Altare: il bianco vinificato in rosso che è anche buono
Enologo “d’estrazione”, nel senso che i suoi vini sono conosciuti per essere ricchi di materia estratta dall’uva da cui sono ottenuti, Romeo Taraborrelli si cimenta da anni nella realizzazione di un bianco di rara concentrazione: il Trebbiano d’Abruzzo Altare, dell’azienda Marramiero.
“Il Trebbiano abruzzese è un grande vitigno, che in passato è stato un po’ maltrattato, giacché in alcuni periodi storici si è arrivato a produrne anche 400 quintali/ettaro. Eppure, anche a quei livelli di produttività, si riusciva a farci un vino bevibile. Noi abbiamo voluto fare tutto il contrario con le nostre uve di Trebbiano, provenienti da vigneti di oltre 40 anni d’età con rese di circa 60 quintali per ettaro, per portare più territorio nel vino”.

E proprio “territorio” insieme a “estrazione” sono le parole chiave per comprendere l’Altare.
“Poniamo il nostro vino – continua Taraborrelli – a maturare all’interno di barrique poste in posizione verticale, in presenza di bucce ma tenendo il cappello sommerso, coperte con pellicola trasparente per fare in modo che l’anidride carbonica in sovrappressione possa uscire, ma l’aria esterna non possa entrare.
Là il vino rimane per 18 mesi in affinamento… basta, non facciamo più nulla, neanche il batonnage. L’agitazione delle fecce porta a un’evoluzione più veloce, e noi non la pratichiamo affinché il vino maturi lentamente.
Al lungo periodo di affinamento sulle bucce, seguono la svinatura e una pressatura soffice: in questo modo riusciamo a ottenere vino con un estratto secco di circa 25/26 grammi litro.
Durante l’affinamento i composti si combinano tra loro, come sempre accade, “ma in presenza di bucce – spiega Taraborrelli – succedono cose nuove, inedite, interessanti, che danno più personalità al vino, che portano al suo interno la timbrica del nostro territorio, la nostra zolla“.

La degustazione
Di diverso da altri vini che fermentano sulle bucce, l’Altare ha che è più buono, e che viene fuori alla distanza. Quei profumi, che a chi scrive neanche dispiacciono, ma che accomunano tanti vini di questa tipologia, quali la mela fermentata, o addirittura il sidro, non ci sono.
Il vino è giallo oro, pieno e luminoso, con riflessi arancio, consistente nel calice.
I profumi sono di drupa, gialla anch’essa, matura, quali pesca giallona, percoca, e albicocca appena tendenti a confettura. Poi note di frutta esotica e di scorze d’agrumi candite.
Al gusto è pieno e integro, quasi masticabile, con la morbidezza ben bilanciata da spalla acida e dal tannino pazientemente estratto.
Finale interminabile ed eccellente, dove le drupe si fanno mandorla dolce, e affiorano note aromatiche di rosmarino, balsamiche d’eucalipto e lievemente fumé.
Ottimo da abbinare a pesce pregiato cotto in crosta di sale, cacciagione, e formaggi di media stagionatura. Servito a 12°C in calici piuttosto ampi e, soprattutto, ad almeno cinque anni di distanza dalla vendemmia.
Trebbiano d’Abruzzo Altare 2005
Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: trebbiano abruzzese
Titolo alcolometrico: 14,5 %
Produttore: MARRAMIERO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo in enoteca: da 15 a 20 euro



