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Le Doc della Sicilia: Pantelleria

Le Doc della Sicilia: Pantelleria

Le Doc della Sicilia: Pantelleria

Pantelleria D.O.C. (D.M. 7/10/2011 – G.U. n.242 del 17/10/2011 – Modificato con Decreto 28/10/2013 pubblicato sul sito del MIPAAF)

zona di produzione
● in provincia di Trapani: comprende esclusivamente i terreni vocati alla qualità dell’intera isola di Pantelleria;

base ampelografica
● Moscato di Pantelleria, Passito di Pantelleria, Pantelleria-Moscato spumante, Pantelleria-Moscato dorato, Pantelleria-Moscato liquoroso, Pantelleria-Passito liquoroso, Pantelleria-Zibibbo dolce, Pantelleria- Bianco (anche frizzante): zibibbo.
Per il solo tipo bianco, anche frizzante, zibibbo min. 85%, possono concorrere altri vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella regione Sicilia max. 15%;

norme per la viticoltura
i nuovi impianti e reimpianti devono avere una densità minima di 2.000 ceppi/Ha in coltura specializzata;
è consentita l’irrigazione di soccorso;
la resa massima di uva per ettaro e il titolo alcolometrico volumico minimo naturale devono rispettare i seguenti parametri:

 

norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione, ivi compresi l’appassimento delle uve e l’alcolizzazione dei tipi liquorosi, devono essere effettuate nell’isola di Pantelleria;
le operazioni di spumantizzazione e frizzantatura devono essere effettuate all’interno del territorio amministrativo della Regione Autonoma della Sicilia;
l’imbottigliamento dei vini “Moscato di Pantelleria” e “Passito di Pantelleria” deve avvenire all’interno della zona di vinificazione;
la tipologia Moscato Dorato deve osservare le seguenti condizioni di produzione:
– essere stato elaborato direttamente dai produttori viticoli a partire dalle loro vendemmie;
– provenire da vigneti entrati in produzione da più di 3 anni alla data del 1° settembre di ogni anno;
– derivare da mosti con un contenuto minimo naturale iniziale in zucchero di 250 gr per litro, eventualmente ottenuto con adeguato appassimento delle uve con uno dei metodi ammessi dalla relativa normativa in vigore;
– essere ottenuto, senza altro arricchimento, mediante addizione di alcol vinico corrispondente in alcol puro al 5% minimo del volume dei mosti elaborati ed al massimo alla minore delle seguenti proporzioni: 10% del volume dei mosti elaborati o 40% del tenore alcolico volumico totale del prodotto finito rappresentato dalla somma del tenore in alcol svolto con l’equivalente del tenore in alcol potenziale, calcolato sulla base dell’1% volumico di alcol puro per 17,5 gr di zucchero residuo per litro;
– avere un titolo alcolometrico complessivo minimo del 21,5% con un minimo del 15,5% svolto ed una ricchezza zuccherina minima di 100 gr per litro;
– essere stato aggiunto obbligatoriamente dell’alcol vinico in una o al massimo due volte nella cantina del produttore;
i vini “Moscato di Pantelleria” e “Pantelleria-Moscato Liquoroso” devono essere ottenuti dalla fermentazione di mosto da uve fresche;
il vino “Passito di Pantelleria“, deve provenire da uve sottoposte in tutto o in parte, sulla pianta o dopo la raccolta, ad appassimento al sole. E’ consentita la protezione delle uve da eventuali intemperie. Per tali vini è escluso qualsiasi arricchimento del mosto o del vino, tranne l’eventuale aggiunta, anche dopo il 30 novembre di ogni anno, di uva appassita al sole con una concentrazione massima in zuccheri del 60%;
il vino “Pantelleria-Passito liquoroso” deve essere ottenuto da uve sottoposte in tutto o in parte, ad appassimento naturale o in ambiente condizionato. Per l’ottenimento di tali vini deve essere escluso qualsiasi arricchimento tranne l’aggiunta obbligatoria di alcol vinico da effettuarsi durante o dopo la fermentazione, e per il Passito Liquoroso l’eventuale aggiunta di uva passa con una concentrazione massima in zuccheri del 60%;
la resa massima dell’uva fresca in vino e la produzione massima di vino per ettaro, dopo ogni eventuale pratica enologica, salvo l’aggiunta obbligatoria di alcole di origine viticola per i tipi ove è prevista, devono essere rispettivamente i seguenti:

 

il vino “Passito di Pantelleria” non può essere immesso al consumo prima del 1° luglio dell’anno successivo alla vendemmia;
il tipo “Pantelleria” Passito Liquoroso non può essere immesso al consumo prima del 1° febbraio dell’anno successivo alla vendemmia;

norme per l’etichettatura
nell’etichettatura del vino “Passito di Pantelleria” è consentito riportare in etichetta “Vino ottenuto da uve appassite al sole“;
nell’etichettatura di tutte le tipologie di vini menzionate nel presente disciplinare è obbligatorio riportare in etichetta l’indicazione dell’annata di produzione delle uve;

legame con l’ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona geografica
1) Fattori naturali rilevanti per il legame
L’isola di Pantelleria ha origine vulcanica con suoli del tipo Litosuoli, Regosuoli o suoli bruni andici.
Le precipitazioni medie annue di 409 mm e temperature medie mensili comprese tra 11,7 e 25,6 °C. La siccità è causata dall’assenza di piogge in estate per 5 mesi ed è aggravata da venti continui, che vengono registrati mediamente 338 gg/anno.
Vista la conformità dell’isola il clima è suddiviso in tre strati bioclimatici: la costa fa parte della fascia inframediterranea e arriva a 200 m s.l.m.; gran parte dell’isola ricade nella fascia termomediterranea; mentre la sommità della montagna fa parte della fascia mesomediterranea. La ventosità dell’isola, spesso impetuosa e distruttiva, ha verosimilmente consigliato i primi arcaici viticoltori a mettere al riparo la pianta della vite dalle folate, collocandola in una conca scavata nel suolo di terra lavica. Così adagiati, i tralci si abbracciano e i grappoli guadagnano prossimità all’humus vulcanico. Ne risulta peraltro custodito, anzi amplificato il calore topico, che consente agli acini di fare ancor più arrossare la propria superficie esterna e di arricchire la concentrazione zuccherina della polpa.
L’attuale paesaggio pantesco si presenta caratterizzato da persistenti e suggestive colture tradizionali di vite principalmente su terrazzamenti. Da questo particolare tipo di vigneto, situato a questa latitudine e ubicato in tale habitat vulcanico, nascono autentici prodotti del sole (Pantelleria è proprio al centro della sun belt).
2) Fattori umani rilevanti per il legame
Il vitigno Zibibbo sull’isola di Pantelleria secondo alcuni autori, risale alla dominazione Araba (835 d.c.) tratto dal Capo Zebib in Africa dal quale discenderebbe il nome. Altro possibile etimo è la parola araba “Zaibib” che significa “uva essiccata”.
I vini a denominazione d’origine di quest’isola sono merito di una agricoltura ancora eroica: basta considerare che, nelle suddette terrazze delimitate dai muretti in pietra lavica, le pratiche di coltivazione sono ancora tutte manuali.
E’ la stessa tipologia umana del contadino pantesco che va considerata come una razza in via di prossima scomparsa. E, dunque, come una specie da proteggere: e ciò per il suo legame indissolubile con le secolari tradizioni vitivinicole pantesche.
L’incidenza dei fattori umani, nel corso della storia, è in particolare riferita alla puntuale definizione dei seguenti aspetti tecnico produttivi, che costituiscono parte integrante del vigente disciplinare di produzione:
– base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione dei vini in questione, sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area geografica considerata;
– le forme di allevamento, i sesti d’impianto e i sistemi di potatura che, anche per i nuovi impianti, sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle viti, sia per agevolare l’esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione della chioma, permettendo di ottenere una adeguata superficie fogliare ben esposta e di contenere le rese di produzione di vino entro i limiti fissati dal disciplinare. Quella del vigneto ad alberello è una consuetudine secolare e comunque molto antica. Essa ha preso piede nell’isola, alla stessa stregua di ciò che accade per gli esseri viventi che adattano il proprio organismo, la propria stessa conformazione (e talora perfino il temperamento) alle condizioni climatiche del luogo in cui si trovano;
– le pratiche relative all’elaborazione dei vini, sono quelle tradizionalmente consolidate in zona.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
vini di cui al presente disciplinare presentano, dal punto di vista analitico ed organolettico, caratteristiche molto evidenti e peculiari, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico.
Tutti i vini presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate che contribuiscono al loro equilibrio gustativo; in tutte le tipologie si riscontrano aromi gradevoli, armonici, caratteristici ed eleganti, tipici dei vitigni di partenza.
In particolare, le uve, opportunamente appassite e sofficemente pigiate, fanno scaturire un mosto di una impareggiabile dolcezza naturale che ha un’ardua fermentazione: il risultato ha una pienezza, solarità e profumo ineguagliabili, un gusto caldo e morbido che ricorda persistentemente l’aroma primario tipico dell’uva Zibibbo.
Tutto ciò è essenzialmente riconducibile ai sopra descritti fattori climatici e naturali.
C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
Gli strumenti a cui si deve la sopravvivenza della coltivazione del vigneto ad alberello sono costituiti certamente e quasi solamente dalla zappa. Ma anche l’aratro trainato dal caratteristico asino pantesco (anch’esso minacciato di estinzione) idoneo a scalare le impervie pendenze di quest’isola scoscesa. Quanto agli artefatti, in nessun altro luogo al mondo si possono rinvenire altrettanti inconfondibili vigneti a terrazzamenti, ognuno dei quali è delimitato da muretti a secco di pietra lavica: chi si peritasse di misurarli, scoprirebbe che nell’insieme si estendono per oltre 7.000 chilometri!
Del pari unici ed inimitabili crediamo siano gli innumerevoli “giardini arabi” (costruzioni circolari scoperchiate, per dare rifugio anche ad una sola pianta di agrume) spesso incastonati negli stessi vigneti e diffusi in tutte le contrade dell’isola.
L’orografia per la maggior parte collinare dell’areale di produzione e l’esposizione favorevole dei vigneti, concorrono a determinare un ambiente adeguatamente ventilato, luminoso e con un suolo naturalmente sgrondante delle acque reflue, particolarmente vocato alla coltivazione della vite. Anche il clima dell’areale di produzione, caratterizzato dalla temperatura costantemente al di sopra dello zero termico anche nel periodo invernale; periodi caldo-asciutti per almeno 5 mesi all’anno (maggio-settembre) con concentrazione delle piogge nei mesi autunnali ed invernali sono tutte caratteristiche che si confanno ad una viticoltura di qualità.
L’interazione causale dei fattori pedo-climatici, storici, le tecniche produttive e la capacità imprenditoriale rende così possibile produrre un vino di grande interesse nelle sue varie tipologie, la cui rinomanza e reputazione sono consolidate, che lo rende così unico al mondo.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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