Azienda Agricola Bisi: nell’orientale Oltrepò…tra percezioni e sorsi di poesia

I vigneti ci accolgono nascosti dalla nebbia ma; in ciò che non appare, a volte c’è qualcosa di incredibilmente bello; il vigneto respira intorno a noi nella magia di questa terra d’Oltrepò, in San Damiano al Colle. Un luogo che non ti lascia solo ma anzi, lo senti in quell’odore unico e intimo che a volte certi spazi della nostra vita emanano.
Il sorriso di Claudio ti conquista da subito, nel suo manifestarsi misurato, eppure effervescente, con la volontà di affrontare la complessità del presente attraversando la storia e il corso della sua vita come a cercare, in quei ricordi fatti di silenzi, ombre, e frammenti sconosciuti; la sua identità fortemente legata al padre Luigi. Intensa è l’emozione quando ce ne parla e, se ne commuove; noi ci uniamo a lui in silenzio con fraterna amicizia. Le vigne “si raccontano” fin dal 1926, quando Emilio Bisi, nonno di Claudio ed Emilio, comprò il primo appezzamento a Roncolongo; oggi sono 30 gli ettari in conduzione su colline dai terreni limosi-calcarei, altamente vocati per uve a bacca rossa.
Di fattura intrigante, sinuosi e sensuali, questi vini non si allontanano dal vero compito dell’arte, esempi significativi di una territorialità genuina ma ricercata, dal tratto distintivo, raffigurano un equilibrio che si esprime con il dosaggio attento degli elementi naturali; un risultato che Claudio ha raggiunto anche grazie alle sue esperienze di viaggio, di ricerca, curiosità e informazioni, che alla fine riconducono al suo pensiero di “custode” della terra in contemplazione della verità nella sua interezza.
Grande il lavoro di Emilio, per la parte commerciale, di Sandra, moglie di Claudio, per l’impegno in cantina, e di un promettente comunicatore del vino, ora studente, il figlio Francesco…che ci lascia stupiti quando per un momento lo incontriamo durante l’intervista a Claudio: “per me l’idea del vino è classe ed eleganza, che spesso passa per semplicità ed autenticità”.
“Noi siamo custodi della terra che ci è stata data dai nostri genitori, dobbiamo coltivarla con cura senza togliere nulla per poterla dare ai nostri figli. Da questa terra nasce un vino dal carattere unico ed inconfondibile che è l’espressione del luogo e dell’uomo”.

Un nobile ed emozionante pensiero; inizia così la tua storia di viticoltore…
È una frase che è stata scritta nella monografia Ultrapadum: “ottanta anni della famiglia Bisi”. Questo pensiero poiché noi agricoltori lavorando la terra abbiamo una grande responsabilità, perché tutto è stato generato o viene rigenerato dalla terra, per questo dobbiamo lavorarla con rispetto per lasciarla a chi verrà dopo di noi nelle migliori condizioni, anzi se possibile migliore di come l’abbiamo trovata. Negli ultimi anni ne abbiamo un po’ tutti approfittato l’abbiamo maltrattata usando a sproposito concimi chimici e altre sostanze di sintesi che non migliorano certo le caratteristiche e la vita del suolo. Ora c’è più consapevolezza da parte di molti agricoltori, c’è rispetto, si vive un’agricoltura più sostenibile; anche noi attualmente siamo in conversione biologica.
Ci ricolleghiamo a una tua frase: “Bere il vino con gli occhi e con la memoria”
Il vino deve essere il luogo, deve raccontare di sé ed evocare i profumi, le luci e i colori dell’Oltrepò. Luogo è la parola magica, che contiene in sé la terra, il vitigno, l’uomo, le tradizioni, la cultura sociale. Il vino deve riportare sempre con il pensiero e la memoria nel luogo dove è nato.
Tutto ha inizio nel 1926, dal nonno Emilio, come ti sei formato?
Sì, l’azienda nasce il 20 novembre 1926 con l’acquisto, da parte di nonno Emilio, di un piccolo vigneto denominato RONCOLONGO, il primo terreno di proprietà della famiglia e iniziando a vinificare le proprie uve. Sono poi succeduti i figli, mio padre e mio zio e ora io e mio cugino, terza generazione, raggiungendo i 90 anni dell’azienda. Io non ho formazione scolastica, nonostante mio padre insistesse finché riuscissi a terminare gli studi di agraria, che avevo iniziato. La mia formazione e la mia esperienza sono frutto degli insegnamenti percepiti, lavorando a fianco di mio padre, ascoltandolo e seguendo i suoi consigli. Ancora oggi metto in pratica i valori che mi ha trasmesso.

Terreni in un Oltrepò che non riesce ad emergere…
L’ Oltrepò è un territorio viticolo vasto, dove convivono realtà molto diverse: dal piccolo produttore, alla cantina sociale, al commerciante. Uno ha bisogno dell’altro, la convivenza è possibile ma ognuno deve attenersi al proprio ruolo, altrimenti si crea confusione e danno al territorio. L’Oltrepò ha scritto significative pagine di storia nel mondo del vino, grazie a viticoltori e cantine che credevano nella qualità. Ancora oggi si fa qualità ma manca qualcosa per tornare ad emergere. Forse un primo passo potrebbe essere dare un’identità al territorio, con vini a denominazioni territoriali che siano l’eccellenza, insieme alle denominazioni varietali già oggi esistenti. Di una cosa sono certo, in Oltrepò abbiamo la fortuna di coltivare vigna in questa terra generosa, abbiamo storia, capacità e cultura. Quando ci saranno i presupposti risaliremo in fretta la china.
Qualche tempo fa abbiamo intervistato Lino Maga chiedendogli delle attuali mode dei vini “naturali” disse che il termine era troppo vago e sfruttato e preferiva indicarli come “genuini”, diceva: “le novità stanno nel passato”.
Sì, naturale forse è una parola inadeguata, il vino anche se elaborato, trattato o forzato dovrebbe essere naturale. In passato chi voleva evidenziare questo concetto, usava l’aggettivo “genuino”. Oggi l’aggettivo “naturale” viene usato come un’appellazione, un valore aggiunto ma non ha normative né nazionali né europee. Ognuno scrive le proprie regole e le applica, ma così facendo si crea solo confusione. Forse sarebbe più appropriato l’aggettivo “territoriale”. Io produco una Barbera con questa filosofia territoriale che chiamo SENZAAIUTO. Il vigneto è coltivato con agricoltura tradizionale senza molecola di sintesi. Al vino non viene aggiunto nulla e non viene tolto nulla. Questo significa che durante tutti i processi di lavorazione, dalla vinificazione all’ imbottigliamento non viene usato nessun tipo di additivo coadiuvante e non viene praticata nessuna forzatura di stabilizzazione. Così si ottiene un vino che è vera espressione del luogo e conserva la sua integra genuinità.
Un produttore annoverato tra i naturali ha deciso di fare una selezione dei suoi lieviti indigeni, si può considerare ancora un vino naturale del territorio?
Il millesimo è importante in un vino. L’andamento climatico dell’annata seleziona e dà forza in modo naturale le specie di lieviti diversi che convivono nel vigneto. La fermentazione spontanea deve essere condotta con i lieviti dell’annata senza selezioni fatte sul territorio e senza pied de cuve che inibisce il lavoro di alcune specie di lieviti, lasciando incompleto il processo di fermentazione.
Data la tua sensibilità, che differenza emozionale percepisci tra un vino di territorio, e uno convenzionale?
Molti vini, ormai, te li aspetti, sono scontati. Hanno profumi definiti, al gusto levigati e suadenti. Un vino artigianale non assecondato, è imprevedibile, ha profumi più inaspettati, ha carattere e intensità di espressione e non rinnega mai il territorio in cui è nato.

Saresti d’accordo nel variare il prezzo a seconda dell’andamento dell’annata?
Un’annata importante che dà vini rari e unici per qualità, deve avere un prezzo adeguato che riconosce il giusto valore del vino e del millesimo.
C’è un vino che hai degustato e ti è piaciuto in modo particolare e che avresti voluto farlo tu?
LUOGO DEI MONTI vendemmia 1990. Pinot Nero prodotto da Vercesi Del Castellazzo. Mi ha dato un tale entusiasmo da convincermi ad aggiungere un nuovo vino, tra quelli che già producevo: il CALONGA, pinot Nero vinificato in rosso.
L’incontro con Leonardo Valenti, professore di enologia all’Università di Milano, ti ha supportato nella svolta aziendale di produrre vini legandoli alle migliori espressione del territorio. Ci racconti come è successo e qual è il bilancio attuale?
Collaboriamo con Leonardo Valenti dai primi anni 90. Avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a produrre i miei vini, partendo dalla vigna. C’è stata subito sintonia e intesa e insieme abbiamo realizzato il mio progetto. Grandi Cru prodotti con le uve delle mie singole vigne.
Quali sono i tuoi canali di vendita?
Oltre alla storica clientela privata, crediamo e stiamo investendo nel canale HO.RE.CA.
Vendi all’ estero?
Solo da pochi anni ci rivolgiamo ai mercati esteri, ad oggi siamo presenti nel Nord America, Canada.
Progetti futuri?
Continuare a seguire la mia strada.
