I 10 anni di Le Piane, una piccola grande realtà a Boca
Christoph Künzli, ovvero “lo svizzero”, come è simpaticamente chiamato dai suoi amici e collaboratori a Boca, un importatore di vino che si è innamorato di questa piccola zona dell’Alto Piemonte, ha acquistato la terra, costruito la cantina e prodotto vino. Fin qui “quasi” nulla di nuovo, sono cose che accadono. Ma Christoph è una persona di grande sensibilità e non si è accontentato di fare la solita azienda nella quale il vino è solo un mezzo per ottenere successo, ma è andato a Boca molti anni prima, consigliato dall’amico e noto produttore di Isole e Olena, Paolo De Marchi, che già conosceva la zona. Fu proprio Paolo a indicargli, agli inizi degli anni ’90, un produttore straordinario che sin dal dopoguerra coltivava la vite in quella terra collinare intrisa di porfido, Antonio Cerri. La vista di quel vigneto “Campo delle Piane”, di soli 0,6 ettari coltivato a nebbiolo “spanna” (come viene chiamato da quelle parti) di età superiore ai 50 anni, situato nella parte alta delle colline e circondato da boschi, fu per Christoph un vero colpo di fulmine, suffragato dagli assaggi dei vini di Cerri, allora quasi ottantenne. In quella terra, immersa del Parco Naturale del Monte Fenera, si potevano fare grandi cose. Col suo amico enologo, Alexander Trolf, iniziarono a dare vita al loro progetto, finanziato dalla “Boca Holding AG” che riunisce un gruppo di amatori di vini internazionali, approfittando della proposta di vendita dell’ormai stanco Antonio Cerri. Nacque così, nel 1998, l’azienda Le Piane, che un po’ alla volta si ingrandì con l’acquisto di piccoli appezzamenti di terra fino ad arrivare agli attuali 6,5 ettari vitati.
Il paesaggio che ci si trova davanti, nell’attraversare la zona che abbraccia la denominazione e comprende i comuni di Boca, Maggiora, Cavallirio, Prato Sesia e Grignasco, è davvero particolare: un succedersi di boschi inselvatichiti sviluppatisi nel dopoguerra con il progressivo abbandono della terra da parte degli abitanti della zona, bisognosi di trovare un reddito più sicuro nel settore industriale allora in crescita; all’interno di questi boschi ci sono ancora molte vecchie viti rinsecchite, a ricordare che un tempo tutta la zona ne era pervasa (come si può vedere nella foto a lato). Solo qua e là appaiono piccoli appezzamenti vitati, creando un paesaggio davvero unico e diverso dalla maggior parte delle altre zone viticole italiane. L’arrivo di Christoph e Alexander, purtroppo scomparso in un incidente stradale prima di vedere il progetto realizzato, ha segnato l’inizio di un progressivo recupero di interesse degli abitanti della zona, rinsaldato dai recenti successi ottenuti con i vini di Le Piane. Oggi sono una decina i produttori di Boca, uniti e solidali per un obiettivo comune, consapevoli di quanto sia importante la collaborazione soprattutto in piccole realtà come questa. L’anno passato Alessandro Franceschini ed io abbiamo dedicato un ampio speciale a questa zona, con la recensione di tutte le aziende operative, oggi passate da sette a dieci. Coloro che desiderano approfondire l’argomento possono trovare numerosi articoli qui, qui e qui.
Quale migliore occasione per tornare a Boca di una festa? Già, perché Christoph ha pensato bene di chiamare a sé, lo scorso sabato 20 settembre nella sua azienda in via Antonio Cerri (ma guarda un po’!), tutti coloro che direttamente o indirettamente hanno contribuito a diffondere la conoscenza di questa piccola ma importante denominazione, in occasione del compimento dei 10 anni di Le Piane. Cento invitati, tutti in qualche modo coinvolti, Christoph ha voluto dedicare ad ognuno un ringraziamento, anche a chi non c’è più come Alexander, l’enologo che aveva condiviso il suo sogno e i suoi obiettivi.
Una festa dal sapore particolare, per nulla formale, anzi, l’atmosfera sembrava quella di una riunione tra amici e familiari, il vino era il trait d’union della serata, ma è stato lui, lo “svizzero” a guidarci e renderci ognuno protagonista per un momento, invitati per ricevere il suo sincero ringraziamento per tutto ciò che queste cento persone hanno fatto, in misura diversa, ciascuno svolgendo il proprio lavoro, dai suoi collaboratori più stretti a chi ha lavorato nella creazione della cantina a chi ha operato in vigna, dagli altri produttori, nuove e vecchie generazioni, ai giornalisti (erano presenti, fra gli altri, Armando Castagno di AIS Bibenda e Giampaolo Gravina della Guida ai Vini d’Italia dell’Espresso). Durante la serata, oltre all’ottima cena e ai vini di Künzli e degli altri produttori, è stato possibile degustare in un’apposita sala alcune vecchie annate dei vini di Antonio Cerri, fra cui ho trovato semplicemente straordinario il Boca 1975, ancora integro, senza ossidazioni fuori misura, dal profumo di grande fascino e un corpo ancora fresco e dinamico, dalla persistenza quasi infinita.
Altro grande vino che ho avuto il piacere di assaggiare il Boca 1989, ancora giovanissimo, nervoso e al contempo rotondo, piacevolissimo e in bocca intenso, con grande materia, complesso e affascinante. Di Le Piane, ma ve ne parlerò più dettagliatamente in seguito, ho trovato semplicemente in straordinaria progressione (mi aveva già fortemente impressionato a dicembre dell’anno scorso) il Boca 2004, un vino al quale non manca davvero nulla, ampio, ricco, già setoso nel tannino con una forza espressiva al palato che invoglia a berne ancora ben sapendo che è solo all’inizio della sua lunga vita; il Boca 2005, invece, è giustamente figlio dell’annata, e non potrebbe essere diversamente, Christoph ci tiene che i suoi vini rispecchino le diverse caratteristiche di ogni vendemmia: fresco ma più pronto, già estremamente serbevole, con quelle caratteristiche note pepate fornitegli dalla presenza della vespolina e una grande linearità al palato. La serata continuava ben oltre i limiti miei e di Alessandro (e delle nostre rispettive compagne), reduci da una serie di viaggi decisamente stancanti. Con un certo rammarico abbiamo salutato tutti e ci siamo diretti ai nostri alloggi, mentre una brezza piuttosto fresca ci ricordava che l’autunno è ormai arrivato.
Roberto Giuliani


