Viaggio Fotografico nella Germania del Vino
La Germania è un vero paradiso per gli amanti del vino, bianco in particolare. Non c’è nulla di cui sorprendersi. Non tutti, infatti, sanno che per i grandi appassionati ed amanti del vino il riesling tedesco gode, tra i bianchi, della stessa fama ed importanza del pinot nero di Borgogna tra i rossi. Come spesso accade per il vitigno francese anche per il riesling non sempre è facilissimo trovare produttori validi e soprattutto districarsi tra le complicatissime etichette. Quanto andrò a dirvi rappresenta, pertanto, una semplificazione di una realtà ben più complessa e va quindi letta come un’introduzione informale, con tutti i limiti del caso, al vino tedesco. A chiunque voglia, invece, approfondire la conoscenza del riesling non mi resta, pertanto, che rimandare al sito www.enodelirio.it dove potrete leggere gli articoli del competente Francesco Agostini (l’unico a scrivere periodicamente e sistematicamente sull’argomento) che è stato mia guida e compagno in questo fantastico viaggio. In soli tre giorni io ed il mio Cicerone abbiamo potuto visitare le regioni più importanti per la produzione di riesling in Germania: dal Palatinato (Pfalz) alla Nahe, dalla Rheinhessen alla Renania (Rheingau) fino alla splendida Mosella. In ogni regione abbiamo visitato le aziende più famose alternando alcuni produttori emergenti. Buona lettura, pardon, buona visione.
Foto 1) Arrivati a Francoforte-Ahn con la economicissima Ryan Air in poco più di due ore di macchina ci siamo fermati a Forst uno dei due cuori pulsanti del Palatinato (l’altro è Deidesheim). Qui ci sono alcuni dei vigneti più celebri non solo a livello regionale ma di tutta la Germania. La lapide nella foto segnala proprio uno di questi il Forster Kirchenstuck. Come per tutte le etichette tedesche il primo nome indica il comune di appartenenza (Forst-er) il secondo il nome del vigneto. Per chi conosce la Borgogna non sarà difficile entrare in questi meccanismi.
Foto 2) La parcellizzazione è tale che in molti casi (direi quasi sempre) i produttori possiedono solo alcuni filari di un singolo cru, filari che solitamente segnalano con il proprio stemma (in questa foto è riconoscibile quello di Von Bhul), i propri colori o più semplicemente con una targhetta che riporta il nome della propria cantina (in tedesco “weingut”).
Foto 3) Ancora i vigneti di Forster. Oltre al celeberrimo Kirchenstuck vanno ricordati gli altri crus principali: Jesuitengarten, Ungeheuer e Pechstein. Ciascuno con le proprie peculiarità. Unico filo conduttore la presenza diffusa di pezzi di nero basalto vulcanico nel terreno di loess (roccia sedimentaria, di finissima granulometria, mista ad argilla, arenaria e gesso) che troviamo in percentuali più o meno prevalenti in tutti i terreni di questa vocatissima micro-area. Dalla diversa natura dei terreni dipende la diversa ma costante mineralità di riesling tedeschi.
Foto 4) Sullo sfondo di questa foto è possibile intravedere un Schloss (un castello) altro elemento costante del paesaggio vitivinicolo tedesco, che spesso aiuta ad individuare talune vigne legando ad esso la denominazione. E’ solo il primo di una lunga serie che ci accompagnerà durante tutto il viaggio. Molti (ad esempio questo) sono stati recuperati e trasformati a residenze per i turisti più esigenti che vogliono (ri)vivere la magica atmosfera di queste antiche dimore.
Foto 5) Un’altra caratteristica discriminante del vigneto tedesco è l’età delle piante. Soprattutto nelle aree più vocate non è difficile imbattersi in ceppi di 30, 40 e 50 anni, anche su piede franco. In questo modo sono i vigneti stessi che limitano, spesso senza la necessità di intervento umano, la produzione. Si tratta in buona parte, quindi, di una produzione già di per sè molto equilibrata, concentrata e qualitativa. Le piante vecchie sono altresì in grado, con le loro profonde radici, di mutuare la mineralità dei terreni.
Foto 6) Sulla tavola si possono vedere solo una parte delle bottiglie degustate da Werlè Erben un piccolo produttore emergente della zona. Le etichette sono numerose quasi in ogni azienda. La prima distinzione è tra vini secchi – trocken (sempre scritto a chiare lettere in etichetta) e non-trocken (tutti i vini che non riportano in etichetta la dicitura trocken), cioè vini con apprezzabile residuo zuccherino. A loro volta ciascuna tipologia segue una scaletta che fa riferimento al potenziale zuccherino (e non agli zuccheri residui, nda): Kabinett, Spatlese, Auslese, Beerenauslese, Trockenbeerenauslese (in ordine crescente). Tra le varie tipologie è prevista, nella categoria dolci, anche quella degli Eiswein.
Foto 7) Ecco il protagonista della mattinata. Werlè Erben, oltre ad avere praticamente tutti i cru di Forst nella sua ampia e curata offerta di etichette, possiede anche una piccolissima vigna a piede franco sull’altro versante, quello di Deidesheim dove produce poche centinaia di bottiglie. La cantina non è sicuramente tra i grandi nomi, quelli più conosciuti per intenderci, ma la lunga serie di assaggi (esaustiva di tutta la gamma) ha confermato un livello qualitativo medio veramente elevato.
Foto 8) Dalla Pfalz saliamo verso nord nella Rheinhessen (Assia Renania), siamo sui ripidissimi vigneti che costeggiano il Reno, conosciuti come Roten hang (colline o scogliere rosse). Sembra veramente di essere sulle montagne russe. La ripidità del vigneto, insieme alla vicinanza ai fiumi (Reno, Mosella, Nahe), rappresenta un’altra peculiare costante del vigneto tedesco dove si produce riesling di qualità.
Foto 9) I terreni della Rheinhessen sono di varia natura quelli maggiormente vocati ed indicati per il riesling sono quelli misti di argilla e arenaria, dove fa la sua comparsa per la prima volta durante il nostro viaggio quell’ardesia (in questo caso rossa e con inclusioni di quarzite) che ritroveremo protagonista quasi assoluta una volta giunti in Mosella.
Foto 11) Risveglio nella Nahe. Qui i terreni sono sia di ardesia che vulcanici. Degustazione alle 9.30 del mattino dal mitico Donnhoff. Qui abbiamo anche acquistato i vini (i produttori tedeschi vendono molto della loro produzione anche direttamente ai privati che visitano le cantine, nda). Questo produttore possiede praticamente filari in tutti i cru più importanti: Leistenberg, Felsenberg, Dellchen ed Hermannshohle. Addirittura nel caso del Brucke si tratta di un “monopole” (per dirla alla francese) che lo stesso Donnhof ha faticato in quanto unico proprietario a farne riconoscere lo status di cru a se stante. Si tratta di una vigna vicinissima al fiume Nahe dove si producono straordinari vini dolci (da auslese in su, ed eiswein).
Foto 12) Ecco il piccolo Schloss di proprietà dello stesso Donnhoff se siete fortunati potreste essere invitati a degustare i vini dell’azienda all’interno di questa antichissima, recuperata, struttura. Se siete, poi, un pizzico più spregiudicati ed armati di sacco a pelo e torce elettriche, la famiglia, una volta entrati nelle sue grazie, potrebbe perfino concedervi di dormire al suo interno.
Foto 13) Rimaniamo nella Nahe per visitare un altro produttore simbolo della regione Emrich-Schonleber (nella foto il giovane figlio con il collega Francesco Agostini di Enodelirio.com). I due cru Monzinger Fruhlingsplatzchen & Halenberg sono interpretati magistralmente: il primo più rinfrescante e facile da approcciare, il secondo più originale e complesso. Le vigne che arrivano fino a 60 anni di età sprigionano mineralità e potenza. I suoi riesling vanno attesi dai 3 ai 7 anni prima di essere goduti a pieno, le selezioni più importanti raggiungono il loro culmine verso il decimo anno dalla vendemmia. Ma, come molti forse non sanno e non riescono neanche ad immaginare, i riesling tedeschi sono in grado di ben altre imprese riuscendo ad evolvere quasi senza limite, sfidando il tempo.
Foto 14) Dalla Nahe alla Rheingau (Renania) attraversando il maestoso Reno. Sui pendii di Rudesheim si erge il monumento nazionale della Germania letteralmente immerso tra le rigogliose vigne di riesling. Si tratta di una realizzazione gigantesca ed imponente che commemora l’unificazione della Germania da parte di Guglielmo I.
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Foto 15) Ancora una veduta dal basso dei ripidi vigneti nei pressi di Rudesheim dove abbiamo visitato il famosissimo Georg Breuer produttore di uno dei cru più apprezzati dell’area il Berg Schlossberg, etichetta più rara che costosa, immancabile nelle cantine dei collezionisti di riesling tedeschi. Particolare anche per l’etichetta che di anno in anno cambia affidandosi all’estro di artisti internazionali.
Foto 17) Vista dall’alto del castello che domina il vigneto dello Berg Schlossberg. Georg Breuer è un produttore di fama mondiale e la sua azienda è sicuramente, pur mantenendo un’impostazione tradizionale di produzione, tra quelle più “internazionali” nell’approccio al mercato. Lo dimostra la cura con la quale vengono organizzate le degustazioni per i visitatori. Georg Breuer possiede anche un bellissimo albergo dove soggiornare oppure semplicemente fermarsi a mangiare. La cantina del ristorante ha una “lista speciale” dove pescare bottiglie praticamente “senza limiti d’annata”.
Foto 19) Finalmente in Mosella. Alla Goldenen Traube si può dormire e cenare spendendo cifre assolutamente convenienti. L’atmosfera è quella da locanda d’altri tempi con l’intera famiglia a prendersi cura dei viaggiatori erranti. Un’ottima base di partenza e punto di riferimento per muoversi lungo tutta la Mosella.
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Foto 20) Una vista sui vigneti mozzafiato dell’Urtziger Wurtzgarten. Uno dei cru più importanti di questa parte più centrale della Mosella insieme all’Erdener Treppchen ed il mitico Erdener Pralat. Viene da chiedersi come fanno a coltivare e vendemmiare la vigna in spazi così piccoli e ripidi. Terrazze a precipizio difficili da raggiungere prima ancora che lavorare.
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Foto 21) Ecco una delle risposte. Uno speciale “trenino” a cremagliera che porta attraverso i vigneti.
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Foto 23) Ancora una vista sui vigneti.
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Foto 24) Qui iniziano i filari della Weingut Merkelbach come sempre indicati da un’apposita targhetta. Siamo praticamente quasi in pieno villaggio. Azienda tradizionalista guidata da due simpatici ed arzilli vecchietti: i fratelli Merkelbach appunto. Qui le degustazioni iniziano alle 8.30 del mattino perché dopo c’è da lavorare…
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Foto 26) Vista stupenda sui vigneti della Mosella con il fiume sulla parte bassa ed il villaggio di Urzig a fare da sfondo sulla destra.
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Foto 27) Spettacolari vigneti sempre nei pressi di Urzig. Si possono apprezzare ancora una volta le incredibili pendenze. I terreni sono di natura mista, prevalentemente ardesia argillosa e la particolare roccia grigia tedesca (greywacke).
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Foto 28) Eccomi con i fratelli Merkelbach mentre cerco di mostrare con le mani le tre diverse nature del terreno: argilla, ardesia e greywacke.
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Foto 29) Impressionante distesa di vigneti sui pendii della Mosella. Man mano che ci si sposta verso la parte alta del fiume (quella più meridionale della regione, nda) l’ardesia devoniana diventa il costituente principale e caratterizzante del terroir lasciando un segno sempre più indelebile anche nei vini che qui vengono prodotti.
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Foto 30) Il ponte che collega le due sponde del fiume. Non vi meravigliate se da questo ponte vedrete tuffarsi dei ragazzetti sprezzanti del pericolo: è tutto sotto controllo, da queste parti è un diversivo per passare il tempo.
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Foto 31) Visita alla vedova Tanisch. In realtà la vedova Tanisch ci ha lasciato da tempo ed è la sua bis-nipote oggi ad accoglierci in cantina per farci assaggiare i vini che godono di ottima fama e provengono quasi esclusivamente dal conosciutissimo “Doctor”, il vigneto che deve il suo nome, appunto, ad un medico. La leggenda, infatti, vuole che qui, in una dimora nascosta tra i filari, curò e guarì l’imperatore. Bellissima l’etichetta che risale alla prima metà del ‘900.
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Foto 32) Gran finale, dopo aver degustato un nutrito numero di etichette, con un TBA le cui bottiglie andranno all’asta e presumibilmente toccheranno quotazioni nell’ordine di migliaia di euro. E’ usanza dei produttori tedeschi imbottigliare botte per botte senza una massa finale. In questo modo si ritrovano ad utilizzare lo stesso nome per vini che possono risultare anche sensibilmente diversi tra loro. Per riconoscere la botte bisogna far riferimento al numero di AP che è riportato sempre in etichetta. Le selezioni migliori finiscono all’asta, in questo caso però è facile riconoscerle perché viene apposto un apposito sigillo adesivo identificativo dell’asta!
Foto 34) Eccomi riprendere fiato, a fine degustazione, con Sofia Tanisch che conduce, oggi, con tanta grinta la cantina di famiglia. A seguito di vicissitudini ereditarie con un avvicendamento che ha visto lo sdoppiamento del’azienda, per non sbagliare e chiedere della “vedova” giusta bisogna domandare di Tanisch-Erben.
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Foto 35) Brevissima sosta da Willi Schaefer altro produttore simbolo della Mosella con i cru Domprobst e Himmelreich. Anche se è sempre meglio, per non dire tassativo, avvertire prima di presentarsi in cantina per degustare i vini, può capitare di imbattersi in un simpatico produttore come Schaefer che ci ha aperto le porte della sua cantina anche se avevamo dato un preavviso solo poche ore prima. Grazie mille Mr.Schaefer.
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Foto 36) Ultima tappa dal mito dei miti JJ Prum. Manfred e la figlia Katherina Prum ci hanno accolto su una bellissima terrazza con di fronte la spettacolare vista nella foto. Vini di qualità notevole, caratteriali e prezzi in linea con la forte domanda del mercato. Niente sputacchiere, il vino deve essere bevuto, tutto. Al bando gli sprechi…
Fabio Cimmino



