ARILLO IN TERRABIANCA
Indirizzo: Località San Fedele a Paterno – 53017 Radda in Chianti (SI)
Tel.: +39 0577 54029
Sito: arillointerrabianca.com
Email: info@arillointerrabianca.com
laVINIum – 12/2025
La famiglia Burkard dal 2019 è al timone dell’azienda vitivinicola Arillo in Terrabianca. Quest’ultima ha intrapreso un nuovo percorso di crescita atto a raggiungere importanti vette del vino toscano, richiestissimo dai più importanti mercati al mondo. Oggi si sviluppa su tre territori alquanto noti: Chianti Classico, Maremma e Val d’Orcia, per un totale di circa 60 ettari vitati.

Il primo è Terrabianca, ovvero la culla del progetto, si trova a Radda in Chianti. Il secondo è denominato Il Tesoro e si distende ai piedi di Massa Marittima, a pochi chilometri dal Mar Tirreno. Colle Brezza, infine, sorge sulle dolci colline della Val D’Orcia a nord-est di Pienza. Una sorta di triangolo dell’eccellenza – come ama definirlo l’azienda – dove la Toscana, con la sua bellezza intrinseca e la sua natura armoniosa, funge da
piattaforma ed al contempo musa ispiratrice. Urs e Adriana Burkard partono da una visione chiara – vivere in sintonia con la natura non è un’utopia ma una necessità – le loro parole appaiono chiare e prive di qualsivoglia fraintendimento. Una missione senza compromessi, lo dimostrano dedicando il proprio orientamento imprenditoriale al rispetto della terra celebrandone la generosità. Più avanti capiremo come. Svizzero lui, italiana lei, condividono un legame autentico con la natura e cercano di preservarla il più possibile.

La gamma di Arillo in Terrabianca si articola oggi in due principali espressioni territoriali: la denominazione
Chianti Classico prodotta nella tenuta Terrabianca a Radda in Chianti, e interpretata attraverso il Chianti
Classico Sacello, la Riserva Poggio Croce e la Gran Selezione Terrabianca, e una linea di IGT Toscana e DOC
Maremma, frutto della tenuta Il Tesoro. Nel frattempo, in Val d’Orcia, i primi vini che derivano dai vigneti di Colle Brezza riposano in attesa di svelarsi al pubblico nei prossimi anni. La vinificazione e l’affinamento avvengono nelle cantine di Terrabianca e de Il Tesoro.
I nostri due protagonisti sono da sempre entusiasti imprenditori ed appassionati di vino. Amano la bellezza, la natura, dunque decidono di abbracciare l’intera tenuta, acquisendo sia la proprietà Terrabianca a Radda in Chianti, in provincia di Siena, sia quella della Maremma a Massa Marittima, nel grossetano.

L’idea di Urs e Adriana è di dare vita ad una realtà vitivinicola che rispecchi il loro pensiero incentrato su
integrazione, innovazione e introspezione. – L’essere umano è complesso… abbiamo bisogno di connettere in modo armonioso tutte le nostre identità materiali e spirituali, e di non smettere di migliorarci – spiegano – Il vino, nella sua accezione agricola e culturale, è una sintesi perfetta di questa aspirazione. Ma l’obbiettivo della famiglia è andare oltre: creare un modello contemporaneo di realtà agricola, culturale e
sostenibile. Vogliamo che il nostro vino – continua Adriana – dialoghi con il cibo, con l’arte e l’architettura, con l’ospitalità e il benessere, persino con la musica o con lo sport. Perché l’essere umano è tutto questo, tutto insieme”.

Arillo in Terrabianca nasce, dunque, da questa filosofia e dall’unione tra lo stemma araldico della famiglia Burkard e la nuova identità vitivinicola creata da Urs e Adriana in Toscana.
Il nome Arillo deriva dal latino arillus, che significa acino: non a caso, il simbolo dell’azienda è racchiuso in un ovale che richiama proprio la forma essenziale del frutto della vite. All’interno di questo acino simbolico si trovano tre elementi chiave: un castello posato su tre colline stilizzate sormontate da due stelle,
dedicate ai figli Gregor e Ricardo.
Terrabianca, ovvero l’avamposto di Radda in Chianti è situato nella parte meridionale dell’UGA (Unità Geografica aggiuntiva) di Radda, esattamente nel borgo di San Fedele a Paterno: un’area tra le più boscose e meno vitate del territorio del Chianti Classico. La tenuta che oggi conosciamo come Arillo in Terrabianca vanta una storia enologica già avviata, il cui nome è stato a lungo soltanto Terrabianca, per via delle particolari terre chiare che hanno da sempre caratterizzato i vigneti circostanti. I suoli sono composti da roccia alberese e argille scistose che si intrecciano sui pendii in file stratificate, alternate qua e là da blocchi di macigno chiantigiano.

La tenuta si sviluppa come un grande anfiteatro naturale rivolto a sud, per un’estensione di 135 ettari di cui,
oggi, 12,5 ettari sono vitati, e la parte restante è bosco; è possibile ammirare lecci e querce secolari, che salgono fin sul crinale a 470 metri sul livello del mare.
Tutte le vigne sono state impiantate tra gli anni ‘70 e il 2023. Il parco vitato – certificato biologico dal 2023 – è suddiviso in otto piccole parcelle tra i 350 e i 400 metri di altitudine. Il re dei vitigni da queste parti è il sangiovese, declinato in diversi cloni. Di particolare interesse è il T19, desueto per i suoi grappoli spargoli, la poca produttività e la maturazione tardiva.
Il clima qui è quello tipico chiantigiano con, in più, l’accezione dell’alta collina: inverni freddi e talvolta nevosi; primavere luminose ed estati soleggiate. L’altitudine assicura un’importante escursione termica che
accompagna lentamente i grappoli verso la loro maturazione e dona ai vini profumi intensi e variegati.
La tenuta Il Tesoro si estende, invece, ai piedi delle Colline Metallifere, all’interno del Geoparco dell’Alta Maremma, tra Massa Marittima e il Golfo di Follonica dove le colline non superano i 150
metri di altitudine. Con i suoi 115 ettari complessivi esprime in pieno la vocazione agricola mista della Maremma: vigneti, uliveti, boschi e campi di grano, secondo la tradizionale maglia agraria eterogenea, che è
forse l’aspetto più autentico e identitario del suddetto territorio. Troviamo 40 ettari di vigneti, suddivisi in 24 parcelle e coltivati a sangiovese, merlot, cabernet sauvignon, chardonnay, viognier e vermentino.

Le vigne, piantate tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, sono oggi allevate prevalentemente a guyot; affondano le proprie radici all’interno di suoli argillosi e ricchi di scheletro. I filari sono inerbiti in modo alternato, favorendo la biodiversità e stimolando una naturale competizione tra le viti. Dal 2020 è in corso il processo di conversione alla viticoltura biologica, culminato nella certificazione ufficiale ottenuta a partire dalla vendemmia 2023, sia per la tenuta che per i suoi vini. Il clima maremmano è tendenzialmente caldo e asciutto. Le colline Metallifere proteggono la vallata di Valpiana dai venti del nord, mentre le brezze marine del Tirreno penetrano nell’entroterra e rinfrescano le ore più calde, favorendo una maturazione equilibrata.

Ultima, non in termini di importanza, è la tenuta di Colle Brezza che si estende per 36 ettari, di cui 8 coltivati a vigneto. Immersa nel Parco Nazionale della Val d’Orcia, riconosciuto patrimonio UNESCO, si sviluppa su una collina che sfiora i 450 metri di altitudine sormontata dalla casa padronale, esposta alle brezze che le danno il nome. I filari scendono a ritocchino e sono suddivisi in sei parcelle ognuna caratterizzata da un determinato tipo di suolo, esposizione e pendenza. Le viti, allevate a guyot, crescono secondo i dettami della viticoltura biodinamica. Anche in questo caso ritroviamo filari inerbiti e animati da una biodiversità spontanea, la stessa che non passa inosservata – passeggiando da queste parti – e sostenuta anche grazie all’operoso lavoro delle api di cui la proprietà gestisce oltre 30 arnie. Tra queste colline della Val d’Orcia si da spazio soprattutto ai vitigni autoctoni: sangiovese in primis, seguito dalla malvasia nera, canaiolo, ciliegiolo, foglia tonda e mammolo. Il suolo è ricco di sassi e argille da cui emergono, talvolta, conchiglie fossili, diretta testimonianza della storia geologica millenaria di questi importanti rilievi collinari. Dal 2020, la famiglia Burkard interpreta questo angolo di Toscana mediante una serie di attente micro-vinificazioni
sperimentali. Per assaggiare i vini di Colle Brezza occorrerà ancora del tempo. Ci auguriamo di poter tornare presto sull’argomento.

La famiglia Burkard ha scelto un approccio agricolo basato sulla viticultura biologica e su pratiche che riducono al minimo l’intervento dell’uomo al fine di custodire la vitalità dei suoli e preservare la biodiversità.
Dopo la vendemmia, la vita nel vigneto ricomincia con la semina dei sovesci: leguminose, cereali, farro, orzo e trifoglio (tutti semi autoprodotti) vengono piantati a filari alterni, mentre negli altri cresce prato spontaneo. Successivamente si applica la cosiddetta arieggiatura del terreno, che favorisce
la penetrazione dell’acqua piovana. A gennaio inizia la potatura, conducendola nel pieno rispetto dei canali linfatici della pianta. Con la primavera si prosegue con le lavorazioni sotto-fila e le rincalzature, poi la selezione dei germogli. Da aprile, i trattamenti sono effettuati esclusivamente con prodotti biologici e induttori naturali di resistenza come il distillato di legno. A maggio, subito dopo la fioritura, i sovesci vengono schiacciati creando una pacciamatura naturale che protegge il suolo dai raggi solari e mantiene fresche le radici. Questa copertura vegetale preserva anche il terreno dal dilavamento, poiché la pioggia viene filtrata senza colpire direttamente il suolo. Il benessere del vigneto è confermato anche dall’aumento di microfauna utile, ovvero dei lombrichi, segno che il terreno è vivo e fertile.
Con l’avanzare della stagione, inizia l’allegagione e i grappoli crescono lentamente fino alla vendemmia, che
avviene manualmente.
Accanto a Urs e Adriana Burkard, troviamo una squadra affiatata: Alberto Fusi, amministratore delegato; Emanuele Toninelli, responsabile agronomico, affiancato da Ruggero Mazzilli, specialista in viticultura biologica; Vieri Vannoni, enologo di riferimento, con il supporto consulenziale di Luano Bensi.
Arillo in Terrabianca presenta ben otto etichette che nelle prossime pubblicazioni avremo modo di raccontare.
Andrea Li Calzi
| Vini degustati | Annata | Prezzo | Voto |
|---|---|---|---|
| Maremma Toscana Bevobianco | 2024 | da 10 a 15 euro | @@@@ |
| Maremma Toscana Bevorosa | 2024 | da 10 a 15 euro | @@@@ |
| Maremma Toscana Bevorosso | 2024 | da 15 a 20 euro | @@@@ |
| Chianti Classico Sacello | 2022 | da 18 a 23 euro | @@@@ |