Cuvage: un universo enologico dedicato al Metodo Classico piemontese

Nonostante una rimonta considerevole in termini mediatici e di consumi, attuata negli ultimi anni dalle case spumantistiche piemontesi – Alta Langa in primis – quando si pensa alle nobili bollicine italiane la maggior parte delle persone fanno riferimento ad altre regioni. In realtà è in Piemonte che tutto ha inizio, grazie ai Conti di Sambuy che nell’800 impiantano i primi vigneti di pinot nero e chardonnay per produrre vini spumanti sul modello di quelli della Champagne, area vitivinicola che non ha certo bisogno di presentazioni. Carlo Gancia, fra i protagonisti indiscussi dell’epoca, studia approfonditamente le tecniche spumantistiche francesi cercando di interpretare al meglio il terroir piemontese e tutto ciò che gravita attorno a questo concetto.

Facciamo ora un salto in avanti e arriviamo al 2011, anno in cui nasce la cantina Cuvage, dal 2021 entrata a far parte del Gruppo Argea. Ci troviamo ad Acqui Terme, sulle dolci colline monferrine riconosciute Patrimonio dell’Umanità UNESCO ormai undici anni fa. L’azienda opera su 86 ettari di vigneti selezionati, in stretta collaborazione con il territorio e le persone che vi lavorano. Sfruttando dunque le competenze di tutti coloro che possano realmente fare la differenza, a partire da un approccio attento e curato in ogni fase: dalla vendemmia alla vinificazione. Accanto alle uve chardonnay e pinot nero, le stesse che hanno scritto la storia del metodo classico piemontese – e gran parte di quello mondiale – l’arte della sperimentazione di Cuvage risiede nel considerare anche i vitigni iconici della regione, quali nebbiolo e moscato, con i quali dà vita a due etichette: Il Nebbiolo d’Alba Rosé Brut e il Moscato Millesimato. Li vedremo in seguito.

Il fiore all’occhiello dell’azienda è senza dubbio l’Alta Langa, nota Docg istituita nel 2011 e caratterizzata da una disciplinare piuttosto restrittivo. Quest’ultimo coinvolge tre province: Alessandria, Asti e Cuneo ed esige in etichetta l’indicazione dell’annata. La durata della permanenza del vino sui propri lieviti non deve essere inferiore a 30 mesi, anche per i rosati, e di tre anni per gli Alta Langa con menzione Riserva.
Cuvage, oltre ad essere un’azienda vitivinicola degna di nota, negli anni si è affermata come un luogo di esperienza e di scoperta. I visitatori possono immergersi nel mondo degli spumanti attraverso visite guidate, degustazioni e workshop esperienziali. La struttura, arricchita nel 2020 con la BOUTIQUE dedicata all’ospitalità e all’enoturismo, completa l’offerta.
Ho avuto il piacere di assaggiare tre etichette facenti parte della gamma. Di seguito le mie impressioni.

Asti Dolce Millesimato 2019
Uve moscato raccolte durante la prima decade di settembre, allevate all’interno di vigneti situati sulla dorsale collinare che va da Alice Bel Colle a Santo Stefano Belbo, passando per Mombaruzzo; l’altitudine varia tra i 250 e 400 metri sul livello del mare. In cantina dopo la pressatura dei grappoli, e la decantazione statica a freddo, avviene l’inoculo di lieviti selezionati e la fermentazione sino ai 5.5 gradi alcolici. Affinamento della cuvée per sette mesi in acciaio, il vino riposa minimo un anno e mezzo sui propri lieviti, più altri sei mesi in bottiglia prima della messa in vendita. Sboccatura avvenuta a febbraio del 2023. Veste paglierino con riflessi oro antico, perlage regolare e fine. Timbro olfattivo intenso, affiorano profumi riconducibili al pane appena sfornato e alla frolla, assieme a pennellate floreali fresche e stimolanti tra cui acacia e biancospino, pepe bianco e tocchi lievemente vanigliati. La freschezza è tra le prime cose a catturare la mia attenzione, ben supportata da una bollicina cremosa e un finale mediamente sapido.

Alta Langa Brut Millesimato 2020
Questa volta ci troviamo sulla dorsale collinare che va da Strevi a Castino, ad un’altitudine che arriva fino a 450 metri sul livello del mare. I terreni da cui provengono le uve pinot nero e chardonnay, impiegate nella cuvée, sono composti da un misto di marne grigio-biancastre di forte componente calcarea. La vendemmia viene effettuata solitamente da metà agosto in poi, in cantina si inizia con la pressatura soffice del grappolo intero ottenendo diverse frazioni di mosto separate. Dopo una decantazione statica a freddo, e una leggera chiarificazione, si procede con inoculo di lieviti selezionati. Maturazione in acciaio senza fermentazione malolattica. Affinamento sui lieviti minimo 30 mesi, riposa altri 90 giorni prima della vendita. Paglierino vivace, bollicine fini che faticano a svanire. Ne assaggio un sorso e mi accorgo che prevale nettamente il frutto croccante, in primis scorza d’agrume, impreziosito da effluvi minerali e di piccoli fiori di montagna. Un sorso goloso e al contempo teso, suadente, anche per via del perlage carezzevole, tuttavia, incisivo; apprezzo altresì la chiusura marcatamente agrumata, fresca e “dissetante”.

Nebbiolo d’Alba Metodo Classico Rosé Brut 2019
Uve 100% nebbiolo allevate all’interno di un fazzoletto di terra pari a sei ettari, facente parte del comune di Verduno – dov’è possibile altresì produrre il Barolo Docg – su un terreno calcareo, argilloso e limoso. La vendemmia viene effettuata solitamente a fine agosto. In cantina si inizia da una pressatura soffice e una breve macerazione pellicolare per estrarre il tipico colore rosato. La prima fermentazione alcolica è svolta a bassa temperatura in piccoli tini di acciaio. La rifermentazione in bottiglia avviene ad una temperatura costante di 15 °C. Il vino affina sui propri lieviti per un minimo due anni, dopo la sboccatura riposa altri tre mesi prima della vendita. Manto rosa cerasuolo, rilessi rame, perlage minuto e persistente. Timbro olfattivo moderatamente intenso, si distingue per sobrietà in misura pari all’eleganza della parte floreale, in tandem con la cipria, noce moscata e scorza di mandarino; chiude su un dolce ricordo di frolla e fragolina di bosco. Anche in questo caso la verticalità del sorso è la prima sensazione a stupirmi, ben supportata da un centro bocca non banale e una carbonica sottile, cremosa, che ben predispone all’assaggio; media persistenza, un ottimo Metodo Classico che sa di Langa.
Andrea Li Calzi




