Livon festeggia 60 anni di attività con una verticale di Braide Alte

Un compleanno importante quello che si è celebrato gli scorsi 11 e 12 settembre in Friuli, un’occasione per ripercorrere i sessanta anni di storia tracciati dalla famiglia Livon.
Un percorso iniziato nel 1964, che segna un legame con il vigneto e soprattutto con la propria terra natia, che negli anni si è consolidato e radicato.

Agli inizi degli anni Ottanta, la seconda generazione ha consolidato in pieno la propria posizione nell’azienda di famiglia. Valneo e Tonino Livon hanno affiancato e sostenuto la visione paterna. Il coinvolgimento e l’entusiasmo non si è mai fermato e oggi l’azienda è giunta alla sua terza generazione e vede ricoprire ruoli diversi da tutti i componenti familiari. Francesca Livon è Responsabile Ospitalità di Villa Chiopris, mentre Matteo Livon dal 2021 ricopre il ruolo di Amministratore Delegato della Società Agricola. Una famiglia unita che ha sempre fatto scelte condivise e non ha mai perso di vista il lavoro svolto da Dorino Livon, nonno di Matteo, vero pioniere, che decise di investire in agricoltura, in un momento storico in cui alla vita rurale veniva sempre di più preferito il fenomeno urbano. Una visione, che viene mantenuta viva e allo stesso tempo arricchita di spirito innovativo e crescita continua, che oggi conta 180 ettari di vigne e produce ogni anno circa 850.000 bottiglie nelle principali Doc della regione.

Una due giorni di festa che ha visto esprimere da parte di tutti i componenti il sentimento di passione e il legame profondo con la propria terra e con il proprio lavoro, mettendo in campo la loro spontaneità ed essenza.
Un festeggiamento iniziato in un luogo del cuore, il ristorante la “Trattoria Al Cacciatore”, insignita della stella Michelin dal 2008, che per il Collio rappresenta sicuramente quel senso di famiglia e di autenticità, dove il binomio uomo-natura trova equilibrio. Una cena festosa e coinvolgente, pensata proprio come momento di condivisione e di unione.

Così Matteo Livon, per l’occasione, ha ringraziato gli intervenuti e sottolineato l’importanza del senso di famiglia allargata, fondamentale per crescere: «Ci troviamo qui per celebrare un traguardo davvero speciale per la nostra azienda e, appunto, al sessantesimo anniversario. Prima di tutto, chiaramente, desidero ringraziare ciascuno di voi per essere qui presente. La nostra storia inizia sessant’anni fa, quando mio nonno ebbe il coraggio di scommettere tutto sulla passione per la terra e per il vino. Con poche risorse, ma con una visione chiara e tanta determinazione, ha iniziato a coltivare le prime vigne sulle nostre colline friulane. È stato un cammino lungo e non sempre facile, ma ricco di soddisfazioni e di crescita, che ci ha portato oggi ad essere riconosciuti come una delle aziende più importanti della nostra regione. Sono entrato a far parte dell’azienda circa 13 anni fa, ricordo ancora i miei primi giorni, quando mi sono affacciato a questo mondo con grande entusiasmo e altrettanto di timore. Ho avuto l’opportunità di vivere in prima persona l’evoluzione dell’azienda e vedere la crescita continua, ho visto come il nostro impegno per la qualità e l’innovazione si è tradotto in riconoscimenti e successi, ma soprattutto ho visto come il nostro legame con la terra, con le persone, è rimasto immutato. Oggi, guardandomi intorno vedo volti che conosco da anni, persone con cui ho condiviso sfide, delusioni e successi. L’azienda è una famiglia, una famiglia che va oltre legami di sangue, è composta da tutte le persone che insieme a noi hanno condiviso e continuano a condividere il nostro cammino. Il valore della famiglia è al centro della nostra azienda e credo fermamente che questo ci renda unici. Ogni bottiglia di vino che produciamo racconta la nostra storia, le nostre radici e il nostro amore per questa terra, oltre a raccontare il lavoro, la passione e il sacrificio di ciascuno di voi e di noi».

Protagonista della seconda giornata presso Villa Chiòpris, tenuta dove si dedicano prevalentemente all’accoglienza, è stata la verticale di nove annate del loro Braide Alte, etichetta che appartiene alla Linea Grand Cru nella quale si trovano i vini di punta dell’Azienda Livon. La degustazione condotta da Vladimiro Tulisso delegato Ais di Udine, dal sommelier Gianluca Castellano e dal giovane enologo Giovanni Genio, ha visto raccontare attraverso le annate scelte alcuni momenti significativi del loro percorso.
Il Venezia Giulia IGT Braide Alte – prodotto per la prima volta nel 1996 – nasce dall’unione di più vitigni, come si usava una volta, è un uvaggio di chardonnay, sauvignon, picolit e moscato giallo; le uve provengono dal vigneto Braide Alte, situato in località Ruttars, nel comune di Dolegna del Collio, composte da un suolo fatto di marne e arenarie. Oggi prodotto in circa quattordicimila bottiglie.
Una verticale a ritroso che parte con la 2021 per arrivare alla 1997, una selezione di annate non necessariamente caratterizzate da andamenti climatici regolari, anzi dove le difficoltà hanno in alcuni casi rivelato piacevoli sorprese.

Cambio di passo sicuramente con la 2021, dove emerge la ricerca di eleganza e finezza, senza per questo nascondere la sua struttura e possenza. Un cambiamento stilistico nell’uso dei legni, con un ritorno al passato attraverso la classica dimensione della botte friulana, in modo da avere un affinamento più lungo e graduale. Il vino nel calice è ancora giovane, ma già ben leggibile, si avverte una leggera predominanza del sauvignon; esprime all’olfatto profumi freschi agrumati, floreali e speziati di zenzero. Al sorso è teso e materico, intenso, ma al contempo sottile e di grande persistenza. Frutto di una vendemmia, a detta dei relatori “decisamente più friulana”, che lascia presagire una prospettiva futura di grande longevità.

Seguono la 2018 e la 2015, decisamente molto diverse dalla 2021 e tra loro, dove si legge il calore della vendemmia 2018, che regala un vino decisamente esuberante, ampio nei profumi e polposo nel sorso, dal finale balsamico e pieno. La 2015 invece gioca più sulle note speziate, Intenso e di piacevole sapidità. Affascinante la 2013, di grandi sfaccettature, decisamente elegante e profonda, figlia di un’annata definita bianchista, con note affumicate, di grande freschezza e salinità nel sorso; piacevolmente lungo. Più silenziosa l’annata 2009, che si esprime in modo più sussurrato sia all’olfatto che al palato, con tracce di miele e di erbe officinali. Altra bella sorpresa si ha con la 2007, vendemmia assolutamente complicata che rivela nel calice un vino sfaccettato e coinvolgente, dinamico e lungo nel sorso. Si continua con la 2003 e la 2000, anche queste annate frutto di vendemmie complesse, la prima che decisamente segna il cambio climatico in modo imponente con un calore che per quegli anni era inaspettato. Calore che si ritrova nella ricchezza dei profumi e delle nuances che ricordano sensazioni più dolci.

La 2000 invece mostra tonalità più agrumate di cedro, discreta, ma decisamente meno esplosiva. Si chiude con la 1997, dove si ravvisa la sua evoluzione, ma resta ancora viva e presente.
A conclusione delle nove annate in assaggio viene servito il vino celebrativo dei cinquant’anni dell’azienda, frutto anche questo di una vendemmia decisamente non regolare, la 2014, ottenuto dal blend di Friulano e Ribolla Gialla, di cui sono state prodotte circa tremila bottiglie. Un vino tutto sommato garbato e piacevole, caratterizzato da una buona spinta acida.

Al termine della degustazione, dopo il brindisi istituzionale, i festeggiamenti sono proseguiti alla volta della Laguna di Marano, con un’escursione a bordo della motonave Saturno da Geremia in compagnia dell’istrionico comandante Adriano Zentilin, che tra spiegazioni dettagliate, vino e musica ha percorso le acque lagunari fino ad arrivare all’incantevole villaggio dei Casoni, antichi rifugi in legno e canna palustre dove vivevano i pescatori quando le barche da pesca erano ancora a remi. Un luogo magico dove il tempo sembra essersi fermato, immersi nel verde della natura, brindando ai nuovi progetti e alle prospettive future dell’Azienda Agricola Livon, tra cui l’inaugurazione entro fine anno della nuova cantina a Dolegnano, dove – come ha sottolineato Matteo: «Qui dedicheremo ancora più attenzione all’ospitalità di alto livello e all’accoglienza al fine di regalare ai nostri visitatori esperienze indimenticabili in perfetto stile friulano».
Fosca Tortorelli



