Statistiche web
Anteprime

Anteprima Amarone 2010: novità, idee e spunti di riflessione

Manifesto Anteprima Amarone 2010

Mai come quest’anno Anteprima Amarone, evento organizzato dal →Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella all’interno dello storico Palazzo della Guardia nella centrale Piazza Bra di Verona, si è rivelato così ricco di argomenti e spunti di riflessione relativi a uno dei vini di eccellenza della nostra Penisola:
• Abbinamento Amarone-Territorio, connubio inscindibile per valorizzare e far conoscere tutte le sue particolarità e unicità;
• il costante aumento di bottiglie prodotte e commercializzate, di pari passo con la versione Valpolicella Ripasso e il ruolo del Consorzio di Tutela
• l’annata 2010, la prima a fregiarsi della DOCG, ulteriore passo avanti per la tutela della qualità di questo vino ma che probabilmente non è sufficiente a fugare perplessità e confusione nei consumatori, poiché per molti dei produttori presenti alla rassegna è ancora destinato a parecchi mesi di affinamento in botte o quantomeno in bottiglia prima di essere commercializzato, mentre al contrario il disciplinare già consente di far uscire sul mercato il 2011, scelta intrapresa da alcune grandi aziende e dalle cantine sociali.
Proviamo ad analizzare punto per punto questo ricco e variegato panorama.

Villa Arvedi di Cuzzano, Grezzana (VR)

Amarone e… territorio
Partendo dal significato etimologico della parola Valpolicella, appare evidente fin dall’antichità le potenzialità naturali ed economiche di questa zona: dal greco poly zèlos, intesa come “terra ricca di frutti” o “molto invidiata”, così come poly sèlas cioè “molto splendida”, oppure dal latino pullus “germoglio” o vallis polis cellae, ossia “valle dalle molte cantine”, tutti termini inequivocabili per sottolineare la ricchezza di questo territorio.
D’altronde la vite in Valpolicella è presente addirittura in epoca precedente alla comparsa dell’uomo, come testimoniano i ritrovamenti di piante del genere Ampelophyllum fossilizzate, anche se le prime testimonianze letterarie legate alla produzione del vino risalgono al II secolo a.C., con Celso Aulio Cornelio e Columella che lo descrissero come “portentoso vino” mentre Virgilio ne decantò la bontà del “vino retico” prediletto da Augusto.
Coltivazione e produzione crebbero e si affinarono con il trascorrere dei secoli, finché nel Medioevo gli statuti di Alberto I della Scala avranno il compito di regolare l’inizio della vendemmia, la vendita al dettaglio e il trasporto in città di uva e vino, nonché un tentativo che trovò assolutamente in disaccordo i contadini di proibire la conservazione dell’uva nelle proprie abitazioni, segno evidente della pratica già in uso dell’appassimento.
Il botanico Ciro Pollini nel 1822 censiva ben 82 vitigni nel Veronese, mentre nel 1886 la Commissione Ampelografica individuò 175 varietà diverse, molte delle quali si possono reperire ancora oggi nei vecchi vigneti. Attualmente i vitigni autoctoni presenti in Valpolicella sono ben 18, coltivati lungo i 3.550 ettari (in pratica metà del territorio è vitato), scelti grazie alla loro miglior disposizione a lenti appassimenti con ridotte perdite di peso rispetto ad altri vitigni per la scarsa compattezza del grappolo e alla dimensione degli acini, con bucce spesse e resistenti agli attacchi di muffe e marciumi, con netta maggioranza di Corvina, Corvinone e Rondinella, compreso lo Spigamonti, l’ultimo riconosciuto e iscritto al registro nazionale delle varietà di vite il 9/8/2013 grazie alla ottima resistenza alla botrite e alla sua estrema ricchezza di antociani (quasi 3 volte il Corvinone).

Le marogne in Valpolicella

Lo scorrere degli anni segnò in maniera determinante il paesaggio della Valpolicella, con la nascita ad esempio delle marogne, non semplici muretti a secco di pietra con pietre lavorate a mano, utili sia per delimitare e contenere pascoli, boschi vigneti e le coltivazioni contigue come il ciliegio e l’ulivo (altra coltivazione dominante della Valpolicella) sia con funzioni drenanti in occasione di precipitazioni, ma autentiche opere d’arte e di ingegno umano, con geometrie e precisioni pari a mosaici, presenti ancora oggi in gran numero grazie ai preziosi interventi conservativi che gli hanno permesso di sopravvivere a calamità atmosferiche ed a lavori di urbanizzazione.
Altro iconema che contraddistingue la Valpolicella sono le pievi, quasi tutte di origine romaniche, così come le cave da cui si estraeva la Pietra di Prun nell’alta valle di Negrar e i marmi di Verona.
Significativa, sempre in termini di segni distintivi del territorio, la configurazione della mappa di produzione dell’Amarone, una sorta di mano che poggia sulle prealpi, con le dita, una per ogni delle vallate di produzione (Valle di Cazzano, Valle di Illasi, Valle di Mezzane, Valle di Valpantena, Valle di San Pietro in Cariano, Valle di Sant’Ambrogio, Valle di Fumane, Valle di Negrar, Valle di Marano che sembrano accarezzare la città di Verona.
Ecco quindi come Amarone vuol anche dire comunità di persone ricca di passione e cultura, evoluta nei secoli ma attenta a preservare tradizioni e paesaggi o a bonificare territori come le ex-cave, aspetti importanti da utilizzare come marketing di tipicità e territorio per associare il ricordo di un bel paesaggio al gusto di un buon vino.
Questi paesaggi si possono ora “toccare con mano” grazie al prezioso lavoro del Consorzio che ha tracciato itinerari specifici per cercare di soddisfare desideri e interessi del turista, etichettandoli con gli iconemi Ville, Cave, Natura e Pievi (da segnalare la Pieve di Sant’Ambrogio della Valpolicella attigua a un vigneto di oltre 40 anni, il più vecchio su terreno tufaceo), censiti e fruibili tramite una App in italiano e inglese per smartphone e tablet con icone dedicate alle Mappe del territorio con i punti di interessi e dove poter alloggiare e mangiare, i Produttori, gli Eventi e le News e la sezione My Area, personalizzabile a piacere compilando schede di degustazione dei vini e dei produttori preferiti, una vera e propria agenda di viaggio.

Altro esempio di marogne

Amarone e… produzione
Nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’annata 2010, Christian Marchesini, presidente del Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella, ha confermato il trend positivo della produzione e vendita dell’Amarone, numeri impressionanti considerando che dal 2009 al 2013 si è passati dai poco più di 8 ai 13 milioni e mezzo di imbottigliamenti (anche se lo sbalzo cospicuo si è rilevato dal 2009 al 2010 con l’incremento stratosferico di 4 milioni di bottiglie e di nuove aziende produttrici) effettuati attualmente da 272 società, di cui 213 produttrici all’origine, utilizzando l’uva atta a Amarone coltivata da ben 1.495 coltivatori e messa ad appassire in uno dei 431 fruttai presenti sul territorio.
Non è da meno il “fratello minore” Valpolicella Ripasso, come dice il nome ottenuto arricchendo il vino Valpolicella con un passaggio sulle vinacce dell’Amarone, la cui produzione e vendita supera abbondantemente le 20 milioni di bottiglie, sulla scia dell’interesse dei consumatori proviene in modo particolare dai Paesi del Nord Europa (Svezia, Norvegia e Danimarca), Svizzera, Germania e Olanda e dal Nord America (Canada in primis), mentre per ora la richiesta in Russia resta ora contenuta, così come per la grande incognita Cina. A farne le spese purtroppo, a mio avviso, le tipologie di Valpolicella Classico e Superiore, con la produzione che è ulteriormente diminuita assestandosi su poco più di 20 milioni di bottiglie, vendute e consumate pressoché totalmente sul mercato locale e nazionale.
Numeri su cui più volte ha posto l’accento il moderatore del convegno Sebastiano Barisoni, vicedirettore di Radio 24, sottolineando la pericolosità di un eccessivo sfruttamento di questa “miniera d’oro” a scapito della minor produzione degli altri vini Valpolicella, e quindi cercare di scongiurare un eccessivo ed esclusivo interesse verso gli attuali mercati stranieri richiedenti per evitare così “facili guadagni” e che l’Amarone diventi “modale” a scapito della tradizione, della tipicità e qualità, domandando più volte a gran voce “quale è il numero massimo di bottiglie di Amarone da produrre?“.
Barisoni ha inoltre puntato il dito sulla pericolosità di un’insensata forbice dei prezzi, con bottiglie dai 15 agli oltre 100 euro, che crea già oggi non poche perplessità e confusione nei consumatori (problema che però mi preme di sottolineare non è circoscritto al solo Amarone ma anche ad altre prestigiose Docg italiane, come il Barolo e il Brunello…). Inevitabile a questo punto l’intervento di Marchesini, che sottolinea che finora tutto il prodotto è stato venduto, ribadendo però che il Consorzio continuerà la sua opera di controllo e valorizzazione di tutti i vini della Valpolicella, operando se necessario ulteriori interventi sul disciplinare di produzione, che proprio a partire dall’annata 2010 si può fregiare della Docg (mentre manca ancora una vera e propria regolamentazione sul Valpolicella Ripasso…).
Disciplinare che, nonostante debba ancora essere ratificato dalla Regione Veneto, ha già però creato non pochi malcontenti tra i produttori storici, primi tra tutti i 12 appartenenti alle Famiglie dell’Amarone d’Arte, poiché ha fatto rientrare nella Docg anche le aree di pianura, che non saranno vincolate alla Valpolicella Doc ma potranno invece produrre uve per l’Amarone Docg, allargando così ulteriormente il bacino di produzione (anche se più di un produttore a Verona mi ha confessato che si tratterebbe di sanare una situazione di fatto…).

Mappa Doc Valpolicella

Amarone e… annata 2010
Anche quest’anno, complice un disciplinare di produzione per nulla restrittivo ma che anzi, piaccia o no, lascia libera interpretazione dell’annata ai produttori inserendo solo dei limiti minimi di appassimento e di affinamento del vino, dei 61 campioni dell’annata 2010 in degustazione solo 26 si trovano già in bottiglia e pronti per la commercializzazione. Personalmente apprezzo molto l’intenzione dei piccoli produttori, buona parte delle aziende presenti all’Anteprima, di estrarre ed affinare al meglio il loro prodotto, evitando rincorse contro il tempo dettate da fini economici a vantaggio di un prodotto il più possibile unico e al meglio della sua condizione al momento dell’uscita in commercio.
Sulla base della cinquantina di assaggi, molti dei quali effettuati direttamente presso lo stand del produttore confrontandoli con l’annata precedente che ognuno aveva a disposizione (in gran parte 2008 con poche eccezioni targate 2009 e 2007), concordo con il giudizio espresso dall’enologo Daniele Accordini nel corso del Convegno, che considera l’annata 2010 molto buona, con punte di eccellenza, con finezza ed eleganza superiori rispetto al 2009 e 2008, minori intensità di frutta matura, confettura e spezie, struttura e tannicità a vantaggio però della piacevolezza e dinamicità di beva nonché di longevità grazie a un’importante ed equilibrata vena acida.
Scorrendo le varie slide, come sempre ricche di preziose ed esaurienti indicazioni (frutto della degustazione anonima effettuata da un panel di 11 enologi che operano in Valpolicella di 37 campioni provenienti dalle nove vallate di produzione), non solo sono evidenti differenze marcate nei profili sensoriali dei vini delle diverse vallate, direttamente ricollegabili al fresco e piovoso andamento climatico del 2010, del quale hanno probabilmente meno risentito i vigneti di collina, ma soprattutto un netto calo dello zucchero residuo, finalmente sceso in media sui 4,97 grammi/litro e nettamente inferiore agli oltre 7 del quadriennio 2006-2009 (pur partendo da una base di uva con gradi Babo pressoché identici al 2005 e 2006) ma soprattutto mai così basso dal 2000 ad oggi.
Questo dato, unito a un alcool medio sui 15,50% ed a un’acidità totale di 6,39 e un ph di 3,60 (che tra l’altro hanno permesso l’innesco spontaneo della fermentazione malolattica completa nella maggior parte dei vini), denuncia a mio avviso un chiaro segnale di cambio di tendenza (o almeno a me piace pensarlo…), abbandonando la strada dei vini “piacioni, morbidoni, mangia-bevi” a favore di vini con più carattere e austerità, che meglio si sposano però con la tradizione gastronomica veneta e dell’intera nostra penisola: in pratica in questa direzione si potrebbe sicuramente concretizzare la filosofia “Amarone-Territorio”, riportando sulle tavole italiane questa eccellenza enologica che purtroppo oggi viene consumata per il 90% all’estero.

I campioni di Amarone in degustazione

Amarone e… degustazioni
Una delle prime cose che ho notato con piacere aggirandomi tra gli stand dei produttori del rinnovato allestimento ideato dal Consorzio al piano terra del Palazzo della Guardia è la presenza di giovani volti nuovi. E’ stato estremamente gratificante percepire dalle loro parole la grande convinzione, determinazione e passione con cui portano avanti il loro lavoro, perseguendo ognuno il proprio stile, senza timori di confronti ma anzi cercando di collaborare e progredire insieme.
Assaggiando l’Amarone 2010 dell’azienda agricola Flatio di San Pietro in Cariano, il primo completamente concepito dal giovanissimo Flavio Fraccaroli, sono evidenti tutta l’ambizione e l’aspirazione di creare un gran vino, ad oggi a metà del suo percorso in barrique in prospettiva di essere messo in commercio nel 2016, future 3.000 bottiglie di un vino che fin d’ora esprime grandi potenzialità, ottimo corpo unito ad altrettanta freschezza e sostanza, merito anche dell’apporto di uva Terodola a fianco delle rituali Corvina, Corvinone e Rondinella.
A Verona Flavio ha presentato anche la sua prima “creatura”, un Recioto 2011 di 13 gradi alcolici e 100 grammi di zucchero residuo, frutto della vinificazione di uva in parte appassita fino a gennaio e parte a marzo e affinamento solo in acciaio per mantenere netti sentori di frutta fresca e una buona freschezza che gli evita di diventare stucchevole (prezzo indicativo franco cantina a privati 18 euro).

Vigneti a pergola

Un altro giovane con le idee chiare sul proprio lavoro lo incontro presso l’azienda agricola →La Dama di San Vito di Negrar. Il titolare Gabriele Dalcanale, di origini trentine, diplomato a San Michele all’Adige e laureato a Padova con specializzazione in viticoltura ed enologia, dove conosce la futura moglie veronese con cui, dopo aver ricoperto la figura di ricercatore proprio presso la Fondazione Edmund Mach, un paio d’anni alla Ferrari Spumanti responsabile di progetti di ricerca sulla viticoltura e il ruolo di vice enologo alla Lenotti di Bardolino, grazie al supporto del suocero nel 2006 acquista un podere con 6,5 ettari di vitigni autoctoni.
Nello stesso anno nasce il suo primo Amarone 2006, Corvina all’80%, Rondinella e Corvinone da vigneti in conversione biologica, affinato al 60% in botti da 15 e 25 hl per tre anni e il 40% in barrique.
La versione 2010, che andrà in bottiglia ad aprile, non si discosta di molto dall’origine, residui zuccherini estremamente bassi e alcool che non supera i 15,50%, ottima pulizia, equilibrio, complessità aromatica. Molto buono, elegante, persistente e sapido il suo Recioto 2011, Corvina quasi in purezza proveniente da una selezione di uve di un vigneto a Negrar di meno di un ettaro (25 euro).

Fabio Corsi con Luciano Pavesio

Giovane certezza di questo territorio, Fabio Corsi, a capo con la moglie dell’azienda agricola →Le Marognole di Marano di Valpolicella, non ha dubbi sull’identità da conferire al suo Amarone “Camporocco”, ottenuto da una selezione delle migliori uve dell’omonimo vigneto attorno alla cantina e affinato in barrique e tonneau nuovi “addolciti” prima dell’uso da alcuni lavaggi in acqua calda. Il 2010 vedrà la luce a dicembre 2014, ma fin d’ora se ne percepisce la freschezza, sia al naso che nella beva, pulizia ed eleganza, ricchezza di frutta e qualche accenno di speziatura, il tutto in 16,5% di alcool e 5,5 grammi di zucchero residuo (20 euro).
Piacere e freschezza nella beva, unita all’eleganza e alla pulizia nell’Amarone 2010 dell’azienda agricola →Valentina Cubi di Fumane, il primo vino ufficialmente biologico di questa azienda che otterrà la certificazione nel marzo 2014, nato da un vigneto ai confini con Verona utilizzato come banco di prova per valutare costi/risultati di questo approccio al vigneto il più naturale possibile (35 euro).
Altri campioni del 2010 nitidi ed eleganti seppur ancora in fase di affinamento in botte da 25-35 hl, il 2010 “Casa del Bepi” dell’azienda agricola →Viviani di Negrar (48 euro), così come il Masua di Jago dell’azienda agricola →Fratelli Recchia, nata agli inizi del ‘900 ai piedi del cru storico della zona classica Jago di Negrar (25 euro).

L'appassimento delle uve

Maggior morbidezza e quadro olfattivo più accentuato si incontrano invece presso la società agricola →Latium Morini di Mezzane di Sotto, azienda conferitrice delle uve alla Cantina di Illasi fino al 2002 ma che ora può contare su 40 ettari di vigneto distesi tra il Soave e la Valpolicella gestiti da 5 fratelli e 2 cugini, in parte in fase di trasformazione da pergola a guyot in particolare nella zona medio collinare (grande potenza e rotondità nel loro Campo Lèon 2003), grazie anche al 10% di Oseleta e Croatina unito ai classici Corvina, Corvinone e Rondinella (28 euro).
Completamente opposte le dimensioni e l’artigianalità dell’azienda agricola →Scriani di Fiumane, 8 ettari di vigneto interamente coltivati a pergola nel cuore della Valpolicella Classica ad una altitudine variabile dai 250 ai 400 metri. Anche in questo caso l’Oseleta completa il quadro aromatico delle uve pigiate e lasciate fermentare in botti troncoconiche di rovere da 50 ettolitri per oltre un mese senza l’aggiunta di lieviti selezionati. Grande persistenza e piacevolezza nell’Amarone 2007, dopo che come il 2010 ha fatto un affinamento di 18 mesi in barrique e altri 10 in botti di rovere da 26 hl.

San Pietro in Cariano

Netta la sensazione di uva e frutti rossi passiti, unite a atipiche note ferrose nel Corte Majoli dei →Viticoltori Tezza, di casa in Valpantena, con vigneti tra Poiano e Nesente, dove ho bevuto a mio avviso il migliore Amarone della rassegna, il 2005 Riserva “Brolo delle Giare”, 16% e 8 grammi di residuo, Corvina in purezza, affinato 4 anni in barrique (35 euro).
Sempre in tema di estrema piacevolezza, l’Amarone 2010 (in commercio) dell’azienda agricola →Cà Rugate, e il “Postera” dell’azienda agricola →Manara di San Floriano di San Pietro in Cariano, che per alcuni mesi rimarrà in botti grandi 23 hl affinché le uve provenienti dai vigneti di Marano, Negrar e San Pietro Cariano raggiungano come tradizione la loro migliore espressione (25 euro).
Minor potenza ed estratto a vantaggio della fragranza e della finezza anche nel “La Bionda” 2010 dell’azienda agricola →Ca’ la Bionda di Valgatara di Marano, già in bottiglia ma in vendita dopo l’estate.

Amarone della Valpolicella Brolo delle Giare 2005

Luciano Pavesio

Esordi giornalistici nel lontano 1984 nel mondo sportivo sul giornale locale Corriere di Chieri. La passione per l’enogastronomia prende forma agli inizi degli anni ’90 seguendo la filosofia e le attività di SlowFood. Ha frequentato corsi di degustazione e partecipa a numerosi eventi legati al mondo del vino. Le sue esperienze enoiche sono legate principalmente a Piemonte, Valle d'Aosta, Alto Adige e Friuli. Scrive e collabora a numerose riviste online del settore; è docente di corsi di degustazione vino ed organizzatore di eventi.

Articoli Correlati

Check Also
Chiudi
Pulsante per tornare all'inizio