Barolo Trèsüri 2016
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 03/2021
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5 %
Produttore: MAURO SEBASTE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro
Torno con piacere a raccontare di questo eccellente Barolo di casa Sebaste, frutto di una meditata scelta di unire le uve provenienti da tre diversi cru. Come potete immaginare ogni annata manifesta le proprie caratteristiche a volte in modo abbastanza omogeneo, più spesso variando anche significativamente a seconda dei microclimi che si vengono a creare in ogni zona. Per questa ragione dare un giudizio generale a un’annata non è sempre la cosa migliore che si possa fare, soprattutto quando questa ha avuto delle criticità a macchia di leopardo.
Questo significa che ogni cru, per quanto grande sia, non può esprimere sempre le proprie potenzialità al 100%, la sua posizione non è modificabile, quindi a seconda di come sarà il clima darà risultati diversi. Ecco perché ci sono produttori, come Mauro Sebaste, che nella loro gamma vogliono avere anche un vino che provenga da più di una vigna con caratteristiche diverse, proprio per ottenere un prodotto che raggiunga meglio i propri equilibri, anche in annate più difficili.
Il Trèsüri rappresenta proprio questa visione, provenendo da tre distinti cru da tre diversi comuni: il Cerretta a Serralunga, il Monvigliero a Verduno e il Roncaglie a La Morra. Ovviamente la vinificazione è fatta separatamente, i singoli vini ottenuti vengono assemblati al momento del trasferimento in botti di rovere francese da 16Hl e carati da 400 litri, dove maturano per 36 mesi.
L’annata 2016 è una signora annata, ha il vantaggio di essere più pronta della media, più equilibrata, con tannino morbido e fine. Per sapere se queste caratteristiche positive iniziali influiranno sulla longevità dei vini bisogna avere pazienza, del resto sono cambiate tante cose, a partire dal clima, ma anche il lavoro in vigna e cantina, la scelta dei cloni, dei lieviti, dei legni. Un vino degli anni ’50, con tutta probabilità oggi ci risulterebbe imbevibile, troppo scorbutico, teso. Ma l’emozione di aprirne una bottiglia dopo 50 anni e sentirlo vivo ed emozionante è un’esperienza che con i vini attuali sarà sempre più rara, non certo per incapacità di chi li produce, ma semplicemente perché è cambiata la visione, non ha più molto senso uscire sul mercato con un vino troppo indietro per essere apprezzabile. Quindi più pronti ora, ma forse meno capaci di tenere botta per molti decenni. Le prossime generazioni sapranno dircelo…
Intanto posso dire che questo Trèsüri non lascia dubbi sulle sue qualità, è un vino di grande fascino ed eleganza, ha profumi di viole e rose leggermente appassite e un frutto maturo al punto giusto, ciliegia e lampone in particolare, ma anche arancia, poi sottobosco, sfumature di timo e ginepro, un gioco di profumi delizioso e persistente.
Al palato è generoso, con un tannino ben integrato e giusta freschezza, tanto frutto e una speziatura delicata che accompagna un finale senza spigoli, intenso e avviluppante.