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Enologica

Il Sangiovese: tutti per uno, uno per tutti… più o meno!

Il Sangiovese sta all’Italia come il Cabernet sta alla Francia: sono vini che

esprimono un’identità viticola e vinicola di un Paese“.
Giacomo Tachis

Calice e uvaL’Italia è tra gli Stati aventi un patrimonio ampelografico (insieme di forme e cultivar di vite) tra i più ricchi di vitigni autoctoni: ufficialmente registrati sono circa 350.
Tra questi la fa da padrone il Sangiovese, ormai riconosciuto come vitigno espressione del nostro Paese , entrando negli uvaggi di numerosi vini di pregio. Esso è tra i vitigni più coltivati in Italia (90.000 ettari): presente in ben 17 regioni e 67 province occupa circa l’11% dell’ intera superficie vitata del nostro paese.

Un Vitigno Versatile
Negli anni il Sangiovese ha assunto vari nomi ma, solo in un secondo momento, e grazie all’evolversi degli studi genetici, è emerso che questi stavano a indicare lo stesso vitigno. Tra i sinonimi più diffusi ricordiamo: Brunello, Calabrese, Morellino, Prugnolo, Sangiovese gentile, Sangioveto grosso di toscana.
Parlando invece di biotipi possiamo catalogarlo così: Sangiovese Piccolo (es. Morellino, Sangiovese Romagnolo), Sangiovese Grosso (Brunello in quel di Montalcino, Prugnolo Gentile nella zona di Montepulciano (SI)); si registrano circa 36 selezioni clonali.
Oggigiorno però la differenziazione tra Sangiovese Grosso e Piccolo non è più molto considerata non avendo alcun riferimento tassonomico e scientifico. Si parla piuttosto dei singoli cloni con sigle attribuite dal sistema vivaistico, oppure a selezioni massali effettuate dai singoli produttori.

Denominazioni della ToscanaIl Sangiovese, per chi non lo sapesse, entra negli uvaggi di numerosi vini italiani, tra i quali anche alcuni dei più blasonati! Parlando di denominazioni questo vitigno si trova in uvaggio in oltre 243 Denominazioni d’Origine (DOC e DOCG)
Ricordiamone qualcuna:

TOSCANA
DOCG Brunello di Montalcino: unico vitigno ammesso
DOCG Carmignano: minimo 50%
DOCG Chianti Classico: minimo 80%
DOCG Chianti: minimo 70%
DOCG Montecucco sangiovese: minimo 90%
DOCG Morellino di Scansano: minimo 85%
DOCG Rosso della Val di Cornia, Suvereto: minimo 40%
Vigneti a MontalcinoDOCG Vino nobile di Montepulciano (prugnolo gentile): minimo 70%
DOCG Suvereto Sangiovese: minimo 85%

UMBRIA
DOCG Torgiano rosso Riserva: minimo 70%

In altre DOCG esso affianca il vitigno Montepulciano:

MARCHE
DOCG Conero: massimo 15%

ABRUZZO
DOCG Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane: massimo 10%

Aromi del sangiovese

Formula del Chianti del Barone RicasoliLa Versatilità
Il vitigno in questione produce un’uva molto sensibile ai fattori esterni e riesce così a interpretare al meglio le caratteristiche dell’ambiente pedoclimatico in cui si trova.
Il sangiovese risente delle pratiche colturali, sesto d’impianto e tecniche di vinificazione cui è sottoposto; il Clone inoltre consente di diversificare il profilo qualitativo del vendemmiato in previsione della tipologia di vino da realizzare. Grazie ad alcuni studi specifici emerge però che l’effetto dell’annata e della zona di coltivazione risultano più determinanti rispetto alla scelta del clone.
In linea generale possiamo dire quindi che questo vitigno è particolarmente sensibile ai fattori esterni quali clima, suolo, geografia, tecniche di gestione vigneti.

Detto questo risulta quindi difficile proporre una descrizione assoluta del vino che se ne ricava poiché in ogni zona esso si distingue dando vita a prodotti sempre diversi e dalle caratteristiche uniche (il tutto condizionato inoltre da possibili uvaggi).

Qualche esempio:
• Montalcino: qui troviamo il Sangiovese Grosso chiamato in zona Brunello, questo biotipo regala un vino molto colorato, dagli aromi intensi e con una buona struttura tannica
• Maremma e quindi Morellino di Scansano, tutt’altra cosa rispetto al precedente: qui troviamo un vino alcolico, rustico e tannico…

BertinoroUn Caso A Parte: LA ROMAGNA
Sanzvés, Aibâna e Tarbiân / i fa l’om sân
Sangiovese, Albana e Trebbiano fanno l’uomo sano

La Romagna è da sempre considerata una Regione in cui la quantità la fa da padrona a discapito della qualità; negli ultimi 30 anni però è stato attuato un profondo cambiamento generazionale che ha favorito l’introduzione di nuove e moderne tecniche di coltivazione e vinificazione: questo ha permesso una visibile e costante crescita qualitativa dei prodotti della zona.

Romagna DocLa Regione è considerata da sempre la culla del Sangiovese (si pensi che più del 70% del territorio adibito a vite é occupato da questo vitigno!!) pur non avendo una DOCG dedicata a esso; nel 1967 è stata istituita la Doc Sangiovese di Romagna confluita poi nel 2011 nella Doc Romagna di cui fanno parte anche altre Doc già esistenti in Regione (Albana, Pagadebit, Trebbiano e Cagnina) … si parlerà quindi di Doc Romagna Sangiovese, Doc Romagna Albana, etc…

Nello stesso anno sono state inoltre introdotte ben 11 menzioni aggiuntive alla Doc Romagna Sangiovese:
Bertinoro (solo con la menzione riserva) Brisighella, Castrocaro – Terra del Sole, Cesena, Longiano, Meldola, Modigliana, Marzeno, Oriolo, Predappio, San Vicinio, Serra.

Questa novità sta a indicare lo stretto rapporto territorio-vitigno poiché in ogni sottozona esso si esprime in maniera del tutto singolare regalando vini simili ma estremamente differenti tra loro… provare per credere!!!
Si consideri inoltre che per la menzione Sangiovese è obbligatorio l’utilizzo di almeno 85% di queste uve mentre nel caso venga specificata anche la sottozona il valore sale al 95%; inoltre questi vini non possono essere immessi sul mercato prima dell’1°settembre dell’ anno successivo alla vendemmia. Nel caso la menzione della sottozona sia seguita dalla dicitura Riserva, quindi Doc Romagna Sangiovese Riserva sottozona Predappio per esempio, esso non può essere immesso al consumo in data anteriore all’1°settembre del terzo anno successivo all’ anno di raccolta delle uve.
In questa regione negli anni sono state riconosciute altre denominazioni di origine che comprendono il vitigno Sangiovese, si tratta delle denominazioni ” Colli di…” , il tutto per sottolineare ancora una volta il profondo legame di questo vitigno con il territorio romagnolo. Si noti come solo qui si menzioni in maniera così netta il nome SANGIOVESE.

Via del sangiovesePaternità contesa tra Romagna e Toscana
Recentemente è emerso, dall’Archivio di Stato di Faenza (RA), un atto notarile del 1672 che attesta già all’epoca la coltivazione del Sangiovese nel territorio di Casola Valsenio, nell’Appennino faentino in Romagna; si tratta del primo documento noto che riporta il termine Sangiovese, preceduto solo da un paio di citazioni, ma con denominazioni diverse.
Per quanto riguarda invece il nome “Sangiovese” vi sono tuttora varie ipotesi di derivazione, sia nel territorio toscano sia in quello romagnolo ma nessuna di esse accertata. Secondo alcuni linguisti, ad esempio, il nome deriverebbe a partire dall’ Appennino da ” sangue dei gioghi ” cioè dei monti e da li sarebbe poi sceso in Romagna e in Toscana assumendo diverso nome e caratteristiche. In Romagna andrà affermandosi il nome Sangiovese mentre in Toscana si parlerà per lungo tempo (fino al 1900) di Sangioveto.
Dall’ ultima scoperta in ordine di tempo (2014) è emerso poi che probabilmente il Sangiovese in origine fosse coltivato nel meridione, in particolare in Sicilia e in Calabria, tanto a lungo che incrociandosi con il Mantonico di Bianco ha generato il Nerello mascalese e il Gaglioppo di Cirò ma si dovranno aspettare ulteriori analisi genetiche per trovare una risposta più certa. (Le Scienze n. 554 di Ottobre 2014)
Ma per ora il mistero rimane…

 

Sara Morozzi

Nata a Lugo di Ravenna, sommelier AIS, laureata in Viticoltura ed Enologia presso l'Università di Bologna; ad oggi Tecnico Commerciale e docente presso l'Università per Adulti di Lugo (RA), collabora con Lavinium per la sezione "Enologica", fornendo un notevole contributo tecnico/scientifico. Lo scopo della sezione è affrontare il mondo dell'Enologia dal punto di vista tecnico cercando di raccontare in modo semplice e comprensivo anche ai non addetti ai lavori quel che c'è dietro ad una bottiglia di vino.

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