Matallana 2005 Compañia de Vinos Telmo Rodriguez
A riprova che il vino buono si fa in vigna e non in cantina, dove andrebbe soltanto accompagnato con mano leggera, senza forzare nulla (a una cantina chiederei soltanto igiene e nient’altro), ci sono ancora enologi che con i legni non giocano d’azzardo, non sfidano il buon senso per accodarsi alle mode, anzi fanno di tutto per mantenere la naturalità.
Fra questi ci metto il basco Telmo Rodriguez, nato a Irun, classe 1962, studi di biologia a Bilbao, di enologia a Bordeaux e tirocinio in diversi châteaux di Francia oltre che dai suoi genitori nella cantina della tenuta Remelluri (La Granja de Nuestra Señora de Remelluri, una ventina di ettari, fieramente chiamata Bastidako Bulegoak) di Labastida, in provincia di Álava nella Rioja.
Nel 1994, con molta determinazione, si è messo in testa di fare il pioniere del ritorno alla naturalità sia in coltivazione sia in vinificazione, da buon artigiano del vino, come lui stesso afferma sempre senza indugio: “Ni genio ni artista del vino; yo soy artesano“.
Ne è nato un sodalizio tenace con Pablo Eguzkiza, iniziato come Compañía de Vinos de La Granja, un nome che riuniva progetto e programma, in omaggio a La Granja, presso Segovia, conosciuta anche come San Ildefonso, una cittadina che pullulava di vetrerie e cristallerie artigianali. Anche il loro primo vino aveva un nome che riuniva progetto e programma: si chiamava Alma (anima) e proveniva da vecchie vigne di Garnacha coltivate ad alberello in Navarra.
Quel vino aveva riscosso subito un grande successo, ma a causa dell’aumento dei prezzi delle uve e della mancanza di impegno da parte delle cooperative locali, i due soci non ci hanno messo molto a decidere di lasciare la zona per concentrarsi altrove e così dapprima è nato il progetto Basa in Rueda (con i vini Aran, Molino Real e Lanzaga), poi hanno trasformato l’azienda nell’odierna la Compañía de Vinos Telmo Rodríguez che si è insediata in ben 9 regioni: Alicante, Cebreros, Cigales, Malaga, Ribera del Duero, Rioja, Rueda, Toro e Valdeorras.
Non finirà certo qui, visto che per Telmo ogni vino “deve parlare del suo territorio” e che l’obiettivo è sempre quello di recuperare vigne abbandonate o dimenticate in vigneti praticamente sconosciuti e dispersi per la penisola iberica (a Fuentemolinos per mettere insieme 10 ettari hanno comprato varie parcelle da ben 34 proprietari…) e di utilizzare vitigni autoctoni spagnoli, cozzando immediatamente contro quei miraggi delle mode e quelle scelte dell’industria del vino che hanno trapiantato alla grande i vitigni stranieri praticamente in ogni regione vitivinicola.
È così che sono nati i progetti di Cebreros con il Pegaso e di Malaga con il Molino Real. Ci hanno speso così tanto che presto la mancanza di liquidità li ha costretti a concentrarsi su vini più popolari e rapidamente commerciabili fatti in Alicante, Aragona, Cigales, Navarra, Ribera del Duero, Rioja, Rueda, Toro, Valedorras, che hanno permesso però ai due soci d’interpretare meglio i rossi Tempranillo (Tinto Fino, Tinta de Toro), Garnacha, Carignan, Monastrell e i bianchi Mencía, Verdejo, Macabeo (Viura) e Godello.
Così sono nati i vini Dehesa Gago, Basa, Gaba do Xil, Viña 105, Gago, Gazur, Almuvedre, LZ e MR, sempre privilegiando coltivazioni biologiche, fermentazioni spontanee con lieviti naturali, vasche di cemento, botti tra 5 e 15 ettolitri.
In Ribera del Duero si sono trovati di fronte a un paradosso. Qui si trova il vino più emblematico dell’enologia spagnola; Vega Sicilia vi ha sempre fatto “da punta”, ma stava scomparendo il vigneto. Soltanto negli anni ’80 del secolo scorso è rinata l’enologia di questa zona particolarmente vocata, che ha vigneti ad altezze notevoli, paesaggi austeri che sembrano savane, valli più strette, terreni duri da lavorare con impasti di calcare, pietra e sabbia, clima più rigido, dove da maggio a settembre sono sempre in agguato le gelate e dove la viticoltura diventa dunque eroica, ma produce vini più intensi e di gran corpo.
Il Tempranillo di questa zona è diverso, la buccia fa la differenza con la Rioja, per esempio, ecco perché in Rioja i due soci lavorano con cloni diversi su suolo omogeneo, mentre in Ribera del Duero lavorano su un solo clone, ma coltivato in suoli differenti.

Una scelta fatta dopo che Vega Sicilia aveva permesso a Telmo di studiare da vicino la maturazione delle uve nelle sue vigne migliori. Scarpe grosse, vero? Ma cervello fino. Lo dimostra la combinazione di uve di parcelle situate nell’agro di comuni anche lontani fra loro, come quelle dell’area di Pardilla, terre rosse con gesso e quarzo dove fa da protagonista la biodinamica (con i classici due cavalli al traino, come aggiungerebbe il buon Angelo Peretti…) e quelle di Fuentemolinos, dove le vigne sorgono su quello che fu il letto di un fiume, cioè depositi di pietrame in superficie sopra strati di terreno con un’intensità di gesso che cresce sempre più con l’aumento della profondità.
Il Matallana nasce appunto così, da un taglio di uve di Tempranillo (Tinto Fino) provenienti da dieci piccole vecchie vigne biologiche sparse nella provincia di Burgos su un totale di 4,5 ettari nei comuni di Sotillo de la Ribera, Roa, Fuentecén e Fuentemolinos, tutte raccolte e selezionate a mano, che fermentano in tini di legno da 3 tonnellate. L’annata 2005 è maturata 20 mesi in barriques di rovere francese per metà nuove, ma in altre annate potete trovare barili nuovi con tempi inferiori.
Molto scuro nel bicchiere per colore e densità, ma incredibilmente pulito e trasparente. Aromi potenti e liberati in serie, ma soltanto dopo un’apertura lenta come la fame (stappate molto prima la bottiglia, datemi retta, che la decantazione non fa miracoli). Sorprende che abbia tanta freschezza e che sembri tanto leggero.
Emergono ribes nero, prugna e amarena, un fruttato lussureggiante e complesso di piccoli frutti, ma è come se fossero spruzzati di buon caffè di fronte a un bel falò in una campagna che profuma di buona terra appena arata. Sapore che incanta per la solidità, rotondo, senza esagerazioni muscolari o sentori di marmellate. Una combinazione interessante.
Anche per me, che di solito preferisco uno stile diverso di vino, ha un potenziale notevole di durata e di affinamento ulteriore nel tempo.
Mario Crosta
Compañia de Vinos Telmo Rodriguez
El Monte s/n, 01308 Lanciego (Álava), Spagna
tel. +34.945.628315, fax +34.945.628314
sito www.telmorodriguez.com
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