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Pubblicità alimentari tra verità e inganno

Attraverso lo schermo televisivoBifidus Actiregularis, particelle di sodio, fibre naturali, vitamine, energizzanti, integratori benefici per la salute. Parliamoci chiaro, gli strateghi del marketing non sanno più cosa inventarsi per farci ingurgitare le calorie prodotte in eccesso dall’industria alimentare. Quello alimentare è un settore economico un po’ bizzarro, che risponde a logiche che noi comuni mortali spesso non comprendiamo. Se consideriamo infatti che una famiglia italiana spende mediamente meno del 20% per l’acquisto di generi alimentari (fonte: annuario Istat sui consumi delle famiglie), e che di questa percentuale più della metà viene spesa per l’acquisto di prodotti scarsamente differenziati, come la carne, il pesce, la frutta e la verdura, ci rendiamo conto che la parte di spesa familiare che va a finire nelle casse dell’industria alimentare è inferiore al 10% (quest’ultima infatti è interessata soltanto alla produzione e alla vendita dei prodotti trasformati, dove possono conferire al prodotto un valore aggiunto per venderlo ad un prezzo dieci volte maggiore del suo valore intrinseco). E se consideriamo che il settore alimentare è quello che spende di più in pubblicità, più di quello automobilistico, o di quello informatico o di quello delle telecomunicazioni (fonte: Nielsen Media), capiamo perfettamente che nella produzione e nella vendita dei cibi trasformati si gioca una partita abbastanza agguerrita.
Ma dove finisce la corretta informazione pubblicitaria e dove comincia invece la pubblicità ingannevole?
Non è facile rispondere a questa domanda, e non sarò di certo io a dipanare l’atroce dubbio. Mi sono però divertito a passare in rassegna un po’ di messaggi pubblicitari dei prodotti alimentari e mi sono reso conto che il confine tra verità e inganno non è molto delineato, e la pubblicità troppo spesso si pone proprio a cavallo di esso.

Geppi Cucciari e Alessia MarcuzziQuelle che citerò di seguito non sono pubblicità ingannevoli. O quantomeno non spetta a me dire se lo siano, visto che ci sono delle autorità di controllo che funzionano bene e che noi contribuenti paghiamo lautamente per difenderci da questo tipo di frode. Diciamo che sono pubblicità che cavalcano l’onda emotiva dei consumatori spesso ossessionati dal salutismo – e per questo una tiratina di orecchie andrebbe fatta a quell’orda di nutrizionisti sempre presenti nelle trasmissioni televisive – creando delle convinzioni e delle aspettative che a volte possono essere discutibili o fuorvianti.
Non è quindi una pubblicità ingannevole quella della Danone, che con il suo Bifidus Actiregularis ha costruito gran parte della fortuna del prodotto Activia, ma voglio citarlo lo stesso per la genialità dei pubblicitari e perché è un chiaro esempio di quanto la pubblicità possa incidere su un prodotto alimentare. Cominciamo col chiarire cosa sia questo Bifidus; si tratta di un probiotico, ossia di un insieme di batteri benefici creati in laboratorio dalla Danone (con tanto di brevetto, per questo non lo troverete mai nei prodotti che non siano di questa azienda), simili a tanti altri che si trovano comunemente nella flora batterica intestinale, e che possono essere assunti con i fermenti lattici. Quindi mangiare un Activia o mangiare qualsiasi altro yogurt è la stessa identica cosa. Ma vuoi per la presenza della bella testimonial o vuoi per il suo nome accattivante e pseudo-scientifico, anche se a mio avviso ridicolo, grazie a questo probiotico Activia è uno dei prodotti leader del mercato.

Particella di sodio della pubblicità LeteUn altro esempio di pubblicità fuorviante è quello delle acque minerali, e qui di esempi da fare ce ne sarebbero molti, ma mi limito a quello più noto, cioè alla famosissima e simpatica particella di sodio dell’acqua Lete. L’azienda che produce quest’acqua, nella sua informazione pubblicitaria, veicola un messaggio molto chiaro: il sodio fa male, quindi bevete l’acqua Lete che ne contiene pochissimo.
Ma è vero che il sodio fa male? Il sodio è uno degli elementi essenziali del corpo umano, e svolge funzioni molto importanti per il mantenimento della salute dell’uomo. Va assunto regolarmente in una quantità che varia da un minimo di 600 mg ad un massimo di 5-6 grammi al giorno, a seconda dell’età, dello stato generale di salute e soprattutto dello stile di vita, in quanto le persone che praticano attività sportive devono assumerne di più rispetto a chi conduce una vita sedentaria. Il grosso dell’apporto di questo elemento è costituito dal comune sale da cucina e da diversi cibi come i salumi e i formaggi, mentre quello che viene assunto con l’acqua minerale è talmente minimo da poter essere tranquillamente trascurato. Basti pensare che la quantità di sodio che viene ingerita bevendo 2,5 litri di acqua minerale tipo Ferrarelle o Uliveto, quindi “ricche” di sodio, è la stessa che viene ingerita mangiando 6 grammi di prosciutto crudo di Parma (che equivale praticamente a sentirne il profumo).
Ma ormai l’opinione negativa dei consumatori nei confronti del sodio si è talmente radicata, che tutte le acque oligominerali, quelle cioè che hanno un residuo fisso di sali minerali inferiore ai 500 mg, vantano la proprietà di essere particolarmente povere di sodio, anche se come abbiamo visto questa è una particolarità completamente ininfluente.

Mulino biancoPassiamo ora al settore dei dolciumi dove di esempi coerenti con la mia tesi ce ne sono praticamente su ogni prodotto. Tanto per citarne qualcuno, il primo che mi viene in mente è la linea pubblicitaria “Il mulino che vorrei” del Mulino Bianco: una bella musichetta ed uno slogan, “Il piacere di mangiare sano”, per i diversi prodotti da prima colazione. Ho comprato a caso un prodotto di questi, i Flauti, e ho letto l’etichetta per verificare se veramente è un prodotto così sano: crema al latte (40%) (grassi vegetali, zucchero, latte fresco pastorizzato di Alta Qualità 18% corrispondente al 7,2% sul totale degli ingredienti, sciroppo di glucosio, latte scremato in polvere 9,9% corrispondente al 4% sul totale degli ingredienti, proteine del latte, amido di riso, fibra solubile: oligofruttosio, siero di latte, aromi), farina di grano tenero tipo “0”, yogurt, margarina, zucchero, tuorlo d’uovo, sciroppo di glucosio-fruttosio, burro, aromi, emulsionanti (mono e digliceridi degli acidi grassi di origine vegetale), lievito naturale, glutine di frumento, sale.
Cosa ci sia di sano in questa interminabile lista di ingredienti, sinceramente mi sfugge. Cosa dire invece del Kinder Cioccolato, che grazie ad una presenza infinitesimale di latte, è un cioccolatino “nutriente che aiuta a crescere”? Oppure dei cereali Fitness che grazie al frumento ti fanno stare “più in forma e più a lungo”? Abbiamo forse a disposizione dei prodotti miracolosi e non lo sapevamo?
Mi fermo qui, forse è meglio, anche se potrei continuare con tanti altri esempi di pubblicità “fuorvianti”, che millantano alta qualità inesistente, effetti benefici non dimostrabili e prodotti che garantiscono lunga e sana vita. Mi fermo qui ma non posso fare a meno di fare una constatazione: quella che l’unico dato inconfutabile, ad oggi, è che nonostante il mercato sia invaso da tutti questi prodotti salutari, sono sempre più diffuse le patologie legate ad una cattiva alimentazione, dall’obesità al diabete, ai problemi cardiaci, fino ad arrivare ai tumori. Ci stanno forse prendendo un po’ in giro?

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