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Identificare in maniera univoca Nizza Monferrato, anzi semplicemente Nizza, come un territorio, un prodotto, un vino è l’obiettivo che traspare chiaro fin dalle prime parole scambiate a fine maggio in occasione di Orizzonte Nizza 2010 con Gianluca Morino, poliedrico presidente dell’Associazione Produttori del Nizza, rifacendosi al concetto ormai consolidato presente ad esempio in Francia, dove a tutti sono note le zone di Borgogna o Bordeaux, che vengono identificate con i loro blasonati vini, con gli “chateaux”, distogliendo il turista o il consumatore dall’interrogarsi ogni volta sul tipo di vigneto utilizzato, percentuali o altri dati specifici o puramente tecnici. Obiettivo senza dubbio non da poco ma apparentemente condiviso dagli attuali sessanta aderenti a questa associazione, nata nel 2002 in concomitanza con la denominazione “Barbera d’Asti Superiore Nizza” dalla volontà di 22 produttori di salvaguardare e valorizzare questa zona particolarmente vocata per la coltivazione e vinificazione della Barbera, così come il ricco patrimonio storico, agricolo e gastronomico: esempi noti a molti il cardo gobbo di Nizza, o gli scenari e i luoghi narrati nei libri di Cesare Pavese. Ma i prodotti e la natura, così come i soli produttori di vino, non sono elementi sufficienti per perseguire l’ambizioso fine, che richiede l’indispensabile unione di intenti tra entità pubblica, ristoratori, albergatori, in pratica dell’intera comunità che risiede o ruota attorno al territorio nicese, di perseguire in primo luogo la qualità dei servizi offerti, dei prodotti proposti, degli itinerari naturali, storici e paesaggistici illustrati tramite guide cartacee o multimediali. Questo in sintesi il tema del convegno “Docg Barbera d’Asti promotore turistico del territorio. Come fare sistema e come utilizzare le nuove tecnologie per la comunicazione turistica“, moderato da Roberto Rabachino, presidente dell’Associazione Stampa Agroalimentare Italiana, buon conoscitore di questo territorio in quanto originario di Fontanile, a meno di dieci chilometri da Nizza.
Idee, proposte, moniti sono scaturiti in gran numero nelle due ore in cui si sono succeduti al microfono autorità politiche e istituzionali, materiale molto importante su cui ponderare, valutare, analizzare ma soprattutto da utilizzare in tutte le sue forme e potenzialità al fine di concretizzare questo mare di parole. Senza dubbio provocatoria la proposta di Pietro Giovanni Lovisolo, sindaco di Nizza Monferrato, rivolta ai ristoratori e agli albergatori di promuovere con decisione e convinzione il Nizza, accogliendo i commensali ponendo sul loro tavolo o in camera una bottiglia di questa “unica e ottima Barbera”, un’idea da analizzare e approfondire, ma che ritengo potrebbe essere utile a mio avviso in una fase iniziale per diffondere la conoscenza di questo prodotto ed evitare di fossilizzarsi sulla sola qualità, rischiando di creare fin dall’inizio un vino di nicchia. Traendo spunto dall’ufficializzazione che il Nizza sarà il vino ufficiale della Nazionale di calcio ai prossimo Mondiali in Sudafrica, per Pier Giorgio Scrimaglio, presidente dell’Enoteca Regionale di Nizza Monferrato, una squadra vincente deve basarsi in primo luogo su un’ottima difesa, che vorrebbe dire in questo caso tutelare la qualità dei prodotti e del territorio nicese per fare breccia nel palato, nella mente, nel cuore dei turisti enogastronomici. Il concetto veniva rafforzato da Piero Gerbi, presidente del Consorzio Tutela dei Vini d’Asti e del Monferrato, sottolineando che una buona squadra deve essere inevitabilmente unita, e ribadito con voce squillante e persuasiva da Magda Antonioli Corigliano, coordinatrice del Master in Economia del Turismo presso l’Università Bocconi di Milano. La docente introduceva il concetto di “brand”, un marchio, un simbolo da utilizzare per identificare inequivocabilmente un prodotto e un territorio, elemento molto importante in ambito di “marketing emozionale”, ovvero il turista, il consumatore, al centro di un percorso ed esperienze che gli regalino emozioni, piacevoli ricordi del soggiorno, delle attività svolte, dei prodotti consumati in questo territorio, al fine di una sua fidelizzazione, per farlo ritornare in questi luoghi e permettergli di identificare e reperire nella vita quotidiana i prodotti consumati durante la vacanza. Unità vuole anche dire evitare rivalità dannose tra produttori, evitare di arroccarsi su posizioni tipo “il mio vino è buono così” o “la struttura è perfetta così”, ma anzi affinare le proprie conoscenze di “qualità”, progredendo nell’utilizzo di sistemi e tecnologie moderne e in via di diffusione, come ad esempio i canali telematici, internet, programmi multimediali da scaricare e utilizzare sui pc di casa o sui telefoni palmari, possibilità e progetti illustrati sommariamente sia dal toscano Max Ricciardini sia dall’alessandrino Maurizio Vellano, ideatori e sviluppatori rispettivamente dei portali www.limboccastrada.it e www.eguides.it, percependone immediatamente però le enormi potenzialità e valore di questi strumenti, con cui si può stringere un contatto immediato, inviare o aggiornare informazioni in tempo reale in ogni parte del pianeta.
Qualità, qualità, qualità: termine che nel moderno salone ricavato all’interno del vecchio Foro Boario è risuonato per innumerevoli volte… Chi sarebbe però in grado di spiegare ed eventualmente insegnare ai vari attori presenti sul territorio cosa vuol dire fare qualità, è il giusto interrogativo formulato a fine convegno dalla giornalista Linda Nano, responsabile della comunicazione della guida Vini Buoni d’Italia, al quale Rabachino e Corigliano hanno cercato di rispondere, partendo dall’invito agli operatori presenti a prendere coscienza dell’importanza di fare qualità, di coordinarsi per lavorare tutti in un’unica direzione, facendo anche leva sulle associazioni di categoria o sull’iniziativa privata per organizzare incontri o corsi specifici, senza attendere l’intervento degli enti pubblici, frenati dall’ormai cronica carenza di fondi economici. Dedicato principalmente al ruolo che deve rivestire il produttore di vino, custode di un paesaggio, di un territorio e di una civiltà, il convegno dal titolo “Vignaioli Indipendenti e agricoltura sostenibile: le sfide di oggi” coordinato dal giornalista Sergio Miravalle. Molto coinvolgente, diretto, senza mezzi termini l’accorato intervento di Costantino Charrère, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, associazione nata da appena un paio d’anni che lui stesso definisce “un’organizzazione di produttori veri, di quelli che lavorano in vigna e sanno cosa si deve fare per produrre il vino”, denunciando fin dalle prime parole un certo modo di “fare vino”, mirato esclusivamente alla concorrenza e al mercato, alla convenienza economica, senza la salvaguardia di un territorio, di un’insieme di tradizioni, di una civiltà secolare. Il vignaiolo indipendente deve al contrario posizionarsi al centro del sistema produttivo agro-alimentare, gestendo il vigneto e curando l’intera filiera, rivendicando il suo ruolo di primaria importanza sia di attore economico che di custode e gestore dell’ambiente, che non va sfruttato e depredato bensì tutelato. Occorre manifestare la volontà e la capacità di lavorare in gruppo per costruire il presente ma soprattutto il futuro della propria opera nella sostenibilità ambientale, producendo vini da bere consapevolmente per il piacere e la salute del consumatore. Secondo Charrère, proprio l’incapacità di fare “fronte comune” ha permesso il varo della penalizzante nuova normativa europea, entrata in vigore senza che nessuno intervenisse.
Ian d’Agata, responsabile Italia e Bordeaux per International Wine Cellar, ha sottolineato l’attenzione che negli ultimi mesi gli Stati Uniti d’America stanno prestando verso i vini “ecocompatibili”, non solo però prodotti nel rispetto dell’ambiente ma che raccontino un territorio, che siano portatori di una memoria storica, frutto di vitigni autoctoni. Negli USA esistono diversi organismi di certificazione bio, ad oggi ben il 25% del vigneto Napa è certificato Napa Green Certified Land, e già 17 delle migliori aziende dell’Oregon hanno aderito al programma di certificazione, rilasciato in seguito a verifiche dei requisiti da enti terzi specialistici. Il movimento di consumatori statunitensi attenti a queste dinamiche e realtà naturali è in continua ascesa, al punto che un’importante catena di supermercati quale la Safeway ha allestito alcuni scaffali dedicati solo ai vini di produzione biologica, così come a New York sono nati ristoranti e wine bar che offrono solo vini prodotti in maniera ecosostenibile, oppure che nelle carte dei vini di alcuni grandi ristoranti, oltre al nome, annata e vitigno, viene indicato anche se sono stati prodotti con metodo biologico. In conclusione Ian D’Agata rispolverava le caratteristiche qualitative che questi vini devono avere in ogni caso, poiché anche per questo ristretto gruppo di amanti dei vini bio, la qualità rimane un “must” imprescindibile. L’intervento conclusivo di Gianluca Morino riportava l’attenzione della platea sul Nizza, “fiore all’occhiello della produzione di Barbera”, prodotto in 18 comuni attorno all’omonimo comune che ha raggiunto nel 2007 quota 500.000 bottiglie, prossimo a staccarsi dall’attuale disciplinare del Barbera d’Asti Superiore per abbracciare regole più restrittive, come l’utilizzo esclusivo del 100% di uve barbera, affinamenti in legno più lunghi e la sola dicitura Nizza in etichetta, scelta ambiziosa che inevitabilmente equivarrà a maggior lavoro e costi e che dovrà essere condivisa da tutti gli attuali produttori per vincere la sfida della qualità e della valorizzazione del territorio.
La degustazione In entrambe le giornate di Orizzonte Nizza, al termine del convegno era possibile degustare alla cieca 33 espressioni di Nizza annata 2007, tutte rigorosamente già imbottigliate, alcune da pochi giorni, molte già in commercio. Le note fornite dalla Assoenologici descrivono la vendemmia 2007 tra le più anticipate degli ultimi 70 anni, caratterizzata da una prolungata siccità da fine ottobre 2006 a inizio maggio, breve interruzione grazie ad alcuni acquazzoni primaverili, e quindi nuovo periodo di bel tempo fino a fine agosto, con temperature superiori alla media sia in inverno che nel periodo estivo, fino a metà settembre, quando si sono registrate le prime significative escursioni termiche in concomitanza con l’inizio della raccolta. La produzione ha avuto un decremento del 20% rispetto all’annata precedente dovuto alla dimensione ridotta degli acini, bucce integre e consistenti, decisamente elevato il tenore degli zuccheri, che hanno comportato picchi di valori alcolici superiori ai 15°, rischiando di compromettere l’equilibrio con il quadro acido. Queste caratteristiche trovavano fedele conferma fin dalle prime degustazioni: vini generalmente caldi, ricchi, morbidi, con sentori di frutta matura, sensazioni già provate in occasione di precedenti assaggi di vini rossi di questa annata, che all’apparenza la fanno sembrare di pronta beva ma che sicuramente in diverse bottiglie saprà regalarci nel tempo piacevoli sorprese in termini di complessità e longevità, acquisendo una migliore amalgama tra alcool, acidità, trama tannica derivante sia da lunghe macerazioni sulle bucce che dall’apporto del legno. Nel complesso giudico più che buona la qualità dei vini degustati, seppur con qualche inevitabile perplessità di fronte a non rare percezioni vegetali, in altri casi di eccessiva morbidezza o, con minore frequenza, di tannicità ancora da assorbire. Le migliori interpretazioni di questa Barbera d’Asti Superiore 2007 personalmente le ho riscontrate nel Nizza “Sotto la Muda” di Paolo Avezza, piccola realtà aziendale di recente costituzione, un vino di un acceso rosso rubino, sentori freschi di prugna, buona persistenza e complessità; ulteriore freschezza ho riscontrato nel vino di Paolo Berta, frutti rossi e ciliegia al naso, minor complessità a vantaggio della beva, caratteristiche che si ritrovano anche nella Barbera della Cantina di Nizza Monferrato, che si aggiudica nettamente il confronto tra le cantine sociali presenti, e nel Nizza “Canto di Luna” di Cascina Guido Berta. Crescendo di intensità, speziatura, persistenza e complessità, dal colore rosso rubino quasi impenetrabile, avvolgente in bocca il Nizza “Neuvsent” di Cascina Garitina. Netti sentori balsamici, minerali, buona freschezza e beva nel Nizza “Romilda XI” di Tenuta dell’Arbiola, caratteristiche che nell’impenetrabile Nizza di Tenuta Olim Bauda si associano a una particolare speziatura. Balsamicità e acidità in misura ancora superiore nel Nizza “La Court” di Michele Chiarlo, così come nel Nizza “Riserva di Famiglia” di Coppo. Colpisce per le note di rosmarino e menta, un buon equilibrio in bocca e ottima persistenza il Nizza di Cascina Lana. Frutta matura, prugna, morbidezza forse in un po’ in eccesso che potrebbe pregiudicarne la longevità (ma come ho scritto prima, questo tema e i dubbi saranno trattati e appurati solo ridegustandoli tra qualche anno) per il Nizza “Ru” di Erede di Chiappone Armando. Maturazione che al contrario non ha ancora raggiunto il Nizza “La Crena” di Vietti, né tantomeno il vino di Cantina Sant’Evasio.
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