Chianti Classico Collection 2017: l’unico caso in cui la Leopolda è diventata rossa

Lo so, la battuta era facile, ma concedetemela, e non è di parte, perché nel mio caso dovrebbe essere rossonera (no, il calcio non c’entra nulla). Del resto a vivere in un Paese dove ogni giorno esce fuori uno scandalo, dove la corruzione è diventato un fenomeno televisivo e di (mal)costume, un’epidemia che batte abbondantemente qualsiasi virus in circolazione, dove ancora oggi l’unica prospettiva esistenziale è quella di produrre e consumare mentre dall’altra parte si parla di difesa dell’ambiente, dove alle ideologie e ad una visione altra del futuro si contrappone una incontrollata globalizzazione che non è altro che livellamento verso il basso del lavoro e degli stili di vita, beh…
Ma parliamo di Chianti Classico ed entriamo nel merito delle scelte che hanno portato alla nascita della Gran Selezione, un nome concepito per mandare un messaggio preciso al mondo: “questo è l’apice della piramide qualitativa del Chianti Classico“. Qualcuno dirà “ma la Riserva non andava bene?“, no, non andava bene, almeno dal punto di vista commerciale. Molti produttori hanno storto il naso, non erano così convinti della necessità di produrre un terzo vino, così inizialmente hanno aderito davvero in pochi. Ma si sa, quando una cosa funziona le persone cambiano facilmente opinione, e a detta di chi la Gran Selezione l’ha fatta da subito, il mercato sta rispondendo molto bene. Però c’è il rovescio della medaglia (e come poteva andare diversamente?): ora si fatica a vendere la Riserva. Vai a spiegare al consumatore, soprattutto esteri, che senso abbia oggi la Riserva, se di fatto non rappresenta più il miglior vino aziendale ma qualcosa di intermedio (anche nel prezzo, ovviamente), difficile dare una risposta convincente.
La cosa buffa è che grazie a questo nuovo investimento d’immagine (e di contenuti), è proprio la Riserva ad averne tratto vantaggio dal punto di vista squisitamente espressivo. Esatto. Liberata dai fardelli che la costringevano ad essere un vino pomposo, a volte sovraccarico, e proprio per questo squilibrato, ora gode e potrebbe far godere tutti coloro che del mercato e della moda del momento se ne fregano, tutto sta a farglielo sapere…
Ovviamente il bello del mondo del vino è che a generalizzare si fa sempre torto a qualcuno, ci sono ottimi Gran Selezione così come non riuscite Riserve, ecco perché sono ancora utili le anteprime.
P.S. Una precisazione: quanto ho scritto sulle difficoltà di vendita della Riserva è frutto di colloqui con un certo numero di produttori che fanno anche la Gran Selezione. Questo non significa che chi non la produce abbia altrettanti problemi a piazzare la Riserva, al contrario, sembra che ci sia stato un significativo aumento delle vendite. Questo fatto conferma le mie perplessità sull’utilità di un terzo vino, tanto più in virtù degli assaggi effettuati.
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LA DEGUSTAZIONE
Cominciamo con una selezione dei Chianti Classico 2015 (76 campioni di cui ben 36 campioni da botte)
• Badia a Coltibuono: bella finezza, rosa, ciliegia, lavanda, buon sviluppo, fresco, sciolto, scorrevole e pulito.
• Brancaia: naso sottile ma fine, ciliegia, fragola, ribes, pepe, fresco in bocca, pulito, buon tessuto tannico, finale coinvolgente.
• Casa Emma: impatto di erbe aromatiche, salvia, lavanda, lauro, elegante in bocca, con un bel frutto, tannino fine, grande freschezza, ottima pulizia esecutiva.
• Castellinuzza e Piuca: delizioso all’olfatto, bella nota di rosa e alloro, ciliegia, lampone, finissimo; bellissimo anche in bocca, fresco, dinamico, di personalità, con quell’eleganza che caratterizza i migliori di Lamole.
• Castello di Gabbiano: fine e stimolante, con note di viole, magnolie e ciliegia, cenni balsamici, bocca fresca, godibile, buona eleganza, progressivo.
• Cinciano: tanta ciliegia, rosa, speziatura da legno, bocca ancora asciugante, c’è freschezza e sapidità, tannino un po’ ruvido che frena il sorso, ma ha le basi per un’ottima evoluzione.
• Fattoria San Giusto a Rentennano: nonostante sia ancora in affinamento rivela una materia di grande lignaggio, dinamica, scorrevole, fresca, con una eccellente levigatura del tannino.
• Fattoria San Michele a Torri – Tenuta La Gabbiola: colore intenso rubino, naso accattivante, piacione, molto frutto, bocca corrispondente, rotonda, ben fatta, vino un po’ cercato ma con qualità oggettive.
• Fèlsina – Berardenga: naso elegante, erbe aromatiche, bel frutto delicato, bocca con un suo fascino, stacca dai precedenti, c’è sapidità, mineralità.
• Isole e Olena: si riconosce fra mille, per carattere e solennità, giocato su toni balsamici e mentolati, ha bocca rotonda e armonica, fresco, godibile, succoso, speziato, in continuo movimento.

• Monte Bernardi – Retromarcia: dopo un periodo che mi aveva lasciato molto perplesso, torna ad essere uno dei migliori della tipologia, ricco, sapido, pepato, pieno di verve.
• Monteraponi: naso di bella finezza con note di lampone, ciliegia, mirtillo e venature agrumate, bocca elegante, di grande spessore, ricca, profonda, dal tannino esemplare, notevole.
• Monterotondo – Vaggiolata: violette, ciliegie, balsamico, timo; succoso in bocca, fresco, grande onestà e timbro naturale sono i suoi punti di forza.
• Podere Castellinuzza: ciliegioso e intenso, bocca ricca di materia, fresca, avvolgente, manca un po’ di definizione e finezza.
• Fattoria Poggiopiano – Poggiopiano: toni di ciliegia nera, bergamotto, erbe mediterranee; avvolgente in bocca restituisce la stessa materia, succosa, sapida, forse manca un po’ di profondità.
• Bandini Villa Pomona – Pomona: rubino luminoso, rosa e corbezzolo, fragola e lampone; fine, con una marcia decisa che deve ancora deve assestarsi, ma già rivela una notevole eleganza.
• Riecine: naso con un bell’impatto floreale, boschivo, frutto, terroso, cardamomo, molto chiantigiano; bocca stupenda, di carattere, meraviglioso, lunghissimo, luminoso, raggiante, vino esemplare.
• Rocca di Castagnoli: rubino intenso, profumi di frutto scuro, mirtillo, prugna e pennellate di fragolina di bosco; bocca intensa, fitta, tannica ma di carattere, con finale appena acidulo.
• Tenuta di Nozzole – Nozzole: rubino violaceo, naso sottile ma molto fine, sentori di rosa rossa e viola, ciliegia, agrumi rossi maturi, salamoia; bocca ancora un po’ legnosa, tanto succo, materia, sapidità, vino di stile internazionale ma intelligente.
• Terre di Perseto – Albòre: naso sottile, ancora poco espressivo, si intravedono florealità e frutti di bosco, fine; anche al palato, nonostante gli manchi un po’ di materia ha una sua eleganza, è godibile e meritevole di attenzione.
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Chianti Classico Riserva 2014 (27 campioni di cui 6 campioni da botte)
• Bibbiano: bel frutto, note di macchia, bella finezza; bocca speziata, fresca, c’è eleganza e polpa, succosità, finale lungo e complesso.
• Caparsa – Caparsino: attacco fine, floreale e fruttato pulito; in bocca è eccellente, succosissimo, ricco, godibilissimo, con un tannino perfetto, poesia e bellezza di un vino esemplare.
• Castellare di Castellina – Castellare: ancora impreciso all’olfatto, rivela un sorso dinamico che deve trovare un proprio equilibrio per esprimersi al meglio, sotto c’è molto da offrire, vedremo.
• San Giusto a Rentennano – Le Baroncole: molto fruttato, balsamico, appena boisé; bocca corrispondente, con un frutto pieno e appena maturo che ritorna, tannino vivo ma ben imbrigliato, freschezza e allungo.
• Le Miccine: naso floreale e di lampone maturo, speziatura fine; al palato è teso, asciugante, con acidità scomposta, ma ha carattere e crescerà notevolmente.
• Monte Bernardi: elegante e profondo, un gioco fitto di frutti e spezie; molto bello anche al gusto, pieno di verve, fresco, ottimo allungo, davvero buono, luminoso.
• Monteraponi: superbo sin dal primo impatto, stimolante nella trama floreale e fruttata; bocca strepitosa, polpa infinita, eleganza, ampiezza e progressione, magnifico.
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Chianti Classico Gran Selezione 2014 (solo 5 campioni)
• Bibbiano – Montornello: bel naso elegante, fine, floreale, piccoli frutti, erbe mediterranee, ciliegia sotto spirito; bocca avvolgente, buon ritorno fruttato, c’è eleganza, freschezza e precisione esecutiva, senza sbavature.
• Castello di Ama – San Lorenzo: colore molto intenso, rubino profondo, naso marcato ancora dal legno, più “ciccione”; bocca balsamica, fresca, vino lavorato bene con un legno sotto controllo e una materia di spiccata qualità.
• Rocca delle Macìe – Riserva di Fizzano: naso dall’approccio ancora bisognoso di affinarsi, leggera speziatura, ciliegia, lampone maturo, bocca che rivela un legno che deve essere assorbito, finale di liquirizia.
• Villa Calcinaia – Vigna La Fornace: impatto fruttato, ciliegia e lampone maturo, spezie appena accennate; al palato è più espresso, buona polpa, tannino ancora bisognoso ma c’è già un discreto equilibrio ed una buona eleganza.
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Chianti Classico Gran Selezione 2013 (40 campioni)
• Bibbiano – Vigna del Capannino: rubino intenso, naso altrettanto intenso, non del tutto definito, deve ancora assestarsi, sotto c’è materia, grande frutto e spezie fini; palato dinamico, polposo, freschissimo, tannino energico, legno ben integrato, vino in crescita.
• Casa Emma: naso elegante, etereo, piccoli frutti, balsamico; bocca con buona materia, tannino di misura, ottima freschezza, arioso, lungo.
• Castello di Gabbiano – Bellezza: spazia sui frutti, ciliegia, mirtillo, anche rosa e viola, liquirizia; bocca fresca, piena, succosa, bel tannino, legno ancora da assorbire ma non coprente.
• Vigna Paronza – Casale dello Sparviero: ben giocato su piccoli frutti e spezie, in bocca è dolce, rotondo, ma non manca di base acida e il tannino è ben estratto.
• Fontodi – Vigna del Sorbo: rubino luminoso, fine e sornione, frutti maturi, terroso; al palato è avvolgente, deve ancora sviluppare complessità ma ha già un buon equilibrio.
Roberto Giuliani


