Statistiche web
Locali e Ristoranti

Cena da Zi’ Pasqualina ad Atripalda (Avellino) condegustazione cieca di Fiano d’Avellino 2005


Le bottiglie in degustazionefoto 1) Sempre più stanco delle solite degustazioni “professionali”, che ormai sembrano proliferare come funghi in ogni dove e verso le quali comincio a provare forte insofferenza, più volentieri preferisco rifugiarmi in serate come questa, con gli amici, in un locale accogliente ed una cucina ed un ambiente familiari. Serate in cui l’attimo degustativo diventa solo un momento, anche se importante, ma marginale rispetto all’obiettivo principale di trascorrere tutti insieme una piacevole serata. La Trattoria Valleverde di Atripalda è una sorta di istituzione, una delle più conosciute non solo della provincia di Avellino ma di tutta la Campania. Tutti la conoscono come Zi’ Pasqualina. Ed è Sabino Alvino, oggi, a continuare la tradizione di famiglia, iniziata con un’osteria nel 1953. Va avanti senza alcuna concessione alle mode. Questo non significa ritrovarsi in un luogo anacronistico né “obsoleto”. Io lo definirei piuttosto incontaminato. C’è infatti una buona scelta di vini per la maggior parte selezionati (come sempre dovrebbe essere a parer mio) sul territorio. C’è un servizio cordiale, accogliente e preparato come ci si dovrebbe aspettare indipendentemente dal tipo di ristorante. Lo preferisco alla freddezza e all’anonimato di certi ristoranti lussuosi e pomposi,  anche “stellati” (ma-chi-se-ne-frega), con carte dei vini enciclopediche, posate d’argento, camerieri in doppiopetto  ma anima zero. C’è la cosa più importante: una costante attenzione alla materia prima e alla sua amorevole trasformazione che avviene seguendo rigorosamente le antiche ricette della tradizione.

     

i partecipantifoto 2)  Ad accompagnare i piatti una batteria di tutto rispetto di Fiano d’Avellino docg 2005 in buona parte messe a disposizione dal locale ed alcune direttamente dai produttori. Servite alla cieca dal patron del locale che ha voluto inserire due intrusi: un vino fuori-zona ed un fiano fuori-annata. Nessun intento di testare le nostre abilità (peraltro scarse) degustative ma un simpatico gioco per divertirci. Ognuno dei presenti ha avuto la possibilità di degustare tutti o una parte dei campioni secondo la propria capacità e resistenza. Nessuno ha utilizzato le sputacchiere, molti vini sono stati riprovati più volte, da soli o in accompagnamento a pietanze diverse. Alcune bottiglie problematiche o sospette sono state sostituite per non lasciare dubbi. Il fatto di degustare i vini, direttamente,  in abbinamento alla cena potrà sembrare ai puritani della degustazione canonica una gravissima mancanza di professionalità e, perchè no, di attendibilità. Posso assicurarvi, per quello che vale, naturalmente, che nessuno dei presenti ha colto delle interferenze particolarmente importanti nell’apprezzamento dei vini o del cibo, anzi. Ma del resto vino e cibo non dovrebbero essere un’accoppiata irrinunciabile? E’ il vino da meditazione, invece, che dovrebbe rappresentare l’eccezione, un rito occasionale. Naturalmente qualche vino si abbinava più o meno bene rispetto ad un altro, con una determinata pietanza piuttosto che con un’altra, ma il livello medio si è rivelato, indipendentemente da questo, decisamente soddisfacente. Sulla cucina di Zi’ Pasqualina non posso che confermarne l’assoluta genuinità, i sapori decisi, lo stile incorruttibile e la semplicità sopra tutto.

     

calicifoto 3) L’inizio con una serie molto variegata di antipasti assortiti  è forse l’unica cosa alla quale apporterei una maggiore definizione, soprattutto per evitare che la fame possa spingere qualcuno a riempirsi troppo la pancia prima che arrivino in tavola le cose migliori. Buoni i latticini, con un’inaspettata caprese, buoni gli affettati, simpatica la frittatina di verdure selvatiche, “sfiziose” le fritturine… Quello che ho, però, veramente trovato strepitoso è stata la mitica “broccoli e patate” che per quanto mi riguarda sarebbe potuto essere anche l’unico e solo antipasto, non che gli altri piatti demeritassero ma la bontà di questa semplicissima (almeno in apparenza), piccante preparazione è letteralmente devastante. Con l’arrivo e l’uscita di scena degli antipasti, anche una prima parte di bottiglie aveva fatto la sua comparsa in tavola. Il primo vino degustato che si rivelerà, poi, essere quello di Pietracupa è stato apprezzato anche se non ha destato particolari sussulti. Un vino molto corretto, rispettoso del varietale, forse un po’ troppo impegnato a non sbagliare piuttosto che ad osare, insomma un buon Fiano di Avellino degno rappresentante della denominazione, ottimo rapporto qualità-prezzo ma non di quelli indimenticabili dal punto di vista emozionale. Dobbiamo, però, tenere presente che si tratta del base della ormai celebre cantina di Montefredane, che da qualche anno ha deciso di puntare sulla selezione Cupo. Il secondo è stato accolto  con maggiore entusiasmo ed è stato a lungo ritenuto essere quello di Marsella, per lo stile molto eclettico, molto definito ed allo stesso tempo esuberante nel primissimo approcciarsi al naso.

     
zuppa di fagioli e scarole

foto 4) Quando alla fine si è scoperto che si trattava di F.lli Urciuolo alcuni di noi sono rimasti positivamente colpiti. Vino dall’ottimo rapporto qualità-prezzo, anche in questo caso la cantina produce una selezione superiore da vendemmia leggermente tardiva. Forse l’unica perplessità mi è rimasta sulla tenuta a bottiglia aperta. Quasi in contemporanea arrivano le due fantastiche zuppe ed altre quattro bottiglie di vino. Una zuppa prevede la classica accoppiata fagioli e scarole, uno dei cavalli di battaglia di Zi’ Pasqualina,  la seconda più delicata ed aristocratica ma altrettanto gustosa è quella di porcini e fagioli.  Altro che cucina fusion-confusion, quella dei piatti più belli a vedersi che a mangiarli. Qui, in questa locanda di paese, si viene investiti prima dai profumi poi dai sapori. In luoghi come questo non c’è posto per gli inutili barocchismi della cucina minimalista e moderna.  L’atmosfera è calda, accogliente, rilassata ed i prezzi sono veramente convenienti. La terza bottiglia viene subito individuata, correttamente, con il Fiano di Colli di Lapio. L’unica sorpresa, che sapremo solo il giorno dopo, grazie all’amico Pasquale Liguori (organizzatore della bella serata) che noterà la cosa, non si sa se per errore o volutamente si trattava di un fuori-quota o meglio di un fuori-annata, essendo la vendemmia 2003. Non possiamo che plaudire alla capacità di mimetizzarsi di questo Fiano in mezzo a campioni più giovani senza accusare cedimenti o stanchezza. E non dimentichiamo l’annata meno felice: calda e siccitosa. Sicuramente le caratteristiche di Lapio,  emergono in questi confronti con grande chiarezza ed evidenza.

     
Fiano di Avellino 2005 - Colli di Lapio

foto 5) Complimenti, dunque, a Clelia Romano. Anche per averci ricordato le doti di longevità del nobile vitigno irpino. Degustare, infatti, dei 2005 in questo momento è ancora, per certi versi, prematuro. Solo a partire da adesso col trascorre dei mesi e degli anni inizierà ad avere un senso più profondo ed una significatività più concreta. Il campione numero tre viene anche questo, come quello di Clelia,  individuato anche grazie alla forma particolare della bottiglia, come il Terre di Dora di Terredora un Fiano ottenuto dal blend di due cru, uno in Lapio, l’altro in Montefalcione. Un bianco dalle note fumé molto insistenti ma assolutamente gradevoli. Un Fiano più ricco, strutturato e più orientato sulla potenza e l’ostentazione del frutto che sulla finezza aromatica. Almeno in questa prima fase di vita. Smaltita un po’ di ciccia potrebbe riservarci non poche sorprese. Il quarto campione, invece, è stata una novità assoluta che il ristoratore ha voluto porre alla nostra attenzione in quanto diceva di esserne rimasto positivamente impressionato. Si tratta di una delle etichette nate nella nuova cantina dei F.lli Ercolino: Vinosia. Che dire?! L’impatto aromatico non può lasciare indifferenti e riprende talune suggestioni che assai raramente mi è capitato di riscontrare in maniera così netta e, aggiungerei, violenta nei Fiano che ho assaggiato a tutt’oggi, vale a dire: balsamicità, erbe officinali, salvia, rosmarino, alloro… Di tutti i Fiano degustati l’unico con queste caratteristiche così evidenti che mi è venuto in mente è stato, neanche a farlo apposta un altro 2005, quello di Picariello, degustato qualche giorno prima.

     
ravioli alle noci

foto 6) Quello di Vinosia non mi ha, però, convinto del tutto poiché  la sua invidiabile freschezza aromatica sembrava assumere, con il passare dei minuti, una postura sempre meno  naturale e decisamente forzata. Direi quasi “sauvignoneggiante” e che ha fatto sospettare al tavolo, addirittura, si trattasse dell’atteso  fuori programma. Mi riprometto, in ogni modo, di riassaggiarlo più avanti e con più calma per potermene fare un’idea più precisa. L’entrata in scena dei ravioli alle noci ha distratto un po’ tutti i presenti. Ottimi ma non trascendentali. Io, nel frattempo, ero stato rapito dal vino che mi ero appena versato nel bicchiere. Pensavo, ancora una volta, allo scherzo annunciato dal ristoratore ed anche se solo per qualche istante la mia memoria olfattiva mi continuava a rimandare al Trebbiano di Valentini. Invece no, di lì a pochi minuti, spogliate le bottiglie della carta stagnola ritroverò il mitico Guido Marsella. La cosa assurda è che qualche giorno prima avevo stappato a casa la prima bottiglia di quest’annata e mi era sembrata il solito Marsella: elegante, potente, stilizzato forse finanche un po’ stereotipato. Non so cosa dire. La bottiglia bevuta da Zì Pasqualina rimarrà indelebile nella mia mente per quella sua totale devianza, quella sua naturalezza d’espressione, quell’istintiva forza emozionale. Un bianco quasi cerebrale per questa sua aurea olfattiva così rarefatta ma capace, invece, di coinvolgere, rapire e di riportarci una volta fatto il suo ingresso al palato con i piedi saldamente per terra. Piacevolissimo da bere, infatti, mostra come un grande vino debba saper emozionare sì ma anche farsi bere…

     
Fiano di Avellino 2005 - Guido Marsella

foto 7) Il miglior Marsella di sempre!!! Inutile dirvi che nel frattempo è arrivato, finalmente(?), il vero intruso della serata un Grechetto dei Colli Martani così dignitoso e corretto che in pochi ne hanno individuato il diverso lignaggio se non per la minore freschezza acida rispetto a tutti gli altri vini giunti fino a quel momento nel bicchiere. Io non sono stato tra questi. Ero ancora frastornato da Marsella. C’è voluto il solito Antoine Gaite col suo Vigna della Congregazione 2005, campione di vasca, a farmi riprendere…In linea con la straordinaria prova del 2004, dotato forse di maggiore ricchezza, come nel 2003. Trattandosi di un campione prelevato dalla vasca bisognerà aspettare i primi imbottigliamenti per un giudizio più definitivo. Ultimo campione in degustazione il Fiano di Avellino di Vadiaperti, ancora molto scomposto e difficilissimo da inquadrare. Anche in questo caso sarebbe opportuno, conoscendo i vini di Raffaele Troisi, aspettare ancora un bel po’ prima di esporsi in valutazioni. A seguire baccalà, unica concessione al mare, in una cucina essenzialmente di terra (e riproposto, praticamente, come unica alternativa in quasi tutti i locali della zona) , quindi i dolci fatti in casa. Per informazioni sul ristorante Valleverde collegatevi all’interessante sito internet www.ziapasqualina.it, dove potrete fra l’altro “rubare” anche alcune delle loro straordinarie ricette. Se poi avete un po’ di tempo, tanta curiosità e la voglia di vivere queste emozioni dal vivo,  la verde Irpinia vi aspetta per un week-end  diverso a base di saperi e sapori unici, alla scoperta della splendida cultura contadina locale.

Fabio Cimmino

Napoletano, classe 1970, tutt'oggi residente a Napoli. Laureato in economia, da sempre collabora nell'azienda tessile di famiglia. Dal 2000 comincia a girovagare, senza sosta, per le cantine della sua Campania Felix. Diplomato sommelier ha iniziato una interminabile serie di degustazioni che lo hanno portato dapprima ad approfondire il panorama enologico nazionale quindi quello straniero. Ha partecipato alle più significative manifestazioni nazionali di settore iniziando, contemporaneamente, le sue prime collaborazioni su varie testate web. Ha esordito con alcuni reportage pubblicati da Winereport (Franco Ziliani). Ha curato la rubrica Visioni da Sud su Acquabuona.it e, ancora oggi, pubblica su LaVinium. Ha collaborato, per un periodo, al wineblog di Luciano Pignataro, con il quale ha preso parte per 2 anni alle degustazioni per la Guida ai Vini Buoni d'Italia del Touring. Nel frattempo è diventato giornalista pubblicista.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio