Sodi di San Niccolò: 11 annate per un grande vino del territorio
Valeva proprio la pena percorrere settecentocinquanta chilometri, da Bergamo a Castellina in Chianti e ritorno, per prendere parte a questa degustazione! In effetti, la degustazione verticale di 11 annate dell’Igt Toscana, già “vino da tavola” I Sodi di San Niccolò prodotto dai Poderi Castellare di Castellina, cui ho avuto modo di partecipare lunedì 31 ottobre a Castellina in Chianti, è stata davvero un evento, pensato per celebrare le primi venti vendemmie (1979, 1980, 1981, 1982, 1983, 1985, 1986, 1987, 1988, 1990, 1991, 1993, 1994, 1995, 1996, 1997, 1998, 1999, 2000 e 2001) di questo vino, ed un’ottima occasione per riflettere su valori autentici e presunti tali che si possono cogliere nel vivacissimo panorama vitivinicolo toscano di oggi.
Come ho scritto di recente, proprio su LaVINIum, non c’è da rammaricarsi affatto per la crisi profonda dei Super Tuscan intesi come degenerazione e travisamento/tradimento della viticoltura e dell’enologia toscana, come tentativo, fortunatamente fallito, d’imporre un modello di vino intercambiabile, senza radici e senza storia, di vini internazionalizzati in ogni aspetto.
Ma, d’altro canto, onestà intellettuale c’impone, nello stesso momento in cui proclamiamo la morte dei Super Tuscan come categoria superiore e punto di riferimento della vitivinicoltura toscana, ad esclamare, e con altrettanta convinzione, evviva i Super Tuscan!, quando veniamo a trovarci di fronte a vini, come I Sodi, che non hanno ceduto alle lusinghe dei vitigni “nobili” e “migliorativi”, e nel Sangiovese hanno fissato il loro punto di riferimento e individuato, senza dubbi e ripensamenti, come l’ancora di salvezza per le sorti del vino toscano.
Nato con il preciso impegno di non percorrere scorciatoie e di rispecchiare, con tenace fedeltà, la verità e la forza del terroir d’origine per ottenere, puntando solo sul Sangiovese e sulla Malvasia nera, due uve toscane e chiantigiane, un grande vino in grado di competere con i grandi vini del mondo, i Sodi di San Niccolò, vino per il quale varrebbe la definizione di “nemo propheta in patria”, per la sua notorietà sicuramente superiore all’estero che in terra italiana, può essere ormai considerato come un classico della moderna viticoltura toscana. E non più, come è stato quando vide la luce, la prima volta, in poche bottiglie, nel 1979, come un vino-bandiera della riscossa chiantigiana.
Dal 2001, annata che andrà in commercio il prossimo anno, passando per il 2000 ora sul mercato e poi via via per 1999, 1997, 1995, 1993, 1990, 1988, 1986, 1985, sino al 1982, si è sviluppato, il nostro itinerario, stimolati dalle osservazioni e dai commenti misurati, e mai banali, di Paolo Lauciani, docente nei corsi A.I.S., collaboratore di Bibenda e di Duemilavini e della rubrica Gusto del Tg5, che ha condotto, insieme all’enologo Alessandro Cellai e al proprietario del Castellare e “inventore” dei Sodi, Paolo Panerai, la degustazione.
Non è stato solo il percorso nella storia di un vino, ma uno stimolo a capire le ragioni e la voce di una regione vinicola e una grande uva, il Sangiovese (o Sangioveto?), spiritosamente definito “vitigno ignorante” da Panerai, ben coadiuvato, anche se in percentuali ridotte (un classico 15%), dalla Malvasia nera. In questo emozionante percorso a ritroso negli anni, da un 2001 che fa capire già che sarà grandissimo, passando per un 2000 perfetta espressione del calore dell’annata, per straordinari 1999 e 1997, per un classico 1995, un sontuoso 1990, un complesso, variegato 1988 e 1986, 1985 e 1982, ancora integri, vibranti, freschissimi e pieni di energia, e soprattutto piacevolissimi e ancora godibili, tutte le annate, ognuna con la propria storia e personalità, hanno dimostrato quale deva essere, ai tempi nostri, la personalità di un Super Tuscan, intelligente sintesi di rinnovamento (l’affinamento in barrique e non in grandi botti) e di tradizione, ma soprattutto davvero toscano sin nelle radici e non solo a parole.
Un vino vero, dall’accento assolutamente personale, fedele espressione di un terroir d’elezione, che propone l’ennesima testimonianza della grandezza, se lo si sa capire e assecondare, se lo si ambienta nei posti giusti e lo si fa maturare compiutamente, e soprattutto se lo si rispetta in vigna ed in cantina, della forza e della verità, dell’internazionalità (intesa come possibilità di farsi capire da tutti), di una delle più nobili uve italiane, messer Sangiovese.
Un vino come altri del suo stile, ll Percarlo di San Giusto a Rentennano, il Flaccianello della Pieve di Fontodi, il Cepparello di Isole e Olena, il Fontalloro della Fattoria di Felsina, il Pergole Torte di Monte Vertine, che prodotto in Chianti Classico, alla luce degli attuali disciplinari di produzione, potrebbe essere, se il Chianti Classico non fosse ormai un vino dalla formula aziendale, una realtà pirandelliana stile “uno nessuno e centomila”, e un gran guazzabuglio, un magnifico esemplare di Chianti Classico. E non solo un vino targato Toscana Igt, dopo essere stato per anni un semplice “vino da tavola”…Ma questo sarebbe un altro lungo discorso…

La degustazione verticale
2001
Colore rubino violaceo, vivo e profondo, naso estremamente varietale, con note floreali (iris, gladiolo, viola) in evidenza a fondersi perfettamente con note speziate di pepe nero e ginepro, ricordi di alloro e rosmarino ed una trionfante succosa ciliegia a caratterizzare il frutto.
In bocca balza subito in evidenza, oltre alla suadente dolcezza del frutto e ad una grandissima eleganza, una salda struttura tannica, terrosa, consistente, ben sostenuta, che conferisce al vino ampiezza e lunga persistenza. Ancora molto giovane, ma già piacevolissimo, il vino mostra doti di freschezza, sapidità, carattere, straordinarie ed un grandissimo potenziale di evoluzione in bottiglia.
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2000
Grande intensità di colore ed un naso molto caldo, profondo, maturo, con lievi accenni di sovramaturazione, per quest’annata dei Sodi attualmente in commercio. Un ottimo prodotto, non c’è che dire, ma l’influenza del grande caldo del 2000 si fa sentire, penalizzando l’ampiezza di sfumature aromatiche, giocate soprattutto sul frutto maturo, sulla liquirizia, su una leggera speziatura balsamica, che non sono così delicate e variegate come nel caso del 2001 e del 1999.
La bocca è piena, ricca, larga, ma non di particolare profondità e articolazione. Tannini ben maturi e morbidi, una notevole rotondità, un’innegabile piacevolezza: vino molto gradevole da bere, ora, ma non scommetteremmo sul suo potenziale d’evoluzione. Meglio berlo, e gustarlo, nei prossimi due anni.
@@@ ½
1999
Una delle migliori espressioni di questa verticale e conferma della grandezza di quest’annata anche in Toscana. Il vino sorprende già dalla magnifica vivacità rubino denso caldo e continua a stupire per la ricchezza del bouquet, denso, compatto, variegato, di magnifica freschezza e vivacità, dove gli aspetti vegetali (note floreali e di sottobosco) si armonizzano perfettamente con un carattere sapido e nervoso e una calibrata dolcezza del frutto. La bocca si conferma all’insegna di una superiore freschezza, con tannini fusi perfettamente con il frutto, una perfetta verticalità scandita da un finale sapido e vivo e una magnifica lunghezza. Un vino di grande personalità, ancora con un grande potenziale di evoluzione.
@@@@ ½
1997
Unanimemente celebrata come una grande annata per i vini toscani il 1997 si conferma annata di grande spessore e carattere anche con questo Sodi, splendido nel colore rubino brillante, luminoso, molto elegante, caldo varietale, concentrato nei profumi, che dalla prugna, alla ciliegia, al tabacco, a note dolci cremose e quasi di cioccolato svariano sino al floreale, con un leggero accenno di goudron. Dolcissima l’espressione anche al gusto, che è cremoso, avvolgente, compatto, molto giocato sul frutto, succoso e ben polputo, di estrema godibilità.
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1995
Buono il 1997, ma il 1995, signori miei ! Uno spettacolo che comincia dal colore, un rubino profondo, brillante, di grande densità e lucentezza, e continua, amplificandosi via via, passati all’aspetto aromatico, all’insegna della fittezza, della densità, della carnosità e della complessità, con note di ciliegia a sorreggere sfumature preziose di sottobosco, cuoio, castagna, tabacco, accenni selvatici e minerali.
Al gusto una grande materia terrosa compatta, piena, di straordinaria larghezza e profondità, grande struttura tannica, morbida e vellutata, un frutto succoso, una sapidità e acidità calibratissime che rendono il vino lunghissimo, multidimensionale, pieno di nerbo e di energia. Un grande vin de terroir.
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1993
Risultato interlocutorio per questa annata piccola. Un bellissimo colore rubino granato senza cedimenti, ma un naso leggermente stanco ed evoluto, giocato molto sugli aromi terziari (tabacco, liquirizia, rabarbaro, tartufo, frutta sotto spirito), ma senza la freschezza e la vivacità di altre annate.
In bocca il vino è ancora molto vivo grazie ad una fresca acidità, ma la polpa è quella che è ed i tannini finiscono con l’asciugare sul finale.
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1990
Altro splendido risultato per questa annata classica giustamente celebrata e questa volta pienamente all’altezza del proprio blasone. Vino di grande personalità e classicità d’espressione, a partire dal colore denso e profondo, per passare ai profumi, dove gli aspetti selvatici ed una certa piacevole “animalità” scandita dal cuoio, dal pepe nero, dal selvatico, da ricordi di catrame e sottobosco e di carne, si sposano con la purezza e la pulizia del frutto, una ciliegia viva e succosa.
Grande carnosità, una struttura salda, una magnifica estrazione e ricchezza, ma abbinate ad un grande nerbo, ad una nervosa sapidità, ad una notevolissima freschezza, anche al gusto, che è pieno, caldo, consistente e di grande soddisfazione.
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1988
A mio avviso il vertice assoluto, il vino più ricco di fascino di questa verticale, splendido nel colore, ancora integro, vivo, brillante, senza velature né segni di stanchezza, ma straordinario per la complessità aromatica, un bouquet fittissimo dove profumi da macchia mediterranea, da boschi toscani, e un frutto goloso vanno magnificamente ad armonizzarsi con sentori, terziari, che richiamano la cannella, i chiodi di garofano, il rabarbaro, la liquirizia, il cuoio, e poi funghi secchi, tartufo, cacao, tabacco dolce, a comporre un insieme stupefacente per ricchezza e pulizia.
Al gusto il vino è ancora più grande, con una bocca freschissima e viva, una perfetta lunghezza e verticalità, una terrosità spiccata, tannini ben rilevati e una persistenza incredibile, scattante, nervosa, piena di carattere. Uno dei migliori Super Tuscan da me mai assaggiati.
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1986
Tenete conto dell’età, perché se anche il risultato complessivo è buono, ma non trascinante, questo vino di diciannove anni regge ancora perfettamente la botta, vivace e brillante nel suo colore rubino con leggera vena che vira sul granato, un naso dolce, con un frutto ben espresso che richiama ribes e ciliegia, accenni balsamici e mentovati e una notevole freschezza e pulizia. Molto fresco, vivo, ancora godibile, con tannini che, incredibilmente mordono ancora e si fanno sentire, anche in bocca, con un’acidità che spinge e scandisce la vitalità di questo vino.
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1985
Meno pimpante del 1986 questo 1985 di anni venti, stupendo soprattutto per il suo colore rubino granato compatto. Il naso è ancora molto fitto, composto, quasi misterioso, e abbastanza evoluto, con note di tabacco, rabarbaro, spezie, china a dominare sul frutto, e la bocca è, nonostante tutto, all’insegna di una piacevole dolcezza di frutto maturo, vivacizzato da una fresca acidità.
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1982
Chapeau, Monsieur, per questo ventitreenne, ancora vivo ed intero nel suo colore rubino granato e dotato di un bouquet incredibile dove le note di ribes, lamponi, più che ciliegia, si sposano magnificamente con un’atmosfera da pasticceria, scandita da profumi di crème brulée e crème caramel e da un ricordo, misterioso e intrigante, di cipria.
Al gusto il vino si fa ancora bere piacevolmente, grazie ad un frutto ancora dolce, una bella sapidità, un carattere nervoso e una grande lunghezza.
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E i Sodi trionfano anche nelle quotazioni delle aste
A proposito dei Sodi va sottolineato che una cassa da sei bottiglie de I Sodi di S.Niccolò di Castellare, con due bottiglie ciascuna delle annate 1981, 1982, 1985, aggiudicata a 2.200 euro (prezzo di partenza 900-1000 euro), é stata la protagonista, con un prezzo aggiuntivo di 366 euro a bottiglia, dell’asta di vini pregiati italiani, organizzata dalla casa d’aste Pandolfini, svoltasi a fine ottobre a Firenze presso la Stazione Leopoldina.
Franco Ziliani




