Finca Morenillo 2012 Celler Piñol

Fra i produttori emergenti della Catalogna non ci sono soltanto quelli sperduti sulle brulle alture del Priorato, alcuni davvero eroici, ma nelle località più rinomate si possono trovare anche delle cantine d’autore che non si limitano più a fare buoni vini, ma che si occupano direttamente di offerta turistica di qualità. La prima in assoluto è Casa Piñol, che ha ristrutturato una sua vecchia villa di fronte alla cantina per ricavarne quattro appartamenti completamente attrezzati (tra cui quello con una grande vasca idromassaggio anche per fare vino-terapia) come base ideale per l’enoturismo e l’ecoturismo in città e nei dintorni, artistico e culturale ma anche di relax, oppure sportivo e perfino estremo, nei canyons.
Tutto frutto della grande inventiva di Juanjo Galcera Piñol, ingegnere chimico laureatosi a Barcellona e per alcuni anni in forza alla Danone, ma diventato anche sommelier all’Università Ravira Virgili di Tarragona, la più prestigiosa della penisola iberica in fatto di vitivinicoltura. Lasciando con coraggio una carriera assicurata, nel 1998 è tornato con un sacco d’idee in testa alla piccola cantina di famiglia ch’era stata fondata nel 1945 dal nonno José Arrufi e che fino a quel momento, come tante altre, era condotta in modo artigianale e tramandata di padre in figlio senza troppa arte né parte. Con Juanjo era arrivato il terremoto.
Fra le antiche mura della cantina, situata nel borgo medievale di Batea, che già garantiva una buona frescura dall’afoso caldo estivo di queste parti, sono stati alloggiati piccoli serbatoi da 40, 60 e 100 ettolitri a controllo di temperatura per mantenere molto meglio gli aromi del vino, poi la diraspatrice, le presse diverse per bianchi e per rossi e infine una benvenuta climatizzazione delle sale dalle pareti e dalle navate in pietra a secco per poter ospitare oltre 500 barriques di rovere francese nelle condizioni più ideali.
Terra Alta è la zona vinicola più meridionale della Catalogna al confine con l’Aragona e, accanto all’aspetto affascinante delle sue cittadine medievali, in campagna offre luoghi di grande bellezza senza tempo ai piedi di montagne drammaticamente in netto contrasto con la pianura, dove le colture di antica tradizione mediterranea (viti, mandorli, olivi) rallegrano il paesaggio, come hanno fatto da generazioni. Quest’ambiente, dove anche la terra più dura da lavorare rende più forti le aspirazioni e i sogni di un popolo d’antiche tradizioni, mai domo, perseverante, è quello dove nascono i lussureggianti e audaci vini creati da Piñol.
Sono 70 ettari vitati di proprietà, ma non bastano mai per far fede alle richieste da tutto il mondo (l’85% dei vini è esportato!) e così almeno un quarto delle uve trasformate dev’essere acquistato da piccoli vignaioli della zona. Ma qui si sta tornando alle radici e si lavora perciò in agricoltura biologica e nel rispetto dell’ambiente secondo la certificazione CCPAE, perciò si pone la massima cura ai vitigni autoctoni come garnatxa negra, garnatxa blanca, carinyena e morenillo, quest’ultimo salvato (ma davvero) in 3,5 ettari.
Qui le viti soffrono la sete come in poche altre parti del mondo. Terra Alta è una regione più secca e più calda del Priorat e del Montsant, con una temperatura media di 19,61 °C nella stagione vegetativa da aprile a ottobre e una piovosità annua di poco più di 400 mm, due fattori che stressano perfino i ceppi più resistenti. Le vecchie vigne, perciò, sono un tesoro particolarmente arduo da difendere.
Il Finca Morenillo 2012 proviene in purezza proprio dalle vinyes més velles (le vigne più vecchie) della cantina, da viti di morenillo piantate nel 1945 (quindi già da 72 anni) coltivate a 400-450 metri s.l.m. su terreni composti da calcare al 95% e argilla al 5%, molto poveri di sostanze organiche. Le vendemmie manuali, in gran parte in ginocchio con grappoli che possono anche sfiorare la terra, si sono svolte a fine ottobre, a maturazione completa, con grappoli sanissimi e hanno dato rese molto basse (meno di 35 quintali d’uva per ettaro). Maturato per 15 mesi in mezzi fusti di rovere francese da 500 litri. Tenore alcolico 14,5%. È stato definito come un vino vegano, mi sembra giusto annotarlo.
Colore rubino luminoso con riflessi violaceo-granato, molto più intenso di altri vini provenienti dalle parcelle della stessa zona. All’attacco sprigiona aromi selvatici e foxy, liberando un bouquet ricco di lamponi maturi e di fragoline selvatiche su un fondo di fiori secchi molto seducente e sensuale. Nel calice emergono in successione note un po’ piccanti che richiamano la salsiccia di cinghiale, il peperoncino, le spezie indiane, la grafite. Al palato è succulento, polposo, morbido nei suoi tannini, tanto che non so se sognavo o s’ero desto, ma a un certo punto ho sentito anche il profumo del latte con il caffè riposato sui suoi fondi dal giorno prima che nonno preparava a nonna alle 5 del mattino. Nel finale un tocco fine di acidità armonizza il fruttato che è piuttosto persistente. Vino di grande carattere, energico, eppure fresco, che dovrebbe anche invecchiare molto bene.
Si sposa bene con pietanze di campagna altrettanto gustose, come lumache cotte alla brace o al forno e poi pucciate in aglio e olio oppure in salse aromatiche a vostro piacere, oppure fegato di vitello e cipolle alla veneta, coniglio al cioccolato con castagne e funghi, ma gioca le sue migliori partite in giardino con le barbecue di manzo e di maiale.
Mario Crosta
Celler Piñol
Carrer de l’Algars 7, 43786 Batea (Tarragona), CATALOGNA
tel. +34.977.430505, fax +34.977.430498
sito www.cellerpinol.com, e-mail info@casapinol.com




