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La Schnitzel, una specialità mitteleuropea a cui non possiamo resistere


Wiener SchnitzelHo la fortuna di avere un’amica, o meglio, ho la fortuna di avere un’amica tedesca. Di più! Ho la fortuna di avere un’amica tedesca che cucina a regola d’arte uno dei piatti più deliziosi della sua cucina d’origine! Signore e signori, vi presento la Schnitzel!
Si dice che la parola “Schnitzel” derivi dal termine “Schnitz”, che significa “fetta” o “taglio”; tuttavia esistono diverse altre similitudini con questa parola, come ad esempio il termine “Schneider“, che significa “sarto”, e che richiama il taglio del tessuto. Ma esiste anche un tipo di pane piuttosto famoso in Germania, il cui nome è “Schnitzbrot“, che si prepara durante il periodo natalizio ed è a base di fette di mela o pera, con l’aggiunta frutta secca come le noci.
La Schnitzel più famosa è senza dubbio la Wiener Schnitzel, che è per definizione una sottile cotoletta di vitello impanata.
La carne viene avvolta nella farina, nell’uovo e nel pangrattato, poi viene fritta nel burro, o in un misto di burro e olio, fino a che non diventa dorata. È tradizionalmente servita con una fetta di limone, ma talvolta viene accompagnata da una composta di mirtilli rossi o da un’insalata di patate.

Gold SchnitzelLa parola “Wiener” significa in tedesco “viennese” (da Vienna). La Wiener Schnitzel ha quindi origine in Austria, dove è rigorosamente preparata con sola carne di vitello, ma è diventata nel tempo un piatto oggi famoso in tutta la Germania, dove è possibile trovarla a base di carni differenti (maiale, oppure pollo) nel menù di moltissimi ristoranti.
L’origine della Schnitzel, in generale, risale a tempi antichi: la storia racconta infatti che il Kaiser Basileios I (867-886 a.C.) adorasse mangiare la carne facendola ricoprire nientemeno che con sottili fogli d’oro. Di conseguenza, anche tra i sudditi più benestanti questa usanza divenne una moda. Tuttavia, ben presto ci si accorse che questa “consuetudine” avesse costi troppo sostenuti anche per i più abbienti e quindi, in alternativa, si iniziò a coprire la carne con delle briciole di pane raffermo.
Nel corso del tempo, l’usanza di rivestire la carne con le briciole di pane in sostituzione al ben più oneroso oro si diffuse anche in altri territori. Si dice infatti che nel 1800 il comandante austriaco Joseph Graf Radetzky venne a conoscenza, durante un soggiorno a Milano, di una specialità chiamata “costoletta alla milanese”: una spessa cotoletta di vitello con l’osso, rivestita con briciole di pane, e cotta nel burro che, come ben sappiamo, ancora oggi è uno dei piatti più tipici della cucina meneghina assieme alla versione “orecchia di elefante”, molto più sottile e senza l’osso.

TankatsuE’ curioso notare come moltissimi paesi nel mondo abbiano la loro versione di Schnitzel, che può essere in effetti molto simile quanto a ingredienti e modalità di preparazione, ma che semplicemente viene chiamata con un nome diverso.
Ad esempio, in Iran, dove viene chiamata “Schenitsel“, la carne viene battuta sino a renderla molto sottile, poi viene insaporita con le spezie e fritta in maniera tale da ottenere una cotoletta molto croccante.
In Giappone ne esiste una versione invece più spessa e morbida, a base di carne bianca come pollo o tacchino, dal nome “Tankatsu“.
Negli Stati Uniti, e per la precisione in Texas, dove nel 1800 immigrarono molti tedeschi, la leggenda narra che un cuoco, per errore, frisse una bistecca di manzo invece del pollo che gli era stato ordinato. Il risultato piacque così tanto che da quel momento anche negli altri territori degli Stati Uniti si diffuse la famosa cotoletta impanata.
Scommetto che molti di voi avranno l’acquolina in bocca, ammetto che anche io avverto un certo languorino… credo proprio che tra poco chiamerò la mia amica tedesca Anja per chiederle di invitarmi a cena da lei e gustarmi un abbondante piatto di calde Schnitzel!

Francesca Valassi

Originaria dell'Oltrepò Pavese ma per metà spagnola. L'interesse per il mondo del cibo e del vino nasce in famiglia, grazie a papà salumiere e formaggiaio, e mamma cuoca provetta, e dal territorio in cui è nata, dove colline e vigneti si perdono a vista d'occhio. Pratica corsa, bici e nuoto e sta scoprendo come la buona cucina possa sposarsi con scelte consapevoli a tavola. Dal 2009 collabora con il blog Soul&Food e con Lavinium. Dal 2015 è assaggiatrice ONAV e membro del consiglio provinciale di Milano. Ama scrivere e scattare foto per ricordare i luoghi e i sapori che ha vissuto e le piace scoprire nuovi locali nella città dove vive, Milano, dove gira sempre in bicicletta, per non lasciarsi intrappolare dalla frenesia dei suoi ritmi. Se volete fare breccia nel suo cuore, regalatele un dolce al cioccolato, il più fondente possibile.

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