Tenuta Etna Nord, un progetto familiare tra Toscana e Sicilia

Torniamo a parlare dell’impegno della famiglia Cantoni mediante un progetto familiare, tra Toscana e Sicilia, che rende omaggio al versante nord dell’Etna. Quest’ultima già proprietaria della Fattoria Fibbiano a Terricciola, in provincia di Pisa. Ne abbiamo parlato qui. Ho avuto il piacere di incontrare nuovamente Nicola a Milano, all’interno dell’accogliente sala del Retrobottega del Ristorante Liberty, per la presentazione ufficiale della cantina Tenuta Etna Nord. Assieme al fratello Matteo Cantoni, vocato maggiormente agli aspetti legati al marketing e comunicazione, egli rappresenta il cuore dell’azienda. Nicola si occupa di enologia e viticoltura e vive letteralmente per il proprio lavoro; ne abbiamo parlato a lungo nell’articolo dedicato a Fibbiano che vi invito a rileggere.

Come sempre, al centro dei progetti enologici della famiglia Cantoni troviamo: vitigni autoctoni, contrade, sostenibilità – mediante agricoltura biologica (attualmente in fase di conversione) – e identità territoriale. La nuova realtà agricola prende forma nel 2021 quando Matteo e Nicola giungono sulle pendici dell’Etna. Il progetto si sviluppa sul versante nord del vulcano, nel comune di Castiglione di Sicilia – in provincia di Catania – uno dei territori più vocati e identitari dell’Etna DOC, istituita nel 1968.

Il paesaggio è a dir poco stupendo e fortemente vocato alla viticoltura: antichi terrazzamenti, suoli vulcanici, forti escursioni termiche e correnti marine provenienti dallo Jonio attraverso la valle dell’Alcantara. Quest’ultime rappresentano i proverbiali assi nella manica che Tenuta Etna Nord custodisce, al fine di assecondare un paesaggio unico e che a ragion veduta può considerarsi un’“isola nell’isola”. La tenuta si estende in otto contrade di Castiglione di Sicilia: Pontale Palino, Feudo di Mezzo, Sciambro, Bragaseggi, Pietra Marina, Crasà, Piano Filici e Palmellata. Ci troviamo ad un’altitudine compresa tra 600 e 900 metri. Un mosaico di micro-terroir differenti che riflettono il fascino, il mistero – oserei dire – ed in parte la complessità dell’Etna. Ogni contrada possiede caratteristiche peculiari legate alle antiche colate laviche, all’esposizione, al suolo e al clima.

Nicola ha le idee chiare su quali debbano essere i protagonisti del vigneto, inoltre ci fa chiaramente capire che non accetta compromessi in tal senso. Allude al nerello mascalese, definito il re dell’Etna e fondamentale nella composizione dell’omonima doc nella versione in rosso, e al carricante, storica uva a bacca bianca delle pendici del vulcano, capace di dare origine a vini di struttura, freschezza e longevità. I due vitigni citati, secondo il nostro protagonista, sono i soli in grado di restituire tutto il fascino emblematico dell’idea di vino che ha in mente da sempre, in cui austerità, garbo e piacevolezza devono restare i punti cardine del progetto. “Tenuta Etna Nord nasce dal desiderio di valorizzare un patrimonio agricolo, culturale e paesaggistico straordinario“, ci racconta Nicola, “Il nostro obiettivo è dare voce alle contrade, ai vitigni autoctoni e alla storia di un territorio che richiede rispetto, ascolto e una visione di lungo periodo“.

Con Tenuta Etna Nord, la famiglia Cantoni costruisce un progetto radicato nella tradizione ma orientato al futuro: una tenuta che guarda alla qualità, alla sostenibilità e alla promozione dell’identità etnea come elementi centrali del proprio percorso. L’azienda sta già lavorando alle nuove etichette che daranno risalto alle singole contrade, previste in uscita sul mercato a partire dal 2027. La produzione attuale è pari a 20.000-30.000 bottiglie l’anno, con l’intento di arrivare ad un massimo di 60.000 quando tutti gli otto ettari di proprietà entreranno in produzione. L’età delle piante, molte di esse allevate ad alberello, si aggira attorno ai 60 anni.

Veniamo dunque ai tre vini degustati in compagnia di Nicola, che ringraziamo nuovamente per l’invito e per la condivisione dei tanti aneddoti.

Etna Bianco 2025: uve 100% carricante. Paglierino chiaro, media consistenza. Timbro olfattivo non troppo intenso, sobrio e indubbiamente fine; ancora molto giovane, con rimandi alla frutta esotica dolce, alla pera Williams ivi compresa una mineralità soffusa che ritroviamo soprattutto al palato. La sapidità mostra il carattere dei vigneti e la tensione acida fa guadagnare al vino punti in termini di bevibilità. Buono. Alcol ben gestito.

Etna Rosato 2025: nerello mascalese in purezza. Rosa tenue con riflessi color cipria. Al naso fragolina di bosco, muschio bianco, ribes e una sensazione salmastra; quest’ultima protagonista anche in bocca, con la solita – e mai scontata – freschezza a completare l’insieme. È un vino godibile e duttile soprattutto a tavola.

Etna Rosso 2024: uve 100% nerello mascalese. Rubino/granata luminoso, media trasparenza. Il naso è a mio avviso ancora parzialmente inespresso – per via della giovane età – pur tuttavia la finezza dei profumi è interessante: cosmesi contrapposta all’incenso, lampone e timo. In bocca l’acidità scalpita e la sapidità non è debordante; ritrovo, dunque, un buon equilibrio anche se siamo ancora lontani dal suo massimo splendore. Guai se non fosse così.
Andrea Li Calzi



