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Doc e DocgLe regole del vino

Le DOCG del Piemonte: Barbera d’Asti

Le Doc del Piemonte: Barbera d'Asti


❂ Barbera d’Asti D.O.C.G.
(Approvato DOC con D.P.R. 9/1/1970 – G.U. n.73 del 23/3/1970; approvato DOCG con D.M. 8/7/2008 – G.U. n.169 del 21/7/2008; ultima modifica: Reg. UE di esecuzione 2019/889 della Commissione del 22/5/2019 – G.U.U.E. n. L 142/47 del 29/5/2019)


zona di produzione
in provincia di Asti: Agliano Terme, Albugnano, Antignano, Aramengo, Asti, Azzano d’Asti, Baldichieri, Belveglio, Berzano S. Pietro, Bruno, Bubbio, Buttigliera d’Asti, Calamandrana, Calliano, Calosso, Camerano Casasco, Canelli, Cantarana, Capriglio, Casorzo, Cassinasco, Castagnole Lanze, Castagnole Monferrato, Castel Boglione, Castell’Alfero, Castellero, Castelletto Molina, Castello d’Annone, Castelnuovo Belbo, Castelnuovo Calcea, Castelnuovo Don Bosco, Castel Rocchero, Celle Enomondo, Cerreto d’Asti, Cerro Tanaro, Cessole, Chiusano d’Asti, Cinaglio, Cisterna d’Asti, Coazzolo, Cocconato, Corsione, Cortandone, Cortanze, Cortazzone, Cortiglione, Cossombrato, Costigliole d’Asti, Cunico, Dusino San Michele, Ferrere, Fontanile, Frinco, Grana, Grazzano Badoglio, Incisa Scapaccino, Isola d’Asti, Loazzolo, Maranzana, Maretto, Moasca, Mombaldone, Mombaruzzo, Mombercelli, Monale, Monastero Bormida, Moncalvo, Moncucco Torinese, Mongardino, Montabone, Montafia, Montaldo Scarampi, Montechiaro d’Asti, Montegrosso d’Asti, Montemagno, Montiglio Monferrato, Moransengo, Nizza Monferrato, Olmo Gentile, Passerano Marmorito, Penango, Piea, Pino d’Asti, Piovà Massaia, Portacomaro, Quaranti, Refrancore, Revigliasco d’Asti, Roatto, Robella, Rocca d’Arazzo, Roccaverano, Rocchetta Palafea, Rocchetta Tanaro, San Damiano d’Asti, San Giorgio Scarampi, San Martino Alfieri, San Marzano Oliveto, San Paolo Solbrito, Scurzolengo, Serole, Sessame, Settime, Soglio, Tigliole, Tonco, Tonengo, Vaglio Serra, Valfenera, Vesime, Viale d’Asti, Viarigi, Vigliano, Villafranca d’Asti, Villa San Secondo, Vinchio;
in provincia di Alessandria: Acqui, Alfiano Natta, Alice Bel Colle, Altavilla Monferrato, Bergamasco, Bistagno, Borgoratto Alessandrino, Camagna Monferrato, Camino, Carentino, Casale Monferrato, Cassine, Castelletto Merli, Cellamonte, Cereseto, Cerrina, Coniolo, Conzano, Cuccaro Monferrato, Frascaro, Frassinello Monferrato, Fubine, Gabiano, Gamalero, Lu Monferrato, Mirabello Monferrato, Mombello Monferrato, Moncestino, Murisengo, Occimiano, Odalengo Grande, Odalengo Piccolo, Olivola, Ottiglio, Ozzano Monferrato, Pontestura, Ponzano Monferrato, Ricaldone, Rosignano Monferrato, Sala Monferrato, S. Giorgio Monferrato, S. Salvatore Monferrato, Serralunga di Crea, Solonghello, Strevi, Terruggia, Terzo, Treville, Vignale, Villadeati e Villamiroglio;


base ampelografica
anche superiore: Barbera min. 90%, possono concorrere altri vitigni a bacca nera, non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Piemonte max. 10%;


norme per la viticoltura
le condizioni di coltura dei vigneti devono rispondere ai requisiti esposti ai punti che seguono:

  • terreni: argillosi, limosi, sabbiosi e calcarei, nelle loro combinazioni;
  • giacitura: esclusivamente collinare. Sono esclusi i terreni di fondovalle, quelli umidi e quelli non sufficientemente soleggiati;
  • altitudine: non superiore a 650 metri s.l.m.;
  • esposizione: adatta ad assicurare un’idonea maturazione delle uve. Sono ammessi i reimpianti dei vigneti nelle attuali condizioni di esposizione. Per i nuovi impianti è esclusa l’esposizione nord;
  • densità d’impianto: quelle generalmente usate in funzione delle caratteristiche peculiari dell’uva e del vino. I vigneti oggetto di nuova iscrizione o di reimpianto dovranno essere composti da un numero di ceppi a ettaro, calcolati sul sesto di impianto, non inferiore a 4.000;
  • forme di allevamento e sistemi di potatura: quelli tradizionali (forme di allevamento: la controspalliera con vegetazione assurgente; sistemi di potatura: il Guyot tradizionale, il cordone speronato basso e/o altre forme comunque atte a non modificare in negativo la qualità delle uve);

è consentita l’irrigazione di soccorso;
la resa massima di uva in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo non devono essere superiori a 9 t/Ha e 12% vol. (12,5% vol. per la tipologia Superiore), a 8 t/Ha e 12,5% vol. con la menzione “vigna”.
In particolare, per poter utilizzare la menzione aggiuntiva “vigna“, il vigneto, di età inferiore ai sette anni, dovrà avere una resa ettaro ulteriormente ridotta come di seguito indicato:
al terzo anno di impianto:
Barbera d’Asti “vigna” 4,8 t/ha e 12,50% vol.
Barbera d’Asti Superiore “vigna” 4,8 t/ha e 12,50% vol.
al quarto anno di impianto:
Barbera d’Asti “vigna” 5,6 t/ha e 12,50% vol.
Barbera d’Asti Superiore “vigna” 5,6 t/ha e 12,50% vol.
al quinto anno di impianto:
Barbera d’Asti “vigna” 6,4 t/ha e 12,50% vol.
Barbera d’Asti Superiore “vigna” 6,4 t/ha e 12,50% vol.
al sesto anno di impianto:
Barbera d’Asti “vigna” 7,2 t/ha e 12,50% vol.
Barbera d’Asti Superiore “vigna” 7,2 t/ha e 12,50% vol.
dal settimo anno di impianto in poi:
Barbera d’Asti “vigna” 8 t/ha e 12,50% vol.
Barbera d’Asti Superiore “vigna” 8 t/ha e 12,50% vol.;


norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione e invecchiamento devono essere effettuate all’interno della zona di produzione, tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali, è consentito che tali operazioni siano effettuate nell’ambito dell’intero territorio della regione Piemonte;
nella vinificazione e maturazione è consentito l’arricchimento della gradazione zuccherina, secondo i metodi riconosciuti dalla legge;
il periodo minimo di invecchiamento a cui i vini, a partire dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve, devono essere sottoposti è il seguente:
Barbera d’Asti (anche “Vigna”) – 4 mesi (senza obbligo di uso del legno),
Barbera d’Asti Superiore (anche “Vigna”) – 14 mesi di cui almeno 6 in botti di legno;
è ammessa la colmatura con uguale vino della stessa annata conservato in altri contenitori, per non più del 10% del totale del volume, nel corso dell’intero invecchiamento obbligatorio;


norme per l’etichettatura e il confezionamento
nella designazione e presentazione dei vini a D.O.C.G. “Barbera d’Asti”, la denominazione di origine può essere accompagnata dalla menzione “vigna” seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale purché la vinificazione e la conservazione del vino avvengano in recipienti separati e che tale menzione venga riportata sia nella denuncia delle uve, sia nei registri e nei documenti di accompagnamento e che figuri nell’apposito elenco di cui all’articolo 31, comma 10 della Legge 238/2016;
l’indicazione dell’annata di produzione delle uve in etichetta è obbligatoria;
le bottiglie in cui vengono confezionati i vini, per la commercializzazione devono essere di vetro, di forma e colore tradizionale, di capacità consentita dalle vigenti leggi, ma comunque non inferiori a litri 0,187 e fino a 12 litri, con l’esclusione del contenitore da litri 2;
per la chiusura delle bottiglie dei vini “Barbera d’Asti” d.o.c.g. o “Barbera d’Asti” d.o.c.g. Superiore è previsto l’utilizzo dei dispositivi ammessi dalla vigente normativa, con esclusione del tappo a corona.
Per la chiusura delle bottiglie dei vini “Barbera d’Asti” d.o.c.g. o “Barbera d’Asti” d.o.c.g. Superiore con la menzione “vigna” seguita dal relativo toponimo, è consentito esclusivamente l’uso del tappo di sughero.


legame con l’ambiente
A) Informazioni sulla zona geografica
L’area di produzione comprende la Provincia di Asti e parte della provincia di Alessandria. Si tratta di un sistema collinare poco elevato, compreso per lo più tra i 150 e i 400 metri di altitudine, caratterizzato da clima temperato o temperato-caldo (circa 1800 gradi giorno), poco ventoso e con una piovosità annuale media intorno ai 700 millimetri. Nella “Ampelografia della Provincia di Alessandria” di Leardi e Demaria, del 1873 (ricordando che detta provincia allora comprendeva tutta la provincia di Asti), si legge a proposito del Barbera: “È vitigno conosciutissimo e una delle basi principali dei vini dell’Astigiano e del basso Monferrato, dove è indigeno e da lunghissimo tempo coltivato“. Le terre della Barbera d’Asti risalgono a oltre 2 milioni di anni fa, quando il mare abbandonò quella che ora è la Pianura Padana e iniziarono processi erosivi di enorme intensità, che hanno modellato l’attuale conformazione del paesaggio collinare. Le terre più antiche sono localizzate a nord e a sud dell’area di produzione, composte di marne arenacee e calcaree del Miocene: le cosiddette “terre bianche”, nelle quali è facile trovare conchiglie fossili. Le più recenti sono le “sabbie astiane” (Pliocene), ai lati del Tanaro, depositi sempre di tipo sedimentario in ambiente marino. In prevalenza sono terreni calcarei caratterizzati per l’abbondante presenza di carbonato di calcio e poveri di sostanze organiche, spesso aridi d’estate per la pendenza delle colline che non consente di trattenere l’acqua.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
Il vitigno Barbera, esigente in radiazione solare, occupa normalmente i versanti meglio esposti (quadranti da sud-est a ovest) con esclusione dei fondovalle. L’area di produzione si pone al centro del cosiddetto bacino terziario piemontese, il sistema collinare originato dal sollevamento del fondo marino in epoca terziaria; i suoli sono prevalentemente calcarei, di media profondità e poggianti su matrici rocciose calcareo-arenaceo-marnose.
L’insieme dei fattori naturali e umani che caratterizzano la zona permette l’ottenimento di vini Barbera d’Asti con buona gradazione alcolica media di 13% vol., giusto nerbo acido e ottima composizione polifenolica. Le caratteristiche dei vini prodotti in questa zona geografica sono strettamente legate ai suoli. Le “terre bianche”, con prevalenza di limo e argilla ed elevata quantità di carbonato di calcio, danno vini corposi, ricchi di colore, che si mantengono a lungo nel tempo. Le “sabbie astiane”, diffuse prevalentemente al centro del Monferrato astigiano a destra e sinistra del Tanaro, originano vini rossi caratterizzati da profumi intensi e fini, di frutti rossi, bassa acidità e maturazione più veloce.
C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
L’orografia collinare e l’esposizione da sud-est a sud- ovest concorrono a determinare un ambiente ideale, aerato e luminoso, privo di ristagni idrici. Il clima temperato-caldo, la tessitura e composizione chimico fisica dei terreni, la cura costante dell’uomo nel mantenimento di questo territorio e del vigneto provano la connessione esistente tra terra e vini, esaltando le particolari caratteristiche dei vini rossi a denominazione di origine controllata “Barbera d’Asti”.
La versatilità del Barbera abbinata a questo territorio ha consentito l’ottenimento di prodotti destinati all’affinamento. Grazie all’uso tradizionale della botte grande e, più recentemente, della barrique, questi rossi si possono fregiare della menzione Superiore; sono vini di maggiore consistenza e complessità organolettica, molto longevi, che hanno fatto raggiungere alla denominazione Barbera d’Asti la massima notorietà e riconoscimenti crescenti a livello internazionale.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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