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Le “cime” del Chianti Classico: il sangiovese a Lamole

Vigneto a LamoleRaggiungere Lamole non è agevolissimo e verrebbe da dire che qui bisogna proprio venirci, non ci si passa per caso: una piccola stradina si inerpica poco dopo Greve in Chianti in direzione Panzano (SR222). Curve, strettoie di montagna di quelle che conviene suonare prima di imboccare il tornante e mano a mano che si sale il paesaggio, e non solo l’altitudine, cambia. Molti alberi, boschi, che disegnano un uno scenario naturalistico incantato insieme alle vigne, di quelli che è sempre meno possibile ammirare a causa del disboscamento continuo che in molte e rinomate aree vitivinicole ha portato al dissennata idea di abbandonare altre colture per la vite ed in molti casi ha sacrificato interi boschi per consentire la produzione di vino, anche là dove non lo si era mai fatto ed un motivo, d’altronde, forse ben c’era. Qualche agriturismo, molte belle case in pietra, qualche piccola frazione composta da pochissime abitazioni, come Castellinuzza oppure Càsole ed infine, dopo una decina di chilometri, si arriva nel piccolo borgo di Lamole.
Qui non c’è il turismo a tratti chiassoso che abbiamo lasciato prima di salire: l’offerta turistica è decisamente inferiore, anche se qualitativamente di ottima qualità. Un evento che oramai si perpetua da sette anni a questa parte si chiama “I profumi di Lamole” e fa si che tutti e sette i produttori di Chianti Classico locale espongano i propri vini in degustazione all’interno di una, ovviamente, piccola sagra di paese che consente ai vignaioli locali di far assaggiare quel loro sangiovese così diverso da quello allevato a poca distanza da qui, sia esso di Greve o di Panzano o ancora di Radda o Castellina.

Qui fa più freddo, siamo tra i 500 ed i 600 metri e l’uva matura dopo, sconfinando tranquillamente, a seconda delle annate, anche nella seconda o terza decade di ottobre: “Qui matura tutto dopo rispetto a Greve” ci dice un produttore. L’atmosfera che si respira è diversa: è probabilmente questo forse l’unico e vero chianti “di montagna” comprendendo anche le tante sottozone dell’altra docg che si fregia di questo nome, oltre a quella che riporta in etichetta “classico”. I “profumi di Lamole”, sono anche quelli che andiamo cercando in questa landa che dovrebbe donare sfumature diverse al sangiovese chiantigiano: un terreno ricco di sabbia e calcaree e povero, anzi poverissimo di argilla ed uno sbalzo termico tra il giorno e la notte importante donano solitamente al “sangioveto” locale sfumature maggiormente delicate rispetto ai cugini. L’acidità non manca ed è questo il parametro che deve essere tenuto in grande considerazione, sia nel bene, quando ben calibrato, che nel male quando fuori registro rispetto alle restanti componenti del vino, quando si giudicano i vini di Lamole. La sottigliezza dei profumi che in molti casi raggiunge vette decisamente eleganti completano una quadro “diverso” e se vogliamo atipico all’interno dell’intera denominazione. Così come la forma di allevamento ad alberello, che in alcuni casi resiste ancora.
Di seguito le note di dieci campioni che Roberto Giuliani ed io abbiamo degustato (non alla cieca) durante una serata organizzata presso l’azienda Lamole di Lamole (Gruppo Santa Margherita).

CASTELLINUZZA E PIUCA
– Chianti Classico 2006
Vitigni: 90% sangiovese, 10% canaiolo
La piccola azienda di Giuliano Coccia imbottiglia 5000 bottiglie che ricava da una superficie vitata di circa 5 ettari. Acciaio e cemento, questi i due soli strumenti che consentono di ricavare la vera sorpresa di questa degustazione. Un sangiovese vibrante, per freschezza e sapidità, dai tannini setosi e ben fusi ed un’aromaticità al naso tutta giocata sulla finezza e l’eleganza, con note di viole e giaggioli ed una ciliegia matura, fresca di grande suadenza.
@@@@ – 88/100

– Chianti Classico 2005
Vitigni: 90% sangiovese, 10% canaiolo
Anche con il millesimo 2005 la prova di questa piccola realtà convince per finezza ed eleganza ed arricchisce il quadro olfattivo di ciliegie e fiori rossi, con un bel campionario di spezie, a tratti piccanti che ricordano il cardamomo ed il pepe nero. In bocca una precisa acidità, una sapidità di bella fattura unitamente ai soliti tannini, croccanti, vivi e setosi insieme, chiudono un quadro di tutto rispetto.
@@@@ – 88/100

PODERE CASTELLINUZZA
– Chianti Classico Le Terrazze del Cancellino 2006
100% Sangiovese
Siamo sempre a Castellinuzza, ma questa volta è Paolo Coccia a vinificare il sangiovese dei suoi 3 ettari separatamente dal fratello Giuliano. Esposizione diversa, ma stessa piacevole finezza nei profumi per questo sangiovese che anche in questo caso sosta solo in acciaio, senza l’apporto del legno. La purezza e delicatezza del frutto rosso, che ricorda sia il lampone che la ciliegia ed una grande florealità, fresca e delicata, compongono un quadro olfattivo di gran bell’impatto. Tannini mai fuori registro, freschezza viva e succosa ed un finale di bocca sapido e minerale.
@@@@ – 87/100

I FABBRI
– Chianti Classico Riserva 2001
90% Sangiovese, 10% lanaiolo, malvasia e trebbiano
50 quintali per ettaro la resa ed un affinamento di 20 mesi in tonneaux francesi. I Fabbri è un’altra piccola azienda questa volta situata nell’altra frazione, che oltre a Castellinuzza, si incontra durante l’ascesa a Lamole, vale a dire Càsole. L’attacco è con note terziarie, di torrefazione, ma senza invadenze di tostatura a coprire i profumi. Dolci le note fruttate. In bocca è di gran freschezza, dritto e di ottima bevibilità con tannini ancora vivi ed a tratti graffianti a conferma della sua ancora giovinezza.
@@@@ – 87/100

– Chianti Classico 2006
90%Sangiovese, 5% lanaiolo, 5% merlot
Giovane, ma già di gran bella stoffa. La componente apportata dal legno (24 mesi di tonneaux) non è preponderante e già ben integrata. Note di ciliegie mature e amarene, viola mammola e cenni di macchia mediterranea. In bocca la buona freschezza sostiene la beva, nonché la sapidità. Tannini pimpanti in questa fase, forse fin troppo aggressivi in fase di degustazione, ma che fanno degnamente il loro dovere a tavola con la cucina locale.
@@@@ – 87/100

FATTORIA LE MASSE DI LAMOLE
– Chianti Classico 2006
100% Sangiovese
Il castagno, questo sconosciuto! Anche se in realtà capita sempre più di frequente di percepire un interesse verso questo tipo di materiale che va a comporre botti di media grandezza dove questo sangiovese affina per oltre due anni. Note avvolgenti di prugna matura, sfodera una potenza ed una dolcezza di bell’impatto, ma senza compromettere la finezza olfattiva che c’è e si sente. Ricco al naso, ma mai debordante, in bocca sfodera tannini di bella morbidezza, ma al tempo stesso una decisa freschezza.
@@@@ – 86/100

– Chianti Classico 2004
100% Sangiovese
Nonostante qualche esitazione iniziale, dovuta al bisogno di ossigenazione che col tempo ne pulirà completamente il quadro aromatico, la versione 2004 del sangiovese della Fattoria Le Masse è decisamente diverso dal precedente: Note a tratti affumicate, ma anche sensazioni asprigne che ricordano gli agrumi, la menta e dei delicati piccoli frutti rossi. Un vino di Lamole decisamente originale, quasi “antico” nella sua veste trasparente nel colore.
@@@@ – 86/100

LE STINCHE
– Chianti Classico Vigna Castello di Lamole 2004
95% sangiovese, 5% merlot
Questo chianti prodotto da Paolo Socci concede una piccola percentuale ad un vitigno alloctono come il merlot e coniuga 8 mesi di affinamento in botti da 500 litri con quasi 10 in vasche di cemento prima di terminare la sua corse in bottiglia. Note fresche e mature di ribes e ciliegia, ma anche mentolate a chiudere. In bocca mostra un tannino di buona fattura, una discreta acidità ed un finale lievemente amarognolo.
@@@ – 85/100

LAMOLE DI LAMOLE
– Chianti Classico Vigneto di Campolungo Riserva 2004
100% Sangiovese
Con questo campione ci stacchiamo dal profilo lieve e delicato che abbiamo riscontrato in molti sangiovese locali e ci spostiamo in una dimensione decisamente più moderna. Affinato per due anni in botti da 25 ettolitri questo sangiovese in purezza dell’azienda più grande del comprensorio di Lamole, di proprietà del colosso Santa Margherita, gioca più sull’immediata e potente intensità dei profumi, dolci, ma non stucchevoli e ridondanti. I profumi di ciliegia virano su toni martellatosi e di confetture. Bocca con tannini impegnativi in questo momento, avvolgenti e ancora preponderanti nella loro carica astringente. Finale di bocca lievemente amaro.
@@@ – 83/100

CASTELLI DEL GREVEPESA
– Chianti Classico L’alberello di Lamole 2006
100% sangiovese-
L’etichetta ed il nome richiamano alla forma di allevamento tipica a Lamole: l’alberello e le vigne, di 60 anni, da cui si ricava questo vino sono ancora allevate in questa antica e locala forma. Dolcezza del frutto che richiama ai lamponi, le ciliegie e le prugne. L’apporto del legno è presente ma già ben armonizzato con le sue note di cannella e vaniglia. Discreta la freschezza e lunghezza finale. Fattura complessiva discreta, gioca sulla semplicità di approccio.
@@@ – 83/100

Alessandro Franceschini

Alessandro Franceschini

Giornalista free-lance, milanese, scrive di vino, grande distribuzione e ortofrutta, non in quest'ordine. Dirige il sito e la rivista dell'Associazione Italiana Sommelier della Lombardia, è docente in vari Master della Scuola di Comunicazione dell’università Iulm di Milano, è uno dei curatori della fiera Autochtona e collabora con testate come Myfruit, l'Informatore Agrario e le pagine GazzaGolosa della Gazzetta dello Sport. In passato, oltre ad aver diretto la redazione di Lavinium.com, ha collaborato con la guida ai ristoranti del Touring Club e con la guida ai vini de L'Espresso. È stato uno degli autori dell'Enciclopedia del Vino di Dalai Editore, del volume "Vini e Vignaioli d'Italia" del Corriere della Sera e del libro "Il vino naturale. I numeri, gli intenti e altri racconti" edito dalla cooperativa Versanti.

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