbolo distintivo del Marzocco, il leone rampante che sostiene un’asta sormontata dal giglio. Un ulteriore inasprimento delle regole fu fatta nel 2009, dove si stabilì il limite minimo di sangiovese (70%), quello massimo di uve a bacca bianca (10%) e quello di cabernet sauvignon e franc (15%), l’altitudine massima dei vigneti (700 metri), la resa massima di uve (80 quintali/ettaro), l’alcool minimo (12%) e gli zuccheri residui (4 grammi/litro) e la data di immissione in commercio (1° settembre dell’anno successivo a quella di produzione delle uve).
Il Chianti Colli Fiorentini è prodotto all’interno di 18 comuni dell’area collinare intorno a Firenze, da sud-ovest a sud-est: da Montelupo Fiorentino fino a Fiesole, passando per Lastra a Signa, Scandicci, Impruneta, Bagno a Ripoli, Rignano sull’Arno e Pontassieve; tre propaggini scendono verso sud e comprendono rispettivamente a ovest i comuni di Montespertoli, San Casciano Val di Pesa, Tavarnelle Val di Pesa, Certaldo e Barberino Val d’Elsa; più a est, Incisa e Figlini, mentre all’estremo orientale, una stretta fascia di territorio da Pelago a Reggello.
Tra le 28 aziende aderenti al →Consorzio Chianti Colli Fiorentini, istituito nel 1994 e ora presieduto da Marina Malenchini, ho apprezzato i vini della →Fattoria di Fiano di Certaldo, azienda posta su un crinale tra la Val d’Elsa e la Val di Pesa a 330 metri di altutudine, 22 ettari vitati dove si possono trovare anche vitigni atipici come l’abrostine, con caratteristiche simili al colorino, e il pugnitello. Con Ugo Bring, “mastro vinaio” come ama definirsi, titolare dell’azienda insieme al figlio Francesco, degusto il 2012 (che andrà in bottiglia a marzo) a base di sangiovese e un 20% di merlot e syrah che gli dona una piacevole morbidezza ma allo stesso tempo una buona complessità e persistenza, maggiore rispetto all’annata precedente. Territorio e tradizione scaturiscono appieno però nella Riserva 2011(sangiovese 80%, canaiolo e colorino per alimentare colore, freschezza, profumi e aromi) che affina un anno in botti da 22 e 27 hl, caratteristiche che ritrovo ben amalgamate nel magnum di 2008.
Chianti Colli Fiorentini di LanciolaParentesi biologica di ottimo stampo, l’azienda →San Michele a Torri, 70 ettari vitati sulle colline di Scandicci biologici dal 1993, una minima parte dell’estensione dei 370 complessivi di proprietà in cui si produce olio, miele, si coltivano maiali di cinta senese e bovini di razza chianina, prodotti acquistabili in un paio di spacci e un ristorante aziendali a Firenze. Nel Colli Fiorentini 2012 in commercio (sangiovese e piccola percentuale di canaiolo e colorino e un pizzico di merlot, affinato per 2/3 in cemento e 1/3 in botti da 25 hl) ritroviamo il calore dell’annata, con un tannino fitto e avvolgente (6 euro). Maggior fragranza, freschezza e persistenza nella Riserva 2011, solo sangiovese interamente ricavato dal vigneto San Giovanni affinato un paio d’anni in botti da 25 hl (12 euro).
Dimensioni cospicue anche presso →Le Torri, azienda ventenne di Barberino Val d’Elsa di 100 ettari di 30 di vigneto, dove l’enologo Roberto Cipresso presenta l’annata 2012 di imminente commercializzazione dove si percepiscono ancora i sentori vegetali del 10% di cabernet sauvignon abbinati all’85% di sangiovese e un 5% di un mix colorino-canaiolo-merlot (6 euro). Corpo e calore marcati nel Riserva 2011, stesso taglio affinato 6 mesi in barrique (9 euro).
Buona interpretazione del territorio, con sentori vinosi e di ciliegia fresca, discreta armonia in bocca, nel Colli Fiorentini 2012 dell’azienda →Lanciola, Sangiovese vinificato in acciaio (7 euro), anche in questo caso più apprezzabili nel campione di Riserva 2011 che ha maturato un paio d’anni tra botte grande e barrique (12 euro).
Piacevoli fresche note speziate nel Colli Fiorentini 2012 dell’azienda →Malechini, che ha sede attigua alla splendida Villa Medicea di Lilliano, alle porte di Firenze, di proprietà fino agli inizi del ‘700 della famiglia De’ Medici. Nel vino prodotto da Diletta Malenchini, affiancata dall’agronomo ed enologo Stefano Porcinai, sangiovese e canaiolo vengono raccolti e vinificati insieme per poi riposare otto mesi in botti da 15 hl 8 mesi (5 euro).

Federico Giuntini di Selvapiana con Luciano Pavesio

Chianti Rùfina
Quella del Rùfina è la più piccola tra le sette specificazioni del Chianti, occupando complessivamente una superficie di circa 12.000 ettari, di cui meno di un migliaio vitati che contribuiscono a una produzione annua di poco più di 20.000 ettolitri. Nello stesso tempo questa denominazione si fregia dell’appellativo del “Chianti più alto”, poiché i vigneti, tutti in territorio fiorentino distribuiti nei comuni di Pontassieve, Rùfina, Londa, Pelago e Dicomano, oltrepassano in media i 300 metri di altitudine. Questa caratteristica, unita alla particolare conformazione geologica del terreno, composto da pietre calcaree, galestro e alberese e un microclima ideale con temperature diurne alte e notti fresche, conferiscono ai vini notevoli mineralità e fresche note aromatiche.

Banco degustazione Chianti Rùfina

Al consorzio, presieduto da Federico Giuntini, proprietario tra l’altro dell’azienda →Selvapiana, sono iscritte una ventina di aziende, di cui una decina hanno intrapreso la strada del biologico.
La mineralità e franchezza di questa tipologia di Chianti è riscontrabile in tutti i vini di queste aziende, a cominciare proprio da Selvapiana, azienda famigliare di Rufina che predilige nettamente il Sangiovese, considerato che occupa ben 54 dei 60 ettari di vigneti di proprietà, di cui ben 40 ruotano tutto intorno all’azienda e sono delimitati da un bosco che ne agevola la coltivazione biologica. Delle 200.000 bottiglie prodotte ben l’80% varcano i confini della nostra penisola prima di essere consumate, fenomeno, ahimé, sempre più diffuso in questi tempi tra i produttori italiani.
L’anteprima di Chianti Rùfina 2012 ha ancora un pizzico di alcool in eccesso e richiede ancora qualche mese di riposo in bottiglia, mentre il 2011, frutto anch’esso di una lunga fermentazione naturale e macerazione sulle bucce di ben 25 giorni, 95% di sangiovese più colorino e canaiolo, 10 mesi in botti da 15-25 hl 10, presenta un tannino fitto e maturo molto apprezzabile se abbinato a uno dei piatti della saporita cuicina toscana (prezzo indicativo franco cantina a privati 9,50 euro).
Maggior corpo e complessità nel Rùfina “Bucerchiale” 2011 (sta per completare il ciclo di 18 mesi in barrique), frutto dell’omonimo unico vigneto di Sangiovese di ben 12 ha impiantato parte nel 1968 e parte nel 1992, uno dei primi cru della Toscana; eleganza e freschezza nel 2010, annata di produzione dimezzata da 25.000 a 12.000 bottiglie causa la grandine (25 euro).
Da segnalare il Vin Santo 2006 da trebbiano in purezza (13% alcool, 7 grammi di aciditá e ben 240 grammi/litro di zuccheri residui) con fragranti aromi e sapori di arancio e cedro canditi (la bottiglia da mezzo litro a 25 euro.

Alessandro Pratesi con Luciano Pavesio

Chianti Rufina di BelliniRispecchiano il territorio anche i vini dell’azienda →Colognole di Rufina, in particolare nell’annata 2012 che, oltre al sangiovese, presenta anche una piccola percentuale di colorino, 25 ettari di vigneti a 350 metri di altitudine gestiti dai fratelli Mario e Cesare, in parte reimpiantati nel 1995. La Riserva 2011 (sangiovese al 100 % affinato in barrique di secondo passaggio), malgrado andrà in bottiglia in autunno, si contraddistingue per eleganza e finezza (20 euro).
Inconfondibili note di liquirizia nel Rùfina Riserva “Lastricato” 2011 del →Castello del Trebbio di Pontassieve, anche in questo caso Sangiovese in purezza che affina ben tre anni in botti da 20 hl (15 euro).
Ricerca di equilibrio e di facilità di beva nel Rùfina Villa Travignoli 2012 (in commercio da settembre 2013) dell’omonima azienda di Pelago di proprietà di →Giovanni Busi, 90 ettari per buona parte di vigneti in colline che sfiorano i 400 metri, con il sangiovese che affina per 6 mesi in legno ed altrettanti in acciaio; maggior struttura e note di mandorla fresca nella Riserva “Tegolaia” 2011, con una piccola percentuale di cabernet sauvignon e merlot ben amalgamata dopo un paio d’anni d’affinamento in legno e uno in bottiglia.
Di dimensioni più modeste la →Fattoria Il Capitano di Pontassieve, una delle più piccole aziende del Consorzio con i suoi 15 ettari di vigneto Sangiovese di cui 10 all’interno della doc Rùfina. Alessandro Pratesi, tecnico dell’azienda, ci racconta che per la sua azienda le 4.000 bottiglie di Rùfina prodotte rappresentano una Riserva, facendoci degustare il 2012 fresco di bottiglia, con 90% di sangiovese e canaiolo affinati in botti da 30 hl per un paio d’anni e il 10% di cabernet sauvignon in barrique, un tannino con un buon mordente, ancora da addomesticarsi e arrotondarsi, caratteristiche di ruvidità riscontrabili anche nel 2011, mentre nel 2009 escono note di liquirizia leggermente amara (non prodotto il 2010, 8 euro in azienda).
Dimensioni microscopiche per il mondo che li circonda anche per l’azienda Il Pozzo di Pontassieve (→Cantine Bellini): il 2012 (ancora in botte) è frutto delle migliori uve di un vecchio vigneto di sangiovese e vitigni autoctoni, un anno di botte da 35 hl, presenta rusticità e ruvidezze che rispecchiano appieno suolo, vitigno e annata, note decisamente meno evidenti nel 2011 (5 euro), così come nella minerale e fresca Riserva 2011 (8 euro).

Luciano Pavesio

Esordi giornalistici nel lontano 1984 nel mondo sportivo sul giornale locale Corriere di Chieri. La passione per l’enogastronomia prende forma agli inizi degli anni ’90 seguendo la filosofia e le attività di SlowFood. Ha frequentato corsi di degustazione e partecipa a numerosi eventi legati al mondo del vino. Le sue esperienze enoiche sono legate principalmente a Piemonte, Valle d'Aosta, Alto Adige e Friuli. Scrive e collabora a numerose riviste online del settore; è docente di corsi di degustazione vino ed organizzatore di eventi.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio