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Stile Titolo alcolometrico Birrificio Formato Prezzo
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Belgian Ale 6.0% De Struise Browers 0.33 cl A (fino a 5 Euro)
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I “De Struise Brouwers” esordiscono nel 2001, quasi per gioco, trasformando, lentamente, quello che è un hobby, pura passione, in un’attività sempre più seria e, direi, di successo. In Italia le loro birre sono state, per il momento, importate solo in occasione di manifestazioni e da qualche locale specializzato della capitale. Le etichette attualmente prodotte sono diverse nonostante si tratti di una piccola produzione e questo, di certo, non aiuta a districarsi nella selezione dell’offerta. Io grazie ad alcuni amici olandesi trapiantati in Belgio, sono riuscito ad assaggiare sia la Kloeke, oggetto di questa recensione, che la Pannepot, probabilmente, la birra più quotata dagli appassionati ma che considero, sia per il notevole grado alcolico sia per la presenza generosa di spezie, decisamente troppo impegnativa. La Kloeke Blonde è più beverina senza rinunciare ad essere originale e complessa. E’una semplicità da non confondere con banalità. Carattere e personalità, corpo e struttura non mancano ma quello che si fa apprezzare è proprio la capacità di interpretare la tradizione fiamminga conservando una straordinaria bevibilità. Si tratta di una birra di frumento crudo prodotta seguendo, in parte, una antica tradizione medioevale, in cui anziché usare il luppolo si ricorreva a una mistura di erbe e spezie. Nella ricetta moderna troviamo coriandolo, scorza d’arancia e luppolo. Quindi si procede: alta fermentazione, nessuna filtrazione e pastorizzazione. Il cappello di schiuma rivela un’apprezzabile compattezza. Il colore mostra brillanti riflessi aranciati. Il naso profuma di grano fresco e lieviti con leggere note fruttate ma anche di erbe, resina ed altre sensazioni vegetali. Il suo sapore agrumato ed acidulo la rende, particolarmente, accattivante. La carbonica risulta ben fusa e carezzevole sul palato. Molto equilibrata ed elegante riesce ad entusiasmare giocando sulla perfetta armonia delle parti e la delicata persistenza delle sensazioni alternando toni delicatamente dolci ad una punta d’amaro, a tratti pronunciata. Finale dissetante ed asciutto che lascia pulito e soddisfatto il palato. Da abbinare ad un buon prosciutto cotto tagliato a fettone (belle doppie, mi raccomando) irrorato con un filo d’olio extravergine d’oliva e cosparso di “pimenton picante”(varietà di peperoncino affumicato poi macinato, simile alla paprika). Voto: @@@@
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