I sorprendenti sapori di Achar, la cucina Nepalese che sta conquistando Milano
Che a me e al mio compagno piaccia girare per ristoranti, questo lo avevate già capito. Forse ancora non sapevate che i nostri tour enogastronomici per la città meneghina siano diventati un appuntamento regolare, che oltre a concederci il giusto spazio per un po’ di sano romanticismo, ci fa scoprire ogni volta qualcosa di nuovo.
Non siamo però sempre da soli, anzi! Da qualche mese abbiamo infatti condiviso con una coppia di amici l’idea di scegliere e proporre a turno un ristorante diverso, un posto che già ci piace, oppure un esperimento totalmente nuovo, da provare insieme.
L’ultimo in ordine di tempo è stato il nuovissimo ristorante nepalese Achar, aperto il 2 gennaio in Via Piero della Francesca a Milano. Non ho mai conosciuto prima di allora la cucina nepalese: vuoi perché non ho ancora avuto l’occasione e la fortuna di visitare il Nepal, vuoi perché in città i ristoranti nepalesi si possono contare, forse, sulle dita di una mano. Sapevo però che il proprietario, René, la sua socia Reeya e il cuoco fossero davvero originari del Nepal, e questo per me era già una nota positiva. Credo infatti che i piatti migliori escano dalle mani di chi si porta addosso un bagaglio di tradizioni e conoscenza maturati “sul campo”, oltre che essere frutto di chi è dotato di una buona dose di talento.

Il locale, che consiste in una sola piccola sala destinata ad ospitare non più di 20/25 coperti, regala subito agli occhi dell’ospite una sensazione di tranquillità grazie al suo arredo e alle luci soffuse: le pareti laterali sono coperte di enormi tele raffiguranti paesaggi, natura e figure, e di fronte, proprio sopra il bancone, sono state appese quattro grandi originali maschere.
Qua e là sono appoggiati teli e cuscini colorati portati direttamente dal Nepal così come la statua del dio Ganesh, seduto pacifico ed esposto all’ingresso (sappiate che è buon auspicio lasciargli una monetina vicino, prima di uscire!). Inoltre, il profumo di incenso, delicato e per nulla invadente, ci ha tenuto compagnia per tutta la cena. Veniamo accolti gentilmente dai proprietari e, una volta fatti accomodare al tavolo, ci viene portato il menu insieme ad un calice di vino. I nomi dei piatti sono per me ovviamente sconosciuti, e così decidiamo di affidarci a Reeya, che ci consiglia di scegliere ciò che più di tutto rappresenta la tradizione gastronomica del Nepal, variando sia per ingredienti che per metodo di cottura.

E così, iniziamo con dei Mo:mo, e cioè dei ravioli nepalesi, sia di verdure (“Sabji ko mo:mo”) sia di pollo (“Kukhura ko mo:mo”) deliziosi sia nel ripieno, ma soprattutto nella qualità della pasta. Insieme, ci vengono offerte delle frittelline di patate, verdure e spezie, molto diverse tra loro (“Pakauda”) che ci divertiamo ad abbinare con tre salsine differenti sia per ingredienti che per intensità di piccantezza. Proseguiamo quindi con i noodles, che ci vengono proposti sia nella versione in brodo (“Thukpa”) con pollo e verdure e uova, sia nella versione saltata in padella (“How Mien”) con cipolle, carote, e peperoni: anche dei noodles, ho apprezzato particolarmente la pasta, senza ombra di dubbio fatta in casa, molto saporita e porosa, e nella versione in padella croccante fuori e morbida all’interno. Un’autentica delizia! Quindi, siamo passati alle carni, che ci vengono proposte – accompagnate da riso basmati bianco e lenticchie – sia arrostite (maiale e pollo) che marinate (“Sekuwa” di agnello), regalandoci sapori unici ma soprattutto un equilibrio perfetto nel dosare le tantissime spezie a disposizione.
Abbiamo infatti notato che – in generale – le spezie vengono utilizzate in maniera più “parsimoniosa” e bilanciata rispetto alla cucina della vicina India, della quale inevitabilmente subisce le influenze.

Già soddisfatti, decidiamo comunque di concederci un dolcetto in condivisione; non abbiamo molta scelta poiché la proposta è una sola, e consiste in un semifreddo di carote servito in forma di quenelles con salsina ai frutti di bosco: un po’ sotto tono rispetto ai piatti che avevamo gustato fino a quel momento, ma comunque piacevole. Per finire ulteriormente in dolcezza e tradizione, ci viene offerto un thè con latte a base di spezie, buonissimo, che nel particolare contesto vissuto per tutta la serata ha rappresentato un piacevolissimo epilogo.

La carta dei vini non offre una selezione molto vasta: quattro o cinque scelte per i bianchi e altrettante per i rossi, con qualche proposta biologica. Siccome però mi è arrivata voce che René prepara dei cocktail unici, la prossima volta non mancherò di farmi conquistare da qualche sua specialità alcolica! Il prezzo a persona, per una cena completa a base di svariati (molti!) assaggi come la nostra, comprensivo di vino e acqua, si aggira attorno ai 35/40 euro.
Il ristorante propone anche due menù degustazione a 25 e a 30 euro, a seconda che si scelga a base di pollo o di agnello, e un menu a circa 12 euro per il pranzo.
E’ consigliabile la prenotazione.
Ristorante Nepalese Achar
Via Piero della Francesca, 13
Tel. 02 87247049



