Riscaldamento globale e vendemmia anticipata: presente e futuro della viticoltura italiana

Dalle Langhe piemontesi alla Sicilia, dal Veneto alla Sardegna passando per Toscana, Umbria ed Emilia Romagna: tutta l’Italia sta vivendo o ha vissuto una fase di caldo intenso che ha prodotto conseguenze importanti per i vigneti. La vendemmia verrà anticipata di una decina di giorni in media, con punte di 2 settimane laddove la siccità ha colpito più duramente le viti.
Confagricoltura prevede un calo della produzione italiana fra il 20 ed il 30 per cento, fenomeno che potrebbe apparire disastroso. Non tutti, però la pensano così. Fa da contraltare alla diminuzione della quantità un miglioramento della qualità, dovuto ad una maggiore concentrazione zuccherina. Ma non solo, il calore eccessivo, infatti, ha impedito il diffondersi di alcuni funghi e malattie sulle viti.

Se quest’anno il fenomeno del “clima impazzito” sta colpendo in modo più deciso l’agricoltura, va anche detto che difficilmente sarà possibile invertire la rotta. Il riscaldamento globale, prodotto dai gas serra inquinanti, potrebbe portare entro l’inizio del prossimo secolo ad un aumento della temperatura del Pianeta di 2 gradi.
Le conseguenze sul lungo periodo di tale mutazione potrebbero essere devastanti per la nostra viticoltura, costringendoci a rivedere molte delle regole che l’hanno caratterizzata fino ad ora. Vitigni come il merlot o il cabernet potrebbero soffrire molto, costringendo le aziende a puntare tutto sugli autoctoni che meglio si adatterebbero al nuovo clima. Ma non solo, i produttori potrebbero essere spinti, inoltre, ad operare una migrazione dei vitigni verso zone più adatte al loro sviluppo. In tal senso, i vini del nord Italia potrebbero diventare molto più alcolici e carichi, simili a quelli del sud. Ma basta pensare ai vini prodotti anche solo 30 anni fa per notare evidenti differenze rispetto a quelli di oggi.
Se per il nostro Paese si prospetta un periodo difficile, non è così per tutti. Pensiamo al Regno Unito, ad esempio, dove la temperatura media durante la vendemmia è passata da 12 a 14 gradi negli ultimi anni. Non è un caso se nella regione costiera del Sussex i terreni coltivati a vigneti sono aumentati quasi del 150 per cento. Certo alla viticoltura inglese manca l’esperienza ma, guardando il tutto in prospettiva, nel giro di qualche anno potrebbe cambiare significativamente la geografia del vino a livello globale.

La tecnologia può dare una grossa mano alla viticoltura ma ancora non è così diffusa in Italia. Non parliamo di macchinari agricoli o sistemi di irrigazione quanto, piuttosto, di sensori che raccolgono ed elaborano dati per offrire un quadro completo sullo stato di salute della pianta. “Internet of things” è come viene definito un insieme di oggetti comuni presenti nelle nostre vite che, grazie alla connessione ad una rete e allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, riescono ad adattarsi a condizioni diverse senza richiedere l’intervento dell’uomo. In agricoltura stanno prendendo piede dei sensori che vengono posizionati in mezzo alle colture e raccolgono dati complessi su temperatura, umidità, ventilazione e precipitazioni. Queste macchine riescono in autonomia a elaborare i dati raccolti e mettere in atto delle soluzioni che non richiedano l’intervento umano. Parliamo, ad esempio, di attivare o disattivare a seconda delle esigenze l’impianto di irrigazione.
In Italia solo poche grandi aziende hanno già investito tanto nella tecnologia del futuro. Pensiamo, ad esempio, ai vigneti dei Marchesi Antinori nel Chianti. Qui, i circa duemila ettari di viti richiedono, per forza di cose, un supporto tecnologico. Ed infatti, volano sopra gli enormi vigneti droni dotati di fotocamere ad infrarossi che mostrano in tempo reale lo stato di salute delle piante. Le informazioni raccolte dai droni vengono, poi, trasferite a terra, a macchine agricole automatizzate disposte fra i filari. Grazie ai preziosi dati provenienti dall’alto, i macchinari si muovono fra le viti, andando a concimare le piante che soffrono di più.

Secondo il prof. Attilio Scienza, docente di Viticoltura all’Università di Milano, i segnali che ci sta mandando il nostro Pianeta non vanno sottovalutati e quest’annata non sarà certo l’ultima così calda. Vari sono gli interventi che Scienza propone per alleviare l’impatto del riscaldamento globale sulla vite. Ad esempio, piantare le viti più distanti l’una dall’altra in modo da permettere alle radici di andare in profondità ed espandersi più liberamente. Delocalizzare i vitigni è un’altra contromossa possibile, spostandoli dove il clima è più adatto, in special modo dai luoghi costieri a quelli collinari dell’entroterra. In ogni caso, il prof. Scienza considera questa fase come un cambiamento epocale irreversibile e immagina i vini italiani del futuro molto simili a quelli australiani e californiani di oggi.

