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L’Anteprima Chianti, promossa per la prima volta dal Consorzio a Firenze nelle suggestive storiche sale di Palazzo Borghese, quest’anno ha segnato l’apertura della tradizionale settimana dedicata alla presentazione ai giornalisti, ristoratori, enotecari e, in alcuni casi, anche ai “preziosi” consumatori delle ultime annate in commercio dei vini toscani. Fin dai discorsi preliminari di rito di questo primo appuntamento, a cui hanno preso parte una cinquantina di aziende, una ristretta selezione operata dal Consorzio Vino Chianti delle ben 2.650 aziende associate, si è chiaramente percepita la voglia di rilancio e di riscatto di quella che è senza dubbio la Docg italiana più estesa, con i suoi 15.500 ettari registrati e gli oltre 800.000 ettolitri di vino prodotto, vittima nell’ultimo decennio di un’autentica crisi di identità che ne ha portato all’inevitabile calo di vendite e consumi. Il movimento di promozione del Chianti non si limiterà infatti quest’anno a questa Anteprima, che ha preceduto di un paio di giorni la blasonata presentazione del Chianti Classico, avvenuta sempre a Firenze nella moderna e funzionale Stazione Leopolda, venendo affiancata dall’allestimento per la prima volta di uno stand istituzionale-degustativo all’interno del prossimo Vinitaly di Verona. Riconosciuti i probabili sbagli ed errori che l’hanno provocata, ritengo molto sensato, direi anzi indispensabile, il tentativo di ritrovare la propria identità, ridando in primo luogo maggior spazio e importanza al Sangiovese, maggiore del 70% minimo sancito dal disciplinare, l’unico vitigno in grado di regalare le tanto auspicate e preziose caratteristiche territoriali al Chianti, permettendogli di tornare ad essere innanzitutto riconoscibile dal consumatore, che potrà apprezzare o meno il suo carattere certamente più “acido e spigoloso” rispetto alle morbidezze e alle ricchezze che può regalare l’apporto di vitigni internazionali, ma allo stesso tempo più autentico, veritiero, schietto e soprattutto Italiano! Dello stesso avviso mi sono sembrati i relatori dell’affollata conferenza stampa di presentazione, in primis dal presidente del Consorzio, Giovanni Busi, che tra le altre cose hanno voluto sottolineare che il Chianti dovrebbe tornare ad essere uno dei vini simbolo dell’Italia, puntando sulla beva non eccessivamente impegnativa, evitando ad esempio di andare incontro ad affinamenti in legno eccessivi, sulla possibilità di essere facilmente abbinabile a una grande varietà di piatti e soprattutto su di un ottimo rapporto qualità/prezzo, considerando che la maggior parte della variegata e ricca gamma di Chianti che ho degustato si possono acquistare franco produttore e spesso sugli scaffali a un prezzo tra i 4 e gli 8 euro.
Degustazione Sebbene l’evento fosse incentrato sulla degustazione en primeur dell’annata 2011, commercializzabile dal prossimo 1° marzo, ho constatato che la maggior parte dei produttori presenti hanno preferito presentare dei “campioni atti a divenire Chianti” non avendo ancora imbottigliato l’ultimo raccolto. Nei campioni di 2011 degustati, ho constatato con estremo piacere e soddisfazione che, nonostante l’annata abbia registrato in quasi tutta la penisola ondate di calore che hanno accelerato e forzato la maturazione delle uve facendo aumentare pericolosamente il loro grado zuccherino, siano stati preservati i profumi di frutta fresca, leggere speziature, buona bevibilità e tenori alcolici non eccessivi. Dopodiché mi sono lasciato trasportare da istinto e curiosità in un interessante “excursus” tra i banchi di degustazione, per assaggiare le annate precedenti appagando curiosità e quesiti direttamente con produttori . Nella stragrande maggioranza dei casi ho riscontrato vini con un’ottima tenuta, almeno 3-4 anni dalla messa in bottiglia, invitanti freschezze nella beva, merito di una buona materia prima e di attente e non esasperate vinificazioni ed affinamenti in acciaio e sempre più spesso in cemento vetrificato, ma soprattutto un deciso ritorno a tipicità e caratteri troppo spesso trascurati nei “blasonati nettari toscani”.
Tra i vini che hanno destato maggior interesse il Chianti 2009 del Podere Volpaio, frutto in larga parte di Sangiovese con piccole percentuali di Canaiolo, Colorino e Malvasia nera coltivati in forma biologica da una dozzina d’anni, vinificati e fermentati insieme in acciaio per circa 15 giorni e messo in commercio dopo oltre un anno di affinamento parte in acciaio e parte in cemento per garantire i sentori di marasca, frutta rossa, viola mammola e rendere avvolgente e piacevole tannino e fresca acidità. Biologico, frutto di fermentazione spontanea ed affinamento in botti da 13 hl di uve Sangiovese e Alicante provenienti dai 5 ettari vigneti delle colline appenniniche di Londa, a circa 470 metri, intervallati da una settantina di ettari di ulivi, caratterizzati da preziose escursioni termiche tra giorno e notte, il Chianti 2011 Valpiana della Fattoria San Leolino prodotto in questa sua prima annata in appena 6.000 bottiglie, colpisce per la sua ricchezza ed ampiezza in bocca, per il tannino particolarmente fitto e la sua persistenza. Colore scarico, profumi di frutta rossa fresca e notevole tannino e vena acida sia nel Chianti 2009 e 2011 Don Guido dell’Azienda Agricola La Collina, a base di Sangiovese, Malvasia e Canaiolo coltivati sulle colline di Montalbano, ai confini della zona del Carmignano, che nelle medesime annate dei Chianti dell’Azienda Agricola Lanciola. Nerbo, temperamento e accattivante ruvidezza nel Chianti 2009 La Cignozza prodotto da Roberto Del Buono, che con caparbia da poco più di un decennio ha preso le redini dell’omonima azienda, puntando su vitigni autoctoni da associare al Sangiovese, come il quasi abbandonato Mammolo, affinamenti di circa un anno in botte di rovere da 20 ettolitri per dare vita ed espressione in bottiglia a vini fino ad allora venduti sfusi.
Profumi, freschezza e nota mandorlata nel Chianti 2010 della Fattoria Sant’Andrea, con sede a Morgiano, antico borgo agricolo settecentesco, una proprietà di oltre 50 ettari, di cui poco più di 5 vitati a Sangiovese, Trebbiano e Canaiolo e una ventina a uliveti, rilevata un paio d’anni fa da una giovane e dinamica coppia di amici originari di questa zona che ne ha avviato da subito la conduzione biodinamica. Per la loro prima annata di Chianti hanno utilizzato la fermentazione in botte a tronco conico in castagno, esperimento che ha dato risultati interessanti ma, ci hanno confidato i proprietari, i vantaggi/svantaggi riscontrati li hanno fatti propendere per utilizzare per l’annata 2011 la più affidabile e neutra vasca in acciaio. Molto interessante tra l’altro il progetto di recupero della villa patronale, con annessa cantina ottocentesca in cui troneggiano storiche botti in castagno e vasche in cemento, oggetto di accurata ristrutturazione ed adibito a zona residenziale per una quindicina di famiglie che verranno progressivamente coinvolte nei programmi aziendali. Incisività, avvolgenza e un pizzico di ruvida eleganza nel Chianti Superiore Cerretello 2009, la prima etichetta entrata in produzione dell’azienda pisana Pieve de’ Pitti, prodotto con uve Sangiovese (90%), Canaiolo e Malvasia Nera provenienti da vigneti di 30 anni, grazie a una bassa resa e una fermentazione in vasca di cemento per esaltarne le componenti tanniche e il gusto terroso.
Tipicità nervose, sapide e appaganti nel Chianti 2010 Dal Campo di Vigne e Vini Sensi, una selezione di uve Sangiovese di proprietà vinificato ed affinato in acciaio. Note balsamiche e minerali nel Chianti 2010 della Fattoria di Sammontana, Sangiovese quasi in purezza con una minima parte di Canaiolo, una massa unica che viene fermentata per un paio di settimane in vasche di cemento vetrificate, caratteristiche che vengono leggermente offuscate da una nota alcolica nell’annata 2011. Eleganza ed equilibrio supportati da un buon corpo per il Chianti 2010 della Vecchia Cantina di Montepulciano, ancora un Sangiovese in purezza prodotto con il marchio storico di questa cantina, attinto dai vigneti di circa 300 dei 400 soci, che unisce sapientemente le caratteristiche di vigneti dislocati su terreni di composizione ed altitudine varia, dall’argilla all’alluvionale tra i 250 e i 400 metri. L’apporto di Merlot e Shiraz per circa il 15%, breve fermentazione di circa una settimana e quasi un anno di affinamento in barrique regala invece una decisa morbidezza e ricchezza di aromi speziati al Chianti Cerro del Masso 2009 di Poggiotondo, vino negoziato al 95% sul mercato estero, come ci rivela Alberto Antonini, approdato all’azienda di famiglia dopo una ricca e variegata esperienza come consulente enologo in alcune importanti realtà toscane ed ora quasi alla conclusione di un ultradecennale programma di totale rinnovamento e conversione biologica dei vigneti. Sullo stesso stampo internazionale il suadente Chianti Bell’Antonio 2010 di Terre di Gorgone, dove al Sangiovese vengono affiancate piccole parti di Cabernet e Merlot per aumentarne calore e morbidezza.
Profumi e aromi di spezie, pepe in particolare, e decisa sapidità nel Chianti Nonno Nanni 2011 della Tenuta di Morzano-Agrinico, con lo Shiraz a completare il quadro aromatico di Sangiovese e Colorino. Estremamente variegata infine la gamma proposta dall’azienda agricola Castelvecchio, a cominciare dalla tradizione che si percepisce nel fresco e fruttato Chianti Santa Caterina 2011; aumenta l’intensità sia olfattiva che gustativa nel Chianti Il Castelvecchio 2009, dove Sangiovese e Merlot vengono fermentati per un paio di settimane e quindi affinati un anno in botti da 5 ettolitri e un altro anno in bottiglia prima di entrare in commercio, caratteristiche che vengono arricchite da sentori di spezie e vegetali, unita in bocca a una fitta trama di tannino nel Chianti Colli Fiorentini Vigna La Quercia 2008, da uve di un unico vigneto di Sangiovese e Cabernet Sauvignon vinificate e affinate per oltre un anno in barrique.
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