ÔMINA ROMANA
Indirizzo: Via Fontana La Parata, 75 – 00049 Velletri (RM)
Tel.: +39 06 96430193
Sito: ominaromana.com
Email: info@ominaromana.com
laVINIum – 02/2026
Ci incuriosiscono sempre molto le storie legate a personaggi del mondo del vino che decidono di trasferirsi in Italia, dal proprio Paese natio, per avviare un’azienda vitivinicola. Soprattutto quando l’areale in questione non fa parte delle solite zone note ai più, dove di conseguenza è lecito porsi domande sulla reale vocazione piuttosto che il mero investimento monetario. Poi, per carità, quando i vini prodotti – anche in questi casi – sono degni di nota e mostrano un’attenzione particolare alla salvaguardia del territorio, poco male, soltanto risultano storie, forse, meno interessanti da raccontare, e di conseguenza approfondire.

Non è assolutamente il caso di Anton F. Börner, imprenditore tedesco di origine bavarese e fondatore di Ômina Romana. Stiamo parlando di una realtà vitivinicola con sede a Velletri, in provincia di Roma, a poca distanza dal Lago di Nemi. È stata fondata nel 2007 dall’omonima famiglia costituita da imprenditori tedeschi amanti della viticoltura e soprattutto della storia antica legata ad essa. I luoghi che ospitano la cantina e i vigneti, ovvero i Colli Albani – ci troviamo alle porte della Capitale – si trovano al centro di riferimenti storici, monumentali e mitologici che sono alla base della nascita dell’intero progetto. La volontà di rilanciare la viticoltura locale da parte della famiglia Börner ha, sin dall’inizio, voluto coniugare l’enorme patrimonio storico e mitologico che questi luoghi conservano, con elementi al tempo stesso moderni, innovativi e creativi.
Il nostro protagonista, fin da bambino, impara ad amare questi luoghi, ad apprezzare l’atmosfera che si respira camminando fra i sentieri delle suddette colline che hanno fatto da cornice alle vacanze estive in compagnia della propria famiglia. Nel corso degli anni l’amore per l’archeologia, la storia, l’arte, la cultura – e naturalmente anche la buona tavola – del Belpaese, cresce in maniera esponenziale al punto da trasformarlo, fin dal 2004, in un vignaiolo-archeologo ed accorto studioso dei terreni situati alle porte della Capitale. Al suo fianco, a sostenerlo sempre con entusiasmo, la moglie Anna Maria e la figlia Katharina, oggi CEO dell’azienda, supportata da una squadra di professionisti motivati che nutrono un profondo senso di appartenenza e attaccamento alla maglia.
Ômina è la forma plurale della parola latina omen e significa buoni presagi. Gli stessi che gli antichi Romani chiedevano alle stelle o cercavano nei segni della natura, prima di iniziare qualsiasi impresa. Il simbolo dell’azienda è per l’appunto l’araba fenice, allegoria mitologica di rinascita e di cambiamento, così come di forza e resistenza.

Una metafora che la famiglia Börner ha voluto divulgare, quasi a voler imprimere nuova linfa vitale in queste terre, desiderosi di riportarle in auge, facendo rinascere – come l’araba fenice – quel vino eccellente già presente qui nell’antichità, portandolo in tutto il mondo. Le etichette dei vini e delle linee produttive si ispirano alle divinità agresti dell’antica Roma, come ad esempio Hermes Diactoros, messaggero degli dèi e protettore dei viaggiatori, Ceres Anesidora, dea materna della terra e dei raccolti, ma anche Janus Geminus, dio dalle due facce che veglia su ogni principio e fine, e Diana Nemorensis, dea della caccia e delle selve, che proprio sui Colli Albani vanta un luogo di culto tra i più celebri dell’antichità e risalente al IV secolo a.C.
Da queste parti i suoli vantano origine antichissime e derivano da eruzioni dell’antico Vulcano Laziale iniziate circa 600 mila anni fa, le stesse hanno modellato i profili e i terreni dei Colli Albani, arricchendoli progressivamente di sedimenti e minerali e determinandone le peculiari caratteristiche fisiche e morfologiche. Su queste colline già gli Etruschi iniziarono a coltivare la vite e a produrre vino; furono poi i Romani a continuare questa attività. Il clima di queste colline, le cui altezze si situano intorno ai 250 metri, è submediterraneo, aiutato dall’azione termoregolatrice del mar Tirreno: la fresca brezza marina mitiga il caldo accarezzando le viti nei mesi estivi, mentre i venti provenienti dai Colli Albani favoriscono le escursioni termiche notturne, molto importanti per l’intensità olfattiva dei vini.

Ômina Romana dista 25 km dalla costa tirrenica ed è situata a metà strada tra Anzio e Aprilia, a 40 km dalla Capitale. Dopo l’acquisto della tenuta, la famiglia Börner espianta la vigna preesistente e decide di ripartire da zero, con l’obiettivo di cambiare in modo sostanziale la filosofia di produzione, orientandola esclusivamente verso la qualità. Per portare avanti questo progetto vengono coinvolte importanti università ed esperti agronomi. Il risultato di tutti questi fattori ha dato vita ad una distesa ordinata, e visivamente perfetta, di vigneti posti sulle alture, che in parte ricalca il carattere bavarese di Anton F. Börner. Vigne che daranno origine, nel 2011, alla loro prima vendemmia.
Il legame tra tradizione e territorio di appartenenza è un elemento essenziale nella produzione di Ômina Romana, ivi comprese innovazione e modernità: strumenti imprescindibili per ottenere vini di alto lignaggio. L’azienda ha intrapreso, nel corso degli anni, importanti investimenti per acquisire tecnologie all’avanguardia, al fine di garantire costanza e precisione sull’intera produzione vinicola. Un altro fattore determinante, per la famiglia Börner, è il rispetto per la biodiversità atto a perseguire il più possibile la cosiddetta sostenibilità ambientale. Da qui la collaborazione con le università di Firenze, Roma e Geisenheim. Quest’ultima, all’inizio del progetto, studia con attenzione i suoli della tenuta per decidere quali varietà sia meglio impiantare nei diversi appezzamenti.

Con La Sapienza di Roma si instaura invece una collaborazione continuativa: i terreni di Ômina Romana diventano oggetto di ricerca in merito agli effetti di alcuni componenti chimici del terreno vulcanico in viticoltura. Infine, con l’università di Firenze, l’azienda contribuisce allo sviluppo della tecnologia della macchina enologica extraVelvet 1.0®: un vinificatore in grado di estrarre in maniera selettiva i tannini morbidi dell’uva, attualmente utilizzato dalla cantina per la produzione di tutti i suoi vini. In vigna si parte da rese molto basse, selezione manuale durante la vendemmia, al fine di portare in cantina soltanto uve sane e opportunamente mature. In cantina, Ômina Romana – coadiuvata dal costante impegno dell’enologo Simone Sarnà – predilige i lunghi affinamenti sulle fecce fini (sur lies) per stabilizzare naturalmente i vini e arricchirli in aromi e complessità. Ma ne parleremo in maniera più dettagliata nelle prossime pubblicazioni che riguardano le tre etichette presentate dall’azienda: Lazio Bianco Hermes Diactoros II 2023, Lazio Rosso Diana Nemorensis I 2021 e Lazio Rosso Cesanese 2020. Quest’ultima si estende su 82 ettari, 70 dei quali coltivati a vigneto, ai quali bisogna aggiungere 10 ettari di uliveti, con cultivar di itrana, leccino, frantoio e rosciola, dai quali si ricava un olio EVO. Il 60% dei vigneti e dedicato alle varietà a bacca rossa, tra cui spiccano quelle internazionali come cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot, syrah, petit verdot e l’autoctono cesanese. Il restante 40% è destinato a vitigni a bacca bianca quali chardonnay, viognier e petit manseng. Il totale delle bottiglie prodotte annualmente è di circa 260.000.
Andrea Li Calzi
| Vini degustati | Annata | Prezzo | Voto |
|---|---|---|---|
| Hermes Diactoros II | 2023 | da 15 a 20 euro | @@@@ |
| Rosso Cesanese | 2020 | da 28 a 34 euro | @@@@ |
| Rosso Diana Nemorensis I | 2021 | da 15 a 20 euro | @@@@ |