Morellino del Cuore: 10 vini che raccontano l’evoluzione di un territorio

Morellino del Cuore è un progetto nato nel maggio 2023 dalla spinta del Consorzio di Tutela Morellino di Scansano DOCG e sviluppato in sinergia con i giornalisti Antonio Stelli e Roberta Perna. Obiettivo di questa iniziativa è quello di far conoscere a un vasto pubblico, soprattutto fuori regione, tutte le qualità di questo vino, la cui storia ha origini lontane. Nel 1978 viene riconosciuto DOC e nel 2006 DOCG, un percorso di crescita che non riguarda solo la parte burocratica ma una vera e propria evoluzione di tutto il territorio. Possiamo dire che fino a una ventina d’anni fa, all’interno di questa denominazione, che coinvolge il Comune di Scansano e parte dei territori comunali di Campagnatico, Grosseto, Magliano in Toscana, Manciano, Roccalbegna e Semproniano, convivevano espressioni fortemente eterogenee del Morellino, sia perché il disciplinare ha previsto sin dall’inizio la possibilità di accostare al sangiovese fino al 15% di altre varietà, comprese quelle internazionali, sia perché, forse, non si aveva ancora un’idea condivisa delle caratteristiche fondamentali che questo vino doveva e poteva rappresentare.

Niente di strano, è sempre accaduto, una denominazione si costruisce in decenni, l’identità di un vino richiede un lavoro approfondito di ricerca, una sinergia fra i produttori, un lavoro di squadra per offrire al mondo esterno un’immagine identitaria che non lasci dubbi.
Era del tutto normale, quindi, che si potessero bere dei Morellino di stampo internazionale a fianco di altri dove il sangiovese emergesse nei suoi aspetti più caratteristici.
Oggi posso dire con sicurezza che questo gap si è ridotto fortemente, i ripetuti assaggi durante le Anteprime che ogni anno vengono proposte alla stampa, mi hanno confermato questa tendenza identitaria più spiccata di un tempo.
Ulteriore prova di quanto ho appena scritto, è arrivata anche da Morellino del Cuore, evento che ha riunito nella sede del Consorzio una commissione formata da 6 giurati, giornalisti ed esperti degustatori (Antonio Boco – Tipicamente, Food and Wine; Andrea Gori – Intravino e Business People; Riccardo Margheri – Vini Buoni d’Italia; Richard Baudains – Decanter; Stefania Vinciguerra – Doctorwine; William Pregentelli – Vini Gambero Rosso), che hanno valutato alla cieca 64 Morellino di Scansano di 36 produttori, decretando i 10 migliori suddivisi in tre diverse tipologie; questa distinzione, non definita nell’attuale disciplinare, si è rivelata utile e necessaria poiché non tutti i vini escono sul mercato nello stesso periodo, in quanto alcune aziende preferiscono un più lungo affinamento, intermedio fra il Morellino “annata” e la Riserva.

I 10 Morellino eletti, sono diventati successivamente protagonisti di tre serate, aperte al pubblico e alla stampa, organizzate in tre ristoranti toscani: Boulevard Farc Bistrò a Firenze, Lo Scoglietto a Rosignano Solvay (LI) e Canapone a Grosseto.
Due giorni fa quegli stessi vini sono approdati a Roma, presso l’Osteria Poerio, dove sono stati presentati a un ampio parterre di giornalisti e degustatori, compreso il sottoscritto.
I mesi trascorsi sono stati un ottimo test per verificare le condizioni di questi vini, che si sono rivelate davvero ottime, a testimoniare che, pur con le dovute differenze espressive, ciascuno di essi si è giovato dell’ulteriore periodo di affinamento in bottiglia. Di seguito le mie impressioni:
A’ Luciano 2022 – Santa Lucia: come accosto il naso riconosco i profumi del Morellino, viola, lampone, ciliegia, melagrana e note di macchia mediterranea, elicriso, leggero richiamo iodato. Bocca molto viva, giovane, grande frutto ma anche venature speziate, quasi di pepe e liquirizia.
La Madonnina 2022 – Tenuta Agostinetto: qui le note sono appena più austere, il lampone cede il posto al mirtillo, alla prugna e alla mora, molto balsamico, leggero ginepro, bocca molto piacevole e dal tocco comunque austero, anche qui una punta di pepe, molto interessante, dai toni più scuri e profondi. Finale sapido e levigato.
Mago di O3 2022 – Mantellassi (100% sangiovese) Enzo Mantellassi è “sceso” dalla Liguria parecchi anni fa, innamorato di questo territorio maremmano. O3 è il numero chimico dell’ozono, con cui viene trattata l’uva, sterilizzandola ed evitando l’uso della solforosa. Colore molto carico, naso diverso, indubbiamente particolare, qui c’è la rosa scura, leggera fragola, la ciliegia matura, la marasca, poi la mora, guizzi di arancia sanguinella; bocca freschissima, molto lineare, intensa, di carattere e corpo importante.

Forteto 2021 – Le Rogaie (100% sangiovese): cemento, lieviti spontanei. Naso molto piacevole, meno vinoso e con un frutto più orientato alla ciliegia, c’è anche la rosa. Bocca piacevole, fresca, molto godibile, qui il richiamo al Morellino torna con evidenza, si sente che è ancora giovane, ma ha grande finezza e sa di sangiovese fino al midollo.
Io&Te 2021 – Boschetto di Montiano: 85% sangiovese, 10% cabernet sauvignon, 5% merlot. Ovviamente ha profumi meno classici, molta mora, mirtillo, rotondo, in bocca è denso, scuro, profondo, un’altra interpretazione ma indubbiamente ben fatto.
Vigna Benefizio 2021 – Cantina Vignaioli Morellino di Scansano (100% sangiovese): slancio olfattivo più contenuto ma di ottima pulizia, stupisce per qualità espressiva, da una cantina cooperativa non è scontato ottenere simili risultati. Sapido, succoso, molto gradevole, generoso, amarena, marasca, mirtillo, liquirizia, bocca equilibrata, forse meno fresca, ma comunque si beve con soddisfazione.

2020 – Podere 414 (85% sangiovese, più colorino, alicante, ciliegiolo, syrah): molto particolare, balsamico, mentolato, marino, con un frutto piacevole ma non sparato. Al palato si offre generoso, fresco, equilibrato, sapido, speziato, leggermente pepato, di ottima persistenza, personalmente lo trovo davvero coinvolgente, bello, bravo Simone Castelli!
Riserva 2020 – Roccapesta: Alberto Tanzini, lombardo, sembra avere molto chiare le idee di cos’è un Morellino di Scansano. Questo è tutto sangiovese, anche perché i 30 ettari di cui dispone sono esclusivamente con questo vitigno, 35 cloni diversi distribuiti su 5 aree. Naso molto bello, vivo, con un bel frutto che richiama croccantezza, rosa, viola, ciliegia, bocca succosa, viva, piacevolissima e per nulla scontata, torna leggero il pepe.
Riserva 2019 – Moris Farms: (10% cabernet sauvignon) azienda storica (Giulio Parentini e Ranieri Moris), la prima che ho conosciuto in questo territorio, quasi 30 anni fa. Questo è l’unico vino dove sento la presenza del legno, balsamico, meno “tipico”, in bocca è più sciolto, mostra una buona profondità, il cabernet lascia il segno della sua presenza.
Riserva Madrechiesa 2019 – Terenzi: siamo a 200 metri slm, la famiglia Terenzi ha acquistato l’azienda nel 2001. 100% sangiovese. Naso ricco, sanguigno, floreale e fruttato, ma anche speziato, bocca intensa, di bella profondità, fresco, succoso, molto ben fatto, una riserva che non punta sul “peso” ma sulla qualità della materia prima.
Roberto Giuliani




