Dolcetto d’Acqui La Muïëtte 2019
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 04/2022
Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: dolcetto
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: CASCINA BERTOLOTTO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro
Tra le tante campagne condotte a sostegno dei cosiddetti vitigni autoctoni piemontesi in parte sottovalutati, quella che riguarda l’uva dolcetto è indubbiamente la più sentita. La suddetta cultivar da sempre ha tutte le carte in regola per entrare a far parte delle tavole degli italiani in maniera costante, continuativa, la sua versatilità nei confronti dell’abbinamento gastronomico non ha eguali. Il corpo è quasi sempre moderato, morbidezza contrapposta ad una verticalità gustativa in grado di esaltare svariate preparazioni a base di primi e secondi piatti di carne, formaggi e verdure; inoltre il caratteristico retrogusto ammandorlato lascia un ricordo di pulizia ed invoglia sempre il sorso successivo. Carpire le differenze in relazione al territorio d’appartenenza è altresì appassionante: Dogliani, Alba, Pornassio, dove prende il nome di ormeasco, infine Acqui Terme.
Quest’ultimo è il protagonista del mio articolo, anche se in realtà il comune dove viene prodotto il Dolcetto d’Acqui 2019 La Muïëtte di Cascina Bertolotto è Spigno Monferrato (AL), piccolo borgo che dista circa 24 km a sud rispetto al cuore pulsante della Doc omonima, nata nel 1972 e comprendente 23 comuni in provincia di Alessandria. Tendenzialmente i terreni da queste parti sono composti da una marna argillosa compatta, talvolta sabbiosa e da tufo bianco, aspetti che influiscono notevolmente sul carattere organolettico del vino che più avanti vedremo del dettaglio. Anche da queste parti l’annata 2019 è stata calda, tuttavia priva di estrema siccità e clima torrido, il buon corredo aromatico e l’espressività del frutto tra le caratteristiche principali.
Il vino affina un anno in botti di acciaio inox, successivamente per sei mesi nelle antiche “cementine”, ovvero botti in cemento utilizzate nel secolo scorso prima dell’avvento della vetroresina e dell’acciaio, e per un altro anno in bottiglia. Il colore è vivace, luminoso, rubino caldo di media trasparenza ed estratto. Naso intenso di amarena, mora, cardamomo, pepe verde, bastoncino di liquirizia e tabacco; a distanza di un buon quarto d’ora dalla mescita si apre ancor più palesando suggestioni legate al terreno e al Dna del vitigno, dunque grafite, pietra polverizzata smalto e ricordi sulfurei. Da segnalare la tenuta splendida a 24 ore dall’apertura, il frutto si unisce alla spezia in maniera ineccepibile, i toni si ingentiliscono, ciò dimostra il fatto che è un vino ancora estremamente giovane che ha grinta da vendere.
In bocca mostra vitalità grazie a un tannino vispo, la freschezza rimanda all’acidità dei frutti descritti e il corpo è commisurato all’intensità e progressione del sorso, finale di mandorla e liquirizia, alcol davvero ben gestito. L’ho abbinato a un piatto di coniglio in umido con peperoni e cipolla di Tropea. Quattro chiocciole abbondanti.