Assaggi dalla IV Edizione di “Vini d’Autore” a Villa Cusani Traversi Tittoni
Fotografie di Danila Atzeni

La IV edizione di “Vini d’Autore” si è svolta domenica 14 aprile a Desio (MB), comune brianzolo a nord di Milano. Come ogni anno l’evento è stato curato interamente da Massimo Tarunti, ideatore della rassegna e titolare di MigliorVino. “Location che vince non si cambia” e Villa Cusani Traversi Tittoni è sempre una splendida cornice per raccontare le tante storie dei produttori vitivinicoli giunti da alcune tra le zone più importanti d’Italia, uniti dal desiderio di far conoscere con passione il proprio territorio.

L’edificio è un perfetto esempio di architettura del XVIII secolo, progettato da diversi architetti dell’epoca e fortemente voluto dalla famiglia Cusani; importanti nomi contribuirono al successo di questa dimora storica, dal milanese Giuseppe Piermarini a Luca Beltrami, quest’ultimo nel periodo che va dal 1900 al 1903 rifinì ancor di più l’opera dedicandosi soprattutto allo stupendo mausoleo e allo scalone. Dal 1817 al 1970 la proprietà passò di famiglia in famiglia, dal Marchese Luigi Cusani all’avvocato Giovanni Traversi. Nel 1947 fu donata ai padri Saveriani e purtroppo iniziò un lento decadimento. Fortunatamente il comune di Desio, all’inizio degli anni settanta, iniziò una graduale opera di restauro che la portò man mano a risplendere, nonostante un incendio del 1993 che causò la rovina del salone e provocò il crollo dei solai e delle volte.

Molto interessante a mio avviso, per comprendere a pieno lo spirito della rassegna, è il punto di vista del suo ideatore Massimo Tarunti che riporterò per intero : “Spesso amici e appassionati mi chiedono perché fare un evento di questo tipo, visto che ci sono manifestazioni simili molto più grandi e importanti. Di solito rispondo perché fabbricare la Panda quando ci sono macchinoni, Suv e bolidi sportivi in commercio, a volte la Panda può essere più utile e funzionale di una Ferrari. Il territorio in cui vivo è circondato e oppresso dalla GDO, enormi centri dove l’unico scopo è quello di applicare i prezzi sempre più bassi per competere fra di loro. Questo trend comporta una progressiva diminuzione della qualità dei prodotti venduti, in particolare nel comparto alimentare, così siamo costretti a mangiare pani con farine troppo raffinate con provenienza misteriosa, polli colmi di antibiotici, verdure e frutta pieni di veleni, maiali e mucche gonfiati chissà con quali nefandezze per non parlare dell’olio extra vergine che rimane il principale alimento soggetto a mistificazioni; non vorrei più un solo allevamento composto da 10.000 capi ma 1000 piccoli contadini che allevino 10-20 capi …questa è la mia filosofia”.

Ma diamo subito spazio ai produttori e ai vignaioli, gli attori principali della rassegna. I tanti volti e la loro presenza hanno certamente allietato l’intera giornata. I vini, gli aneddoti, le storie hanno creato un’atmosfera di scambio culturale molto interessante, dove il mondo del vino è sempre stato al centro, attorno i suoi protagonisti, che con il sorriso sulle labbra e tanta passione, hanno mostrato il potenziale del loro territorio.

Luca Fedele, Corno di Rosazzo (UD) – “Emily” Extra Dry – Vdt bianco spumante
Ci troviamo a Corno di Rosazzo, un piccolo borgo della pianura friulana. Luca Fedele, conduce cinque ettari di vigneto suddivisi fra ghiaia e sassi di Corno ed argille limose di Brazzano, viti che hanno in media dai trenta ai settant’anni. Dopo un passato diviso tra il suo lavoro in fabbrica e la vigna, con la vendemmia 2014 inizia a far sul serio e diventa viticoltore a tutti gli effetti. Il vino che mi ha colpito maggiormente è il suo “Emily” Extra Dry – Vdt bianco spumante, annata 2017, un verduzzo friulano fermentato in vasche di cemento con lieviti indigeni, nessun travaso fino a marzo, tre mesi in autoclave per la spumantizzazione. Mi ha sorpreso in quanto a freschezza e pulizia espressa su tutti i fronti, dal colore paglierino con riflessi verdolini al naso di frutta secca, lime e fiori bianchi, un frutto goloso di pera Kaiser, ed una lieve sfumatura di erbe aromatiche. In bocca ha vigore e la giusta spalla acida, coerente nei ritorni agrumati in un finale suadente, adatto a svariati abbinamenti gastronomici. @@@@

Eusebio di Stroppiana Marilena, frazione Prelle, Salussola (BI) – Vino Rosso “Risent” 2018
Piccola realtà ubicata nella frazione Prelle del paese di Salussola, in provincia di Biella, nella parte terminale della collina morenica detta “serra d’Ivrea”. Gli avi, giunti da Chiaverano nell’Ottocento, piantarono i primi vigneti oggi condotti da Piero Eusebio e da sua moglie Marilena Stroppiana, che ereditò l’Azienda Vitivinicola Eusebio dalla suocera. Il “Risent” 2018 è una Freisa quasi in purezza (90%), il resto vitigni autoctoni locali. Vinificazione condotta in acciaio, lieve rifermentazione una volta aperta la bottiglia, basso contenuto di solfiti, i toni caldi e profondi si percepiscono sin dal colore, vivace, sgargiante, rubino con riflessi violacei. Il naso è vinoso, ancora giovane, frutta matura, la mora e l’amarena inseguono il cacao ed il chiodo di garofano, noce moscata. Il palato è avvolgente, una sensazione marcata di frutta lo rende goloso, ma al contempo equilibrato perché sorretto da buona freschezza. Vino da merenda, pane e salame su tutti. @@@

Piovani Massimo, Canneto Pavese (PV) – Buttafuoco Storico DOC “Vigna Bricco” 2015
Questa piccola azienda agricola dell’Oltrepò Pavese è nata nel 2008 per realizzare il sogno del suo titolare, Massimo Piovani, appassionato viticoltore ed amante del vino Buttafuoco, ad oggi conduce circa 5 ettari a Monteveneroso, nei ripidi pendii esposti ad ovest delle colline di Canneto Pavese. Nel 2014 decide di dare il via alla” Piccola Cantina dei vini Fermi”, ossia di vinificare in proprio una piccola parte dell’uva prodotta, nasce così il suo vino Buttafuoco Storico DOC “Vigna Bricco”, 50% croatina, 35% barbera, 10% uva rara, 5% ughetta, ad un’altitudine di 240/260 mt s.l.m. da un vigneto chiamato “Vigna Bricco in Versira”, sottozona Arenarie. Il vino mi ha colpito per via della sua estrema golosità, sin dal colore si percepisce una generosità di sensazione offerte che vanno dai toni caldi porpora con lampi rubino, ai dolci ricordi di cacao, amarena, more, liquirizia e pepe nero. Un sorso succoso, caldo, il vino ha trama tannica fitta, smussata da una certa rotondità che ricorda i frutti percepiti al naso. Lunghissimo il finale che mostra buone potenzialità di affinamento. @@@@

Vigneto della Terre Rosse Enrico Vallania, Zola Pedrosa (BO) – Emilia Igt Cabernet Sauvignon 2009
Enrico Vallania ha fondato nel 1961 quest’azienda di Zola Pedrosa, sperimentando nuove tecnologie per un miglioramento oggettivo della produzione territoriale, i vecchi impianti della storica attività sono stati sostituiti da nuove cultivar quali chardonnay, sauvignon, pinot bianco, pinot nero e merlot, più adatte rispetto ad altri vitigni meno indicati a soddisfare le caratteristiche delle argille calcareo-ferrose di queste terre. Tre soli ceppi a base cabernet sauvignon, siesling e malvasia, sono stati mantenuti, vanto e passione di questa storica famiglia dei colli di Bologna. E’ proprio l’Emilia Igt Cabernet-Sauvignon 2009 il vino che mi ha colpito maggiormente. Una buona evoluzione in bottiglia mantiene un colore vivo, acceso, rubino con intriganti sfumature granato. Un naso che richiama note mediterranee di capperi in salamoia, bacche di ginepro, geranio, pepe nero e sbuffi mentolati. Sorso suadente, leggero vantaggio della sapidità rispetto alla freschezza, buona persistenza, finale che richiama l’abbinamento gastronomico, primi piatti a base di cacciagione. @@@@

Le Crete, Trequanda (SI) – Toscana Igt Pinot Nero “Ciriatto” 2017
L’antico casale dell’azienda Le Crete di Trequanda, situata nel cuore delle Crete Senesi, appare nei documenti d’archivio già all’inizio del 1600. Un luogo davvero incantato, circondato da vigneti, pascoli e boschi, situato in un contesto straordinario, tra i più belli di tutta la Toscana. Tra i vari vini presenti al banco d’assaggio, assieme ad un ottimo Toscana Igt Sangiovese “Malacoda” 2014, dai richiami fortemente legati al territorio, mi ha stupito molto il Toscana Igt Pinot Nero “Ciriatto” 2017. I nomi di questi vini sono tratti dall’Inferno dantesco della Divina Commedia: “E Ciriatto a cui di bocca uscia D’ogni parte una sanna come a porco, Gli fe sentir come l’una sdrucia “. In effetti il vino richiama molto questi versi esuberanti e spiritosi, le uve vengono allevate a circa 450 metri d’altitudine nel cuore delle Crete Senesi, vigneti d’oltre vent’anni esposti a sud con notevoli escursione termiche per via della presenza del bosco. 12 mesi in legni di rovere francese di secondo passaggio, e sei mesi in bottiglia, donano a questo vino un profilo che richiama fortemente la patria d’elezione di questo vitigno, ma con quello tocco mediterraneo che lo caratterizza senza snaturarne l’essenza. Manto rubino di media trasparenza, la regia del quadro olfattivo è affidata ad un tripudio di fiori freschi e frutti rossi, inspessita notevolmente da ricordi balsamici di mentolo e pungenti di pepe rosa e paprika. Il palato sorretto da vibrante acidità è scorrevole, un sorso che convince per doti di grande beva e corpo per nulla banale, un buon timbro gustativo lo rende adatto all’abbinamento con carni grigliate a base di maiale. @@@@1/2

Tenuta Rolej, Cavaglià (BI) – Canavese Nebbiolo Doc ” Roleto” 2015
Da 35 anni i proprietari dell’azienda Rolej sono Adriana Vallotto e suo marito, grandi appassionati di vino. Il territorio di Cavaglià, nelle colline del biellese, ha origine, come gran parte dell’Alto Piemonte vitivinicolo, da aggregazioni moreniche in seguito allo scioglimento dei ghiacciai delle Alpi avvenuto circa 150 milioni di anni fa. Il terreno su cui crescono le viti si presenta ricco di sostanze minerali, tra cui porfidi e quarzi, è mediamente argilloso e tendente al roccioso. I vini non possono che rispecchiare questa forte matrice territoriale, risultano pertanto eleganti, minerali e dotati di quella particolare sapidità che li contraddistingue. Il vino che mi ha colpito maggiormente è il Canavese Nebbiolo DOC “Roleto” 2015, nebbiolo in purezza vinificato ed affinato in acciaio con un brevissimo passaggio in legno. Ne deriva un vino dal profilo snello ma tutt’altro che disimpegnato, il colore mostra la sua grinta, rubino vivace con sfumature granato. Il naso ricorda la viola, l’agrume e i frutti rossi, arancia e ribes su tutti, una nota di terriccio e pepe nero, erbe officinali. Il sorso è snello, dinamico, succoso, dotato di buona freschezza e dirompente sapidità, la media struttura ne amplifica le doti di pronta beva, il tannino è vivo e rende il vino adatto all’abbinamento con zuppe di legumi e pancetta ossolana o risotti con tome di media stagionatura. @@@@

Renato Molino, Frazione Annunziata, La Morra (CN) – Barolo DOCG 2013
Renato Molino è una piccola azienda agricola a conduzione familiare situata in un grande territorio vitivinicolo italiano, quello di La Morra, uno degli undici comuni in cui si produce il celebre Barolo DOCG. Il titolare, Renato, coadiuvato dalla moglie Maddalena e dalle figlie Olimpia, Grazia, Lucia e Chiara, con grande passione conduce la proprietà denominata Cascina Spluva, che include la sede della cantina in frazione Annunziata di La Morra e due vigneti adiacenti, ubicati nella sottozona Annunziata, altri tre rispettivamente nelle sottozone Rocche dell’Annunziata, Boiolo, Roanco ed un vigneto nella sottozona Villero del comune di Castiglione Falletto. I vigneti hanno un’esposizione che va dai 300 ai 350 metri sul livello del mare, la composizione del suolo è prevalentemente argillosa-calcarea nel vigneto Rocche dell’Annunziata, e argillosa con venature di sabbia fine nel vigneto Villero sito in Castiglione Falletto. Tra i vari vini presentati dall’azienda, spicca per equilibrio e profondità gustativa il Barolo DOCG 2013, un calice granato classico di buona intensità e consistenza. Si apre a dolci sensazioni fruttate che ricordano la ciliegia matura e l’agrume, il pepe nero e la violetta, mentre la grafite ed il terriccio rimandano fortemente alla matrice minerale del suolo. In bocca gode già di buon equilibrio, un sorso slanciato e privo di pesantezza, l’impatto non è certo da pesi massimi, ma ci ricorda quanto il Barolo sia in grado di leggere il territorio e la mano del vignaiolo come ben pochi altri vini. Un vino da abbinare ad un risotto al Barolo con scaglie di formaggio Castelmagno. @@@1/2

La Perla di Marco Triacca, Tresenda di Teglio (SO) – Valtellina Superiore DOCG “Riserva Elisa” 2013
L’azienda nasce nel 2009 per mano di Marco Triacca a Valgella – Tresenda di Teglio, una delle più belle coste terrazzate coltivata a vigneto di tutta la Valtellina. Il nebbiolo, qui chiamato chiavennasca, è il vero protagonista sin dal principio, quando la proprietà si estendeva solo su 1,5 ettari di vigna, ad oggi l’azienda ha raddoppiato e dispone di 3,3 ettari. Interessante l’attività svolta da Marco per la salvaguardia e la valorizzazione della pignola valtellinese, una varietà autoctona a bacca rossa, vinificata in bianco per la produzione dello spumante metodo classico di casa, l”Extra Brut la Perla”, preciso ed affilato, con richiami di erbe aromatiche e frutti bianchi, dal sorso graffiante non per vie delle bolle, ma per la vivacità e freschezza del vino. L’azienda è associata al Consorzio di Tutela Vini di Valtellina e al CERVIM (Centro di Ricerche, Studi e Valorizzazione della Viticoltura Montana). Il suo Valtellina Superiore DOCG “Riserva Elisa” 2013 è un vino che ha un profilo austero, calice granato di buona trasparenza con riflessi rubino, esordisce con piccoli frutti rossi ed agrume pungente, erbe officinali, timo e pepe verde, tabacco. Un sorso che convince per profondità gustativa pur mantenendo un corpo moderato, la freschezza riporta all’agrume e vi è tanta sapidità. Una goduria a mio avviso se accostato ad un classico piatto di pizzoccheri alla valtellinese. @@@@1\2

Comai, Riva del Garda (TN) – Vigneti delle Dolomiti IGT Sauvignon 2017
La famiglia Comai risiede a Riva del Garda, un luogo di confine molto suggestivo dove il Lago di Garda incontra le Dolomiti. Marco e Andrea dal 2017 son al timone, ma l’azienda vanta viticoltori da quattro generazioni. I vigneti son dislocati nei comuni di Arco, Tenno e Riva del Garda dove ha sede la cantina. L’azienda vinifica le proprie uve seguendo scrupolosamente il regime biologico, produce vini bianchi e rossi sia da varietà locali, come ad esempio il rebo, che da varietà internazionali tra le quali chardonnay, sauvignon blanc, traminer aromatico e merlot. L’idea di Marco e Andrea è molto chiara, e si trova in linea con lo spirito della rassegna; valorizzare la viticoltura dell’Alto Garda allevando vigneti nelle zone maggiormente vocate, come ad esempio la collina di Tenno per i bianchi, e i versanti pedecollinari della “Busa” per i rossi. Mi è piaciuto molto il rosato, un vino davvero interessante a base merlot e rebo, dal profilo ipnotico per via delle dolci note floreali unite all’agrume e i frutti rossi, piacevolezza di beva e freschezza da vero fuoriclasse. Senza dubbio il Sauvignon 2017 Vigneti delle Dolomiti IGT è il vino più equilibrato e complesso. Vinificato ed affinato tra acciaio e legno esausto (30%), colpisce per integrità di frutto e pulizia di aromi. Il calice è luminoso, un paglierino che ammicca al dorato, al naso ritroviamo biancospino, miele di tiglio, susina gialla, timo limone, una nota di clorofilla e sedano; davvero fresco il quadro olfattivo che si intensifica con il passare dei minuti. La trama gustativa è convincente per via della morbidezza del sorso unita a vibrante acidità e lunga scia sapida, queste caratteristiche lo rendono perfetto in abbinamento a del pesce di lago cucinato a dovere. @@@@1/2

Azienda Agricola Santa Croce, Sirtori (LC) – Terre Lariane IGT “Rosso del Caminone” 2017
La famiglia Colombo gestisce l’Azienda Agricola Santa Croce dai primi anni ’80. Ci troviamo a Sirtori nel territorio del Parco di Montevecchia e della Valle del Curone. Nonostante la zona non sia mai decollata del tutto a livello commerciale bisogna riconoscere che il territorio è particolarmente vocato, questo per via del microclima costantemente condizionato dalla vicinanza del lago di Como, che funge da termoregolatore, le sue brezze rinfrescano le notti e mitigano il caldo diurno. Attualmente l’azienda può contare su due ettari di vigneto esposto a mezzogiorno sul fianco di un colle a 320 metri s.l.m., con pendenze fino al 45%. Il suolo è composto da marne argillose e su questi vigneti si allevano i classici vitigni internazionali: sauvignon, chardonnay, merlot e pinot nero, che in queste colline hanno trovato una felice connotazione. Il Terre Lariane IGT “Rosso del Caminone” 2017 è un vino che ha densità gustativa e nerbo acido, un colore caldo e inteso, rubino con riflessi violacei, un naso esuberante di mora e prugna disidratata, pepe nero, liquirizia e sbuffi mentolati a rinfrescare. Il tannino ben coeso lo rende particolarmente pronto, già equilibrato ma con interessanti prospettive di crescita. Ottimo a mio avviso su un piatto di pappardelle al ragù di cinghiale. @@@1/2

Azienda Agricola La Tribuleira, S. Stefano Belbo (CN) – Langhe DOC Nascetta 2017
Fondata nel 2000 a S.Stefano Belbo (CN), comune langarolo che non ha certo bisogno di presentazioni perché patria assieme a Canelli dell’uva moscato, La Tribuleira è una piccola azienda a conduzione familiare. Il nome deriva dal dialetto piemontese “tribilè” ovvero faticare, affrontare sfide difficili, talvolta impossibili, ma che grazie al duro lavoro e alla passione possono essere superate. Le vigne sono allevate su colline pendenti che esigono il lavoro manuale. Mauro, Daniele ed Elisa Gallo, oltre che protagonisti di questa realtà, sono grandi appassionati delle loro terre, l’obbiettivo è quello di produrre vini rispettando al massimo l’ambiente, non vengono infatti utilizzati insetticidi o diserbanti in vigna. In cantina si cerca di rispettare il lavoro svolto nei vigneti, dunque si tende a trovare un giusto anello di congiunzione tra tecnologia e tradizione. La cantina crede tantissimo nel potenziale dei vitigni autoctoni ed infatti presenta vini prodotti con le classiche uve barbera e moscato. Da molti anni La Tribuleira insegue un sogno, elevare l’albarossa ai massimi livelli. Questo vitigno autoctono piemontese è nato nel 1938 dall’incrocio di uve chatus (chiamate anche nebbiolo di dronero) e barbera. Devo ammettere che sono sulla buona strada, perché i due campioni assaggiati del loro Piemonte DOC Albarossa “Cariò”, rispettivamente 2015 e 2010, mostrano un buon carattere espressivo. L’annata più vecchia gode di un perfetto equilibrio tra gusto e naso, la 2015, nonostante la ricca materia è ancora giovane, con qualche angolo da smussare. Il vino che mi ha colpito maggiormente è senza alcun dubbio il Langhe DOC Nascetta 2017, per rigore espressivo e pulizia di profumi unite a grandi doti di bevibilità; un naso che richiama fortemente il territorio per via di una mineralità sottile e continua, frutta a polpa bianca e scorza d’agrume. Sorso lunghissimo che nonostante l’annata torrida riesce a danzare sul palato liberandolo da ogni sensazione di pesantezza alcolica, dunque gran lavoro in vigna e in cantina. Stupendo a mio avviso su un crudo di gamberi e avocado. @@@@@

Tenuta Montagnani, San Gimignano (SI) – IGT Bianco frizzante “Co’i Botto” 2017
Federico Montagnani, assieme a sua moglie Romina, gestisce a San Gimignano Tenuta Montagnani, una realtà vitivinicola tramandata da generazioni, sin dal 1685. Questo giovane ragazzo sorridente dedica tutta la sua passione ad un solo vino, la Vernaccia di San Gimignano, cavallo di razza dei vini bianchi toscani. L’attività di famiglia comprende 7 ettari vitati, 15 ettari di erbai e seminati e 3000 olivi. La filosofia impiegata è quella del regime biologico, per Federico una vera e propria necessità, infatti la concimazione dei terreni è realizzata con un compostato fatto con paglia, letame, vinacce e scarti vegetali. Da segnalare l’ottima produzione di olio extra vergine d’oliva ottenuto da monocultivar e una piccola coltivazione di zafferano. Oltre alle due versioni di Vernaccia di San Gimignano DOCG, “Frammenti” e “Assola”, fortemente legate al territorio per via del profilo austero di grande mineralità e lunga scia sapida, ho trovato molto interessante e rivoluzionario il “Co’i Botto” 2017, un IGT Bianco frizzante. Questo vino viene prodotto con uve verdicchio e verdacchio in egual proporzione, quest’ultimo è un vecchio vitigno toscano abbandonato. Ottenuto con macerazione in pressa per 12 ore e fermentazione spontanea con lieviti indigeni, segue affinamento di 6 mesi in vasche di cemento e successiva rifermentazione in bottiglia sui lieviti per due mesi, zero solfiti e chiusura con tappo a corona. Un vino originale come il suo bouquet, intriso di note dolci di frutta estiva, pesca ed albicocca, fiori bianchi e frutta secca. Sorso scattante, vitale, freschissimo, di medio corpo e grande beva. Un vino da picnic estivo dove l’abbinamento migliore è quello della buona compagnia e soprattutto quattro risate, perché il sorso è davvero “dissetante”. @@@@

Azienda Agricola Bongiovanni Lorenzo, Sabbionara d’Avio (TN) – Trentodoc Riserva Brut “Due Vale”
Azienda sita in Vallagarina, la famiglia Bongiovanni inizia l’attività con il bisnonno Silvio, un vero pioniere che sin dalla prima metà dell’Ottocento riforniva le mense dell’esercito Austroungarico insediato in questo lembo trentino. Nonno Vito e papà Valerio proseguirono con costanza e passione l’attività, ad oggi il timone è nelle mani di Lorenzo, esperto viticoltore che cura personalmente i propri vigneti producendo vini da uve autoctone ed internazionali, alcuni vigneti sono allevati ancora a piede franco come ad esempio l’enantio. Il Trentodoc Riserva Brut “Due Vale”, da uve 100% chardonnay sosta almeno 36 mesi sui lieviti, il perlage minuto e continuo evidenzia una cromaticità brillante e luminosa color paglierino con riflessi oro antico. Il naso in perfetto stile Trentodoc è un centrifugato di mineralità pietrosa e agrumi, addolcito appena dalla mela Golden matura, ma ecco che tornano le erbe di montagna a ravvivare l’insieme. Il palato è la fotocopia del naso, dapprima ostinatamente verticale per via della freschezza e della bolla incisiva, in un secondo momento arriva la dolcezza del frutto, chiude ammandorlato di media intensità e persistenza. Da provare con la regina delle pizze, la Margherita. @@@@1/2

Azienda Faletti Cavalli, Villa di Serio (BG) – Colleoni Moscato Giallo DOC 2017
Ci troviamo in piena Valcalepio, l’Azienda Faletti Cavalli è forte di un’antica tradizione vitivinicola a conduzione prettamente familiare, situata a Villa di Serio, conduce circa 12 ettari, di cui 5 a vigneto, nel cuore delle colline bergamasche note per la produzione del Valcalepio DOC e del Moscato di Scanzo DOCG. I vigneti affondano le radici nel “Sass de Luna”, una roccia tipica della viticultura bergamasca, composta da calcare e marne unite ad un terreno di matrice argillosa, queste caratteristiche donano ai vini un profilo minerale e una buona morbidezza gustativa. Il posizionamento dei vigneti nella costa finale della Valle Seriana, e le conseguenti brezze notturne date dalla vicinanza del fiume, consentono elevati sbalzi termici notte\giorno che esaltano ed intensificano gli aromi dei vini. Oltre al profumatissimo e suadente Moscato di Scanzo DOCG, vera perla rara dell’intero comprensorio, il vino che ha catturato la mia attenzione è il Colleoni Moscato Giallo DOC 2017, una denominazione che seguirò con attenzione anche in futuro. Un prodotto ben fatto, già dal colore evidenzia tutta la sua vitalità, paglierino acceso, luminoso, l’intensità aromatica dell’uva è smorzata da una trama minerale che rimanda al calcare, ma torna prepotente l’agrume con il pompelmo in evidenza, la rosa, il bosso, lo zenzero e la mela al forno con cannella. Un naso cangiante minuto dopo minuto. Il sorso è pieno, morbido, succoso, non privo di freschezza, finale “dolcemente sapido”. Da abbinare ad un formaggio caprino fresco. @@@@

Azienda Vinicola F.lli Piacentini, Ziano Piacentino (PC) – Colli Piacentini DOC Malvasia Secca Frizzante 2017
L’Azienda Vinicola F.lli Piacentini risale alle fine degli anni Settanta, periodo in cui i coniugi Valentino e Adriana diedero inizio alle danze. Oggi la squadra è composta da papà Valentino, responsabile della cantina, il figlio Emanuel responsabile dei vigneti, e la figlia Sara e mamma Adriana, che si occupano di contabilità, vendite e contatto con i clienti. I vigneti appartengono alle terre argillose della Valtidone e rappresentano il lembo più occidentale dei Colli Piacentini. Un paesaggio collinare compreso tra i 200 e 400 metri s.l.m. L’azienda può contare su una produzione annua di circa 80 mila bottiglie suddivise tra i classici vini Ortugo, Gutturnio, Malvasia, solo per citare alcuni esempi. Quest’ultima, nella versione secca frizzante, mi ha colpito nonostante la torrida annata 2017; un vino goloso e di pronta beva, paglierino classico dai riflessi ever green, una vera bomba al naso in quanto ad espressività fruttata: mela, pera, susina gialla, cedro, ma le note si moltiplicano minuto dopo minuto, senza perdere in finezza. Sorso godurioso, beverino, accentuato dal micro perlage che lo rende adatto a contrastare un buon piatto di salumi piacentini. @@@1/2.

SassodiSole, Montalcino (SI) – Rosso di Montalcino DOC 2012
L’azienda toscana SassodiSole è situata nelle terre di Montalcino, al pari di Barolo è senza alcun dubbio il comune più celebre al mondo per quanto riguarda la produzione di vino italiano di altissima qualità. All’evento “Vini d’Autore IV Edizione” l’azienda è stata rappresentata da Massimo Tarunti di Miglior Vino, l’organizzatore dell’intera manifestazione. La famiglia Terzuoli è legata alla viticultura da più generazioni, si parla addirittura del XVII secolo. Ai giorni nostri può contare su una produzione di dieci ettari di vigneti coltivati interamente a sangiovese grosso nella parte nord-est di Montalcino, all’interno del parco della Val d’Orcia, sito Unesco. Le migliori vigne: Piaggione, Bosco, Borghetto, Frutti, Cantina, Pentagono, Casa sono esposte a sud/sud-ovest e comprese ad un’altitudine tra 280 e 320 metri sul livello del mare. Il terreno di origine pliocenica è a medio impasto con presenza di scheletro, ne derivano vini di alta caratura e attitudine al lungo affinamento. Mi ha colpito il Rosso di Montalcino DOC 2012, circa 9 mila bottiglia prodotte, 100% sangiovese grosso affinato in botti grandi di rovere di Slavonia. Granato con unghia rubino, naso mediterraneo, la viola si intreccia a sentori di marasca, pepe verde, macchia, cappero in salamoia, noce moscata. Il vino ha medio corpo e gode di un tannino serico, il palato nonostante la morbidezza del sorso è ravvivato da buona freschezza, coerente nei ritorni speziati/fruttati, chiude ammandorlato e non privo di una certa profondità gustativa. Intrigante l’abbinamento con un piatto di cinghiale in umido. @@@@

MonteMoro. Triban, Istria, Slovenia – Refosco aMorus 2009
MonteMoro nasce nel 2002 per la grande passione di Matjaž Babic nei confronti della sua amata terra, l’Istria slovena. Ci troviamo nella Valle di Vanganel, quel versante orientale di Capodistria che si allunga fino alle pendici collinari che portano ai villaggi di Marezige, Truške e Pomjan. Nel borgo di Triban troviamo la maggior parte dei vigneti e orti di vario genere, bisogna però arrivare sino a Šalara per ritrovare il cuore pulsante della cantina MonteMoro, in quest’area sono ubicate le vigne più importanti e vocate tra cui Kortina, un vero e proprio cru. L’azienda gestisce in tutto una decina di ettari con una produzione annua che si aggira attorno alle 40.000 bottiglie, nel 2010 ha ottenuto la certificazione biologica. Il protagonista indiscusso del suolo su cui vengono allevate le viti è il famoso flysch, ovvero la terra bianca istriana. I due vini di punta dell’azienda sono la Malvasia, coltivata nella zona di Triban ed il Refosco che trova a Šalara una felice connotazione territoriale. E’ proprio quest’ultimo a colpirmi, complice l’affinamento prolungato in bottiglia, perché il Refosco aMorus 2009, che ha subito una macerazione di 30 giorni ed un passaggio in botti esauste, cattura i miei sensi per via di una perfetta fusione tra mineralità terrosa e frutto dolce leggermente disidratato: susina, more, prugna, ma ancora spezie orientali, tabacco, cuoio, grafite, una vena balsamica di eucalipto. In bocca è denso, cremoso, non privo di durezze che fanno pensare ad un ottimo stadio evolutivo, la freschezza si palesa in tutta la sua integrità, in un finale sapido e coinvolgente improntato più sulla dolcezza del frutto. Vino da formaggi stagionati anche a base di capra. @@@@3/4

Cantina Murales, Loc. Piliezzu, Olbia – Vermentino di Gallura DOCG “Lumenera” 2016
La Cantina Murales, rappresentata all’evento da Dino Centofante, sorge a 2 km. dal centro abitato di Olbia. Grazie alla passione e all’attenta conduzione agronomica dei soci dell’azienda, si ottengono ogni anno 120.000 bottiglie che rispecchiano la massima espressione dei vini sardi, prodotti con le classiche uve autoctone dell’isola: vermentino, cannonau, ma anche vitigni internazionali che in queste colline hanno saputo ben adattarsi. L’uva vermentino è considerata la vera perla di quest’area vitivinicola, viene allevata in tutto il territorio sardo, ma a seconda del terreno su cui cresce varia notevolmente l’aspetto aromatico e strutturale. Il terreno d’elezione è senza dubbio la Gallura, i suoli a disfacimento granitico marcano parecchio la mineralità del vino e lo predispongono ad una buona tenuta nel tempo. Il Vermentino di Gallura DOCG “Lumenera” 2016 non fa eccezione, le uve vengono vendemmiate tardivamente, è un vino che non teme la sperimentazione, nasce dal desiderio di confrontarsi con altre realtà vinicole molto importanti; viene affinato 6 mesi in acciaio, 4 mesi in legni di rovere, segue un successivo passaggio di 3 mesi sempre in acciaio, termina il suo riposo per 2 mesi in bottiglia. Questa tecnica di affinamento a mio avviso è azzeccata, perché dopo il passaggio in rovere che arricchisce notevolmente la materia a livello strutturale ed aromatico, l’ulteriore affinamento tra acciaio e vetro riporta il vino alle origini sensoriali del varietale, mostrando sin dal naso una complessità da vero cavallo di razza. Paglierino caldo con evidenti riflessi dorati, mostra consistenza e buon estratto. Sentori floreali di gelsomino e tiglio si intrecciano al miele d’acacia, pepe bianco, crema di limone. Il frutto è ancora integro, pesca bianca matura, melone d’inverno, maggiorana, effluvi minerali che ricordano fortemente gli scogli bagnati dall’acqua del mare. Il sorso, nonostante l’indiscutibile morbidezza, regala sensazioni piacevoli date da un frutto ancora vivo e carnoso, ritorni speziati/agrumati ravvivano l’insieme; il vino mostra grandi doti di sapidità e persistenza, queste caratteristiche lo rendono particolarmente adatto all’abbinamento con piatti a base di carni bianche anche speziate, o ricette di pesce elaborate. @@@@1/2

Hanno presenziato all’evento anche tre aziende alimentari con i loro prodotti del territorio. Il Miele di Da, di Caluso (TO) con prodotti a base di idromele, l’Azienda Agricola Poggio Mirco di Roccaverano (AT), deliziosi i prodotti a base di nocciole piemontesi, dai biscotti all’olio, infine l’Azienda Agricola Capriss di Alseno (PC) che ha presentato diversi formaggi a base di capra, differenti per tipo di stagionatura.

Anche quest’anno la rassegna prevedeva un concorso per eleggere il miglior vino d’autore, contrassegnato ai banchi di degustazione da un fiocco rosso. Sono stati proprio i visitatori, dopo aver degustato i vini proposti, a decidere simpaticamente i primi tre classificati.

La votazione è stata espressa in centesimi da 60 a 90 punti, ed è stato fatto un “semplice” calcolo algebrico per decretare i vincitori. La premiazione si è tenuta alle ore 18 ed è stata condotta da Massimo Tarunti, è intervenuto anche Tano Simionato, ospite speciale della rassegna, chef e titolare dal 1995 del ristorante una stella Michelin Tano Passami L’olio a Milano.

Tano, vista l’esperienza in campo vinicolo che risale al 1969, ha assegnato un premio speciale, una targa ricordo alla memoria di Giancarlo Bini, storico ristoratore e profondo conoscitore del buon cibo, dell’olio e del buon vino.
Andrea Li Calzi




