È il business bellezza!
Mettiamo in fila questa serie di affermazioni o proclami, fate voi:
• “Niente diserbanti, niente concimi chimici, niente residui di fitofarmaci”
• “Voglio arrivare a un vino con solforosa zero”
• “Il lievito è come lo sperma del vino. Dà identità. Basta lieviti selezionati, voglio lieviti autoctoni”
• “Voglio un vino pulito da uva pulita”
• “Il mio vino deve essere pulito, con bottiglie ecologiche a impatto zero, biologico. Un vino Pop“.
Non abbiamo raccolto il tutto girando tra i banchetti della manifestazione appena conclusasi a Roma dedicata ai vini naturali, ma a Milano, durante il congresso italiano di cucina d’autore, alias Identità Golose, giunto alla sua sesta edizione. Seduti su una panchina stile campetto di calcio di periferia del secolo scorso, ci sono i vertici di Fontanafredda: direttore commerciale, enologo, agronomo, direttore generale e lui, il Leader Maximo, Oscar Farinetti. Una saletta stracolma, con le prime file occupate dai giornalisti che contano, altri in piedi. Cesare Giaccone che, poco dopo, da un pentolone ciberà gli astanti con pasta al sugo d’anatra. Ressa per assaggiare il nuovo nato di casa, il Barolo Riserva 2004 Casa E. di Mirafiore & Fontanafredda.
Arrivato nel mondo del vino dopo l’esperienza Unieuro e con quella Eataly in pieno fermento, dopo la campagna acquisti nel mondo del vino, in Piemonte così come in Franciacorta e Veneto, Farinetti non ha remore nell’affermare con piacevole trasparenza che il business futuro nel mondo del vino è nel concetto di “residuo zero”. Il momento è quello giusto. E i dati sciorinati durante la presentazione del nuovo progetto Mirafiore gli danno ragione: +7% di vendite con l’operazione “Valori Bollati“, + 15% con l’Asti “dopo il suo sputtanamento”.
La vulcanica verve dell’imprenditore di Alba è nota, la sua capacità di comunicare con sintesi ed incisività, strappando la risata e l’applauso l’abbiamo vista dal vivo lunedì 1 febbraio. È talmente perentorio e veloce con il microfono in mano che dopo aver affermato: “Il chinotto Lurisia abbatte il livello alcolico dopo aver bevuto vino” tu ti aspetti, non dico ululati, ma quanto meno richieste di delucidazioni in merito, e invece scrosciano risate e facce gaudenti che dicono “che mattacchione questo Farinetti”. Lui intanto è già passato oltre. Mentre qualcuno gli chiede cosa intenda esattamente con il concetto di uva pulita, lui cede in un lampo la patata bollente all’enologo e si mette in mezzo tra lo chef Bottura, appena entrato in sala, e quelli che lui considera dei comunicatori enogastronomici finalmente piacevoli da ascoltare, non ingessati e tecnici, ovvero Fede e Tinto, attirando flash e attenzione.
È un vero sorpasso a destra, ma volendo anche a sinistra, attuato con una velocità fulminante. Tu pensi che la ricerca dei fondamenti scientifici di concetti come “naturalità” o “digeribilità” sia la strada giusta per sgombrare finalmente il campo dal caos che circonda questo settore, sia nel vino che nel cibo, e invece c’è chi viaggia ad alta velocità, come un rullo compressore, prendendo ciò che gli serve per raggiungere i suoi obiettivi. Non fai in tempo ad ascoltare la presentazione, corredata di slides in Powerpoint, della nuova cucina Pop, proclamata da Davide Oldani in apertura di congresso, che il giorno dopo te la ritrovi già declinata nel mondo del vino. Va tutto veloce, velocissimo. Spolpato l’osso del naturale, cosa ne resterà?
Alessandro Franceschini



