Polonia, Winnica Golesz: missione compiuta!

Il mio legame anche affettivo con Winica Golesz e con il suo pioniere Roman Myśliwiec è cominciato nel 1998. Avevo appena ottenuto il permesso di soggiorno stabile e di lavoro in Polonia ed ero stato assunto dalla Intertel di Bielsko-Biała, perciò ero andato a Varsavia per procurarmi manuali tecnici e alcune norme internazionali e polacche nella più grande libreria specializzata della Polonia. Mentre mi perdevo in quel labirinto, tipo acqua, acqua, fuochino, fuochetto, mi era scappato l’occhio su un libro che promuoveva addirittura la reintroduzione della vitivinicoltura… in Polonia! Si trattava di ”101 varietà di vite da coltivare in Polonia” di Bolesław Sękowski e Roman Myśliwiec.
Ero rimasto folgorato come Saulo di Tarso sulla via per Damasco, perché fino ad allora di ”vino” polacco conoscevo soltanto quelle misture casalinghe di alcool e spremute di frutta che la gente del posto chiamava bonariamente ”wina domowe” quando proprio non dispiacevano, ma anche ”sikacze” e ”jabole” quando davano subito alla testa. Sapevo che si produceva pochissimo vino vero soltanto nella zona di Zielona Góra al confine con la Germania, ma quasi esclusivamente per distillarlo e farne del brandy, peraltro di qualità poco raccomandabile.

È stato appunto questo libro sull’uso enologico delle uve dagli incroci ibridi tra la vitis vinifera e le vitis prevalentemente selvatiche (come le vitis amurensis, berlanderi, riparia, rupestris, lincecumii) a invogliarmi, nel 2000, a comprare il mio primo PC per raccogliere informazioni e cominciare a scrivere in particolare della vitivinicoltura estrema in Polonia su Enotime.it di Fabrizio Penna ed Elisabetta Fezzi. Gli inizi della mia avventura con il vino polacco, però, li ho già richiamati nella prima parte di un precedente articolo e quindi non mi dilungo.
Dopo il primo articolo proprio su Winnica Golesz il libro mi è arrivato per posta con la dedica di Roman Myśliwiec e mi ci è voluto un bel po’ per leggerlo perché è in polacco, una lingua difficile, ma è stato folgorante e non solo per me, infatti era stato anche presentato su raccomandazione dell’Accademia del Vino – ICEO di Cracovia all’Office International de la Vigne et du Vin, nel corso di una cerimonia a Parigi il 18 settembre del 2001 in cui era stato sorprendentemente premiato proprio da questa prestigiosa organizzazione intergovernativa.

Fin dagli inizi l’attività principale di Winnica Golesz è stata quella di sperimentare nuove varietà di vite provenienti principalmente da Ungheria, Ucraina, Moldova, Russia, Repubblica Ceca, Germania, Stati Uniti e Canada in termini di idoneità alle condizioni climatiche polacche per promuoverne la coltivazione attraverso la diffusione di materiali didattici per principianti e la vendita delle piantine più performanti (”sadzonki”). La coltivazione sperimentale ha compreso quasi esclusivamente ibridi da incroci con le viti selvatiche appunto per le loro caratteristiche di resistenza naturale a molte malattie e parassiti, ma anche ai freddi, perché tollerano meglio le condizioni del clima dei Paesi del Baltico. Lo scopo non era fare vino da vendere, ma fare vino per dimostrare che si poteva produrlo anche in Polonia e intanto mantenere la propria attività con la vendita di barbatelle e di libri.

Winnica Golesz si trova nell’estremo sud-est della Polonia sul pendio meridionale esposto a ovest della prima collina proprio all’ingresso di Jasło provenendo da nord, a valle delle rovine di un antico castello dell’XI secolo e con una bella vista panoramica sulla valle del fiume Wisłoka. I primi ceppi di vite piantati in proprio erano della varietà ontario, mentre la maggior parte dei ceppi successivi, tra cui bianca e perła zali (in magiaro zalagyöngye) è stata messa a dimora con il valente contributo di vignaioli ungheresi nel 1984. La tenuta comprende alcune parcelle suddivise per scopo. Le tre davanti e di fianco al podere sono coltivate a vigna per un totale di circa 6.000 viti in produzione e sono protette a nord e a sud-est da due boschetti, mentre in un’altra vigna più piccola si allevano i fusti per gli innesti. Dietro questo edificio si trova il vivaio più grande della Polonia per le piantine pronte da vendere a chi arriva qui da tutta la Polonia per realizzare un proprio vigneto. Ci sono alcune serre per proteggerle in inverno e un prato in comune per esporle a cielo aperto in estate. Con le case di abitazione, la cantina e il parcheggio interno per gli ospiti si superano i 2 ettari in totale. A 10 km di strada, però, dall’altra parte della collina, nell’agro di Bieździedza, stanno impiantando un’altra vigna di circa 2 ettari.
In quasi 30 anni si sono selezionati gli ibridi aurora, bianca, hibernal, johanniter, jutrzenka, la crescent, muskat odeski, prairie star, saint pepin, seyval blanc, sibera, solaris e swenson red per vini bianchi, gli ibridi abudance, cabernet cortis, frontenac, heridan, leon millot, marechal foch, marquette, regent, rondo, sabrevois e triumf alzacji per vini rossi, inoltre gli ibridi agat doński, alden, arkadia, einset seedless, kodrianka, kristaly, muskat bleu, muskat letni, nero, palatina, perła zali, schuyler, wostorg e vidal blanc per vini da dessert.

Queste eccellenti esperienze dimostrano che almeno una dozzina di questi incroci possono produrre vini da tavola di buona qualità e qualcuno di ottima qualità. Missione compiuta! La viticoltura commerciale è possibile in Polonia e può essere redditizia. I risultati del lavoro sperimentale di Winnica Golesz, infatti, sono stati più volte presentati nei programmi televisivi, pubblicati dalla stampa specializzata, tra cui alcuni libri fondamentali: Nowoczesna winnica (1992), Ogród winoroślowy (1992 i 1997), 101 odmian winorośli (1996), Wino z własnej winnicy (2000), Uprawa winorośli (2003), Winorośl w ogrodzie (2006), Winorośl i wino – wiedza i praktyka (2006).
Nel 2003 Roman Myśliwiec ha cominciato a mettere il naso fuori dal cancello e a girare la Polonia per partecipare con estrema curiosità (e buon naso) a tutti gli eventi principali delle promozioni e delle degustazioni di vino promosse dagli Enti per il commercio con l’estero e dagli addetti commerciali delle ambasciate dei principali Paesi vinicoli come California, Austria, Francia e Italia a Cracovia e a Varsavia. È stato così che ho avuto il piacere, finalmente, di poterlo incontrare al California Dreaming Festival di Cracovia e di approfittare delle sue conoscenze per scoprire quei vini del mondo che corrispondevano maggiormente al gusto dei consumatori polacchi.

Noi di Collegium Vini stavamo spaziando su tanti tavoli, per degustare solo le migliori fra le centinaia di bottiglie presentate dai produttori californiani. Roman, invece (da vecchia volpe qual’è) guardava anche sotto i tavoli.
È stato così che mi ha accompagnato a scoprire un grande secchio del ghiaccio con delle bottiglie di Obsession Symphony 2001 nascosto sotto il tavolo di Ironstone Vineyard, un bianco derivato da un incrocio ”cross” realizzato nel 1948 tra moscato d’Alessandria e grenache gris da Harold Paul Olmo dell’università di Davis in California, uno dei mitici sperimentatori della vitivinicoltura estrema. Roman stava realizzando un bianco simile proprio da lui a Winnica Golesz, ma dagli ibridi. Poiché aveva scoperto che mi era piaciuto molto, mi ha confessato che era proprio quello il modello di vino bianco che piaceva ai consumatori polacchi, che si poteva quindi farlo anche in Polonia e che bisognava promuoverne la viticoltura e sperimentarne la vinificazione. Detto, fatto! Dopo un altro incontro a Varsavia, Roman Myśliwiec è stato tra i fondatori dell’Istituto della Vite e del Vino di Cracovia insieme con Marek Jarosz, Wojciech Bosak, Wojciech Włodarczyk, Wiktor Bruszewski e Mariusz Kapczyński. Lo scopo era quello di creare un centro specializzato per far rinascere la vitivinicoltura polacca e fare da supporto allo sviluppo della viticoltura professionale e della produzione di vino d’uva in Polonia. L’Istituto organizza corsi di formazione e corsi tecnici per agricoltori che vogliono diventare vitivinicoltori e fornisce consulenza e competenza nel campo della viticoltura e della vinificazione, compresa l’organizzazione e l’economia della produzione, anche tramite iniziative editoriali e l’organizzazione di conferenze, seminari, mostre e gite enoturistiche.

La sua attività comprende anche la cooperazione con le corrispondenti organizzazioni nazionali e straniere per emettere pareri competenti su atti giuridici e decisioni amministrative, per presentare richieste alle autorità statali, locali e ad altre organizzazioni e istituzioni, comprese quelle internazionali, nonché per sviluppare rapporti costruttivi al fine di definire gli standard giuridici, sociali ed etici relativi alla viticoltura e alla vinificazione in Polonia.
Questo ha salvato dal fallimento decine di frutticoltori che volevano piantare viti e fare il vino come attività sufficiente per mantenere la famiglia e smettere di coltivare ribes, lamponi, mirtilli e rosa canina per gli industriali dei succhi di frutta che erano gli unici ormai ad arricchirsi a spese dei coltivatori strangolati dai prezzi stracciati dopo l’ingresso nell’Unione Europea. Wiktor Bruszewski aveva scoperto a Pasym, addirittura nel nord-est della Polonia, che dove cresce bene la rosa canina può crescere bene anche la vite e il suo vino era un buon esempio da seguire.
Nel 2004 l’Istituto, insieme con l’Associazione dei comuni del bacino del fiume Wisłoka a Jasło e i funzionari del governo regionale e locale, aveva promosso qui il primo programma di formazione “Podkarpackie Winnice” che si è sviluppato fino al 2006 con quasi 160 agricoltori interessati alla vinificazione che hanno preso parte alla formazione teorica e pratica, anche visitando piccole aziende vinicole in Ungheria, Austria e Moravia.
Il coordinatore tecnico di questo ambizioso programma era Roman Myśliwiec e nel 2005 avevo fatto anch’io da relatore, sostituendo Wojciech Bosak che si era rotto una gamba. Durante il progetto, nella sola regione Podkarpacie sono nate circa 40 vigne, attualmente ce ne sono oltre 100 e altre ancora sono in corso di creazione.
Considerando gli alti costi per l’impianto di un vigneto e per l’avvio della coltivazione e della produzione di vino, nonché le numerose difficoltà legali e burocratiche esistenti, è davvero molto. Un sogno che si è avverato ben oltre le iniziali aspettative grazie alla grande mobilitazione dei candidati vignaioli e alla corrispondenza fattiva delle autorità, che non era scontata. Sinceramente, non avrei mai creduto in passi tanto veloci e lunghi in così pochi anni.
Nel 2006 sono stati proprio i partecipanti a quel progetto a fondare l’Associazione dei produttori di vino della regione Podkarpacie. Oggi conta attualmente oltre 120 membri, è la più grande e la più attiva organizzazione vitivinicola in Polonia e partecipa attivamente all’organizzazione a Jasło del più grande evento enologico annuale di questo Paese del Baltico, per tradizione nell’ultimo fine settimana di agosto: le Giornate Internazionali del Vino. Qui gli espositori provenienti dalla Polonia e da diversi paesi europei presentano i loro vini e gli importatori di prodotti e di attrezzature specializzate per fare il vino propongono anche le loro offerte. Un’ulteriore attrazione è costituita dalle degustazioni di piatti regionali e dalle esposizioni delle tradizionali professioni artigianali che stanno già scomparendo e possono rivivere soltanto grazie a questi eventi.
In proprio e tramite l’Accademia del Vino e la fondazione Galicja Vitis di cui Roman Myśliwiec è una delle autorità, anche a Winnica Golesz si sono organizzate e si organizzano scuole di formazione agricola in campo ed enologica in cantina, spettacoli, eventi e visite guidate su prenotazione. Poiché il numero massimo di persone che riescono a entrare nell’edificio è di 25 per volta, anche per il ristoro, se i gruppi sono più numerosi possono dividersi sul posto per alternare la visita in cantina di un sottogruppo con quella alle vigne dell’altro, ma si può usufruire insieme dei ristoranti più vicini per organizzare degustazioni, rinfreschi e possibilità di alloggio nei pressi. Vale la pena venire anche dall’estero. Si parla polacco, inglese e tedesco. Se penso agli inizi, mi vengono gli occhi lucidi.
Per molti anni, però, la burocrazia e le assurde condizioni di legge penalizzanti tutte le piccole aziende vitivinicole hanno impedito anche a questa cantina di vendere il proprio vino prodotto dai suoi limitati impianti sperimentali. Dal 2006 il vivaio è condotto dal figlio Bartłomiej Myśliwiec e dal 2015 la produzione vinicola è stata intestata alla figlia Justyna Dziedzic-Myśliwiec che ha messo in cantiere ulteriori nuovi impianti e la vinificazione anche a fini commerciali, sebbene le bottiglie siano davvero poche per ripagarsi dei tanti sacrifici fatti per oltre 10 anni a causa della permanenza di vecchie leggi e relativi orpelli in odore di pregiudizi e assurdità. Per cambiare le cose c’è voluta la visita dell’allora giovane ministro dell’agricoltura Wojciech Olejniczak a Winnica Golesz, quando Roman Myśliwiec ha sfoderato tutta la sua capacità di persuasione e si è concretizzata la meritoria attività delle autorità locali Ewa Wawro, Ryszard Pabian e Andrzej Czernecki. A questi pionieri va la medaglia d’oro del mio cuore.
Nell’agriturismo presso la cantina si possono degustare tutti quanti i vini. Quelli con il codice a barre stampato in etichetta sono in vendita diretta alla cantina e possono essere ordinati e consegnati via corriere fino a esaurimento (sul sito c’è l’aggiornamento delle scorte) oppure tramite i portali sul web, come Euro-Win. I migliori sono stati premiati con circa 40 medaglie in concorsi enologici stranieri e polacchi.
Portate pazienza con i miei commenti su questi sei vini che ho avuto la fortuna di degustare. Il giudizio dev’essere indipendente dai gusti personali, lo so bene, ma in questo caso non l’ho dato a cuor leggero. Oltre alle qualità organolettiche si tratta di valutare quasi 30 anni di messa a punto di tecniche agricole ed enologiche senza una tradizione alle spalle e che sono il punto di riferimento per tutta la vitivinicoltura in Polonia nonché un passaggio scientifico importante per il settore del vino fatto dagli ibridi, tanto che alcuni di essi sono stati ammessi alla produzione e al commercio che erano stati vietati per lungo tempo nell’Unione Europea.

Elmer 2019
Attualmente è il vino polacco più economico. Questo del lotto L18193 è un bianco amabile prodotto da uve swenson red, con un tenore alcolico dell’11,5%, indicato per feste conviviali. Il colore è giallo paglierino chiaro. All’attacco sbocciano note floreali di caramelle alla frutta, gelsomino, mughetto che introducono un bouquet fruttato giallo di mele mature, melone e pesche. In bocca è succoso. Ideale per i formaggi freschi di capra e di pecora, ottimo con il pesce di fiume come la tradizionale carpa a fette impanate e fritte nel burro o i filetti di tinca in gelatina, il pollame in bocconcini impanati e fritti nell’olio di girasole. È leggero, ma delizioso, con un conveniente rapporto qualità e prezzo, da non lasciarselo sfuggire. Consiglierei di servirlo ancora giovane e freddo tra 8 e 11 °C.

North Blanc 2019
È un piacevole vino bianco secco. Questo del lotto L18163 è il frutto di una cuvée di seyval blanc, saint pepin, prairie star e la crescent dal tenore alcolico del 12%. Il colore è paglierino chiaro e luminoso. All’attacco le note di nespole e di pompelmo che si sviluppano nel bouquet con quelle di mele verdi tra sfumature di gelsomino e fiori di sambuco nero. In bocca è gradevole, fresco, dal fruttato succoso, sapido e gustoso. Ottimo per pietanze di pesce e frutti di mare, per risotti ai funghi, ravioli con la ricotta, spaghetti alla carbonara, per formaggi ovini sapidi come l’oscypek, è indicato anche come aperitivo con gli stuzzichini e come bevanda rinfrescante per il caldo estivo. Consiglierei di servirlo giovane e freddo tra 8 e 11 °C.

Arom 2018
Questo vino del lotto L18112 è un bianco secco frutto di una cuvée di hibernal, jutrzenka, solaris e muskat odeski dal tenore alcolico del 12,5%. Il colore è giallo paglierino chiaro con riflessi verdolini. All’attacco mostra un profumo di foglia di peperone e pompelmo che apre un bouquet ricco di aromi di frutti tropicali, nespole, pesche gialle, mele mature tra sfumature di salvia, cardamomo, noce moscata con una nota di miele di tiglio. Perfetto per pesci e crostacei anche in salse nobili, frutti di mare, insalate miste ricche, crêpes e tortelli al sugo, pietanze di ricette asiatiche non troppo piccanti. Ottimo anche come aperitivo e bevanda rinfrescante per il caldo estivo. Consiglierei di servirlo giovane e freddo tra 8 e 11 °C.

Rosé 2019
Questo vino del lotto L18203 è in realtà un chiaretto secco, frutto di una cuvée di leon millot e marechal foch dal tenore alcolico del 12,5%. Il colore è quello del sangue di coniglio. All’attacco ho avvertito una leggerissima sbuffata di forno del pane che ha aperto un bouquet rinfrescante, ricco di aromi fruttati di fragoline di bosco mature, ribes rosso e lamponi fra note floreali di peonie e violette. Perfetto per pollame arrosto e in gelatina, si abbina bene a pastasciutte, gnocchi al sugo e al ragù e alle pietanze vegetariane. Il finale acidulo con una punta di ciliegia sotto spirito sgrassa bene la bocca, perciò è adatto per i buffet in terrazza o in giardino e per gli antipasti di salumi. Consiglierei di servirlo giovane e freddo tra 9 e 12 °C.

Romared 2018
Questo vino rosso secco del lotto L18224 è frutto di una cuvée di rondo, regent e cabernet cortis dal tenore alcolico del 12,5%. Il colore è rubino luminoso. Appena stappato sprigiona aromi e gusti di marasche anche fin troppo generosi, ma se lo scaraffate almeno un paio d’ore e lo lasciate arieggiare bene guadagna molti punti di morbidezza con l’ossigenazione. All’attacco mostra un profumo fruttato di marasche che introduce un bouquet di ciliegie e frutti di bosco con una sfumatura di spezie dolci e un leggero accenno di tabacco da pipa. Si abbina bene con l’anatra arrosto, l’oca in salsa di panna, con i formaggi erborinati cremosi o i camembert e i brie, con le cotolette impanate di maiale o di vitello, con anguille e pesci alla brace. Consiglierei di servirlo giovane tra 15 e 17 °C,

Polaris 2018
È il vino più interessante, che conferma come l’ice-wine abbia un futuro molto promettente in Polonia. Questo del lotto LD132 è un bianco dolce prodotto da uve vidal blanc raccolte nel dicembre 2018 a una temperatura di -13 °C. Il mosto appena pigiato aveva un contenuto di zuccheri naturali superiore a 400 g/l. Il vino che si è ottenuto dopo una lenta fermentazione ha un tenore alcolico del 13%, un’acidità totale di 9 g/l e un residuo contenuto zuccherino naturale di 180 g/l ed è stato imbottigliato in 800 bottigliette da 0,375 l. Di colore dorato, all’attacco sboccia un profumo di albicocca sciroppata con una sfumatura di mallo di noce che aprono un bouquet di aromi fruttati gialli di mele mature, pesche, albicocche, frutti tropicali, con una nota di fiori bianchi. In bocca è cremoso, succoso, domina il miele di fiori d’arancio e di tiglio fra piacevolissimi sapori di albicocche e pesche sciroppate. Ottimo l’equilibrio tra la spiccata acidità agrumata e gli zuccheri naturali residui. È un vino dolce eccellente che va servito tra 10 a 12 °C.
Mario Crosta
Winnica Golesz
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