Essenzialità, Territorialità, Espressività: il millesimo 2016 dei bianchi del Consorzio Campi Flegrei, Ischia e Capri

Settembre sta a Malazè come la Falanghina Campi Flegrei al Vulcano, legame indiscusso e indissolubile che vede la dodicesima edizione del Progetto Malazè, voluto da Rosario Mattera, arricchirsi di intriganti novità, legando in modo sempre più significativo i diversi momenti culturali, archeologici, enogastronomici, di svago, del territorio flegreo – area a nord del capoluogo partenopeo – al fine di dare sempre più identità e far crescere questi luoghi.
Durante la mattinata di Domenica 3 settembre, nella splendida cornice di Maison Toledo di proprietà della famiglia Cardillo-Carannante, residenza storica nata dopo l’eruzione del Monte Nuovo intorno alla seconda metà del 1500 e che con la sua scenografica terrazza sovrasta il porto di Pozzuoli, si è svolto un interessante focus degustativo riguardante lo stato dell’arte del millesimo 2016 dei vini bianchi delle aziende del Consorzio Tutela Vini Campi Flegrei, Ischia e Capri.

Durante l’incontro, organizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier Delegazione di Napoli, nella figura del delegato Tommaso Luongo, Luciano Pignataro wineblog e la partecipazione della professionale giornalista Monica Coluccia, è stato presentato un interessante approfondimento tematico, focalizzato in particolare sul riportare e dettagliare le sfumature della Falanghina Flegrea, per rafforzare l’identità di questa denominazione.
Gerardo Vernazzaro, Presidente Consorzio Tutela Vini Campi Flegrei, Ischia e Capri, ha brevemente accennato all’annata 2016, ponendo l’accento sui risultati positivi ottenuti, i vini frutto di questa annata stanno dando e daranno grandi soddisfazioni, risultano vini molto equilibrati, con la freschezza della 2014 e la struttura della 2015, dimostrando la giusta grinta già dopo pochi mesi di bottiglia.
Un territorio fatto di tanti piccoli artigiani che con gli anni si sono sempre più appropriati di questi luoghi trasformando le vigne in un vero e proprio “paesaggio liquido” nel calice.
Territorio quello flegreo, ricco di biodiversità e dove la viticoltura fa parte del DNA di chi la coltiva. Va pertanto sottolineata l’importanza di questo appuntamento annuale e dei tanti approfondimenti che si stanno facendo sulla Falanghina e sul Piedirosso dei campi flegrei, rispettivamente Regina e Re di questo magnifico areale.
Un territorio piuttosto ampio, suddiviso per chiarezza espositiva e per caratteristiche geomorfologiche, in macro areali, descritti da Monica in modo chiaro, facendo comprendere gli aspetti significativi di ogni singola zona.

Monica Coluccia ha guidato i presenti in un viaggio emozionale e sensoriale prima nei distretti flegrei e successivamente nelle rappresentanze isolane presenti, dove le parole ricorrenti sono state territorialità e riconoscibilità, che dimostrano la crescita non quantitativa, ma qualitativa del vitigno. Emerge in tal modo l’identikit della Falanghina flegrea, ricca di sfumature, ma caratterizzata da un forte denominatore comune: il sale.
Va ricordato ed evidenziato che la Falanghina flegrea, afferisce a un biotipo diverso rispetto a quella sannita e che grazie alla natura prevalentemente sciolta e sabbiosa dei suoli, prevede l’allevamento a piede franco, aspetto che dà sicuramente valore e che rafforza il legame viscerale del vitigno con i suoi luoghi di appartenenza.
Dopo l’inquadramento geografico, a volo d’uccello, sull’intero areale flegreo, si è entrati nel vivo della degustazione.
Nelle 15 referenze flegree è emersa la traccia salina che le accomuna, in qualcuna in modo più evidente, in altre in modo più sussurrato, ma tale da rendere esplicita e univoca la riconoscibilità del vitigno.
Si parte con le quattro referenze del Distretto di Baia – Monte di Procida, nella Campi Flegrei Falanghina 2016 di Cantine Piscina Mirabile, va sicuramente posta in evidenza la schiettezza olfattiva, caratterizzata da toni freschi e da un leggero accenno floreale, agrume candito e una percepibile traccia salina che si ripropone al palato senza eccessiva lunghezza. Diverso l’approccio della Campi Flegrei Falanghina 2016 di Cantine del Mare, che già al colore mostra una tonalità più intensa. Maggiore concentrazione olfattiva più grasso e più dolce nei profumi, con note di frutta polposa, melone giallo; rotondità gustativa derivante sicuramente dal veloce passaggio di appena due mesi in barrique. Nella Campi Flegrei Falanghina 2016 di Cantine Farro ritorna la nota floreale dei fiori di campo e di un limone verde lievemente accennato, connotata da un corpo medio e da una persistenza gentile.
Si chiude con una splendida e piena espressività della Campi Flegrei Falanghina 2016 di La Sibilla, che va sicuramente letta anche in prospettiva. Si esprime all’olfatto con note profonde e decise di frutta gialla croccante, percoca in modo netto, al palato conferma la sua grinta con una salinità ben evidente, un buon corpo, pulizia e lunghezza gustativa ben presenti.
Ci spostiamo poi nel secondo distretto, detto dell’Averno e caratterizzato dalla presenza lacustre, che senza dubbio riflette le sue influenze nei vini che derivano da quest’area.
Entusiasmante la Campi Flegrei Falanghina “Harmoniae” 2016 di Cantine Babbo, ultima nata in azienda, cru della vigna Scalandrone, frutto della mano giovane e femminile di Alessia Babbo. Il vino proposto cattura e inebria con un profilo olfattivo ricco e intenso, con le sue piacevoli note di erbe aromatiche, di macchia mediterranea, di eleganti tinte agrumate, una carica minerale che esprime con vigore una salinità gustativa che dà lunghezza e spessore senza mai stancare.
Si passa poi alla Campi Flegrei Falanghina 2016 di Tenute Matilde Zasso dove emergono profumi floreali gentili e dolci, seguiti da accenni di aloe e mandorla. Al palato entra in punta di piedi con una successiva crescita, chiudendo con un leggero ammandorlato.
Chiusura olfattiva iniziale nella Campi Flegrei Falanghina 2016 di Cantine dell’Averno, leggermente introversa, con note muschiate e una mano leggermente più rustica. Si passa poi al Distretto Quarto – Monteruscello, areale più basso, connotato da una conca più intera confinante con Marano; anche qui la batteria è composta da tre referenze, la Campi Flegrei Falanghina 2016 di Cantine Carpunto Vini, che si esprime con note fruttate più calde e gliceriche, mandorla e nocciola. Il sorso si rivela più snello e con maggiore freschezza e bevibilità.
Più linfatica la Campi Flegrei Falanghina 2016 di Cantine Il IV Miglio, con un profilo olfattivo dove si intrecciano suggestioni fruttate di melone, ananas, litchi e note floreali di agrumi e gelsomino, caramella al limone; sostenuto al palato da un carattere salino ben espresso, con una acidità che rinfresca e deterge.
Chiude il campione da vasca della Cantina Contrada Salandra, che viaggia su altri registri, una falanghina che va vista in prospettiva e dove la filosofia aziendale ha sempre creduto e puntato sulla sua longevità, un’uva bisognosa di tempo e di affinamento in bottiglia per esprimere tutta la sua pienezza e profondità.
Gradevoli sentori floreali di fiori di acacia, frutta bianca croccante, presente ma non invadente. Un sorso ricco, materico, dove la salinità e l’acidità si rincorrono, in attesa di camminare all’unisono. È poi il turno del Distretto Marano, dove sono solo due i campioni in degustazione, la Falanghina dei Campi Flegrei 2016 di Vigne di Parthenope, che rivela un palato fresco, sorso scorrevole e un olfatto di frutta bianca e accenni di agrumi. Si passa poi alla Falanghina dei Campi Flegrei 2016 di Selva Lacandona, il primo vino prodotto in Campania su un bene confiscato alla camorra. Un vino che si esprime con profumi netti e puliti, ben presente la nota minerale, accompagnata da accenni di erbe aromatiche che ritroviamo anche al palato e che rendono il sorso intrigante coadiuvato da una piacevole salinità.
Pian pianino ci si avvicina sempre di più al nucleo urbano della città di Napoli, rientrando a pieno titolo in quelle che possono essere definite vere e proprie Vigne Metropolitane.

Ci troviamo nel Distretto Astroni – Agnano e Posillipo, ben tre le referenze di questa batteria, la Falanghina dei Campi Flegrei Colle Imperatrice 2016 di Cantina Astroni si esprime con un profilo olfattivo di buona complessità, dove si avvicendano sensazioni odorose minerali, note aromatiche e resinose, a cui fanno da sfondo richiami floreali prima e fruttati poi. Il sorso è deciso e al contempo elegante, esprime personalità e concede una lunghezza gustativa di grande piacevolezza, fresco e dissetante. Anche in questo caso ci troviamo davanti un vino godibile oggi, ma che riserverà belle sorprese con qualche anno in più “sulle spalle”.
Lo segue a ruota la Campi Flegrei Falanghina 2016 della Cantina Agnanum, di Raffaele Moccia, viticoltore contadino che con la sua semplicità e solarità conquista il pubblico più esigente e quello più appassionato. Nel calice ritroviamo la sua forza e il suo sorriso, con sensazioni ampie, corteccia, aghi di pino; al sorso si esprime con pienezza, avvolgente e lungo, una falanghina decisamente maschia.
Chiude la batteria la Falanghina dei Campi Flegrei Monte Coroglio 2016 di Cantina Salvatore Varriale, siamo sulla collina di Posillipo, il profilo olfattivo è più timido, un accenno di aloe e di alga marina, che ritroviamo al palato in un sorso non particolarmente incisivo.
Si cambia registro, i protagonisti sono i suddetti vini isolani, un’unica referenza per il territorio ischitano e due per l’isola di Capri.
Prodotto con uva biancolella e forastera, l’Ischia Bianco 2016 di Casa d’Ambra, è un vino senza grandi slanci connotato da piacevoli note floreali, fresco e semplice al gusto.
Completamente diverso il suolo dell’isola Caprese, caratterizzato prevalentemente dal calcare, il Capri Bianco Scala Fenicia 2016 di Scala Fenicia, prodotto da uve Greco, Falanghina e Biancolella si distingue con il suo olfatto preciso e ricco dove si fanno spazio note fruttate di nespola, a cui fanno seguito accenni di salvia e lentisco. Al palato risulta leggermente più monocorde, ma indubbiamente gradevole. Il Capri Bianco 2016 di Gerardo Perillo, prodotto con lo stesso uvaggio del precedente, esprime un olfatto leggero che vira su note di fiori e frutta bianchi, delicato, ma connotato da una bella personalità. Al palato dà sicuramente di più caratterizzando il sorso da una piacevole e decisa nota salata.
Un percorso intenso ma al contempo coinvolgente, dove si è cercato di far entrare nel vivo del territorio e di questo vitigno, anche chi era qui per la prima volta, e che ha messo in evidenza la crescita continua e i tanti progressi fatti dai produttori flegrei.

Valutazione: da @ a @@@@@
Falanghina dei Campi Flegrei 2016 doc Piscina Mirabile @@@
Falanghina dei Campi Flegrei 2016 doc Cantina del Mare @@+
Falanghina dei Campi Flegrei 2016 doc Cantine Farro @@+
Falanghina dei Campi Flegrei 2016 doc La Sibilla @@@@+
Falanghina dei Campi Flegrei Harmonia 2016 doc Cantine Babbo @@@@@
Falanghina dei Campi Flegrei 2016 doc Matilde Zasso @@@+
Falanghina dei Campi Flegrei 2016 doc Cantina dell’Averno @@+
Falanghina dei Campi Flegrei 2016 doc Carputo @@@
Falanghina dei Campi Flegrei 2016 doc Quarto Miglio @@@@
Falanghina dei Campi Flegrei 2016 doc Contrada Salandra @@@@@
Falanghina dei Campi Flegrei 2016 doc Vigne di Parthenope @@@+
Falanghina dei Campi Flegrei 2016 doc Selva Lacandona @@@@
Falanghina dei Campi Flegrei Colle Imperatrice 2016 doc Cantine Astroni @@@@@
Falanghina dei Campi Flegrei Agnanum 2016 doc Agnanum-Raffaele Moccia @@@@@
Falanghina dei Campi Flegrei Monte Coroglio 2016 doc Varriale @@+
Ischia & Capri
Ischia Bianco 2016 doc Casa d’Ambra @@+
Capri Bianco Scala Fenicia 2016 doc @@@+
Capri Bianco 2016 doc Perillo @@@@
Fosca Tortorelli



