Nuits-Saint-Georges 1er Cru Aux Thorey 2012 David Duband

Sono affettivamente legato ai vini della Côte de Nuits (la parte settentrionale della Côte d’Or) grazie al buon Arnaldo Marini che quarant’anni fa dirigeva l’enoteca “n’ombra de vin” di Milano. Quando guadagnavo 227.000 lire al mese e ne pagavo 80.000 soltanto d’affitto (più almeno 50.000 di spese condominiali) non avevo certo la possibilità di
degustare simili squisitezze. Quasi tutti i sabati pomeriggio, però, ero sempre lì, in quella cantina di largo San Marco inaugurata nel 1973 da Giacomo Corà (e affidata in seguito al figlio Cristiano per involarsi a rimodernare la zona centrale di Varsavia), perché anche gli occhi possono passare ore a bearsi di etichette… e di sogni. In occasione dei corsi di formazione dei sommelier tenuti da Marini facevo comunque la mia consueta rassegna lungo le tre pareti di esposizione delle bottiglie, schierate in file ordinate per etichetta un po’ come le compagnie delle forze armate nei picchetti d’onore. Certe volte è capitato pure che mi arrivasse l’invito a bere un calice, magari avanzato da una bottiglia che era stata ormai ampiamente degustata da tutti, grazie soprattutto alla gentilezza del buon Marini, ma anche alla curiosità dei futuri “pentolini d’argento al collo” per l’effetto che avrebbero riscontrato sull’occasionale, ma fortunato, novello enofilo che altri non ero. Anche il topolino merita la sua parte… perché negargliela?
È solo così che all’inizio della mia avventura con il vino ho potuto godermi qualche goccia di nettare degli dei da bottiglie che valevano più di mezzo stipendio (ricordo, solo per fare un esempio, il Romanée-Conti 1976 del Domaine de la Romanée-Conti a 176.000 lire). Per fortuna i miei vini preferiti non sono mai stati i Pinot Noir, ma i Nebbioli, i migliori dei quali allora costavano, nella stessa enoteca, da otto a dieci volte di meno… però qualche calice per tuffarmi in beatitudine in quella culla dei vini più famosi del mondo che è la Borgogna riuscivo ancora a permettermelo, almeno quando un portafoglio più dotato del mio si trovava in vena di prodigalità.
Nuits-Saint-Georges, è il villaggio che dà il nome alla Côte de Nuits. Nel 1934 è nata la Confrérie des Chevaliers du Tastevin e nel 1936 il Comité National des Appellations d’origine des Vins et des Eaux-de-vie ha riconosciuto l’AOC Nuits-Saint-Georges, che comprende due zone nettamente diverse, quella che sale fino alla Vosne-Romanée a nord e quella che scende, subito dopo Premeaux-Pressey, fino alle cave di marmo di Comblanchien. I due territori hanno una conformazione geologica curiosa, dovuta ai preistorici scontri di faglie sotterranee di rocce diverse, tanto che perfino in terreni distanti poche decine di metri si notano variazioni di scheletro, drenaggio e caratteristiche dei suoli (argillosi, calcarei, gessosi, marnosi, silicei), perciò il vino di ogni parcella può risultare differente da quello della contigua e la classificazione dei cru, dei climats, in diversi livelli diventa determinante per la qualità, La biodiversità è un valore aggiunto a questi vini favolosi, una ricchezza.
Il Domaine Duband, fondato nel 1965 da Pierre Duband, destinava in origine le sue uve alla cooperativa Cave des Hautes-Côtes. Nel 1991, François Feuillet, patron del gruppo Trigano (veicoli ed equipaggiamenti per campeggio), propose a Pierre di occuparsi anche di un ettaro e mezzo di vigne che aveva appena acquistato per vinificare un Nuits-Saint-Georges più due dei suoi 1er Cru, Aux Thorey e Les Proces. Una vera svolta. Nel 1995, dal ritiro di Pierre è subentrato suo figlio David che fin dal 1998 ha cominciato a produrre oltre venti tipi di vino di alta qualità senza usare diserbanti, passando nel 2004 al trattamento biologico, dal 2006 alla coltivazione biologica certificata Ecocert e dal 2008 a dedicarsi all’ambizioso obiettivo di vinificare i suoi vini più prestigiosi con l’antico metodo delle “vendanges entières”, cioè pigiare grappoli integri, non diraspati. Oggi il Domaine Duband David gestisce almeno 15 ettari di belle vigne a Chevannes, cioè nel cuore delle Hautes-Côtes de Nuits, e altri 5 a Nuits-Saint-Georges (6 in tutto sono di proprietà), tutti fatti nella nuova cantina a Chevannes, che ha la capacità di un migliaio di botti di stoccaggio.
Conosco il Nuits-Saint-Georges 1er Cru Aux Thorey fin dalle annate 2002 e 2005, grazie alla generosità di mio suocero che, in occasione d’importanti eventi famigliari, offriva il pranzo nella sala del camino di un piccolo castello da caccia sulla riva di un incantevole lago immerso nella foresta di Kobiór a Promnice in Polonia, dove restano gli ultimi bisonti europei, passato nei secoli per via ereditaria dal vescovo di Breslau (oggi Wrocław), Balthazar von Promnitz, agli Anhalt e poi agli Hochberg, poi ristrutturato nel 1861 per il Gran Cacciatore imperiale Hans Heinrich XI Graf von Hochberg e Fürst und Herzog von Pless, fino a diventare oggi la sede dell’Hotel Noma Residence e del suo ristorante.
Il Nuits-Saint-Georges 1er Cru Aux Thorey 2012 proviene da mezzo ettaro di vigna su suolo argilloso e ciottoloso con ceppi di Pinot Noir di oltre 60 anni, da uve vendemmiate e selezionate a mano (70% a grappoli integri, non diraspati). Macerazione dei mosti nei tini per 17 giorni con 5-7 rotture dei cappelli, poi pressatura soffice e separazione dalle bucce, quindi 2 settimane di decantazione. Dopo il travaso del vino in fusti di rovere tradizionali borgognoni da 228 litri (nuovi al 40% e con i restanti di secondo, terzo e quarto passaggio), 14 mesi di maturazione, 3 mesi di assemblaggio e infine imbottigliamento senza filtrazione né chiarifica.
Il colore è rosso rubino brillante con riflessi rosa, il bouquet è intenso, complesso e vellutato, dal fruttato ricco e carnoso di more e mirtilli, in bocca seduce per i suoi tannini morbidi e l’amalgama perfetto tra mineralità e acidità, con un finale che ha un fascino leggermente speziato e mentolato. Incredibilmente seducente nel primo lustro di vita, è un vino importante che consiglierei però ancora giovane, nei primi cinque o sei anni, anche se non è detto che non sappia invecchiare bene, con piatti succosi ma non piccanti né pesanti, come risotto alle cipolle con parmigiano reggiano, guanciale di vitello brasato, spezzatino d’agnello con piselli e patate, galletto al vino rosso, anatra al tartufo bianco, cosce di pollo disossate e fritte in pastella nell’olio extravergine d’oliva.
Mario Crosta
Domaine Duband David
12, rue de Lavoir, 21200 Chevannes, Francia
tel. +33.3.80614116
sito www.domaine-duband.com
e-mail contact@domaine-duband.com




