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“Caprasia” Bobal 2014 Viñedos & Bodegas Vegalfaro

Vigneti azienda Vegalfaro

Utiel e Requena sono due città a una settantina di km da Valencia. La zona vitivinicola a denominazione d’origine Utiel-Requena si estende sulle terre aride irrigate dalle acque del Rio Magro, del Rio Reatillo, della Rambla de Albosa e dei fiumi Cabriel e Turia (Guadalaviar). Qui la vitivinicoltura è un pilastro dell’economia locale, tanto che vi si trovano il Museo Civico di Archeologia ed Etnologia, l’Istituto Tecnologico di Viticoltura ed Enologia, la Scuola di Viticoltura ed Enologia “Felix Jimenez” e vi si tengono la Fiesta de la Vendimia e la fiera del vino Ferevin. Almeno 7.000 famiglie e più di 100 cantine in nove comuni vivono di vitivinicoltura, oltre all’indotto. Requena è l’unico comune della Comunitat Valenciana incluso nella denominazione Cava.

Qui si produce vino almeno da 2.500 anni e sicuramente dal V secolo a. C. a giudicare dagli importanti reperti archeologici ritrovati nel sito della Solana de las Pilillas: anfore d’argilla, semi d’uva, strutture in pietra per la produzione di vino, torchi e stoviglie. La vite era già coltivata però dagli Iberi che si erano stabiliti a Los Villares (noto come Kelin), a Caudete de las Fuentes, a El Molón nella Sierra de Mira presso Camporrobles e in altri villaggi, fin da qualche secolo prima.

Veduta aerea sulle vigne di Vegalfaro

Il territorio e i suoi tratti climatici sono piuttosto omogenei su questo altopiano quasi circolare di oltre una quarantina di chilometri di diametro ad altitudini tra i 600 e i 900 metri sul livello del mare. Il clima è di carattere continentale con temperature favorevoli alla coltivazione della vite: inverni freddi e lunghi, poche gelate notturne nella lunga primavera, con l’estate e l’autunno generalmente più brevi. Ci sono più di 40.000 ettari di vigneti, in tre quarti dei quali regna incontrastato il vitigno rosso bobal, (che viene coltivato quasi esclusivamente qui e ottiene sempre più riconoscimenti) accanto a tempranillo, garnacha tintorera, cabernet sauvignon, merlot, syrah e pinot nero. Negli ultimi anni, però, a causa dell’aumento della domanda internazionale di vini spumanti e metodo classico, la produzione dei Cava ha assunto un ruolo più importante e si piantano sempre di più i vitigni bianchi macabeo, tardana (planta nova), chardonnay e sauvignon blanc.

All’interno di questa zona si trova anche la denominazione di origine protetta Pago de los Balagueses, che però contraddistingue (un po’ come la nostra DOC Sassicaia) un luogo rurale molto specifico che comprende l’ampliamento a 18 ettari e 13 pagos (cru) della proprietà El Pago de los Balagueses, un’unica azienda vinicola che ha dovuto far parte della denominazione di origine protetta per almeno 10 anni prima di richiedere il marchio di qualità: Viñedos &Bodegas Vegalfaro. L’azienda però si trova qualche chilometro prima, nella piana agricola presso il rio Barraco Hondo e produce vini di ben tre denominazioni: Utiel-Requene, Los Balagueses e Cava. I 60 ettari vitati (di cui 18 a bobal) sono distribuiti in tre aziende agricole molto diverse tra loro per suolo, microclima, varietà di uve, età delle viti (10 ettari di ceppi tra i 60 e i 90 anni) e altitudine. I terreni si trovano comunque a un’altitudine media intorno ai 700 metri s.l.m. e sono certificati con il sigillo Ecological Cultivation, così come la cantina e le strutture enologiche, quindi tutti questi vini sono biologici.

filariLa Muela è una tenuta di 330 ettari in totale che non ha solo vigneti, ma anche oliveti, boschi, pascoli e campi coltivati e si trova vicino al sito archeologico di Las Pilillas. Nel 1999 Andrés Valiente Martínez ha deciso di costruire qui la cantina per imbottigliare tutti i vini Vegalfaro insieme al figlio Rodolfo Valiente Garcia, enologo e direttore tecnico. Nel febbraio 2011 hanno ottenuto insieme l’ambita qualifica di pago, il più alto livello qualitativo spagnolo per un vigneto da cui si ottengono vini con caratteristiche e qualità davvero uniche, paragonabili a quello che in Francia distinguono château, cru, clos e domaine. Non vi hanno mai usato prodotti fitosanitari, quindi la terra è viva, ci prolifera una microfauna varia, molto importante per la decomposizione della materia organica e l’assorbimento dei nutrienti da parte delle viti attraverso relazioni simbiotiche con le radici in questi suoli di natura sabbioso-calcarea, tipici dell’erosione dei fianchi delle colline. Ci sono anche numerose parcelle di natura calcareo-argillosa. Nella zona più alta della valle si trova Los Roques, su terreno calcareo, e nella zona più bassa, vicino al fiume, si trova El Bolero su terreno franco argilloso, macigni e ghiaie dei letti fluviali.

Rodolfo con suo padre Andrés
Rodolfo con suo padre Andrés

La raccolta delle uve si fa solo nelle prime ore del mattino, selezionando soltanto i grappoli migliori, i cui mosti vengono vinificati singolarmente per appezzamento e per varietà, in modo da poter consegnare all’enologo la possibilità di interpretare le annate in base all’andamento meteorologico e al ciclo vegetativo. Il processo di vinificazione segue un rigoroso controllo di qualità e tutti i residui sono gestiti internamente per evitare scarichi nell’ambiente naturale. Le strutture e gli impianti sono isolati termicamente per garantire l’affidabilità dei processi e per razionalizzare il consumo di energia nel controllo delle temperature. La maturazione avviene in botti di rovere di dimensioni diverse provenienti dalle foreste francesi e dell’Europa centrale e orientale, nonché in una recente linea di anfore di terracotta per alcuni tipi di vini rossi. In questa maniera si ottengono sfumature di tannini dei legni che non mascherano le doti fruttate e l’impronta del terroir. La produzione annuale si aggira intorno alle 300.000 bottiglie nelle linee Caprasia, Rebel.ia (il nome in etichetta è stampato al contrario) con un passaggio leggero in legno e una breve permanenza sui lieviti, Pago de los Balagueses e Cava.

cantina VegalfaroMi ha incuriosito di più il Caprasia Bobal 2014 che qui, al contrario che in Italia, è stata un’annata secca, in cui le viti ad alberello hanno sofferto molto, a tal punto che si è temuto per la loro sopravvivenza. A maturazione completa il grado zuccherino naturale era notevole e nei vini rossi questo ha giovato parecchio, ma le uve bianche hanno dovuto essere raccolte prima del solito. Nonostante le piogge cadute alla fine dell’estate in un fresco settembre, gli acini hanno raggiunto una maturazione fenolica corretta. Quest’ottimo Bobal deriva in purezza dalle uve rosse delle vigne di Alfaro e di El Bolero con ceppi di età superiore ai 60 anni piantate ad alberello in terreni argilloso-calcarei con ghiaia nel sottosuolo e dal terriccio sabbioso. La raccolta è avvenuta nella prima settimana di ottobre, al momento della maturazione ottimale delle uve, con una resa di 2,5 kg per ceppo. Dopo la diraspatura e la pressatura soffice delle uve con prefermentazione a bassa temperatura, la vinificazione è avvenuta in modo tradizionale, con la malolattica in botte.

vigneti ad alberelloUna parte del vino (circa il 15%) è stata poi affinata in anfore di terracotta da 150 litri per 5 mesi, mentre la parte più cospicua (circa l’85%) è maturata per 14 mesi in botti di rovere europeo da 225 litri (francesi, ungheresi e rumene), in maggioranza con tostature leggere e alcune con tostatura medie. Il vino è di colore ciliegia scura, molto intenso e con tonalità porpora. Il bouquet degli aromi è ricco e va da quelli floreali (violetta e fiori di bosco) a quelli dei frutti rossi (ciliegie, ribes rosso) e neri ben maturi (prugne, mirtilli) con belle note di pane tostato, spezie e sfumature minerali. In bocca è succoso, oserei dire carnoso, ma equilibrato, pulito, invitante. È un vino di medio corpo, riempie il palato, è fresco e sembra ancora giovane per via dei tannini ancora non pienamente domati. Il suo stile è già espressivo, gustoso e persistente, con un tenore alcolico del 14,32%, residuo zuccherino di 2,55 g e solforosa libera di 35,30 mg/l per un totale prodotto di 15.000 bottiglie e 100 magnum. Andrebbe servito leggermente fresco, sui 16 °C, per apprezzarlo meglio con le pietanze locali come tapas, paellas e atascaburras, ma anche gnocchi al ragù di agnello e selvaggina in umido e in agrodolce.

Mario Crosta

Viñedos & Bodegas Vegalfaro
Carretera El Pontón – Utiel, Km 3
46340 Requena – Valencia
tel. +34.962 320 680
Coordinate GPS: lat. 39.496171 N, long. -1.14497 O
sito www.vegalfaro.com
e-mail info@vegalfaro.com e enoturismo@vegalfaro.com

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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