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Le Doc della Sardegna: Arborea

Le Doc della Sardegna: Arborea


Arborea D.O.C.
(D.P.R. 11/5/1987 – G.U. n.277 del 26/11/1987; ultima modifica D.M. 7/3/2014, pubblicato sul Sito ufficiale del Mipaaf, Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP)


zona di produzione
● in provincia di Oristano: comprende il territorio amministrativo dei Comuni di Albagiara, Ales, Arborea, Assolo, Asuni, Baradili, Baratili San Pietro, Baressa, Bauladu, Cabras, Gonnoscodina, Gonnosnò, Gonnostramatza, Marrubiu, Masullas, Milis, Mogorella, Mogoro, Morgongiori, Narbolia, Nurachi, Nureci, Ollastra Simaxis, Oristano, Palmas Arborea, Pau, Pompu, Riola Sardo, Ruinas, Santa Giusta, San Nicolò d’Arcidano, San Vero Milis, Senis, Siamaggiore, Siamanna, Siapiccia, Simala, Simaxis, Sini, Siris, Solarussa, Terralba, Tramatza, Uras, Usellus, Villa S. Antonio, Villaurbana, Villa Verde, Zeddiani, Zerfaliu;

base ampelografica
● con menzione del vitigno bianco (anche frizzante): trebbiano min. 85%, possono concorrere altri vitigni a bacca bianca, non aromatici, idonei alla coltivazione per la regione Sardegna, iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, max. 15%;
● con menzione del vitigno rosato e rosso: sangiovese min. 85%, possono concorrere altri vitigni a bacca rossa, non aromatici, idonei alla coltivazione per la Regione Sardegna, iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, max. 15%;

norme per la viticoltura
le condizioni di coltura dei vigneti devono rispondere ai requisiti esposti ai punti che seguono:

  • terreni: sono da considerarsi non idonei i terreni situati ad altitudine superiore a 600 metri sul livello del mare, quelli di pianura o altri in condizioni fisiche e idrogeologiche contrastanti con l’ottenimento della qualità dei vini previsti dal presente disciplinare;
  • sesti d’impianto, forme di allevamento e sistemi di potatura: devono essere quelli generalmente usati e comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e del vino, con l’esclusione dell’allevamento ad alberello tradizionale e del tendone;

è consentita l’irrigazione di soccorso;
la resa massima di uva in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico minimo naturale devono essere di 18 t/Ha e 10,00% vol. per il trebbiano (10,50% vol. per il sangiovese);

norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione devono essere effettuate all’interno della zona di produzione delle uve;

norme per l’etichettatura
l’indicazione in etichetta dell’annata di produzione delle uve è obbligatoria, a eccezione della tipologia frizzante;

legame con l’ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona geografica
Fattori naturali rilevanti per il legame
Questa è una regione di natura complessa e variegata che rispecchia l’eterogeneità della geologia e dei paesaggi sardi. A nord e a est si trovano rilievi costituiti dalle rocce del complesso vulcanico sedimentario oligomiocenico sardo, a nordest gli altopiani basaltici pliopleistocenici. Sempre a est affiora il basamento granitico metamorfico del paleozoico sardo. Lo smantellamento dei rilievi a opera degli agenti erosivi e dei corsi d’acqua, primo fra tutti il Tirso, ha colmato la fossa tettonica del campidano settentrionale con potenti coltri detritico alluvionali, spesso terrazzate, che oggi formano la piana dell’oristanese. In prossimità della costa le dinamiche marine ed eoliche hanno prodotto estesi campi dunari, stagni e lagune in costante mutamento, con sedimenti tipici di questi ambienti.
L’areale di coltivazione comprende territori che si estendono da zone collinari a pianeggianti, presentando caratteristiche geo-pedologiche notevolmente differenti I terreni su cui viene coltivata la vite sono quindi di diversa natura ma solitamente si tratta di inceptisuoli e alfisuoli (palexeralfs e haploxeralfs), talvolta anche ultici o di entisuoli profondi (xerofluvents).
Quelli alluvionali più vicini al letto del Tirso vengono denominati “Bennaxi” e individuano terreni profondi, freschi, a matrice limo-sabbiosa. Quelli di origine più antica, vengono chiamati “Gregori” a matrice ciottolosa mista ad argilla tenace con importanti problemi di drenaggio. Sono presenti anche terreni sabbiosi, psamments, di derivazione alluvionale o dunale. Infine, nella zona del Sinis si trovano terreni ricchi in carbonati e nelle zone depresse, idromorfe e prossime al mare aquents e salorthids.
Nella scelta dell’ambiente di produzione vengono individuati i terreni con la migliore esposizione e ventilazione, che permettono di raggiungere un ottimo livello e risultano particolarmente vocati per una vitivinicoltura di qualità.
Fattori umani rilevanti per il legame
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Arborea”.
La presenza della viticoltura nell’areale viene fatta risalire sino all’antichità. Nel corso dei secoli la viticoltura ha mantenuto il ruolo di coltura principale del territorio ed è giunta sino ai nostri giorni.
Nel tempo, i fattori umani sono stati particolarmente incisivi soprattutto per quanto concerne gli aspetti tecnico produttivi, che costituiscono parte integrante del vigente disciplinare di produzione.
Per la produzione del vino “Arborea”, vengono utilizzate esclusivamente le uve provenienti dai vitigni sangiovese e trebbiano, coltivati nell’area geografica individuata dal disciplinare di produzione.
I sesti d’impianto e i sistemi di potatura, applicati nei nuovi impianti e in quelli tradizionali, consentono di migliorare e razionalizzare la disposizione sulla superficie delle viti, agevolano l’esecuzione delle operazioni colturali e la razionale gestione della chioma, permettendo di ottenere una adeguata superficie fogliare ben esposta e di contenere le rese di produzione entro i limiti fissati dal disciplinare.
Le pratiche relative all’elaborazione dei vini sono quelle rispettose della tradizione per la vinificazione del vino “Arborea”, e attualmente differenziate per le differenti tipologie.
B) informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
La DOC “Arborea” è riferita a due tipologie di vini che dal punto di vista analitico e organolettico presentano caratteristiche molto evidenti e peculiari, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente della zona di produzione e ai vitigni di base.
C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
Gli aspetti geo-pedologici dell’areale individuato dal presente disciplinare determinano un ambiente particolarmente vocato per la coltivazione dei vitigni sangiovese e trebbiano.
Il clima di questo territorio è quello tipico del mediterraneo: estati calde e asciutte e inverni freddi e piovosi. I valori medi della temperatura restano confinati tra i 15 e i 17°C, con valori piuttosto elevati nei mesi di Luglio ed Agosto, con massimi anche oltre i 35°C e minimi mai troppo bassi nei mesi di Gennaio e Febbraio (3-4°C).
I totali annuali e stagionali delle precipitazioni presentano inoltre una notevole variabilità, con surplus idrico invernale e prolungati periodi di siccità estiva.
Le precipitazioni annuali medie si attestano intorno ai 650 mm, con minimi riscontrabili nei mesi di luglio e agosto; la piovosità è invece massima nei mesi di dicembre e febbraio.
La distribuzione dei venti indica una prevalenza di quelli provenienti da Nord Ovest e da Ovest, sostanzialmente minori sono le frequenze delle altre direzioni; nel periodo estivo e limitatamente a poche giornate, si rilevano venti caldi da Sud Est.
In prossimità delle zone costiere l’umidità relativa è mediamente elevata e con variazioni modeste nel corso dell’anno.
L’ambiente di coltivazione sopra descritto consente alle uve di maturare lentamente e completamente contribuendo in maniera significativa a conferire le particolari caratteristiche organolettiche al vino “Arborea”.
Il vitigno sangiovese pare giunto in Sardegna agli inizi degli anni ’30, all’atto dell’impianto dei vigneti sulle sabbie dunali messe a coltura dalla Società Bonifiche Sarde a seguito del prosciugamento dello stagno del Sassu e della pianura circostante in comune di Arborea nella provincia di Oristano.
Questo vitigno si è ambientato benissimo nell’isola tanto che Garoglio lo cita con il nome di Sangiovese sardo.
L’introduzione in Sardegna del vitigno trebbiano è avvenuta assieme al sangiovese.
L’uomo nel corso degli anni ha provveduto a tramandare sia le tecniche di coltivazione che le pratiche enologiche, facendole giungere sino ai giorni nostri ove sono state migliorate e affinate grazie all’indiscusso progresso scientifico e tecnologico.
La storia più recente è infatti caratterizzata da un’evoluzione positiva della denominazione e dall’accresciuta professionalità degli operatori che hanno contribuito ad elevare il livello qualitativo e la notorietà della DOC “Arborea”.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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