Collazzi all’Impruneta: verticale dal 2020 al 2001

Firenze è città del vino e, al vino, e al territorio intorno alla Culla del Rinascimento dove esso viene prodotto, i suoi destini sono legati effettivamente da lunghissimo tempo. La viticoltura da sempre occupa infatti un posto importante nella sua provincia, sia per la definizione dell’aspetto rurale sia per i rilevanti aspetti economici; tanto è vero che lo sviluppo del settore è avvenuto in stretto collegamento con il territorio, certamente senza mai perdere il contatto con la talvolta fantomatica tipicità, ma soprattutto coltivando gli aspetti in continua evoluzione di un’attività, fare il vino per l’appunto, antica come l’uomo.

Il pensiero di Collazzi risiede proprio in quest’ultimo concetto: una filosofia che vuole fortemente mettere l’uomo al centro della sua missione, dall’enologo a chi si occupa delle potature in campagna, con il coraggio di chi vuole sperimentare sempre, poiché come tiene l’impresa stessa a sottolineare “la tradizione è solo un riferimento a cui guardare un attimo per avere una rotta verso il futuro”.

Collazzi è, a tutti gli effetti, un luogo seducente, situato all’Impruneta lungo l’Anello del Rinascimento, a pochi passi dall’omonima e bellissima villa, progettata da Santi di Tito, allievo di Michelangelo Buonarroti e da cui si ha, non a caso, la vista su tutta Firenze. 400 ettari così suddivisi: 250 di bosco, 140 a oliveta e 33 a vigneto.
Una temerarietà che ha portato l’azienda negli anni Noventa a rinnovare i vigneti con varietà quali il Cabernet Sauvignon, il Merlot, il Cabernet Franc e successivamente il Petit Verdot (dal 2009).

La prima vendemmia risale al 1999 e il primo nettare porta lo stesso nome della cantina, un blend di tali suddette varietà con un’etichetta (mai mutata) riproducente la stampa settecentesca di Giuseppe Zocchi dedicata alla villa stessa, situata a pochi passi dai vigneti.
LA VERTICALE
COLLAZZI IGT TOSCANA 2020: chiaro e limpido, ancora in via di formazione nell’assetto aromatico ma puro, slanciato, longilineo e di particolare grazia nell’arco gustativo; centrato su un frutto maturo, molto persistente in chiusura.
COLLAZZI IGT TOSCANA 2019: profumi intensi e nitidi, tra note di frutto maturo, cenni di tostatura, fondo di humus, fragola e mirtillo; palato ampio e profilato, molto deciso nell’allungo, pieno di sapore nel prolungato finale balsamico.
COLLAZZI IGT TOSCANA 2016: all’olfatto apre su intensissimi aromi di pepe appena macinato e mora di rovo; non mancano sfumature speziate più sottili in un quadro elegante e molto nitido; al palato è pieno di verve, dal timbro fruttato ampio e maturo e dal finale profilato, netto, irradiante.

COLLAZZI IGT TOSCANA 2015: complesso nei profumi, con risvolti floreali, leggeri accenni boisé, liquirizia e tabacco. Tannino morbido in bocca, avvolgente, finale coerente e abbastanza profondo.
COLLAZZI IGT TOSCANA 2008: intenso e quasi pungente nello sviluppo degli aromi che hanno tratti piacevolmente balsamici; si esprime ancora più compiutamente al palato, dove offre un frutto di calibrata maturità, tannini fitti e saporiti, una dinamica trascinante e persistente.

COLLAZZI IGT TOSCANA 2005: non del tutto aperto in bocca, dove affiorano note di torrefazione, saggina e alloro. In bocca è robusto e grintoso, di buona tensione gustativa, con finale di media spinta.
COLLAZZI IGT TOSCANA 2001: davvero in grandissima forma! Profumi delicati, purezza di frutto, soavi note di bacca selvatica, grafite, spezie orientali e tanto bergamotto; arioso, assai fresco e ritmato, armonioso, con un terminale lunghissimo di pregevole profondità.
Lele Gobbi




