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Assaggi dall'Italia e dall'EsteroIl vino nel bicchiereItalia

Pasqualetti viti-cultori di Peccioli

logo PasqualettiAlcuni incontri, alcune cose, accadono quasi per caso mentre altre le desideriamo così fortemente che gli eventi, in qualche modo, potrebbero volgere a nostro favore. Se questa seconda opportunità dovesse verificarsi allora ne prenderemo avidamente ed erroneamente il pieno merito.
Gli eventi che accadono casualmente, o quasi, li percepisco con maggiore intensità, li vivo con più sangue, più emozione, apprezzando appieno ogni attimo, crogiolandomi nella finta consapevolezza che probabilmente il destino ha voluto tutto ciò per me.
Stesso discorso per gli incontri con persone e non sto parlando di incontri sentimentali!
Gli episodi fortemente desiderati e in qualche modo condizionati nella costruzione di un percorso fino all’ambita meta, destano meno emozione dei primi, ma vive in me la sicura cognizione di aver allineato correttamente ogni elemento che mi portasse a tale risultato.
Con questo banale ragionamento potrebbe sembrare che le cose che progetto e che riescono bene, raggiungendo lo scopo e il risultato mi diano meno soddisfazione. Non è proprio così ma la casualità, l’inaspettato e le fortuite coincidenze hanno un sapore più intenso, un aroma più profondo, come se un non so cosa di più grande, di superiore, avesse voluto così, che le situazioni andassero in questo modo e i concatenamenti futuri legati a quella stessa casualità si portassero appresso la stessa forza della sorpresa, i residui emozionanti di momenti meravigliosi infondendo sul futuro positive vibrazioni.
Va da sé che non sto accennando a disgrazie o tragedie improvvise ma rimango, superficialmente, su elementi molto più leggeri e di minore impatto come ad esempio la conoscenza di persone straordinarie o trovarsi nel posto giusto al momento giusto. O nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
La sete di conoscenza che mi perseguita, che mi condiziona a volte l’esistenza, mi porta a cercare produttori di vino che mi possano arricchire, regalandomi turbamenti e pelle d’oca per i luoghi in cui sono ubicati, per i racconti che ascolto, per i prodotti che mi propongono.

Vigneti azienda Pasqualetti

Mi è capitato nella maniacale ricerca di vignaioli a me sconosciuti, di venire casualmente a conoscenza di località incredibilmente suggestive e il viaggio stesso che mi porta presso le loro sedi o cantine è un continuo accrescimento, nella vista, con colori e luci mai uguali; nei profumi, che si susseguono senza sosta e nelle aspettative che inconsapevolmente forgiano ogni attimo.
Con la Toscana ho un rapporto molto particolare, non sopporto quella turistica, blasonata, scritta ed esaltata da una cospicua parte di enogastronomi nazionali ed esteri mentre amo follemente quella nascosta, silenziosa, solitaria, con i calli, le rughe e le camicie di lino.
Quando si parla di Toscana del vino o della cucina, ecco che ogni interlocutore si illumina e parte col raccontarci cosa ha visitato, bevuto, dove e cosa ha mangiato e poi… poi quel simpatico accento toscano che chiude ogni discussione e l’appuntamento, trovare un ristorantino per una bistecca alla Fiorentina, che come ne hanno mangiato gli altri non ne ha mai mangiato nessuno, in quel posto è buonissima, nell’altro posto è sublime. Come se tu non ne avessi mai addentata alcuna e tutti gli altri fossero cultori della bistecca.
Ebbene mi metto in viaggio verso alcune mete toscane e tra queste mi esalta particolarmente la conoscenza che farò con una produttrice di vino con la quale ci si scambia da un po’ pareri e giudizi attraverso gli odiati, ma oramai indispensabili, social network.
Parto dalla mia assolata e rovente pianura padana a nord di Bologna, mi inoltro nel paesaggio appenninico in direzione sud. Le colline poi montagne e poi ancora colline mi regalano momenti di serenità, come tutte le montagne che ho incontrato nella mia vita e nei miei spostamenti.
L’estate è al suo culmine, il Paese è in ferie, lunghe file di auto rovinano gli scorci suggestivi che la strada mi propone, ma nella mente ho solo la curiosità dell’incontro, dei cibi e dei luoghi che vedrò, spero presto.
Volterra, San Gimignano, le tortuose strade delimitate da monumentali cipressi che fanno ombra a campi di grano immensi, gialli, ispidi ma la mia meta è poco più a nord; intanto volteggio tra queste meravigliose colline intrise di storia, cultura e saperi, mentre tra torri medievali mi mescolo a un oceano eterogeneo e policromo di turisti stranieri che, increduli e col naso all’insù, vagano con i loro sandali sul porfido di strade antiche.

fossili azienda Pasqualetti

Mi rimetto in strada e percorro, verso settentrione, quei 30 km circa che mi separano dalla mia meta odierna, Peccioli in provincia di Pisa.
Questo spettacolare borgo, tra i più belli d’Italia secondo il Touring Club Italiano, si erge in cima alla sua collina posta sull’argine sinistro del fiume Era, sulla strada che unisce Volterra a Pisa.
Queste zone sono abitate da millenni, alcuni ritrovamenti testimoniano l’importanza di località come queste, crocevia di popoli, regni e possedimenti, dove la ricchezza del territorio è stata da tempi dimenticati fondamentale per lo sviluppo e il sostentamento umano.
Insediamenti del Neolitico poi Etruschi, Romani, Bizantini e Longobardi, l’incastellamento e i Pisani, i Fiorentini, il papato e l’impero.
Il Granducato mediceo e i Lorena, i francesi e il Regno d’Italia, la guerra e gli americani che entrano nel luglio del ‘44 e la liberano.
Proprio da quella via Carraia, sulla quale gli Alleati entravano nel centro abitato con i loro mezzi verdi, faccio anche io il mio ingresso a Peccioli.
“Peccioli è una meta amata da turisti italiani e stranieri, anche grazie alla sua posizione strategica in prossimità delle più belle città artistiche della Toscana. Luogo di storia, arte e cultura, dove la buona enogastronomia affianca la vita quotidiana.”
www.peccioli.net

I pomeriggi di metà agosto solitamente scorrono lenti, segno dell’estate oramai stanca, i colori caldi tingono di giallo ogni zolla, ogni muro, ogni foglia e le nuvole, assai poche, iniziano a divenire verso sera di un rosa tenue. Eppure il sole scalda ancora tanto e la ricerca di un fresco ristoro, al riparo dai raggi infuocati è, nelle passeggiate o negli spostamenti, meta ambita.
Proprio in quest’ora, quella del vespro, conosco Laura figlia di Giuseppe, attuale titolare della cantina Pasqualetti Viticoltori.
Mi accoglie un’esile donna dal sorriso perenne e la battuta assai pronta.
Sembra di conoscersi da una vita eppure è la prima volta che ci incontriamo; con il suo deciso accento toscano, mi accompagna a un grande tavolo dove vedo già preparati alcuni calici.
Laura ha una missione nella vita, ha la vigna nel sangue, dentro ogni globulo rosso trovo una molecola di Sangiovese, sotto ogni cellula epiteliale trovo una particella d’amore per ciò che la cantina le donerà a ogni fine ciclo produttivo, in Laura trovo la sublimazione del sapere tramandato dai nonni Gino e Cleofe.
Nel 1970 Gino intraprende la strada sulla quale oggi Laura cammina ancora e Cleofe, che sa potare meglio di un agronomo, insegna alla nipote ogni segreto che c’è da sapere.
Pasqualetti erge la sua economia su 5 ettari vitati a Sangiovese, con viti di 50 anni, Trebbiano toscano, con piante di 90 anni, Canaiolo, Ciliegiolo, Cabernet Sauvignon oltre alla Malvasia e alla Colombana.
I terreni dove le viti di Laura affondano le radici sono argillosi con una consistente presenza calcarea e i fossili di antiche conchiglie affiorano in grandissimo numero.
Per nonno Gino, il quale ha sempre avuto il supporto della nipote nei lavori in vigna e in cantina, sarebbe stato semplice far entrare Laura subito in azienda, appena terminati gli studi. Decide però che per comprendere appieno il valore e il sacrificio che qualsiasi lavoro richiede dovrebbe fare un’esperienza al di fuori delle mura familiari, a lei sicuramente più congeniali e rassicuranti. Così, prima di occuparsi pienamente dell’azienda di famiglia, si “fa le ossa” come carrellista alla Piaggio di Pontedera dove il rispetto per gli orari, i rapporti con i colleghi e le dinamiche del mondo del lavoro diventano propri.
Laura continua a supportare l’azienda agricola anche la sera, dopo il lavoro in fabbrica, nei week-end e quando è in ferie; dare una mano in vigna è la normalità, il corso naturale delle cose, pota, usa i legacci in salice per i tralci, mai di plastica; tratta le piante con rame e zolfo, vuole un vigneto e di conseguenza i vini, più naturali possibili.
La donna che mi parla, Laura, è completamente coinvolta e appassionata dai racconti, quasi emozionata nel ricordare i nonni e l’azienda che hanno creato, l’esperienza fatta al loro fianco e tutto ciò che le hanno lasciato, sperando che possa un domani riversare tutto questo nelle generazioni che verranno. La filosofia aziendale che i Pasqualetti hanno impostato e che vive nel quotidiano è probabilmente la perfetta via che Laura ha scelto per sé, ha modellato la sua vita su ritmi stagionali, ha plasmato la sua azienda sui suoi e quelli del suo cuore. Laura Pasqualetti non sarà solo l’erede di un’azienda di viticoltori ma più precisamente di viti-cultori, di persone che sono quasi in simbiosi con il filare stesso, con la terra che, gentile, accoglie le radici delle piante da decenni, con le foglie in eccesso da diradare, con il grappolo che cureranno dal fiore alla vendemmia, con la cantina che si adegua ai tempi mantenendo vive le tradizioni, con Peccioli i cui tetti hanno visto concludersi estati e udito vendemmie da secoli.

Iris Bianco Pasqualetti

Mentre il racconto mi veniva svelato, il primo calice si riempiva con il Trebbiano in purezza, l’unico bianco che produce l’azienda. Si chiama Iris IGT Toscana Bianco 2021 e si presenta con un 12% di alcol, il colore è piuttosto scarico, il naso è un delicato fruttato di mela verde e uva spina, con note di fiori bianchi. Il sorso è fresco, sapido e verticale, con lievi ricordi erbacei. Un vino equilibrato e fine. Lo farei incontrare a carni bianche con marinature delicate o pesce leggero come un’orata in padella con verdure.
Nonno Gino, in anni poco felici, quando la vite era aspra e dura, visse un periodo della sua vita senza scarpe e decise così di dedicare un suo vino al santo patrono dei calzolai, San Crispino.

Chianti Colline Pisane San Crispino Pasqualetti

Questo Chianti DOCG 2019 delle Colline Pisane è fatto con il 90% di Sangiovese, con Canaiolo e Malvasia a colmare, raccolto in fase ottimale di maturazione fermenta in cemento, poi solo acciaio per un intero anno prima di venir commercializzato. Il rosso rubino annuncia un naso ricco di piccoli frutti rossi maturi con prugna e ciliegia, sentori balsamici e di tabacco mi sorprendono in quanto non vi sono passaggi in legno. Il palato è poderoso, tannico non sgarbato, polposo, quasi masticabile ma non nasconde la freschezza tipica del Sangiovese e una bella nota sapida. Il calore pare da buon tenore alcolico ma si attesta ad un 12,5%. Una discreta intensità e giustamente persistente da abbinare a cacciagione da piuma o una succosa bistecca ai ferri cotta al sangue.

Scarlet Rosso Pasqualetti

Tra una risata e il racconto di una ricetta, il terzo assaggio lo affronto con un blend di tutto rispetto: Sangiovese al 90% con un colmo di Colorino e Cabernet Sauvignon. Lo Scarlet IGT Toscana rosso 2019, dopo la raccolta a maturazione giusta fermenta in cemento e gli uvaggi passano 2 anni in botti da 12 hl in quercia di Slavonia per conoscersi bene e un altro anno per amarsi in bottiglia coricata. Il rosso rubino che ho nel calice è graffiato da riflessi granati, si sprigiona un naso ammiccante e suadente, un bouquet complesso dove si esaltano frutti rossi maturi, amarene in confettura, more, frutti neri e pepe a grani neri. Caldo ma ingannevole, non ha tutti quei gradi che ci si attende dopo il primo sorso, frutti e tannino importante accompagnano note vanigliate e ritorni di uva sultanina. Intenso e piuttosto persistente è un vino elegante e austero. Qui la selvaggina da pelo si sentirebbe ben accompagnata, brasati e arrosti farebbero di lui un ottimo compagno.

Nicchiaia 2007 Pasqualetti

San Colombano nel XVII secolo impiantò in quest’area diversi vitigni. Arriva così fino a noi l’uva Colombana tipica di Peccioli e dell’Alta Val d’Era. Uva da mensa e in alcuni casi vinificata, se lasciata nei mesi invernali in appositi locali arieggiati detti “ciglieri”, ne mantiene la freschezza e la dolcezza. Un tempo molto rinomata e diffusa, oggi non è reperibile sul mercato, alcuni vignaioli tradizionali come i Pasqualetti la vinificano in blend realizzando un passito pregiato. Il Nicchiaia passito di Toscana IGT 2007 sviluppa un 15% di alcol ed è composto da Trebbiano toscano e un 5% di Colombana.
La vendemmia la si affronta tardivamente, a metà ottobre in base all’annata, si appassisce l’uva su stuoie in locali arieggiati fino a fine gennaio quando, selezionando gli acini migliori, fermenta in caratelli da 45 litri per 5 anni.
Laura non tarda a versarmi questo nettare nel piccolo tulipano di cristallo, il colore è giallo aranciato carico e il naso è un’esplosione di albicocca disidratata, prugne secche, canditi di cedro e uva sultanina, fiori di campo secchi e mandorla con definite note terziarie di cuoio e torba. La freschezza sorprende il palato con note di frutta secca, non stucchevole. Abbastanza intenso e lungo, si avvertono note ossidative di rara finezza. Nella degustazione abbiamo accompagnato questo vino con i famosi “Bastoncelli di Peccioli”, un dolce tipico realizzato in ogni famiglia locale per occasioni speciali come matrimoni, comunioni e per il Santo Patrono che è in ottobre. Il bastoncello è un dolce augurale e ricorda i brigidini di Lamporecchio.
Il sole è tramontato da un po’ di tempo, è ora di andare. Estremamente soddisfatto di questa visita, contento degli assaggi di meravigliosi vini, rimango colpito dal personaggio di Laura e riconduco i miei pensieri a quegli accadimenti occasionali quasi casuali, che hanno il potere di condizionare i ricordi e forse episodi di giorni futuri.
Lascio l’azienda Pasqualetti e mi incammino verso i miei alloggi presso il B&B A casa di Lizzy a sud di Peccioli, tra olivi e vigneti percorrendo strade ormai avvolte nel primo buio di un agosto rovente che ricorderò per sempre.
Forse ho sempre saputo che questa visita sarebbe stata speciale e le attese non mi hanno deluso, si rafforzano le mie idee sulla Toscana nascosta e silenziosa che nasconde tesori e rarità, al riparo da quel chiassoso turismo che rende insignificanti molte favole.

Alessio Atti

Alessio Atti

Bolognese dentro, grafico di giorno e rapito dal mondo enologico la sera. Per un periodo la sera l'ha condivisa con un'altra passione viscerale, quella del football americano dove ha allenato per diversi anni. Da piccolo non sopportava l’odore dei bicchieri vuoti nei quali qualcuno aveva bevuto vino. Bianco o rosso che fosse. Ora ne cerca i dettagli anche perché comprende con l'età che accompagnare un tortellino in brodo con della sola acqua è svilente. Poi un pomeriggio a Bertinoro, in una cantina gli parlano di tannini, sapidità, colore e corpo e si inebria più del vino che aveva nel calice. Corsi, assaggi, degustazioni, visite in cantina, workshop, approfondimenti, voglia di sapere sono le sue priorità. Maestro Enogastronomo di AIES ha aperto un blog "discorsidivini" per condividere conoscenze e curiosità del mondo enogastronomico con tutti.

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