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Non sono passati molti mesi dall’ultima volta che sono andato al Marroneto; eravamo un gruppo di amici e Alessandro sa essere accogliente come pochi altri produttori. Quando entra in sintonia, ti permette di fare tutti gli assaggi che vuoi da qualsiasi botte: non teme di fare brutte figure. La proprietà fu acquisita da Giuseppe Mori, un avvocato in Roma, nel 1974 e consisteva in un piccolo podere circostante una chiesa del 1200 della Madonna delle Grazie, da cui prende il nome la località, che domina una bellissima vallata nella quale impiantò il primo vigneto. Ben presto i figli, Andrea ed Alessandro, si appassionarono alla vigna e le dedicavano molti fine settimana. Col tempo, però, solo un avvocato fu strappato alla professione in via definitiva e regalato alla vitivinicoltura, al contrario di quanto succede molto più spesso: Alessandro. I principali elementi che contraddistinguono un grande vino sono: la provenienza da una zona altamente vocata, utilizzazione di un vitigno completo e di provate qualità organolettiche, viene prodotto con tecniche avanzate sia in vigna che in cantina. Il sangiovese è uno dei vitigni italiani più importanti. Da questo vitigno si ricava un vino di buon corpo, di grande acidità capace di sostenere il vino per un lungo invecchiamento, con tannini eleganti, fruttato e complesso, oltre ad una sostenuta alcolicità. Molti lamentano una scarsità di antociani, da cui un colore non molto “carico”; ma questo non deve essere annoverato come un difetto. A questi pochi elementi vanno aggiunte tantissime variabili piccole o grandi. Ma un elemento molto importante è il “fattore umano”: la filosofia e la passione del produttore con la quale dà una interpretazione personale di quel vino, seppure nel rispetto della tradizione, che lo distingue da tanti altri. Alessandro Mori è uno dei pochi “vigneron” rimasti a Montalcino; è il proprietario de il Marroneto, coltiva solo Sangiovese, conduce in prima persona le attività in vigna ed in cantina, promuove e commercializza il suo Brunello.
Nel vigneto interviene pochissimo: non lavora il terreno; non diserba, ma sfalcia; non usa fitofarmaci sistemici; non usa tisane di ortiche o corno di vacca per risvegliare il vigneto secondo l’uso biodinamico, e non si sottopone ai controlli dei consorzi bio, perché refrattario a qualsiasi imposizione pseudo-legislativa. Il suo vigneto ormai si è autoregolato alla qualità; la limitazione delle rese è essenziale: non si può fare un grande vino se si produce oltre 60 quintali per ettaro. E’ già tanto che subisce “senza speranza e senza convinzione la DOCG; Il Brunello è diventato un business, gli interessi in gioco sono troppi; gli investimenti fatti dai grandi produttori sono elevati e difficilmente si tornerà indietro a privilegiare solo la qualità”. In cantina non fa ricorso ad alchimie particolari; si limita ad “aiutare” il sangiovese ad esprimere le sue grandi potenzialità. Per un periodo importante ha goduto, come tanti altri produttori, della consulenza di Giulio Gambelli. Tre sono i vini dell’azienda: un Rosso di Montalcino (Ignaccio, dedicato al figlio), e due Brunello di Montalcino (Il Marroneto ed il “cru” Madonna delle Grazie). I primi due sono vinificati ed avviati alla fermentazione in vasche d’acciaio con continui rimontaggi per una durata di circa 12 giorni. Il Rosso segue un affinamento di 8 mesi in botte grande da 25 quintali e sei mesi in bottiglia prima della commercializzazione. Il Marroneto, invece, invecchia 39 mesi in botte grande e affina 10 mesi in bottiglia. Per il “cru” Madonna delle Grazie la selezione delle uve viene operata in quelle raccolte nel vigneto storico. Appena pigiata l’uva viene lasciata completamente ferma in tini di rovere; in questo modo l’avvio della fermentazione è molto lento e la temperatura si mantiene bassa. Dopo 2 giorni inizia a salire la temperatura ed inizia la vera e propria fermentazione. La massa effettua una lunga macerazione di 18-20 giorni con continui rimontaggi fino alla separazione delle bucce. Questa metodologia è stata adottata per esaltare la componente olfattiva e fruttata e per estrarre al massimo i tannini, il corpo, la struttura e la complessità che l’uva può dare. Un altro punto fermo di Alessandro Mori è l’utilizzo del legno: “serve solo ad ossigenare il vino durante il suo lungo viaggio (4 anni) verso la completa maturazione; se viene usato per conferire profumi terziari al vino, vuol dire che il produttore non è sufficientemente bravo a fare un vino che regali emozioni”.
I vini
Rosso di Montalcino Ignaccio 2010 – Il colore è un gran bel rubino! Viola, frutta e note vinose al naso, con un corredo di speziatura e cuoio; in bocca la frutta e l’acidità sono molto intense; è complesso, persistente e giustamente tannico. Rimane una grande ventata di freschezza che richiama con insistenza un altro sorso.
Brunello di Montalcino Il Marroneto 2007 – Innanzitutto il colore: bel rosso rubino, per nulla scarico. Al naso si apprezzano intensi profumi di mammola, cuoio, terra, speziatura e tanta frutta rossa croccante: susina e ciliegia soprattutto. Con l’ossigenazione nel bicchiere il vino manifesta anche mineralità, goudron e liquirizia. Alla gustativa si ha un ingresso piacevole, assaporando tutta la frutta rossa preannunciata dal naso (ciliegia, soprattutto); la notevole acidità e l’imponente tannino non del tutto maturo danno la certezza di una lunga vita davanti. Equilibrio, concentrazione e complessità sono ad alti livelli.
Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2006 – Questo “cru” è leggermente diverso dal precedente, più espressivo al naso: emana profumi vinosi, rosa canina, viola, ciclamino, china, rabarbaro, cuoio, terra, carrube e frutta rossa matura. In bocca è molto fruttato, concentrato, ampio, speziato, complesso e persistente, con una acidità composta ed un tannino piacevolmente imponente e già pronto. Indicato per piatti strutturati.
Azienda Agricola Il Marroneto di Mori Alessandro Località Madonna delle Grazie 307 – 53024 Montalcino (SI) Tel. +39 0577 849382 Fax. +39 0577 846075 Sito: www.ilmarroneto.it e-mail: info@ilmarroneto.it
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