Nero su Bianco: i suoli vulcanici e calcarei della Valle di Mezzane

Dodici vignaioli della Valle di Mezzane, territorio della Valpolicella a est di Verona, si sono uniti per realizzare un progetto che parte dallo studio dei suoli, come matrice fondamentale delle caratteristiche dei vini realizzati.
Qui le produzioni sono incentrate sulle seguenti denominazioni: Soave DOC, Soave Superiore DOCG, Recioto di Soave DOCG, Valpolicella DOC, Valpolicella Ripasso DOC, Recioto della Valpolicella DOCG e Amarone della Valpolicella DOCG. Quest’ultimo per molti anni ha dominato la scena, forte di un mercato che lo chiedeva a gran voce, relegando in secondo piano il Valpolicella nelle sue diverse versioni (annata, superiore e ripasso).
La storia, però, ci insegna che i successi non sono perenni, hanno una ciclicità, la curva sale a volte anche in fretta e molto in alto, poi inevitabilmente inizia a scendere; il vero successo è riuscire a stabilizzarla per evitare crisi, invenduto e tutta quella catena di eventi che in alcuni casi portano addirittura al fallimento di un’azienda.

Non è certamente il caso del territorio della Valpolicella, anche perché parliamo di vini prodotti con le stesse uve (principalmente corvina, corvinone e rondinella), questo significa che non è un problema aumentare o diminuire la produzione di una tipologia a vantaggio di un’altra. Rimane il fatto, però, che il Valpolicella è rimasto nell’ombra per troppo tempo ed è ora che riemerga con il suo appeal di vino rosso che sa farsi piacere, soprattutto a tavola, mai troppo alcolico, fruttato, intenso e caratteristico.

Ed è proprio in questo contesto che è nato “Nero su Bianco: il volto inedito della Valpolicella Orientale”, un press tour organizzato lunedì 18 e martedì 19 maggio da 12 vignaioli della Valle di Mezzane, uniti dalla volontà di mappare e valorizzare l’identità dei vini e del proprio territorio, un’area di grande bellezza paesaggistica situata a est di Verona e lontana da quella classica, situata ad ovest.

L’intento di queste aziende agricole è quello di evidenziare, appunto “nero su bianco”, ciò che caratterizza questo territorio rispetto agli altri, ovvero l’altalenarsi, ma anche l’affiancarsi di terreni neri vulcanici e bianchi calcarei eocenici, perfettamente visibili passeggiando per le colline vitate. Questo dualismo geologico determina specifiche caratteristiche nel profilo sensoriale dei vini, al netto degli stili interpretativi di ciascuna azienda.
Per questa ragione è stato coinvolto il noto geologo Giuseppe Benciolini, che con la sua equipe ha effettuato un pregevole lavoro di analisi pedologica dei terreni della Valle di Mezzane, che ha portato alla realizzazione di una carta pedologica in 3D dell’intera Valle, da lui stesso presentata ai giornalisti coinvolti lunedì 18 maggio presso l’azienda Ilatium.

Tutto questo lavoro ha un ulteriore obiettivo: sollecitare il Consorzio di Tutela Vini Valpolicella a definire vere e proprie sottozone che rispecchino la morfologia del territorio. Del resto è una filosofia che è stata abbracciata da numerose denominazioni in Italia, la generazione delle sottozone aiuta a comprendere meglio le differenti caratteristiche dei territori e consente anche di avere dei disciplinari mirati e univoci.

L’excursus sulle caratteristiche dei suoli da parte di Giuseppe Benciolini ha evidenziato, fra l’altro, che sotto la voce “calcare” ci sono tipologie differenti con periodi geologici altrettanto diversi, come le calcareniti eoceniche (le più giovani), la scaglia rossa (che proviene dalla parte più occidentale della Lessinia, ricca in ferro e argilla, è molto usata per fare tetti e per le costruzioni rurali), il biancone (principalmente carbonato di calcio, solubile e potenzialmente assorbibile dalle radici delle piante), il rosso ammonitico che affiora molto localmente (anch’esso ricco di ferro, che ossidandosi gli dà quel colore rossastro), quindi anche considerando solo la parte “bianca” le differenze sono più o meno significative, anche per granulometria.

La mappa dei rilievi collinari prealpini della Valle di Mezzane evidenzia molto bene le varie stratificazioni dei suoli, ed è possibile vedere dove sono collocati i vigneti di ciascuna delle dodici aziende, che sono: Benini Alessandro, CarloAlberto Negri, Falezze di Luca Anselmi, Grotta del Ninfeo, Ilatium, Il Monte Caro, I Tamasotti, Le Cesete di Giovanni Ruffo, Le Guaite di Noemi, Massimago, Roccolo Grassi e Talestri (al momento in cui è stata prodotta la mappa era presente anche l’azienda Camerani, che poi ha deciso di ritirarsi dal progetto).
La distribuzione dei vigneti è in parte nella valle, dove viene prodotto il Soave, mentre nell’area collinare sono i vini rossi a dominare la scena.
A fine presentazione abbiamo avuto modo di degustare quattro Soave, ecco in sintesi le mie impressioni:

Soave Bio Ilatium Morini 2025 Ilatium: è ottenuto da Garganega 90% e Trebbiano di Soave 10%, da terreni calcareo-argillosi in parte di Mezzane di Sotto e in parte della Val d’Illasi; le piante hanno un’età media di 30 anni e sono allevate parte a pergola e parte a guyot. L’uva viene diraspata e pressata immediatamente, segue pulizia statica a basse temperature. Fermentazione in acciaio a temperatura controllata di 15/16 °C per 15 gg. Presenta un colore paglierino medio, profumi di pesca bianca, banana, leggero agrume e sfumature di erbe aromatiche. Al palato affiora una delicata nota ammandorlata, ma anche mentolata, piacevole e diretto, beverino.

Soave Bio Balinda 2024 Benini Alessandro: garganega 100%, qui le vigne hanno tra i 40 e i 60 anni di età, allevate a pergola veronese in Comune di San Pietro di Lavagno, i terreni sono in parte di tipo calcareo alluvionale e in parte argilloso.
L’uva viene raccolta a mano in casse da 20 kg. Successivamente viene pressata sofficemente e il mosto viene chiarificato mediante decantazione. In seguito, il mosto inizia la fermentazione in acciaio a temperatura controllata per 10 giorni.
A fine fermentazione il vino riposa in acciaio sui lieviti per 5 mesi, con bâtonnage settimanali.
Paglierino con riverberi verdolini; attacco floreale, piacevole, cui seguono note di agrumi e pesca, susina; bocca fresca, diritta, asciutta, spinta giovanile e finale sapido-ammandorlato.

Soave 2021 CarloAlberto Negri: garganega 100%, da 1 ettaro di Pergola Veronese di 30 anni con esposizione Sud-Est sito a Lavagno in località Fornace su suolo franco-argilloso calcareo; il 70% della massa trascorre un anno in acciaio, la restante parte in tonneaux francesi. Tre mesi di bottiglia. Si presenta già al naso con una buona complessità, profuma di caprifoglio, gelsomino, pesca gialla, leggera pera; l’assaggio rivela una trama salina, profonda, coinvolgente, con un piacevole finale di agrumi maturi.

Soave Broia 2023 Roccolo Grassi: Broia è una delle 33 Unità Geografiche Aggiuntive del Soave, l’unica presente a Mezzane di Sotto; la parte vitata di proprietà dell’azienda è di 1,36 ettari.
Il mosto viene fermentato in botti da 20 hl (dove svolge anche la malolattica) e in cemento a una temperatura di 15-16 °C, poi il vino viene lavorato sur lies per 12 mesi.
Dei quattro vini assaggiati è quello dal colore più intenso, quasi dorato, con un corredo odoroso che spazia dal gelsomino alla pesca gialla, con venature minerali e un gusto rotondo, sapido, dove l’acidità è “ammorbidita” dalla presenza del legno. Un vino che va visto in prospettiva, proiettato verso il futuro, una versione molto interessante.

Nella giornata successiva abbiamo avuto modo di degustare sette Valpolicella Superiore presso l’azienda I Tamasotti e altri cinque presso quella di Roccolo Grassi. Gli assaggi sono stati effettuati in modo diverso, velocemente, pertanto ho preso davvero pochi appunti e me ne dispiaccio, sono riuscito a scriverne solo 8 sommariamente.

Valpolicella Superiore Mazzacanà 2023 Benini Alessandro: Corvina 60%, Corvinone 20%, Rondinella 10%, Molinara 10%; fermenta in acciaio per 10 giorni, viene fatto decantare e successivamente svinato e messo in tonneaux di rovere francese dove resta circa un anno.
Mi è piaciuto per la bella espressione fruttata, una viva freschezza e una digeribilità che invoglia a berne.

Valpolicella Superiore Sol Aria Bio 2022 Il Monte Caro: proviene dal vigneto più elevato che guarda ai Monti Lessini, uve corvina, corvinone e rondinella; profuma fortemente di ciliegia e lampone, bocca fresca e saporita, si sente l’ottima materia e una piacevole solarità.
Valpolicella Superiore 2021 CarloAlberto Negri: Corvina 55%, Corvinone 40%, Rondinella 5%, un anno in tonneaux. Rosa, viola, iris, ciliegia, mora, sottobosco e cacao; palato succoso, fresco, policromo e di grande bevibilità.

Valpolicella Superiore Profasio Bio 2022 Massimago: corvina, corvinone e rondinella, dalle parcelle Macie e Terase su suolo calcareo; l’altitudine parte da 250 metri e arriva a 400.
Le uve vengono vinificate fresche, dopo una macerazione sulle bucce per più di due settimane, il mosto rimane in macerazione con le stesse per qualche giorno e fermenta in piccole vasche d’acciaio troncoconiche. Dopo la fermentazione malolattica il vino viene affinato per 12-18 mesi in botti di rovere da 20hl ( Allier e Slavonia), prima di un ulteriore affinamento di 12 mesi i n bottiglia.
Qui emerge la componente speziata che affianca il frutto, si sentono la ciliegia, il ribes nero e il mirtillo, leggero cardamomo, guizzi pepati e mentolati. Palato intenso, dinamico, fresco, torna il pepe affiancato da liquirizia ed erbe mediterranee.

Valpolicella Superiore Bio 2019 I Tamasotti: corvina, corvinone, rondinella e oseleta; prima annata bio certificata, subisce un appassimento in vigna di circa 30 giorni senza controllo meccanico di umidità e temperatura; essendo un processo molto delicato, le uve dedicate all’appassimento devono avere un’impronta sanitaria eccellente. Perciò è basato su un’estrema selezione di uve nella raccolta. Segue pigiatura e una lunga fermentazione sulle bucce; dopo una soffice pressatura, il vino fiore viene fatto affinare in barrique di rovere dove il vino svolge naturalmente fermentazione malolattica. Passati 18 mesi, viene assemblato, imbottigliato e lasciato affinare per altri 6 mesi in bottiglia.
Ovviamente è il vino che si distacca maggiormente da quelli degustati finora, il frutto appare più maturo e “spesso”, note di prugna, marasca, leggero boisé, vaniglia e tabacco.
Al palato gli effetti dell’appassimento emergono con decisione, mettendo in mostra una materia più ricca e matura, tannino ben integrato e una personalità che lo avvicina in modo contenuto al “Ripasso”.

Valpolicella Superiore 2020 Falezze: Corvina 50%, Corvinone 20%, Rondinella 20%, croatina 10%; terreno argilloso-calcareo di origine alluvionale, allevamento pergola veronese. Parziale appassimento, fermentazione per 20 giorni in vasche d’acciaio, matura 12 mesi parte in acciaio e parte in tonneaux di rovere francese e affina in bottiglia per 4 mesi.
A dispetto della parte in appassimento, qui c’è un maggiore equilibrio espressivo, non spinge troppo e lascia viva la freschezza in bocca, rendendo il sorso equilibrato e piacevole senza alcun appesantimento.

Valpolicella Superiore Prognài 2019 Ilatium: Corvina e Corvinone 70%, Rondinella 20%, Croatina e altre uve 10%; appassimento variabile secondo l’annata dai 20 ai 30 giorni, la fermentazione dura un paio di settimane a temperatura controllata, il vino matura in tonneaux per 24 mesi, cui segue un affinamento in bottiglia di 8 mesi.
Profuma di amarena, marasca, mora e ciliegia nera, speziato di pepe nero, cannella, cacao e leggera vaniglia. Palato corrispondente, intenso e variegato, di buona lunghezza, sapido con finale di liquirizia e leggera china.

CONCLUSIONI
Il Valpolicella Superiore è l’elemento chiave di questo territorio, un vino che, pur nelle diverse interpretazioni, testimonia un’innata dote di piacevolezza e bevibilità, elementi oggi ormai indispensabili e testimonianza di una tradizione che rischiava di andare perduta. Ben vengano operazioni come questa, da parte di dodici famiglie che hanno sentito l’esigenza di fare un lavoro collettivo di ricerca sui suoli ma anche di comunicazione di un prodotto che, a mio avviso, deve tornare ad essere il simbolo di questa straordinaria regione.
Un ringraziamento particolare va a Clementina Palese, che ha contribuito con la sua grande esperienza a far sì che l’evento si svolgesse nel migliore dei modi; due giorni in cui il tempo ci ha anche graziato consentendoci di fare belle passeggiate tra i filari.
Roberto Giuliani




