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Numen, il Pinot Nero di Valpanera che “spacca”

Nicola Biasi e Vittorio Marcon
Nicola Biasi e Vittorio Marcon

Il nuovo Pinot Nero di Valpanera, azienda di Villa Vicentina, vicino Aquileia, in Friuli, spacca nel vero senso del termine. In un gergo giovanile per intendere che fa tendenza, che si fa notare. Ma anche nel senso letterale, che divide e rompe gli schemi della tradizione, a favore della contemporaneità.

Il Friuli Pinot Nero Numen 2024 è stato presentato in anteprima il 29 settembre presso un noto ristorante romano alla presenza di Vittorio Marcon, uno dei due titolari, e l’enologo Nicola Biasi. Oggi veste i panni di un’azienda giovane ma Valpanera vanta una storia di oltre settant’anni. Il nome deriva da Valle Panera, un isolotto da pesca al tempo del primo titolare, ed è stata rilevata tre anni fa. Guidata da due under trenta, Vittorio Marcon e Luca Cigana che insieme hanno voluto ricostruirne l’identità, seguendo il ritmo dei cambiamenti attuali.
Non uno slogan ma un credo fondamentale che questa giovane cantina ha voluto dare ai suoi vini, alla produzione e all’intera filiera. Grazie anche all’apporto di una firma enologica come quella di Nicola Biasi – miglior giovane enologo nel 2020 e confermato tra i dieci migliori al Merano Wine Festival per due anni consecutivi – che fa del suo sguardo al futuro il marchio in tutte le aziende che segue. A partire da una ricerca instancabile in vigna, il lavoro in cantina è mirato a captare le potenzialità dell’annata e interpretare al meglio le varietà. “I vini più leggeri sono rappresentativi del territorio, perché alcol ed estrazione standardizzano. Dobbiamo arrivare al punto – interviene Biasi – che nel calice non riconosciamo più solo la varietà, ma il territorio stesso”.

Friuli Pinot Nero Numen 2024

Friuli Pinot Nero Numen 2024
Nel caso del Pinot Nero, posizionato come una Riserva anche se non è indicato in etichetta, è una decisione epocale quella di destinarne l’affinamento all’acciaio, in una zona dove oltretutto la varietà non è tradizionale. “Non deve essere la vinificazione che sceglie il posizionamento di un vino – dichiara Biasi – ma la qualità nel bicchiere. Da nessuna parte è scritto che un vino per essere grande, deve fare legno”. Numen si esprime con grazia e leggerezza e facilità di beva indescrivibili. Si può gustare a pranzo con piatti frugali senza il timore di dover affrontare, dopo il pasto, pomeriggi complessi. Non impegna mentalmente il consumatore ma anzi lo coccola e lo accompagna in un assaggio scorrevole. Il naso è profumato, intrigante, al sorso risulta fresco, speziato, si arricchisce di un frutto delicato e molto nitido. Risulta persistente e leggermente sapido su un finale garbato. Lo abbiamo abbinato all’antipasto di alici ripiene con olive e patate e anche con il petto di vitello alla Fornara con finferli e ammettiamo che si è comportato davvero bene. Anche fresco di glacette è piacevolissimo e abbiamo l’impressione che potrà presto essere protagonista di molte tavole, accanto a ricette disparate e soprattutto capace di accontentare gusti trasversali e da proporre, perché no, anche come aperitivo. Ricordiamo la gradazione di 13,5%, la produzione è di circa 4000 bottiglie. Al prezzo di 23 euro Iva compresa in cantina.

Degustazione Valpanera

“Per come viene fatto, è un vino che esce dagli schemi, perché tutti i vini considerati riserva fanno legno, almeno secondo la tradizione, che è una cosa bellissima ma anche un grande problema.  Sta cambiando tutto e i vincoli mentali e di alcuni disciplinari bloccano e obbligano a lavorare in un modo che oggi non va più bene” conclude Nicola Biasi.

Vendemmia a Valpanera

Valpanera e la sua mission
Riportare il vino a un gusto che sia in linea con i tempi, dettati da cambiamenti che investono il clima, il gusto e le nuove esigenze di consumo.
L’azienda sorge ad Aquileia, nella parte sud del Friuli più vicina al mare, innesto culturale ed economico fin dall’epoca romana e che rappresenta ancora oggi, come patrimonio dell’Unesco, un mosaico di suggestioni e storia, in linea con un’azienda che vuole mettere insieme tanti tasselli diversi in un’armonia rinnovata. Sulle nuove etichette, non a caso, vengono ripresi i motivi dei mosaici della Basilica della città storica, nell’ottica di una rivisitazione dell’immagine e della comunicazione. Le bottiglie stesse verranno riposizionate e al posto della linea Riserva, l’etichetta nera rappresenterà le Selezioni. Sempre nell’ottica di distanziarsi da una tradizione che poco si adatta alla nuova visione di Valpanera.

Valpanera vigneti

Il terroir e i vini
Valpanera è a livello del mare, il terroir è composto da ghiaie isontine nella parte destra della tenuta, dove alloggiano le uve del Pinot Nero e le varietà bianche, mentre nella parte opposta, troviamo argilla con suoli molto pesanti da cui nascono i vini più strutturati, come il Refosco. Coerenti con la linea aziendale di vini snelli e di facile beva, i due bianchi che abbiamo assaggiato, Malvasia e Sauvignon che in queste terre posso risultare molto aromatici e di grande struttura, seguono il filo conduttore, sono “vini delicati – come dice Biasi – che non urlano e si esprimono per la loro finezza ed eleganza”.

Malvasia e Sauvignon

Friuli Aquileia Malvasia 2025 è identitaria, caratterizzata da sentori agrumati di cedro e lime. Apprezzabili le note vegetali e minerali che tornano al gusto, con una verticalità di sorso inconfondibile. A seguire Friuli Aquileia Sauvignon 2025 diverge in parte dal timbro classico e si affaccia su note più boschive, erbacee, cenni di tè e sambuco, regalando un naso ricco di frutto, come pesca matura e ricordi esotici.

Valpanera vini

Il Refosco
Varietà tradizionale di queste zone, rappresenta l’apice della produzione, su un’estensione di 15 ettari. Esce in tre versioni diverse, linea classica solo acciaio, Superiore e Riserva. Quello che assaggiamo oggi è Friuli Aquileia Refosco dal Peduncolo Rosso Superiore 2022. Intenso, strutturato, profondo, dalle classiche note speziate, frutto maturo, finale lungo e tanta materia, grazie a un affinamento di un anno in botti di rovere francese. Il tannino è setoso e di ottima qualità. “Qui avevamo bisogno di addomesticare il refosco con il legno – commenta Biasi – ha il tannino del Pinot Nero e l’acidità della Barbera. Si tratta di un vino di grande struttura, capace di lunghi invecchiamenti”.

Nicola Biasi e il cambio di passo
“Siamo costretti a cambiare, la nostra epoca ce lo impone e per chi ha voglia di farlo questo è il momento ideale – dichiara Nicola Biasi”.
Osare in un periodo storico come questo è quasi una necessità. “Non ci si può affidare ai soliti canoni, quello che si faceva trent’anni fa non è detto che vada bene oggi”, per questo anche l’enologia deve saper cambiare. Adattarsi significa anche rinunciare al legno per quelle varietà che in passato sono sempre state vinificate nello stesso modo. Così è stato per il Pinot Nero, che nel caso di Valpanera vede solo acciaio. Non solo cambiare modo ma anche mentalità soprattutto nel consumatore che deve abituarsi a concepire un rosso non necessariamente strutturato e abbinabile anche a un’insalata e non di diritto a un pasto impegnativo.

Valpanera cantina

Dalla vigna alla cantina
Su un territorio di 60 ettari, divisi tra bianchi e rossi, in due macroaree e quattro zone, la ricerca e il diradamento in vigna è alla base del lavoro di Valpanera, tanto che l’enologo Biasi afferma che “a parità di assaggio tra il vino dalle uve selezionate e quello dalle uve non diradate, la differenza è abissale”. La raccolta, a discapito di un certo credo romantico, è meccanizzata con strumenti di grande precisione capaci di mantenere intatto l’acino che viene trattato in modo gentile e lasciato integro nelle sue caratteristiche. “Partiamo, nelle giornate più calde, alle prime luci dell’alba, in questo modo arriviamo in cantina, in tempi brevissimi, con uve perfettamente sane – spiega Nicola Biasi”. La raccolta manuale impiegherebbe il triplo del tempo, lasciando le uve a macerare nei contenitori per la raccolta, e causando ovviamente danno alla qualità e al risultato successivo. Inoltre, e su questo Biasi è integro nell’affermarlo, “l’irrigazione è importantissima, soprattutto oggi che le temperature sono in aumento, le uve devono essere supportate dall’acqua, non è sempre vero che la vite stressata renda di più. Non vogliamo più parlare di irrigazione di soccorso ma di buon senso, perché non possiamo pretendere che una vite in sofferenza ci dia uva di qualità”. Infine, il freddo in cantina, “dobbiamo prevedere la possibilità, in modo sostenibile, di raffreddare. Irrigazione e freddo sono gli strumenti per fare i vini buoni, la tecnologia va a sopperire quello che il clima non ci sta dando”.

Alici ripiene
Alici ripiene

Valpanera, uno sguardo diverso
Oltre ad aver conseguito la certificazione di sostenibilità Equalitas, aver impiantato un fotovoltaico per una totale autonomia, Valpanera adotta i tappi Nomacorc, che assicurano una perfetta chiusura e la durata del vino nel tempo in condizioni ottimali, con impatto zero.
Con una produzione di 200mila bottiglie annue, si sono diretti ai mercati meno ricercati, come Filippine e Cina. “Cerchiamo qualcosa di diverso – dichiara Vittorio Marcon – in un mondo che si evolve. Non è vero che in questi paesi non si beve vino, cerchiamo di stare al passo e non riferirci ai soliti mercati dove vanno tutti”. Vittorio che si è laureato a Roma e poi ha viaggiato fin negli Stati Uniti, è tornato tre anni fa con l’idea di vivere all’estero. Suo padre un giorno lo ha portato a visitare Valpanera, il vecchio proprietario senza eredi non avrebbe potuto continuare. Da quel giorno Vittorio, che era già pronto a volare in Australia, non se ne è più andato. Oggi è lui a occuparsi del settore marketing e rapporti con l’estero, dato che le bottiglie arrivano in ben 15 paesi internazionali, mentre Luca è responsabile della cantina.

Metodo Classico Brut Flaminius

Come in tutti i grandi brand, non può mancare una bollicina, quindi ricordiamolo, ad aprire la degustazione, abbiamo assaggiato Metodo Classico Brut, Flaminius, 40 mesi, da uve Chardonnay. Prodotto in 2000 bottiglie, “una chicca a cui teniamo molto con un’uva che meglio rende nei nostri terreni” dichiara Marcon. Fresco, tenace, bollicina persistente e molto minerale.

Vitello alla Fornara
Vitello alla Fornara

In conclusione
Ci piace concludere con le parole di Biasi che afferma “non possiamo cambiare tre fattori, il clima, il terreno e il vitigno, anche se su quest’ultimo punto si potrebbe discutere. Ma avendo degli elementi fissi, è l’uomo che deve adattarsi e trovare nuove strade”. Non avere una tradizione alle spalle probabilmente per Valpanera è stata una fortuna, perché ha potuto iniziare da zero, senza pregiudizi e scardinare alcune inflessibili regole per affacciarsi a una modernità più dinamica, a una visione più eterogenea, come ha ribadito più volte Marcon.
In un momento storico in cui il vino sembra trovarsi nella tempesta perfetta, chi è disponibile ad adattarsi ai cambiamenti e trovare nuove soluzioni, può fare davvero la differenza.

Susanna Schivardi

Susanna Schivardi

Amante della letteratura classica, consegue la Laurea in Lettere, indirizzo filologico, con una tesi sperimentale sull’uso degli avverbi nei testi arcaici della tradizione classica. Appassionata di viaggi e culture nel mondo, dai suoi studi impara che la tradizione è fondamentale per puntare all’innovazione, e si avvicina al mondo del vino dopo vari percorsi, facendone un motivo conduttore di tante esperienze. Conoscere le aziende da vicino, i territori e la visione da cui nasce una bottiglia, rimane una ricerca alimentata da una curiosità che si rinvigorisce viaggio dopo viaggio. Affianca al vino la pratica di uno sport come l’arrampicata, che richiede concentrazione, forza di volontà e perseguimento di obiettivi sempre più alti. In questo riconosce un’affinità forte con i produttori di vino, che investono vite intere per conseguire risultati appaganti, attraverso ricerca e impegno. Da quattro anni cura la rubrica Sulla Strada Del Vino finora online sulla testata giornalistica gliscomunicati.it, grazie alla collaborazione di Massimo Casali, sommelier da anni e studioso del vino. Attualmente lavora in Rai, ed è giornalista pubblicista dal 2005.

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