Scozia: il mio viaggio tra i sapori d’oltre Manica

Uno degli aspetti più importanti di un viaggio è, secondo me, il cibo.
Mangiare piatti tipici, assaggiare i sapori particolari del posto che si visita, provare tutto quanto, anche solo una piccola quantità, ma di ogni cosa, è una delle esperienze che più si fissano nella mia memoria. Poche cose parlano della cultura e delle tradizioni di un paese quanto il suo cibo.
A settembre sono rientrata da un viaggio in solitaria in Scozia, un tour ad anello di dieci giorni iniziato a Edimburgo e proseguito lungo la costa ovest delle Highlands, compresa la meravigliosa Isola di Skye, per poi rientrare nell’entroterra attraversando il Perth e il parco Nazionale di Cairngorms. Ammetto di aver dedicato molti momenti delle mie giornate assaggiando tutto quello che di più tipico incontravo, anche quello che in apparenza sembrava strano o poco invitante.

Purtroppo, essendo da sola, nei ristoranti potevo scegliere solo uno o due piatti dal menu (normalmente infatti cerco sempre di convincere i miei commensali a scegliere un piatto diverso dal mio, in modo da poterne assaggiare un po’!) ma comunque in dieci giorni me la sono cavata egregiamente e posso dire di essere molto soddisfatta, a scapito di chi mi aveva invece detto che in Scozia non avrei mangiato bene.
Generalmente infatti, il Regno Unito è bersaglio di molti stereotipi che, ahimè, portano a una generalizzazione il più delle volte sbagliata.
In verità, se si inizia a pensare in maniera corretta al cibo tradizionale britannico, possiamo renderci conto che non è certo tutto da scartare, soprattutto quello scozzese!

Come in tutti i paesi nordici, anche in Scozia la cucina è frutto del clima piuttosto freddo e delle materie prime – di terra e di mare – che la caratterizzano: rinomata per la qualità di alcuni suoi prodotti come bovini (soprattutto la razza Aberdeen Angus), e per l’allevamento del salmone, è famosa anche per i frutti di mare (mitili, gamberi e aragoste), pesce affumicato, e diversi tipi di formaggi. I piatti scozzesi sono semplici, non troppo elaborati, ma soprattutto genuini e nutrienti.

A questo proposito, iniziamo subito dalla colazione: ovviamente ho scelto sempre la versione più tipica, la “full scottish breakfast“, che normalmente mi saziava (quasi) fino all’ora di pranzo. Sì, perché oltre ai più tradizionali elementi “freddi” come succhi di frutta, yogurt, cereali, biscotti di avena e biscotti al burro, il piatto forte della colazione scozzese è formato dal porridge (una specie di crema tiepida a base di latte e fiocchi di avena, talvolta viene aggiunto un po’ di whisky), fette di pane sempre calde da spalmare con generose dosi di burro, e poi – giusto per chi non ne avesse abbastanza! – pomodori scottati, bacon alla griglia, scones (che sono delle specie di muffins ma più consistenti) di patate, salsicce, funghi saltati in padella, fagioli stufati con o senza sugo, uova fritte e l’immancabile black pudding, un insaccato molto saporito a base di sangue di maiale o di pecora, lardo, avena, prezzemolo e spezie, cotto nell’intestino dello stesso animale. Insomma, come è possibile immaginare, una colazione per pochi “braveheart”!

La Scozia offre però diverse altre prelibatezze da gustare per pranzo o per cena, e una tra le più tipiche (e a dire il vero indubbiamente tra quelle che mi è piaciuta di più!) è il cosiddetto Haggis, un piatto molto conosciuto e particolarmente caro agli scozzesi. Si tratta dello stomaco della pecora riempito con il suo cuore, il fegato e i polmoni, tutto tritato, insieme a grasso di rognone, cipolla, spezie, farina d’avena, il tutto mescolato con brodo e bollito. Normalmente viene servito con patate e una salsina a base di whisky. Scommetto che avrete tutti una smorfia di disgusto stampata sul volto, vero? E invece posso assicurarvi che è delizioso, soprattutto se accompagnato da una buona birra dal finale amarotico. Questo piatto è diventato una tradizione talmente radicata nella popolazione da diventare il piatto nazionale della Scozia, poiché, anche se le origini effettive di questo piatto sono sconosciute, si dice che nacque migliaia di anni fa, quando i cacciatori mescolavano il lardo di animali con i cereali, per allungare il tempo di conservazione. Questo piatto ha però anche relazioni con i vichinghi, si pensi alla forte similitudine con la parola svedese “hagga” e l’islandese “hoggva“, che significano entrambe “tagliare” o “abbattere”. Non è difficile infatti trovare anche in Scandinavia alcuni piatti simili all’haggis.

Non dimentichiamo di approfondire poi il famoso salmone scozzese, poiché la tradizione degli allevamenti scozzesi infatti produce ottimi esemplari, che a differenza di quelli norvegesi sono i più magri in assoluto, per via della temperatura delle acque. Piuttosto rinomato è il Tweed Kettle, salmone bollito lentamente in acqua, vino, aneto e alloro. Se avanza, viene preparato di sovente il Potted Salmon, una crema di salmone e burro, accompagnata da gallette di avena.

Per chiudere in dolcezza, una menzione speciale meritano i famosissimi Shortbread, ovvero il tipico frollino scozzese, che si trova un po’ dovunque in giro per le città e per i paesi più piccoli. Non è troppo stucchevole grazie al suo sapore quasi salato, dovuto all’enorme quantità di burro tipico dei paesi del nord. Gli Shortbread nascono da una tradizione medievale: l’impasto del pane veniva essiccato per preparare il pane biscottato. In passato questi biscotti erano molto costosi e venivano consumati infatti solo in occasioni speciali.
Siete quindi pronti per partire a scoprire le meraviglie (culinarie e non solo) scozzesi?

