Podere Bellosguardo: il Syrah Toscano dal cuore napoletano
L’azienda Bellosguardo si trova in Località Santa Maria Poppiena (Ar), nell’alta valle del Casentino in un tipico casolare toscano, la cui proprietà è della famiglia Miraglia fin dalla fine dell’ottocento, quando Nicola Miraglia, bisnonno degli attuali titolari, Direttore Generale del Ministero dell’Agricoltura e Foreste appassionato studioso di viticoltura, se ne innamorò durante una visita di lavoro in Toscana. Successivamente all’acquisto del podere come casa colonica estiva, Nicola Miraglia volle immediatamente impiantare nella proprietà alcune varietà di vite, tra cui anche l’internazionale Syrah, che ad oggi sopravvivono in una zona della proprietà chiamata la “vecchia vigna”, di poco meno di un ettaro e dove le viti sono ancora “maritate” secondo l’antica tradizione toscana e di cui alcune varietà hanno ben 120 anni. Il podere è composto di circa 13 ettari dei quali solo una piccola parte destinata alla viticoltura, in vista di un graduale ampliamento, mentre per la restante parte da pascolo e bosco misto.
Negli anni più recenti la famiglia ha ritenuto di valorizzare e ampliare il proprio patrimonio viticolo e puntare in modo particolare sul Syrah, vitigno già presente in Toscana dal diciannovesimo secolo, così come documentato nel testo del 1903 sui vitigni stranieri da vino coltivati in Italia del Mondini, proprio nell’areale aretino. Oggi quindi Luca Miraglia – guidato da passione e sensibilità – e suo figlio Renato, studente di enologia, si occupano con tenacia della piccola e peculiare realtà produttiva, sono stati proprio loro a raccontarci le diverse referenze di loro produzione durante la prima verticale, organizzata da Marina Alaimo lo scorso 22 marzo presso Cap’alice, l’enosteria napoletana di Via Bausan.
Oltre al Syrah, infatti la piccola azienda produce anche un interessante Pied Franc, composto da sangiovese all’80% e syrah per il restante 20% provenienti dalle vecchie vigne pre-fillossera; un prodotto nato con la 2013 e la cui produzione è limitata a solo 200 Magnum, presentato in anteprima nel corso della serata, mentre per il Syrah, abbiamo avuto modo di vedere la sua evoluzione a partire dall’annata 2011 fino ad arrivare alla 2014.
Luca e Renato si sono intervallati nel racconto delle diverse annate, spiegando l’andamento climatico e le tecniche di vinificazione utilizzate, in modo da rendere la lettura di ciascun vino completa.
La lavorazione è in biologico pur non riportandone alcuna certificazione, le uve svolgono la fermentazione in tini aperti di castagno e un successivo affinamento di circa 18 mesi in barriques francesi usate di terzo e quarto passaggio.
Esaminandole in dettaglio, riguardo la 2011 ritroviamo un profilo olfattivo piuttosto ampio, con accenni speziati incisivi di chiodi di garofano, pepe nero e ancora cuoio, selvaggina e un sottofondo floreale, mentre al gusto si avverte la presenza di un tannino leggiadro e di una discreta freschezza.
La 2012, richiama invece profumi di frutto, ben netto il mirtillo, la mora e un susseguirsi di toni verdi e balsamici, più scorrevole e agile del precedente, è contraddistinto da una maggiore acidità e al contempo da un calore leggermente in eccesso.
Con l’annata 2013 vi è una sorta di “presa di coscienza”, dimostra una maggiore distensione e si fa notare per la complessità e l’eleganza dei suoi profumi. Piena espressività anche al palato, risulta scorrevole e sottile e conferma l’eleganza olfattiva.
Nel millesimo 2014, viene confermata la cifra stilistica della 2013, pur se soggetta ad una vendemmia piuttosto diversa, contraddistinta da una piovosità che ne ha connotato una certa essenzialità. Ma si difende in modo egregio, con un bel ritorno floreale e di frutto scuro, prugna in modo particolare, il tutto accompagnato da una delicata speziatura e da dolci accenni di cacao.
Si è poi cambiato registro e ci si è dedicati al Pied Franc 2013, decisamente un vino di bella beva che coinvolge i sensi, con un ritorno balsamico di liquirizia e legno di sandalo, apparentemente più semplice, ma che dà il meglio di sé soprattutto per la scorrevolezza del sorso.
In chiusura il loro passito, una chicca finale, che Renato ha raccontato in modo sentito, facendo intuire il forte legame con questo vino. Un passito che segue il metodo di produzione del Vin Santo, si continua a vinificarlo sia con uve rosse che bianche, tra cui ritroviamo una varietà a bacca bianca ormai rarissima, il Crepolino a cui fanno compagnia trebbiano, sangiovese, canaiolo, tutte le viti sono a piede franco.
Un passito coinvolgente dal punto di vista olfattivo senza risultare stucchevole, connotato anch’esso da una bella freschezza che ne allunga il frutto e la sottile speziatura gustativa, rendendolo piacevole e adatto anche a dessert più articolati.
Dopo l’attento e appassionato racconto ci si è divertiti nel gioco di abbinamenti, i piatti scelti hanno ben retto e in alcuni casi si sono armonizzati in modo perfetto con i vini degustati.
Una serata equilibrata e piacevole che ha fatto emergere passione, eleganza e concretezza della famiglia Miraglia.
Fosca Tortorelli



